“Quando Mussolini non era il duce” di Emilio Gentile: dal socialismo al fascismo

“L’elaborazione della concezione rivoluzionaria del socialismo mussoliniano era avvenuta anche con la suggestione della filosofia di Nietzsche, che Mussolini definiva “lo spirito più geniale dell’ultimo quarto del secolo scorso” in un saggio dedicato a illustrare le idee fondamentali del profeta del superuomo, pubblicato nel 1908 con il titolo La filosofia della forza…” – Emilio Gentile

Quando Mussolini non era il duce
Quando Mussolini non era il duce

Come ha potuto Benito Mussolini, da socialista e marxista dei suoi anni giovanili, trasformarsi in un antisocialista, dando vita nel 1919 ai Fasci di combattimento, formazione prologo del movimento fascista?

A questo e ad altri interrogativi risponde con un approfondimento, proprio del fine storico che è, Emilio Gentile, nel volume Quando Mussolini non era il duce edito da Garzanti nel 2020.

“Sono nato il 29 luglio 1883 a Varano di costa, vecchio casolare posto su di un’altura nel villaggio di Dovia, frazione del comune di Predappio…”  – Benito Mussolini. Stralcio… tratto dall’Opera Omnia del duce, dove lo stesso dà conto del momento in cui nel 1883 ha visto la luce

Figura di primo piano, in un contesto sociale complesso come quello dei primi decenni del Novecento, Benito Mussolini è il personaggio attorno a cui si sviluppa il saggio di Gentile, il quale, con una disamina attenta racconta il percorso ideologico compiuto dal futuro duce, fin dal suo esordio sulla scena politica italiana. Tracciandone un profilo preciso e alieno da pregiudizi, votato a un’estrema oggettività, secondo il metodo storicistico che gli è proprio.

È un racconto originale, quello proposto da Gentile, in una fedele ricostruzione delle diverse fasi del percorso politico di Mussolini, offrendo di lui un’immagine di un uomo che ha rinnegato i suoi ideali giovanili, veri o fittizi che fossero, pur di raggiungere il potere e rispondere ai bisogni del proprio gigantesco ego.

“L’avversione del giovane romagnolo per il partito socialista guidato dai riformisti risaliva agli esordi della sua militanza politica, iniziata all’insegna di un intransigente rivoluzionarismo…” – Emilio Gentile

Ma, per meglio illustrare il contenuto del saggio di Gentile, è d’obbligo iniziare con una breve biografia di Mussolini.

Per ironia della sorte, il nome che gli viene imposto al momento della nascita fa memoria di un eroe della rivoluzione messicana: Benito Juarez. È la volontà del padre, fabbro ferraio con il chiodo fisso della rivoluzione socialista, a battezzarlo così.

Seguono poi anni scolastici molto turbolenti.

Cacciato dal convitto dove studia per aver ferito un compagno con un temperino, dopo la licenza elementare conseguita come privatista si iscrive alla Regia Scuola normale di Forlimpopoli, dove si ripete l’episodio del temperino. Risoluto e deciso negli atteggiamenti, il giovane Mussolini, grazie alla sua capacità oratoria, esercita un ascendente tra i suoi compagni.

Angelica Balabanoff
Angelica Balabanoff

Nel 1902, dopo un breve incarico quale maestro, a causa di uno scandalo sentimentale in cui è implicato, si trasferisce in Svizzera.

Decisivo è l’incontro con una donna, la rivoluzionaria Angelica Balabanoff[1] che, attraverso la lettura, lo indirizza a darsi una formazione culturale. Ma, poco dopo, in seguito alla falsificazione del suo passaporto per poter tornare in Italia nell’anonimato viene espulso dalla Svizzera.

In Italia però lo attende un mandato di cattura per renitenza alla leva.

Dalla Svizzera passa in Francia e soltanto nel 1904 potrà rientrare in Italia, anche perché viene concessa un’amnistia per la nascita del principe Umberto.

Qui, appoggia le lotte delle classi contadine: il suo nemico da abbattere è il capitale, identificato nelle figure del padrone, dei preti e dei militari.

Nel 1908 è a Oneglia, cittadina ligure, dove ottiene un posto come insegnante e inizia una collaborazione col giornale socialista locale, durante la quale firma i suoi articoli con lo pseudonimo di Vero eretico.

Trascorso un breve periodo a Trento, dove viene processato e assolto dall’accusa di aver preso parte alla preparazione di alcuni piani sovversivi, torna a Forlì, dove inizia la sua convivenza con Rachele, che sposerà in un tempo successivo. Entrambi vivono con le 125 lire che gli passa la federazione socialista per il lavoro svolto presso il partito.

Nel frattempo, continua l’accesa polemica con Alcide De Gasperi, il quale afferma:

“Mussolini ed i suoi amici sono dei violenti, i quali pare considerino la vita pubblica come un torneo d’insulti e di bastonate…” – Alcide De Gasperi

Il confronto non si ferma, e si fa sempre più rovente fino a quando il giovane Mussolini viene arrestato per aver manifestato contro l’intervento italiano in Libia del 1912.

“Mussolini teorizzò fin dall’inizio il primato del partito come organizzazione di rivoluzionari la cui azione, eminentemente politica, doveva essere principalmente diretta, alla formazione di una coscienza rivoluzionaria nelle masse proletarie…” – Emilio Gentile

Benito Mussolini direttore dell'Avanti! (1912-1914)
Benito Mussolini direttore dell’Avanti! (1912-1914)

Intanto, continua la sua avanzata politica, mentre le provocazioni che lo vedono protagonista non gli sono infruttuose, anzi, tutt’altro! Lo portano, infatti, alla direzione de L’Avanti!, di cui riorganizza l’intera struttura trasformandolo in un foglio polemico e aggressivo, che però ha il pregio di raddoppiare la tiratura.

Nel 1913 soltanto per un soffio non viene eletto alla Camera dei deputati, mentre nell’anno successivo diviene consigliere comunale socialista in Milano.

Figura carismatica, Mussolini affascina le masse, grazie alla sua vibrante dote dialettica, la quale è manifestazione della sua abilità di trascinatore di genti; ed è proprio qui, forse, il busillis del suo successo, se così si può chiamare la popolarità di cui si fa interprete tramite le promesse di un cambiamento sociale, che secondo lui sarebbe avvenuto attraverso la rivoluzione socialista.

“Contro l’entusiasmo per la guerra prodotto dalla propaganda, Mussolini ribadiva la necessità di intensificare la campagna antibellica per ‘creare la coscienza antiguerresca che oggi manca’, dimostrando con gli esempi della storia che “le guerre sono un disastro per le nazioni”. – Emilio Gentile

È il 1914 quando in Europa i venti di guerra si fanno sempre più insistenti; ma l’uomo, che successivamente guiderà le sorti dell’Italia, si schiera per il non intervento, mentre dalle colonne del giornale risponde per le rime a coloro che lo accusano di tradire la patria. La sua posizione sarà però destinata a cambiare radicalmente quando si schiererà dalla parte degli interventisti.

“Dalla identificazione dell’interventismo con il popolo italiano, Mussolini trasse i motivi della sua azione politica all’indomani della fine della guerra. Il 14 novembre annunciò la convocazione a Milano, per i primi di dicembre, della “Costituente” dell’interventismo italiano”. – Emilio Gentile

Sempre nel 1914 lascia la direzione de L’Avanti! per fondare un nuovo foglio dal titolo emblematico: Il popolo d’Italia; nel frattempo, tra polemiche, diatribe e conflitti interni, viene espulso dal partito.

Intanto, anche l’Italia si avvia a entrare in conflitto con altre nazioni, e Mussolini crea i Fasci d’azione rivoluzionaria, una formazione interventista marcatamente di sinistra.

Se prima è contrario all’intervento dell’Italia in uno scontro da cui si potevano trarre ben pochi vantaggi, in termini di rivendicazioni territoriali, Mussolini sarà in prima linea con una posizione contraria, cioè quella di interventista.

È il 24 maggio 1915 quando l’Italia partecipa al conflitto a fianco dell’Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia) contro l’Austria.

Terminate le ostilità, che vedono soccombere milioni di uomini in una guerra di trincea di enorme portata drammatica, la sconfitta militare della Germania provoca il crollo degli imperi: austro-ungarico, ottomano, russo e tedesco.

È quindi una fase di grande instabilità politica e sociale quella che si apre, dove le ferite del conflitto gravano sull’Europa. La crisi economica, come quella demografica indebolisce l’intero Occidente creando tensioni sociali e disordini che porteranno a governi autoritari da identificarsi con i noti totalitarismi.

Benito Mussolini con la divisa da bersagliere
Benito Mussolini con la divisa da bersagliere

Conclusa la guerra, a cui Mussolini partecipa come soldato, l’Italia inaugura una difficile stagione per il reinserimento dei reduci.

Ed è il futuro duce a raccogliere il malcontento dei reduci, di coloro che sono usciti dal conflitto, purtroppo non proprio indenni, ma frastornati e delusi, incanalandoli nella formazione de I fasci di combattimento, strumento dell’ascesa al potere di Mussolini.

Poco dopo, il primo assalto fascista alla sede dell’Avanti è l’episodio prologo che apre un nuovo modo di far politica, un sistema il quale caratterizza l’Italia da questo momento.

Nel frattempo, Mussolini abbandona le posizioni rivoluzionarie e socialiste abbracciate in gioventù, e si indirizza verso un cammino di cui non ha ancora ben chiara la tracciabilità; brancola nel buio, non sapendo di quale strategia politica servirsi per vedere concretizzate le sue volontà.

“La definizione dello sciopero generale come atto di guerra non era soltanto metaforica, perché fin dall’inizio del 1919 Mussolini aveva accusato il partito socialista di fomentare una guerra civile sia aizzando le masse contro gli interventisti e i reduci, sia incitandole all’azione per attuare in Italia una rivoluzione sul modello leninista…” – Emilio Gentile

Autorevole storico del fascismo, e già allievo di Renzo De Felice, Emilio Gentile sviluppa il suo saggio con il metodo storicistico, come l’autore afferma nella parte iniziale dell’opera. Metodo che, attraverso un ampio carteggio, gli ha permesso di tracciare del duce un profilo inedito.

Soffermandosi sulla sua attività politica nell’arco di tempo che va dal 1902 al 1919, con maggior attenzione, dal momento in cui ha inizio la Grande Guerra (1914) per arrivare al 1919, periodo che è focus del libro. Ed è il periodo cruciale della vita di Mussolini, durante il quale il suo percorso ideologico subisce una metamorfosi.

Infatti, fino al 1914 Mussolini è emblema del socialismo marxista e rivoluzionario, dal 1919 in poi si fa promotore di un movimento nazionalista e antisocialista che avrà il suo sbocco nel fascismo.

Nel testo di Emilio Gentile non è dunque preso in considerazione l’intero percorso storico del duce che, dopo la creazione de I fasci di combattimento di antica memoria, mostra il suo vero volto. Una metamorfosi che è stata oggetto di studio da parte di storici che ne hanno poi formulato interpretazioni contrapposte.

Per alcuni, nel 1919 in Mussolini erano già presenti tratti caratteristici di un uomo, autore di un modello di regime, che ha poi dato vita al partito della milizia.

Per altri, di parere opposto, prima del 1919 Mussolini era privo di un indirizzo ideologico e politico, dopo aver ripudiato il socialismo.

Emilio Gentile non condivide nessuna delle due ipotesi.

Secondo lui, entrambe le interpretazioni non hanno superato la verifica storica, condotta tramite documenti editi e inediti, fonte invece di questo saggio. Nel 1919 Mussolini non era ancora a capo di un regime totalitario, ma neppure un anticapitalista o monarchico. A testimoniarlo è anche il programma proposto da Mussolini nello stesso anno, che altro non è se non il programma del riformismo radicale democratico e socialista prospettato in precedenza.

Quindi, alla fine del 1919 l’avventura politica di Mussolini sembrava essersi conclusa in modo fallimentare. Il futuro era per lui un’incognita; anche se soltanto tre anni dopo Mussolini conquisterà il potere rinnegando le idee libertarie e democratiche partorite inizialmente.

Inevitabilmente, Mussolini è figura molto discussa, dato il corso intrapreso dagli eventi durante il ‘ventennio’, e cristallizzati in un passato diventato patrimonio di uno sventurato periodo storico; e di cui Gentile offre una rappresentazione plastica del personaggio, grazie al suo testo.

Dall’elaborato dell’autore si evince un racconto intenso che mette in luce la caratterialità insita in un uomo dalla personalità sicuramente narcisistica. Senza, con questa caratterizzazione, voler azzardare spicciole ipotesi psicologiche che potrebbero anche essere imprecise.

Emilio Gentile
Emilio Gentile

“I numeri dei risultati elettorali inflissero una pesantissima sconfitta al nomade avventuroso, che solo un anno prima aveva esultato per aver vinto, con la vittoria dell’Italia nella Grande Guerra, la sua battaglia personale contro il partito socialista, che lo aveva espulso per indegnità politica e morale…” – Emilio Gentile

Dotato di una fedele documentazione storica, con stralci di scritture per mano dello stesso Mussolini, alternati a brani e discorsi tenuti in diverse occasioni, il libro è un saggio estremamente interessante e formativo. Un documento di notevole valenza testimoniale. Un testo che amplifica la conoscenza di una drammatica figura storica fra le più importanti del Novecento.

“Per Mussolini, il 1919, l’anno convulsionario, si concludeva. Sotto ogni aspetto, con una catastrofe non solo politica ma esistenziale…” – Emilio Gentile

 

Written by Carolina Colombi

 

Note

[1] Angelica Balabanoff (Černigov, 4 agosto 1878 – Roma, 25 novembre 1965), di origine ebraica, è stata un’attivista e politica russa naturalizzata italiana. Già segretaria del Comintern, divenne leader politica in Italia nel dopoguerra. Nel 1900 giunse a Roma dove divenne allieva di Antonio Labriola. Si iscrisse al Partito Socialista Italiano e, successivamente, si prodigò in Svizzera a favore degli operai italiani delle industrie tessili. Nel 1904, a Lugano, fondò, con Maria Giudice il giornale Su, compagne, rivolto alle donne proletarie. Tornata nuovamente in Italia, trasferì la sede del giornale a Venezia. Dal 1912 al 1917 fece parte della direzione del Partito socialista e alla fine del 1912 affiancò Benito Mussolini nella direzione del quotidiano del PSI Avanti!. Dopo aver conosciuto in Svizzera Lenin, allo scoppio della Rivoluzione russa nel 1917, Balabanoff aderì al Partito Operaio Socialdemocratico Russo (bolscevico) e si trasferì in Russia, ricoprendo importanti incarichi nel partito. Secondo Emma Goldman, la Balabanoff fu presto disillusa dallo stile del socialismo russo, avendo ormai “messo radici nel suolo d’Italia”, e dal dover vivere temporaneamente a palazzo Narishkin. Nel periodo del regime fascista, soggiornò in Svizzera (dove continuò a pubblicare l’Avanti!), a Parigi e a New York, facendo ritorno in Italia solo alla fine della Seconda guerra mondiale. Nel 1947 aderì al Partito Socialdemocratico Italiano (PSLI, poi PSDI) di Giuseppe Saragat, nato dalla scissione di Palazzo Barberini. Fonte biografia Wikipedia

 

 

 

 

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