“Daltonico Esistenziale” di Stefano Gervasoni: la Postfazione della raccolta poetica

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“‘Daltonico esistenziale’ è chi ha una visione alterata della vita, chi la vede in modo diverso dagli “altri”, chi vede qualcosa che gli “altri” non vedono oppure chi non vede qualcosa che agli “altri” risulta lampante. Io sono sempre stato un daltonico esistenziale, ma non lo sapevo, l’ho capito tardi, insieme a tante altre cose, ma le poesie di questa raccolta sono i colori così come li vedo io. Gli ‘altri’, fra virgolette. Perché nelle mie poesie gli altri non ci sono quasi mai. Per il poco che so, accade lo stesso anche nei sogni: non esistono molteplicità generiche o indistinte in quello che sogniamo; tutto può essere ricondotto ad un ‘significato’.” ‒ dalla Prefazione dell’autore

Daltonico Esistenziale Stefano Gervasoni Postfazione
Daltonico Esistenziale Stefano Gervasoni Postfazione

“Daltonico Esistenziale” è stato pubblicato a maggio 2026 dalla casa editrice Tomarchio Editore.

L’autore, Stefano Gervasoni, propone questa sua seconda silloge come un viaggio in sei colori (Giallo: le radici; Nero: la lunga notte oscura; Grigio: daltonico esistenziale; Blu: un crollo, un cielo e un mare; Arancione: ho confuso l’alba e il tramonto; Rosso: Ah! L’Amore!) in cui vita vissuta e vita immaginata si alternano ed incontrano versi che richiamano l’attenzione sulla ricerca del sé.

Oltre alle sei sezioni citate precedentemente, “Daltonico Esistenziale” vede al suo interno la Prefazione dello stesso autore ed a chiusura la Postfazione di Alessia Mocci. In copertina è presente la fotografia “L’Angelo del Dolore” del poeta Fabio Soricone.

“[…] Avrei capovolto il mondo,/ se avessi saputo scambiare due vocali,/ bastava quello.// E nel frattempo che compongo,/ che spiego le mie ragioni,/ inciampo di nuovo nell’infanzia.// Rimane sempre,/ e solo,/ o/o.” ‒ da “[Cambio di] Vocali”

Per gentile concessione della casa editrice Tomarchio Editore si pubblica in anteprima la Postfazione. Si augura buona lettura.

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Postfazione “Daltonico Esistenziale”

Mi sono dimesso,/ da me stesso.[1]

In una geografia del “quasi” la scelta di dirigersi verso la resa si manifesta in un tragitto atipico nel quale la malinconia è al contempo indomita, reattiva e rassegnata.

I concetti di limbo e soglia si equivalgono ed ordinano il mondo poetico in funzione di un naufragio terrestre nel quale, immergendosi in un lago, si nuota in giacca e cravatta per raggiungere “una festa di giovani industriali[2] o ci si ritrova in un “autunno:/ sancito per regio decreto/ da un principe confuso/ diseredato/ allucinato/ disperso/ che scrive suonando la tromba/ solo per farsi ancora sentire,/ disperato/ con una sola carta in mano[3] che risulta essere perdente.

In una società che privilegia la vista e l’udito, il contrasto tra solennità e caduta determina la scelta di presentarsi inizialmente come spettatore per evitare il ripetuto invito per il ruolo da attore perché nell’esame del paesaggio interiore “le macerie non daranno alcun fastidio tanto ampi saranno gli spazi a disposizione del dolore”.[4]

La roccaforte de “Daltonico Esistenziale” espone una realtà prosaica e polverosa in cui il silenzio fragoroso dipinge un tracciato originale che si chiude ad anello, suggerendo che ogni fuga è stata solo una diramazione dello stesso destino. Una oscillazione di giorni e parole che crea un effetto di “Apocalisse di periferia[5] in una continua rappresentazione della tragedia cosmica che avviene in un cortile o “su una sedia rovesciata dal vento o anche solo dal tempo”,[6] forse perché si è barattata la poesia “per un pezzo di pane indegno[7] o forse perché in tasca si aveva solo una penna.[8]

Stefano Gervasoni attraverso la sequenza cromatica giunge alle stesse conclusioni dello psicoanalista Carl Gustav Jung: la personalità è una maschera. Nel grande palcoscenico della società presentarsi come spettatori o come attori diventa comunque attenersi ad una parte scritta da altri.

I sensi del vivente sono l’olfatto, ma soprattutto il tatto./ Una vita che non si tocca, semplicemente, inesorabilmente, non è vita.[9]

La drastica scelta del poeta è di diventare cieco, forse per istinto o forse per rimembranza dei cantori e dei veggenti ‒ Omero e Tiresia ‒ che osarono spingersi nell’Oltre per incontrare la luce dell’Eterno.

Tanto che ora sono impedito dal continuare a guardarvi, sono/ diventato cieco e la maschera dell’illusione è andata in frantumi.”[10]

In questa neo mappa concettuale, il deserto diventa il luogo prescelto per iniziare a danzare sulle note del Silenzio.[11] Il congedo diventa l’unica vittoria attuabile: l’autodefinirsi “antieroe” celebra una dignità esistenziale che rivendica il “buio totale” come “una delle due strategie estreme per azzerare le ombre”.[12]

E da questa consapevolezza prende avvio la ricerca dell’Assoluto nei detriti per tendere ad una salvezza che non arriva alle grandi risposte ma che si palesa nell’arte dell’innamorarsi di tutto, “anche di rubinetti arrugginiti[13] perché la vera vittoria non è capovolgere il mondo, ma “saper scambiare due vocali”.[14]

Stefano Gervasoni con “Daltonico Esistenziale” presenta una scrittura che non cerca di guarire. L’obiettivo è di testimoniare la ferita con una precisione chirurgica e una grazia disperata.

Il suo è un “Grande Tramonto senza Alba[15] che si confonde nel mare: un luogo nel quale si smette di aspettare “i Gloriosi Domani” per “vincere per forza tutte le battaglie.”[16]

Stefano Gervasoni lascia la guerra perché non gli appartiene più, decide di prendere in mano il solo oggetto che aveva in tasca ‒ la penna ‒ per aprire la porta del presente ‒ “un approdo mentale, un’uscita di sicurezza[17] ‒ nella quale gli opposti coesistono pacificamente, nella quale “il troppo bello” ed “il troppo brutto” nascono “finalmente assieme in un amplesso” di “pensieri che diventano terra”.[18]

Ho vissuto in un lembo, in un limbo./ Non sono mai stato vero, non sono mai stato io.[19]

“Ci sarà un ‘prima’ e ci sarà un ‘dopo’ e il dopo non avrà più nulla da dire o da spiegare al prima.”[20]

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Written by Alessia Mocci

 

Info

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Note

[1] Stefano Gervasoni, Daltonico Esistenziale, Tomarchio Editore, 2026, p. 42
[2] Ibidem, p. 64
[3] Ibidem, p. 54
[4] Ibidem, p. 98
[5] Ibidem, p. 59
[6] Ibidem, p. 69
[7] Ibidem, p. 64
[8] Ibidem, p. 64
[9] Ibidem, p. 75
[10] Ibidem, p. 46
[11] Ibidem, p. 96
[12] Ibidem, p. 73
[13] Ibidem, p. 84
[14] Ibidem, p. 34
[15] Ibidem, p. 48
[16] Ibidem, p. 46
[17] Ibidem, p. 40
[18] Ibidem, p. 34
[19] Ibidem, p. 47
[20] Ibidem, p. 98

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