Giovani Talenti: Intervista di Alessia Mocci alla musicista classica Simona Pittau – prima parte –

Giovani Talenti: Intervista di Alessia Mocci alla musicista classica Simona Pittau – prima parte –

Giu 8, 2011

Che cos’è il talento?

Semplicemente: il talento è l’inclinazione naturale di una persona a far bene una certa attività.

Una certa attività per l’appunto. Simona Pittau (1985) è un esempio di talento musicale.

Simona entra nel mondo della musica da piccolissima, e già a sei anni decide lo strumento madre della sua carriera: il flauto. Un vero e proprio tuffo nella musica classica. Attualmente Simona collabora con orchestre italiane quali il Teatro Lirico di Cagliari ed il Teatro alla Scala di Milano.

L’intervista è stata divisa in due parti, questa prima si interroga in generale sulla vita di Simona e sulla nascita della sua passione (“C’è chi scrive la musica ma serve anche qualcuno che la sappia interpretare.”), la seconda parte invece mostra i suoi splendidi risultati.

Consiglia nella lettura l’ascolto di Sinfonia n.2 di Sibelius.

 

A.M.: Quando hai iniziato ad amare la musica?

Simona Pittau: Direi da sempre, e grazie alla mia famiglia ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con il mondo musicale fin da giovanissima. Mio padre è molto affascinato dalla musica e dagli strumenti, quindi è stato lui a farci avvicinare a questa realtà e così iscrisse me e mio fratello ai corsi della banda del paese. Per me era un gioco, era qualcosa di divertente, un mezzo con cui stare bene con gli altri e scambiare emozioni diverse. Quando ho capito che dovevo solo scegliere se farne parte o no, a quel punto ho iniziato ad amarla ancora di più tuffandomi totalmente nel mondo dei suoni.


A.M.: Sin dalle tue prime lezioni hai compreso il calibro delle note nella tua vita?

Simona Pittau: Per alcuni anni ( da bambina molto piccola, 4- 5 anni) ho solo studiato la teoria della musica, quindi non sempre era facile esserne affascinati. Poi mi chiesero che strumento avrei voluto suonare. In quel periodo la domenica mattina alla Tv davano dei concerti di orchestre numerosissime, ed a me piaceva tanto ascoltarle ed osservare gli strumenti, il mio preferito era il flauto. Iniziai le prime lezioni di flauto a 6 anni, per me era come un nuovo gioco ma capii subito che richiedeva uno studio assiduo. Quando iniziai a suonare con le “bande musicali” nel mio paese ed anche in altri paesi limitrofi, compresi che suonare in gruppo era una emozione impagabile, e credo che fu a questo punto che decisi di voler affrontare più seriamente lo studio del flauto. Frequentai il conservatorio a Cagliari, e qui si aprì per me un mondo ancora diverso. Entrai in contatto con il mondo della musica classica, e fui affascinata da qualcosa di ancora più profondo ed emozionale, un’arte bellissima.

 

A.M.: Per una giovanissima è una scelta rara dedicarsi alla musica classica. Perché questa predilezione?

Simona Pittau: Per tantissimo tempo non sono stata una grande ascoltatrice di musica classica, ed anche tutt’ora devo ammettere che ascolto diversissimi generi di musica e mi piace tutta. Ma la musica classica ha per me qualcosa di speciale. Mi emoziona in modo diverso dalle altre musiche, mi fa piangere dall’emozione. La musica classica è così complessa e ricca di elementi diversi tra loro: perfezione tecnica ed interpretazione, genio compositivo, simbolismo, storia e periodi storici, mode e correnti filosofiche, che racchiude in sé i più svariati sentimenti dell’animo umano. Ho suonato e collaborato con complessi musicali diversi, ho anche inciso dei Cd di musica leggera, ma quando faccio musica classica il coinvolgimento per me è molto più profondo. Fare un concerto in orchestra e suonare Brahms è fare un viaggio introspettivo, ascoltare musica classica è deliziare le mie orecchie ed i miei pensieri.


A.M.:  La musica ti ha aperto molte strade soprattutto al di fuori della Sardegna. Qual è l’esperienza estera che ricordi con maggior orgoglio?

Simona Pittau: Sicuramente la mia collaborazione con l’orchestra di Claudio Abbado la “Gustav Mahler Jugend Orchester”. È un’ orchestra giovanile europea composta da 120 ragazzi dai 17 ai 26 anni che due volte all’anno gira per le sale più prestigiose dell’Europa con direttori e solisti di fama mondiale. Non voglio menzionare questa orchestra solo a riguardo del suo alto livello artistico, ma la parte più incredibile di questa esperienza è aver condiviso con miei coetanei provenienti da tutta Europa, emozioni indimenticabili. Lingue, culture, idee, si incontrano con lo scopo di raggiungere degli obiettivi che si traducono in musica.
Ricordo la prima volta che ho suonato alla Royal Albert Hall a Londra era l’ultimo concerto del Summer Tour 2008, eravamo in viaggio da un mese e più . Ormai la musica la conoscevamo a memoria, ed anche se “diversi” eravamo complici della stessa intenzione musicale, avevamo raggiunto lo stesso scopo. La prova? Le lacrime di tutti noi durante l’ultimo tempo della Sinfonia n.2 di Sibelius, riusciva difficile soffiare ancora e far uscire bei suoni ma al pubblico è arrivata sicuramente la carica ed il carisma di noi giovani.

 

A.M.: Essere un esecutrice. Essere una compositrice. Quali sono le sostanziali differenze? Perché seguire la strada dell’esecuzione?

Simona Pittau: Quando iniziai a studiare la musica pensai subito che la parte successiva dei miei studi sarebbe stata iniziare a comporre dei pezzi, infatti da bambina giocavo spesso a inventare delle musiche. Poi quando inizia a studiare il flauto, l’approccio alla musica cambiò. In primo piano c’era riuscire a far suonare bene uno strumento, che all’epoca era troppo lungo e pesante per le mie piccole braccia. Dopo il conservatorio mi trovai spiazzata e senza una vera strada da seguire; avevo sempre l’idea di andare all’estero a studiare e fare una scuola d’arte. Cosi, mentre frequentavo il primo anno di università mi resi conto che potevo decidere io che fare della mia vita: frequentavo il corso di ingegneria a Cagliari e con un diploma di flauto in tasca iniziavo a girare il mondo suonando. Entrai al Koninklijk Conservatorium di Den Haag in Olanda, potevo scegliere qualsiasi corso di musica ad un altissimo livello professionale ed artistico. Studiare uno strumento e comporre sono due cose diverse, poi ovviamente dipende dalle doti di ciascuno, infatti i più grandi compositori erano anche eccellenti suonatori. Io sento di dover imparare ancora dal flauto e voglio approfondire la sfera interpretativa, il mio studio attualmente è centrato su come comunicare in modi ancora più sottili attraverso l’esecuzione musicale. C’è chi scrive la musica ma serve anche qualcuno che la sappia interpretare.

 

Per la seconda parte dell’intervista a Simona Pittau clicca QUI.

 

 

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  1. Giovani Talenti: Intervista di Alessia Mocci alla musicista classica Simona Pittau – seconda ed ultima parte - « oubliettemagazine - [...] sito troverete anche la prima parte dell’intervista che tende maggiormente ad una conoscenza generale di Simona.  Buona [...]
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