feb 21, 2011
“Una carogna”
Ricordi tu l’oggetto, anima mia, che vedemmo
quel mattino d’estate così dolce? Alla svolta d’un sentiero
un’infame carogna sopra un letto di sassi,
le gambe all’aria, come una femmina impudica,
bruciando e sudando i suoi veleni, spalancava, con
noncuranza e cinismo, il suo ventre pieno
d’esalazioni.
Il sole dardeggiava su quel marciume come
volendolo cuocere interamente, rendendo
centuplicato alla Natura quanto essa aveva insieme
mischiato;
e il cielo contemplava la carcassa superba sbocciare
come un fiore. Il puzzo era tale che tu fosti per venir
meno sull’erba.
Le mosche ronzavano sul ventre putrido donde
uscivano neri battaglioni di larve colanti come un
liquame denso lungo gli stracci della carne.
Tutto discendeva e risaliva come un’onda, o si
slanciava brulicando: si sarebbe detto che il corpo
gonfio d’un vuoto soffio, vivesse moltiplicandosi.
E tutto esalava una strana musica, simile all’acqua
corrente o al vento, o al grano che il vagliatore con
ritmico movimento agita e volge nel vaglio.
Le forme si cancellavano riducendosi a puro sogno:
schizzo, lento a compiersi, sulla tela (dimenticata)
che l’artista condurrà a termine a memoria.
Dietro le rocce una cagna inquieta ci guardava con
occhio offeso, spiando il momento in cui riprendere
allo scheletro il brano abbandonato.
- Eppure tu sarai simile a quell’immondizia, a
quell’orribile peste, stella degli occhi miei, sole della
mia natura, mia passione, mio angelo!
Sì, tu, regina delle grazie, sarai tale dopo l’estremo
sacramento, allora che, sotto l’erba e i fiori grassi,
andrai a marcire fra le ossa.
Allora, o bella, dillo, ai vermi che ti mangeranno di
baci, che io ho conservato la forma e l’essenza
divina di tutti i miei decomposti amori.
Altre opere di Charles Baudelaire presenti in OublietteMagazine:
“La disperazione della vecchia“





























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