Jethro Tull, ultima tappa italiana del Curiosity Tour a Cagliari: la leggenda continua

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“Per morire si è sempre troppo giovani, ma per il Rock’n’Roll… sono ancora oggi qui a suonare.”Ian Anderson (da ArtistsAndBands)

Jethro Tull The Curiosity Tour Cagliari
Jethro Tull The Curiosity Tour Cagliari

Vento caldo di scirocco, i fenicotteri che attraversano il cielo con il loro elegante volo, la luce dorata di una giornata ormai al tramonto e gli aerei che decollano uno dopo l’altro dall’aeroporto poco distante. È questo lo scenario che fa da cornice al concerto dei Jethro Tull alla Fiera di Cagliari per il progetto MusiCA Arena, un cielo in continuo movimento sopra le teste del pubblico, quasi fosse il preludio perfetto a un viaggio musicale destinato ad attraversare epoche sotto lo sguardo di una falce di luna.

È quanto accaduto venerdì 17 luglio 2026, ‒ data del tour organizzata da Associazione Suoni Diversi e Shining Production[1] [2] ‒ dove oltre 1.500 spettatori hanno assistito al ritorno nell’isola dei Jethro Tull, guidati dall’inossidabile e inarrestabile leader scozzese Ian Anderson, protagonista di uno spettacolo che ha attraversato quasi sessant’anni di storia della musica della band.

La leggendaria formazione britannica, impegnata nel Curiosity Tour, è tornata in Sardegna per la terza volta, regalando al pubblico un viaggio tra i grandi classici del proprio repertorio e i brani più recenti tratti dall’ultimo album “Curious Ruminant”, un disco composto da nove tracce che rappresenta un nuovo capitolo della storia della band.

La storia dei Jethro Tull affonda le proprie radici nel 1968, quando il gruppo debuttò con questo nome al Marquee Club di Londra. Il successo arrivò pochi mesi dopo al Sunbury Jazz & Blues Festival e fu consacrato dall’album d’esordio “This Was”. Da allora, accanto al leader Ian Anderson, oltre trenta musicisti si sono alternati nella formazione, mentre il progetto ha continuato a esibirsi in tutto il mondo diventando uno dei nomi più influenti del progressive rock internazionale.

“La musica pop è soprattutto un modo di alleggerire le tasche dei ragazzi.”Ian Anderson (da Rockol)

Sul palco cagliaritano i Jethro Tull hanno confermato tutta la loro straordinaria capacità di fondere rock progressivo, folk, blues e musica classica in un linguaggio musicale che, dagli esordi del 1967, continua a risultare unico e immediatamente riconoscibile.

La formazione attuale è composta da cinque elementi.

Ian Anderson alla voce, flauto traverso, e chitarra acustica. Il celebre The Madman Flautist, il flautista pazzo del rock, oggi più che mai simbolo della band, all’età di 79 anni, continua a sfidare il tempo con la sua presenza scenica inconfondibile. Il suo modo di suonare il flauto, spesso in equilibrio su una gamba sola, è diventato nel corso dei decenni un’immagine iconica della storia del rock. Anderson rimane un interprete capace di coinvolgere il pubblico con carisma, ironia e una straordinaria padronanza del palco. Resta il fulcro assoluto dello spettacolo. Pur con un’estensione vocale inevitabilmente diversa rispetto agli anni d’oro, compensa con un fraseggio sempre espressivo e con una presenza scenica unica. Il suo flauto continua a essere il vero marchio di fabbrica dei Jethro Tull. Tecnica, dinamica raffinata e quella capacità di passare da atmosfere folk a passaggi decisamente più rock che, da oltre cinquant’anni, rappresenta uno degli elementi distintivi della band. Ascoltarlo e vederlo dal vivo è stato un autentico privilegio. In più di un’occasione il suo suono sembrava trasportarmi nelle foreste scozzesi, tra atmosfere celtiche e richiami alla natura, per poi condurmi nelle eleganti corti barocche con fraseggi di sorprendente raffinatezza. E proprio quando ci si lasciava avvolgere da queste suggestioni, Anderson mi riportava al presente con improvvisi cambi di ritmo e potenti accelerazioni rock, ricordando perché i Jethro Tull siano riusciti a creare un linguaggio musicale così personale e inconfondibile.

David Goodier al basso è una presenza fondamentale. Il suo strumento privilegia precisione e sostegno armonico piuttosto che il virtuosismo, contribuendo a dare solidità all’intero impianto sonoro. Il suo lavoro emerge soprattutto nei brani più articolati, dove accompagna con eleganza i continui cambi di tempo tipici del repertorio della band. Straordinaria la sua esecuzione in “Bourée”.

Jack Clark alla chitarra elettrica, flauto e seconde voci, è stata personalmente la sorpresa più bella della serata. Il più giovane della formazione ed “ultimo arrivato” sfoggia una tecnica impressionante, con un controllo dello strumento davvero notevole. I suoi bending sono eseguiti con precisione millimetrica, sempre intonati ed espressivi, mentre gli assoli riescono a coniugare pulizia, gusto e intensità senza mai eccedere nel virtuosismo fine a se stesso. L’approccio alla chitarra evita intelligentemente qualsiasi sterile imitazione, pur raccogliendo un’eredità pesantissima, quella di Martin Barre, e Clark dimostra di non farne rimpiangere l’assenza. A completare il quadro c’è una presenza scenica naturale e coinvolgente, fatta di sicurezza, sorriso e interazione con il pubblico e con i compagni di palco. Un musicista destinato a ritagliarsi uno spazio importante nella storia più recente dei Jethro Tull.

John O’Hara alle tastiere si conferma uno dei musicisti più versatili della formazione. Si muove con naturalezza tra pianoforte, organo Hammond – purtroppo impiegato meno di quanto avrei desiderato – sintetizzatori e orchestrazioni, contribuendo in maniera determinante alla ricchezza armonica del sound dei Jethro Tull. Sul piano timbrico, però, alcune scelte sonore adottate durante il concerto mi sono sembrate leggermente distanti da quelle che tradizionalmente caratterizzano il repertorio della band. È una sensazione del tutto personale e potrebbe essere dipesa anche dalla strumentazione messa a disposizione per il live, diversa da quella che O’Hara utilizza abitualmente, ma in alcuni passaggi ho avvertito la mancanza di quel timbro caldo e inconfondibile che ha sempre contraddistinto il suono delle tastiere nei Jethro Tull.

Scott Hammond alla batteria offre una prova tecnicamente precisa e affidabile, sostenendo con sicurezza le continue variazioni ritmiche che caratterizzano il repertorio della band. Sul piano dell’impatto scenico, però, la sua interpretazione è apparsa piuttosto contenuta e meno incisiva rispetto alla tradizione storica dei Jethro Tull. Non è una questione di tecnica, che resta di alto livello, quanto di presenza e “aggressività” dietro ai tamburi. Chi ha ben impresso nella memoria il drumming esplosivo del primo batterista della band, Clive Bunker, probabilmente coglierà questa differenza di approccio, fatta di maggiore irruenza e personalità scenica.

“Gli hippy mi infastidiscono, e mi infastidiscono le ragazze nude, sempre che non sia il momento adeguato.”Ian Anderson (sul festival di Woodstock)

La scaletta ha alternato brani storici e composizioni più recenti, passando da Some Day The Sun Won’t Shine For You, A Song For Jeffrey, Bourée, Thick as a Brick, Budapest, Aqualung e Locomotive Breath (come bis) che ha fatto esplodere l’entusiasmo del pubblico nonostante il caldo della serata estiva.

L’appuntamento di Cagliari ha confermato ancora una volta l’eccezionale longevità artistica della band, capace di conquistare pubblico di generazioni diverse senza rinunciare alla propria identità musicale e artistica, dimostrando che il repertorio dei Jethro Tull continua a vivere sul palco con sorprendente energia.

Un aspetto particolarmente apprezzabile della serata è stata la chiara richiesta di Ian Anderson di evitare l’utilizzo degli smartphone durante il concerto per scattare fotografie o registrare video. Una scelta che ha permesso al pubblico di vivere il live con maggiore partecipazione, senza il filtro degli schermi. Soltanto negli ultimi dieci minuti dello spettacolo, in occasione del bis finale, è stato concesso immortalare il momento con foto e riprese video.

Ian Anderson Jethro Tull citazioni
Ian Anderson Jethro Tull citazioni

Intanto il gruppo guarda già ai prossimi impegni. Dopo il successo del Curiosity Tour (trovate tutte le info qui)[3] [4], è stata annunciata anche la prosecuzione della tournée.

Inoltre, il 31 luglio 2026 verrà ripubblicata la storica raccolta M.U. – The Best of Jethro Tull, primo greatest hits ufficiale della band, in una nuova edizione limitata in vinile, rimasterizzata in half-speed da Miles Showell negli Abbey Road Studios di Londra sotto la supervisione dello stesso Ian Anderson.

La leggenda continua, e ancora una volta il flauto di Ian Anderson ha trasformato una calda notte d’estate in una serata destinata a restare nella memoria degli appassionati e dei fortunati che hanno potuto assistere a questo splendido concerto. Mentre il vento caldo di scirocco attraversava l’arena, sembrava quasi trasportare le note del suo magico flauto oltre il palco e l’area tutta, mescolandole al volo dei fenicotteri, alla temperatura dell’aria di oltre 40°, e agli ultimi colori del tramonto, regalando un’immagine capace di racchiudere in pochi istanti tutta la poesia e il fascino senza tempo dei Jethro Tull.

Dalla fila 1 al posto numero 66 dell’Arena, vi saluto con questo simpatico siparietto. In un’intervista[5] realizzata da Alceste Ayroldi, alla domanda “Quali sono i tuoi progetti per il futuro?”, il leader dei Jethro Tull rispose: “Fare il check-in per il prossimo volo e rifare la mia valigia. Ma prima devo svegliarmi la mattina. È il mio hobby preferito, e cercherò di praticarlo il più a lungo possibile”.

 

Written by Aldo Turnu

Photo by Aldo Turnu

 

Note

[1] Shining Production lavora nell’organizzazione di spettacoli, concerti ed eventi che hanno coinvolto i grandi artisti della scena internazionale così come i protagonisti della scena rock e pop italiana.

Vantano l’organizzazione di eventi e concerti con ‒ per citare solo alcuni nomi ‒ Ennio Morricone, Paolo Conte, Franco Battiato, Antonello Venditti, Massimo Ranieri, Zucchero, Francesco De Gregori, Biagio Antonacci, Litfiba, Pooh, Caparezza, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Raf, Negramaro, Giorgia, Elisa, Enrico Ruggeri, Cesare Cremonini, Gianna Nannini, Negrita, Vinicio Capossela, Elio e Le Storie Tese, Samuele Bersani e moltissimi altri.

Vantano inoltre numerose produzioni con artisti stranieri, tra cui possiamo citare Bob Dylan, Massive Attack, Ben Harper, Skunk Anansie, Lauryn Hill, Manu Chao, Darkness, Lou Reed, Sting, Elton John, Noel Gallagher, Steve Hackett, Goran Bregovic, Nick Cave, Franz Ferdinand, Jethro Tull, Alice Cooper, Keith Emerson, Alpha Blondy, Blue Oyster Cult, Joe Satriani, Buddy Guy, Marillion, Motorpsycho, Saxon, Slayer, e molti altri.

[2] Tutti gli eventi della Shining Production 

[3] Sito ufficiale dei Jethro Tull

[4] A proposito di curiosità: Virgin Radio è la radio ufficiale del Curiosity Tour dei Jethro Tull.

[5] Per leggere l’intervista completa a Ian Anderson di Alceste Ayroldi clicca QUI

 

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