Intervista di Cristina Biolcati a Ciro Pinto ed al suo romanzo “Il problema di Ivana”

“Ivana era stralunata, i suoi occhi arrossati dal sonno, dai fumogeni e dalla stanchezza avevano solo uno squarcio di azzurro, buttò via la coperta color sabbia di lana infeltrita, che puzzava di muffa e di rancido, si stiracchiò ben bene e si alzò dalla branda con la rete troppo molle, che faceva affondare qualunque cosa dovesse reggere”. Cap. VXIII, Parte seconda.

Il problema di Ivana” è il romanzo di esordio dello scrittore napoletano Ciro Pinto. Edito dalla casa editrice Edizioni DrawUp nel luglio del 2012. Pinto ha girato l’Italia, ed ha vissuto per diversi anni a Firenze, dove ha potuto trarre le descrizioni del paesaggio delle valli senesi, che gran parte occupano l’opera, facendo da contraltare a Milano ed alla crisi economica.

A metà fra il romanzo edonistico ed il romanzo onirico, dove il mistero e il dubbio accompagnano il lettore fino alla fine. “Il problema di Ivana” narra la storia di Andrea Torreggiani, un giovane dirigente milanese che si trova a dover lavorare per un’azienda in crisi, e a fronteggiare l’ingrato compito di effettuare un cospicuo taglio del personale. Andrea è scrittore per passione, condannato a vivere una quotidiana frustrazione derivata dal fatto di non essere superficiale nella vita.

Un amico lo invita a trascorrere qualche giorno nella sua casa di Cetona, appunto nelle valli senesi, e Andrea approfitta di questo “scorcio di tranquillità” per terminare il suo libro. Un’immagine lo inquieta, una visione che ha avuto e che potrebbe risolvere il problema di Ivana. I personaggi, descritti con eleganza, “servono” ad Andrea per sentirsi vivo e proprio qui, a Cetona, incontrerà l’amore vero quanto impossibile per Laura.

Abbiamo chiesto a Ciro di parlarci un po’ di sé, e lui ha acconsentito con molta disponibilità. Ha accettato di chiarire alcune curiosità che, dopo la lettura del suo libro, inevitabilmente prendono vita.

 

C.B.: Ciao Ciro e benvenuto! Non è facile porti delle domande che non vadano a svelare qualcosa di importante sul finale del tuo romanzo, che invece va scoperto piano piano, soltanto leggendo il libro. Andrea Torreggiani, il protagonista, va alla ricerca di una tranquillità perduta. Quanto di te c’è in questo tumulto, in questa irrequietezza dell’animo?

Ciro Pinto: Innanzitutto, grazie Cristina dell’intervista! Beh sai che in ogni personaggio c’è sempre qualcosa di chi lo tratteggia. Ed è così anche in questo caso, Andrea ha la mia inquietudine, la mia eterna ricerca di risposte.

 

C.B.: Cetona e Milano. La tranquillità (anche se apparente) del borgo, contrapposta alla crisi economica, alla disoccupazione e al caos della città. Quanto importante è per te cercare di mantenere sempre un equilibrio fra due aspetti che sono agli antipodi, ma che insieme concedono di “respirare”? E mi riferisco anche al fatto che tu hai sempre lavorato nel settore bancario, ma che ora sei approdato alla tua passione, alla scrittura.

Ciro Pinto: Molto importante! Riuscire a vivere le diverse dimensioni della vita arricchisce e fortifica. Io, per mia indole e attitudine, sono un’umanista, eppure ho navigato tra calcoli e formule finanziarie, rivestendo ruoli dirigenziali. È stata una grande avventura come lo è la mia attuale esperienza nella narrativa.

 

C.B.: Quando ho letto il tuo romanzo, mi sono fatta una domanda. Comemai, Andrea Torreggiani, personaggio complesso e dalla grande capacità introspettiva, ha soltanto 35 anni? Io lo avrei immaginato di un’età più matura, con più bagaglio di vita alle spalle.

Ciro Pinto: Beh le ragioni sono diverse. Innanzitutto, essendo un parto della mia fantasia, ho preferito parlare di un giovane, forse per compensare il fatto che tra qualche mese compirò 60 anni. Scherzo! Mi piaceva parlare di giovani, dei loro problemi e delle complessità che si ritrovano a vivere in questo inizio davvero difficile del terzo millennio. E non parlo solo della crisi globale, economica e di valori, che pervade questi anni. Mi riferisco anche alla criticità di non avere più i riferimenti saldi che le precedenti generazioni hanno sempre avuto. Penso alla stabilità della famiglia, del lavoro. Agli ideali politici e ai movimenti di pensiero che oggi sembrano sempre più mutare in slogan usa e getta.   

 

C.B.: Tu hai il potere, attraverso la ricerca di particolari, di “portare con te” il lettore sulla scena. Perché proprio Cetona, e come è nata l’idea di scegliere questo paese come sfondo al tuo libro?

Ciro Pinto: Grazie Cristina del potere che mi riconosci. Cetona è un borgo sospeso tra Medioevo e Rinascimento, tra le dolci colline senesi, dove davvero il tempo sembra assecondare i ritmi lenti della riflessione. L’idea mi è venuta dopo aver visitato il borgo per la prima volta. La struttura della piazza, i sentieri che s’inerpicano su per le colline e la Rocca mi sono sembrati il contesto ideale per la ricerca dell’immagine medievale che tanto tormenta il protagonista.

 

C.B.: I personaggi secondari fanno da specchio al protagonista, ad Andrea, quasi se, tramite essi, egli acquisisse una coscienza. Le donne sono come un grande mosaico che, ognuna a suo modo, vanno a comporre la figura della donna ideale. A quale di questi personaggi sei maggiormente affezionato?

Ciro Pinto: Ivana, sicuramente. Rappresenta tutto quello che noi spesso vorremmo fare, eppure non riusciamo a portare avanti, persi tra mille calcoli e paure. E Leonardo. È il genitore che vorrei essere. Saldo e fermo nella fiducia assoluta nei figli e nei principi che ha loro inculcato.

 

C.B.: Ciro, sei indubbiamente uno scrittore versatile. So che negli ultimi tempi ti occupi anche di poesia. Hai vinto diversi concorsi, hai avuto dei riconoscimenti e le tue poesie sono state pubblicate in diverse antologie. Passare dal romanzo alla poesia è un po’ come compendiare le emozioni. Ciò che era “diluito” nel tempo, ora è immediato. Come mai questo passaggio?

Ciro Pinto: Bella domanda.  Il romanzo per me rimane assolutamente l’esperienza più coinvolgente, l’attività creativa che più mi gratifica. Scrivo da due anni, ho iniziato con i racconti e ancora ne scrivo: mi affascina la possibilità di tratteggiare contesti ed emozioni nello spazio di poche battute. La poesia è una terra sconfinata in cui mi sto addentrando da pochi mesi. Ho iniziato in modo strumentale, approfittavo dell’immediatezza di espressione e delle sue potenzialità di suggestione per esercitare la scrittura evocativa. Poi ha cominciato a conquistarmi. Alla fine, devo dire che l’adrenalina e la tensione emotiva che dà la costruzione di un romanzo non hanno eguali.

 

C.B.: Ma la Remington, la vecchia macchina da scrivere, protagonista silente e presenza fondamentale nel libro, tu ce l’hai veramente?

Ciro Pinto: Sì, davvero. È in soffitta, a casa di mia madre. Ci battevo ogni tanto qualche storia, da ragazzo. Poi lasciai perdere, fagocitato dalle emozioni e dalle sfide della vita reale.

 

C.B.: “Nella famiglia l’anima trova ristoro e il cuore s’appaga” (Ciro Pinto). Il tuo romanzo è dedicato a tua moglie e a tuo figlio. Immagino che anche nel ruolo di scrittore la famiglia rappresenti per te un sostegno fondamentale?

Ciro Pinto: Sicuramente! La famiglia è l’alveolo caldo dove rifugiarsi. È il laboratorio delle nostre idee e la fucina che forgia gli animi. Il piccolo mondo dove impariamo a relazionarci da piccoli e dove troviamo mille risorse e mille motivazioni per vivere la nostra vita.

 

C.B.: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ciro Pinto: Tantissimi. A volte penso di essere più impegnato che al lavoro. Sto curando la pubblicazione del mio secondo romanzo: L’uomo che correva vicino al mare (titolo non ancora definitivo), ho appena chiuso il contratto con una casa editrice. Sto revisionando il mio terzo romanzo: Gli occhiali di Sara e scrivendo insieme a una scrittrice il quarto: Subway. Vorrei pubblicare la mia prima silloge. Ho una serie di racconti su Storie Brevi della Feltrinelli, alcuni pubblicati e altri approvati ma in attesa di pubblicazione. E ho da seguire l’esito di alcuni concorsi dove sono presente con poesie, racconti e con Il problema di Ivana. Grazie Cristina per l’opportunità di questa intervista, per le belle domande e grazie a Oubliette Magazine!

 

C.B.: Grazie per essere stato con noi, Ciro. In bocca al lupo per tutto e  speriamo di risentirci presto.

Ciro Pinto: Grazie a te, Cristina, per l’opportunità di questa intervista, per le belle domande e grazie ad Oubliette Magazine!

 

Written by Cristina Biolcati

 

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