FEFF 2017: Sezione China Now – “Knife in the Clear Water” di Wang Xuebo

FEFF 2017: Sezione China Now – “Knife in the Clear Water” di Wang Xuebo

Apr 30, 2017

Udine. “China Now: Not for Commercial Use” è la minuta sezione che il 19esimo Far East Film Festival ha riservato a quattro sconosciute produzioni provenienti dalla Cina, tutte in première italiana, ognuna di esse mai proiettata nelle sale al di fuori degli ambiti festivalieri.

Knife in the Clear Water di Wang Xuebo

Preceduta dal suggestivo corto animato “Fish Tank” di Liu Haoge, l’attrazione principale è costituita dal lungometraggio d’esordio di Wang Xuebo, cineasta indipendente poco più che 30enne in grado di confezionare con “Knife in the Clear Water”, pur ossequiando una del tutto eccezionale sobrietà di linguaggio e misurandosi con un’evidentissima esiguità di mezzi, un piccolo capolavoro collocato ai confini estremi dell’arte cinematografica.

Servendosi esclusivamente di attori non professionisti, il regista rappresenta la vita di una comunità di contadini in una remota regione del Nord-ovest, terra aspra e desolata da cui al massimo si può strappare qualche patata, dove non arriva né l’acqua corrente né l’energia elettrica e la globalizzazione resta un termine privo di alcun significato.

Qui si alternano periodi di sfiancante aridità a piogge abbondanti, durante le quali si tenta in ogni modo di conservare il prezioso liquido per la stagione secca; i piccoli vanno a scuola, i figli maggiori a lavorare in città nella speranza di ricavare il necessario per contenere l’indigenza della famiglia, ma la narrazione non può schiodarsi dalla scena presente, non può sottrarsi alla muta immensità delle montagne che sovrastano i loro abitanti.

Le sequenze iniziali introducono alla processione funebre che porta fuori del villaggio la salma della moglie di un anziano padre; tradizione vuole che in suo onore si compia un sacrificio commemorativo, così il figlio sceglie per l’immolazione un vecchio toro ormai inutile per l’aratura dei campi, allo stesso tempo animale più nobile di un semplice agnello.

Nei quaranta giorni che separano dipartita e bacchetto, la bestia viene preparata a dovere, pulita e purificata, senonché improvvisamente smette di bere e mangiare, quasi sentisse che la sua ora è vicina. In ciò si può individuare il fulcro dell’intera vicenda, nel momento in cui cioè viene evocata e nulla più la storia del toro che vede nell’acqua il riflesso del coltello, quello che sta per dargli la morte.

Knife in the Clear Water di Wang Xuebo

Offerta e vedovo, personaggio maggiore fra quelli presentati, paiono uniti da un legame esclusivo, esseri entrambi ormai al capolinea della propria esistenza; il vecchio lo vediamo tornare spesso al cimitero, avvertendosi di giorno in giorno sempre più cadente, cominciare a pensare con malinconico distacco al tempo in cui abbandonerà il mondo degli uomini.

Poco altro accade nel corso del film: l’imam locale viene interpellato su come scegliere la retta disposizione d’animo affinché il convito memoriale sia gradito nel rispetto di tutte le normative prescritte; il fratello del protagonista, in procinto di diventare padre, viene umilmente a elemosinare del riso perché a casa sua non c’è nulla con cui nutrire il nascituro.

Il resto è né più né meno che l’invariabile quotidianità cui la gente ha da secoli fatto il callo, dalla raccolta dell’acqua dal pozzo allo sterro delle erbe da dare alle bestie, dai gesti rituali della doccia e delle abluzioni all’usuale accoglienza degli ospiti, portato in tavola del brodo caldo; naturalmente anche alla preghiera, collettiva e personale, è riservato un ruolo di primordine, strumento di meditazione che mira all’acquisizione di una fede completa nei disegni di Allah.

Il taglio che Xuebo applica alla propria opera potrebbe per certi versi farla collimare con l’estetica documentaristica: benché infatti per la maggiore le riprese tradiscano un inquadramento costruito con singolarissima premura, atto a mettere a fuoco un gesto o anche semplicemente una presenza senz’alcun dubbio disposti di proposito, alle volte le figure finiscono per essere inghiottite al punto nella vastità del panorama da confondersi con esso, eludendo conseguentemente al processo gerarchico sotteso ad ogni scena.

Knife in the Clear Water di Wang Xuebo

Non solo, la caduta di ogni orpello descrittivo non può che condurre direttamente all’essenza del narrato, ossequiando con inscalfibile disciplina un minimalismo stilistico che toglie il fiato, il quale rinuncia per ognuno dei numerosi piani sequenza e i restanti longtakes all’ausilio di alcuna fonte d’illuminazione artificiale (per questo quando scendono le tenebre il buio è pressoché totale), come di qualsivoglia intervento musicale, lasciando al forte vento della vallata e al grido di qualche fiera la prerogativa di riempire i silenzi generati da una sceneggiatura radissima.

Ciononostante la noia è un sentimento completamente alieno dalla visione: nella sua ammaliante autorialità, che seduce lo spettatore estraendolo dal tempo del suo vissuto per dilatarne con nobile metodo la percezione (e siamo distanti dalle poetiche della massima distensione promosse da un Béla Tarr, un Lav Diaz o, per rimanere in suolo cinese, da un Wang Bing), Knife in the Clear Water” offre infatti un’incontenibile densità di significati insiti in un’esperienza sensoriale dall’impatto persino commovente.

Il che riesce ancora più straordinario se si considera che quest’“elegia della polvere” termina nel momento esatto in cui viene compiuto l’abbattimento votivo, alla conclusione ossia di quei quaranta giorni speciali in seguito ai quali l’uomo e la sua stirpe torneranno a solcare le alture conosciute con lo stesso spirito che manterranno fino alla loro riconsegna alla Natura.

 

Voto al film 

 

 

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

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