App di incontri e Tecnoamore: ci innamoriamo dell’annuncio o della persona?
Mi chiedo cosa avrebbe fatto Saffo se, invece dell’isola di Lesbo, si fosse ritrovata catapultata nel XXI secolo, con uno smartphone in mano e un’applicazione di incontri sullo schermo. Avrebbe davvero avuto un profilo su Tinder? Avrebbe scrollato il dito sullo schermo, scegliendo chi scartare e chi selezionare in pochi secondi? E, soprattutto, sarebbe rimasta affascinata da questo nuovo mercato del desiderio oppure se ne sarebbe discostata all’istante?

Forse sarebbe uscita dalla chat in pochi secondi ‒ ammesso che fosse riuscita a resistere fino ad un eventuale match. O forse avrebbe fatto qualcosa di più radicale: trasformare le sue poesie d’amore in un saggio sulla modernità degli incontri contemporanei, cercando di capire se quelle applicazioni che promettono di avvicinarti agli altri non nascondano, al contrario, una forma di distanza.
È, forse, questo il segreto della Sfinge dell’età contemporanea: ci affidiamo alle app di incontri con la speranza di trovare la persona giusta e finiamo, talvolta, per poi tornare nel mondo reale con una fiducia ancora più fragile nelle relazioni. È il paradosso, e forse l’arma a doppio taglio, di questa moderna modalità di incontrarsi: la tecnologia accorcia le distanze, ma non necessariamente ci avvicina. Eppure, questi incontri virtuali, prima o poi, possono diventare reali.
Dopo giorni di messaggi, fotografie, confessioni e conversazioni notturne, la persona che abbiamo conosciuto mediante uno schermo prende forma nel mondo reale. Ti propone un aperitivo, una cena o una mostra. Vi sedete una di fronte all’altra e, per un momento, ciò che sembrava appartenere soltanto al mondo virtuale acquista una forma concreta. La speranza diventa quasi tangibile: forse esiste qualcuno capace di capirmi, qualcuno con cui costruire qualcosa. Poi, però, può accadere qualcosa di più inquietante.
Ti accorgi che la persona che credevi di conoscere non aveva un volto, ma una maschera da abile Pirandello. O forse ne aveva costruito una appositamente per te. Aveva raccolto le informazioni che avevi scelto di mettere online, aveva osservato i tuoi gusti, le tue passioni, le tue parole. Aveva composto, pezzo dopo pezzo, la versione di sé con cui credeva di riuscire a conquistare la tua fiducia. E quando le fondamenta di quella fiducia cominciano a crollare, ti trovi davanti ad una domanda difficile: chi era, davvero, la persona di cui pensavi di esserti innamorato?
All’inizio decidi di non arrenderti. Volti pagina, o meglio, scrolli meglio i vari profili delle altre persone che l’app ti propone. Continui a cercare. Fiduciosa che la prossima uscita andrà meglio e che la sincerità avrà la meglio. L’app di incontri è ancora lì, piena di volti, possibilità e promesse. Ed è proprio qui che l’app si approfitta della tua fiducia: ti lascia credere che c’è ancora un’altra possibilità.
È così che, negli anni, può maturare in noi questa scomoda convinzione: le app di incontri sono diventate una moderna agenzia immobiliare. Dimenticate Tecnocasa: oggi parliamo di Tecnoamore. Appena scarichiamo l’applicazione, ci accoglie una sorta di cyber-agente immobiliare, un agente informatico dell’amore.
Ci fa qualche domanda: Quali sono i nostri gusti? Quali sono le nostre passioni? Quali sono le nostre abitudini? Cosa cerchiamo in una persona? Che età deve avere? Esattamente come farebbe un agente immobiliare per trovare la casa più adatta per noi. Poi comincia la nostra ricerca. Passano settimane, forse mesi, si organizzano appuntamenti: aperitivi, cene, pranzi. Ogni incontro è come entrare in un appartamento diverso: si guarda, si osserva, si fanno domande e si cercano i difetti. Questo ha una bella cucina, quello ha una posizione migliore, quell’altro è più luminoso, ma forse è troppo piccolo. E mentre visitiamo una casa dopo l’altra, continuiamo a chiederci se esista qualcosa di meglio. Come se dovessimo scegliere degli oggetti, ma in realtà sono persone immerse nel subdolo mondo del consumismo. Ma la ricerca continua.
Finché, un giorno, arriva l’appartamento perfetto. Un attico immenso nel centro di Roma, con vista sul Colosseo. Tre camere da letto, due cucine ‒ una persino per gli ospiti ‒ tre bagni, una cabina armadio grande quanto una stanza e, come ciliegina sulla torta, un parquet meraviglioso, di quelli che sembrano fatti per durare una vita. E poi un prezzo accessibile, forse, fin troppo accessibile. E anche se questo dovrebbe insospettirti non ci fai caso ‒ non vuoi farci caso. Perché hai davanti agli occhi la casa dei tuoi sogni e tutto ciò che vi separa è una chiave che l’agente immobiliare tiene sospesa davanti ai tuoi occhi. Allora cosa fai?
La compri. Certo che la compri! I primi giorni sono perfetti. Sei felice e infatti ne parli con gli amici, mostri le fotografie e racconti con orgoglio il tuo affare: finalmente hai trovato quella casa che cercavi da mesi, forse da anni! Quel parquet lucido, quelle stanze immense, quella vista sul Colosseo, sembrano confermare che la tua sia stata la scelta giusta.
Un mattino, però, ti svegli e qualcosa non torna. Il parquet non è affatto di quella qualità che ti avevano promesso. Una parete presenta tracce di muffa. La casa non è poi così silenziosa. La luce che sembra entrare da ogni finestra è molto diversa dalle fotografie rispetto alla realtà. Cominci, quindi, a guardarti intorno e quello che fino al giorno prima sembrava l’attico dei tuoi sogni improvvisamente non lo riconosci più. Inizi a sentirti persa in una stanza enorme in cui riecheggia il frastuono del vuoto che tu stessa avevi ignorato. Poi un’agorafobia ti trafigge le costole: non ci sono troppe persone, ma troppe paure e troppi dubbi. Allora ti senti presa in giro.
Ti domandi: possibile che mi sia innamorata di questo appartamento sin dal primo giorno? Forse no. Forse non ti eri innamorata dell’appartamento, ma del suo annuncio online. Ad attrarti erano le fotografie, la descrizione, le dolci parole, le promesse future e quella versione della casa che qualcuno aveva costruito per te prima ancora che tu potessi entrarci. Ed è qui che la metafora smette di parlare di immobili e comincia a parlare d’amore. Perché sulle app di incontri noi non incontriamo realmente una persona, ma la sua vetrina che ognuno sceglie di decorare anche con ipocrisia e false promesse.
E in un’epoca in cui sentiamo molto parlare di idealizzazione dell’altro ‒ forse perché abbiamo paura di mostrarci per quello che realmente siamo ‒ il vero paradosso del Tecnoamore diventa ancora più evidente: non ci viene venduta una persona, ma ci viene venduta una possibilità.
La possibilità che raccogliendo le nostre informazioni che abbiamo disseminato in rete ‒ i nostri gusti musicali, le passioni, i luoghi che abbiamo visitato, le fotografie, persino il modo in cui scriviamo ‒ qualcuno possa costruire un’immagine di sé modellata sulle nostre aspettative. Quando ancora non esistevano le app e le persone si conoscevano magari al bar o durante una serata, l’altra persona cercava di piacerci.
Oggi, invece, il rischio è che non incontriamo più qualcuno che cerca di piacerci, ma qualcuno che ha “studiato” come piacerci. E, così, questo fenomeno dell’idealizzazione dell’altro di cui sentiamo tanto parlare ‒ probabilmente da quando le app hanno preso il sopravvento sulla realtà ‒ non nasce soltanto da ciò che noi proiettiamo sull’altro. Può nascere anche dall’altro, quando decide di studiare ogni mossa per diventare ciò che pensiamo di voler trovare, proprio come un abile agente immobiliare pronto a sfruttare tutte le nostre informazioni per preparare una persuasiva ma ingannevole presentazione di quella che sarà la casa migliore da prendere.
Written by Elena Giordano

Saffo
Ricerca e attesa
Perplessa, stupita e inquieta,
ti cerco, nei canti delle ninfe boschive vergini e provocanti.
E anche nelle grida di scherno degli efebi per te gareggianti.
Per sapere dove sei, ascolto le parole grevi e sagge dei sapienti.
E rido alle burle dei pagliacci, che di umiliarmi, sono contenti.
Mi accompagno al borbottio deluso dei vecchi sognanti.
E consolo le loro donne che pazient,i li faranno contenti.
Ti cerco nel sole e nella luna, nel caldo meridiano giorno e nella fredda boreale notte.
Nella pioggia che lieve cade sul pineto e nel vento marino che scompiglia la riva rotta.
Ti cerco amore mio e delusa ti attendo