Intervista di Emma Fenu a Beatrice Tauro, autrice di “Tutto questo mare tra di noi”

“In fondo, si era detta, la vita non è altro che un incrocio di coordinate geografiche che ci collocano in un posto piuttosto che in un altro e che possiamo o dobbiamo modificare ogni volta che se ne presenta la necessità.” – Beatrice Tauro, “Tutto questo mare fra di noi”.

Beatrice Tauro
Beatrice Tauro

Beatrice Tauro, residente a Roma e di origini abruzzesi, è una scrittrice appassionata di letteratura femminile e di intercultura e svolge attività di volontariato presso il Centro Astalli di Roma dove insegna italiano alle donne rifugiate.

 Il suo ultimo romanzo, intitolato “Tutto questo mare tra di noi” ed edito da Cinquemarzo nel 2020, racconta un’intensa storia al femminile in cui identità e accoglienza dell’altro si fondono in un incontro.

Raffaella, insegnante romana, decide di tornare in Sicilia, di cui è originaria, in seguito alla fine disastrosa della propria relazione d’amore; in una spiaggia, dove si era recata per abbandonarsi al ricordo, accoglie Amina, una fanciulla egiziana, incinta: così inizia il percorso di due donne diverse ma entrambe in fuga e desiderose di affidarsi al mare per cominciare una nuova vita.

Sono felice di rivolgere alcune domande a Beatrice Tauro, ospite per Oubliette Magazine, per cui anche lei collabora.

 

E.F.: Il tuo romanzo racconta l’intreccio di storie di due donne diverse eppur simili, divise e unite dalle acque. Cosa simboleggia per te il mare?

Beatrice Tauro: Il mare è comunicazione. Fin dall’antichità l’umanità ha affrontato l’incognita del mare per andare alla scoperta del nuovo, di cosa si celava al di là della linea dell’orizzonte. Lo hanno fatto i popoli del Mediterraneo con i mezzi di cui disponevano, poi, man mano che il progresso ha fornito mezzi più sicuri e potenti, ci si è spinti verso gli oceani, per cercare, scoprire, mossi dalla curiosità ma non solo. Penso che ancora oggi il mare sia un mezzo per comunicare, per mettere popoli lontani in contatto. Ed è per questo che il mare non può e non deve trasformarsi in un cimitero, nella tomba di migliaia di innocenti la cui unica colpa è quella di muoversi alla ricerca di una vita migliore, fuggendo da guerre, torture, carestie, violenze di ogni genere.

Ma penso anche che il mare sia la metafora del liquido amniotico, quello nel quale naviga ogni essere umano prima della nascita. Il mare come fonte di vita, come abbraccio e culla di civiltà.

Anche in questo caso il fatto che le due protagoniste del romanzo siano sulle due sponde opposte del Mare Nostrum simboleggia il contatto liquido e nello stesso tempo umano.

 

E.F.: Cosa sono l’identità e la cultura della differenza? Sono inconciliabili?

Tutto questo mare tra di noi
Tutto questo mare tra di noi

Beatrice Tauro: L’identità rappresenta quel bagaglio culturale che ognuno di noi si porta dietro, laddove per culturale si intende la tradizione ancestrale, gli usi domestici, le convenzioni sociali, in altre parole tutti quegli elementi che ci identificano in quanto appartenenti ad un determinato gruppo sociale. Naturalmente i singoli gruppi sociali si differenziano fra di loro. E questo determina una cultura della differenza solo se ci si pone con atteggiamento pregiudizievole di fronte al diverso, all’altro da noi. A mio giudizio le differenze culturali, che pure esistono, sono tasselli di un mosaico più ampio, che è quello del genere umano in quanto tale, in quanto essere super partes rispetto ai singoli (sebbene questi ultimi intesi come popolo e quindi moltitudine). Detto ciò, va da sé che l’identità e la cultura della differenza non sono affatto inconciliabili, anzi tanto più si è diversi tanto più si ha spazio per il confronto, per la composizione e la contaminazione.

Nel mio romanzo le due protagoniste, entrambe giovani donne, sono identitariamente diverse, ma nel profondo scoprono di avere molti punti di contatto, numerose similitudini, nei sentimenti, nelle emozioni, semplicemente nell’essere esseri umani.

 

E.F.: La letteratura è un modo per attraversare i confini spaziali, temporali e culturali. Possono le parole diventare mezzo di unione e di confronto?

Beatrice Tauro: Certamente, ne sono assolutamente convinta. Grazie alla letteratura gli esseri umani sono stati in grado di viaggiare nel tempo e nello spazio, di vivere milioni di vite diverse, di raccontare e leggere innumerevoli storie dalle valenze le più disparate. Le parole sono anima, sono cuore, sono legami. Con le parole riusciamo a creare unione, ad abbattere muri e confini, ad aprire le porte del confronto, del dialogo, della reciproca comprensione, della condivisione. Attraverso i libri possiamo disegnare il mondo che vorremmo e dare una mano a realizzarlo.

Ed è proprio questo l’obiettivo del mio romanzo, nel quale ho voluto raccontare una storia di diversità e di sorellanza, di condivisione e di accoglienza, di muri abbattuti e di confini superati, anche quelli del cuore che a volte sono il passo necessario per il superamento di altre barriere, quelle sociali e politiche che regolano la civile convivenza.

 

Written by Emma Fenu

 

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