“Versi di Sardegna ‒ Quinta Edizione”: la Prefazione dell’antologia poetica
“La Sardegna letteraria contemporanea mostra una pluralità di sguardi che si muove lungo il confine tra la continuità del mito e la rapidità della modernità riflettendo, dinnanzi ad uno specchio, la metamorfosi che dalla parola scavata e tesa si manifesta nell’immagine di una roccia che subisce l’azione del vento.” ‒ dalla Prefazione de “Versi di Sardegna ‒ Quinta Edizione”

Giunta al quinto ciclo di presentazione dei poeti e delle poetesse della Sardegna, l’antologia “Versi di Sardegna ‒ Quinta Edizione” è stata pubblicata a giugno del 2026 dalla casa editrice Tomarchio Editore.
La quinta edizione dell’antologia vede al suo interno dodici voci ed altrettante raccolte così intitolate: Quel soffio antico che risuona di Aldo Turnu, Lo Zibaldone del Gusto di Annalisa Atzeni, Pensieri sulla Sardegna di Carlo Fadda, Terra del cuore di Eleonora Grussu, Pensieri in libertà di Eugenio Coni, Canti di Memoria di Franco Carta, Stanze sottopelle di Laura Dessì, La stagione dell’amore di Leandro Porcedda, Il raggio dorato di Luisella Pisottu, Vaporetto bianco di Margherita Crasto, Naufraghi senza porto di Milena Musu, Afasia d’anima di Natascia Secchi.
L’antologia si chiude il frammento polifonico “Il Mortale” dell’ospite internazionale Ayala Reis e con l’omaggio in traduzione in sardo curata da Franco Carta a tre grandi voci della poesia italiana – Alda Merini, Elsa Morante ed Antonia Pozzi.
Per gentile concessione della casa editrice Tomarchio Editore pubblichiamo in anteprima la Prefazione dell’antologia “Versi di Sardegna ‒ Quinta Edizione”.
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Prefazione “Versi di Sardegna ‒ Quinta Edizione”
La Sardegna letteraria contemporanea mostra una pluralità di sguardi che si muove lungo il confine tra la continuità del mito e la rapidità della modernità riflettendo, dinnanzi ad uno specchio, la metamorfosi che dalla parola scavata e tesa si manifesta nell’immagine di una roccia che subisce l’azione del vento.
Le poesie della quinta edizione del progetto antologico “Versi di Sardegna” dànno al lettore la possibilità di ricomporre le parti della molteplicità poc’anzi accennata: l’infanzia mitica, il crollo dell’identità, l’accoglienza dello straniero, l’esaltazione dell’amore, la ricerca della salvezza, la sperimentazione d’avanguardia, la vivacità delle varianti linguistiche, la contemplazione della natura, il silenzio dell’isolamento.
Sono due le principali novità di questa edizione.
La prima è la suddivisione tra le voci poetiche dell’intera Sardegna (Annalisa Atzeni, Franco Carta, Laura Dessì, Leandro Porcedda, Luisella Pisottu, Margherita Crasto, Milena Musu) e quelle radicate nel territorio della Marmilla (Aldo Turnu, Carlo Fadda, Eleonora Grussu, Eugenio Coni, Natascia Secchi).
La seconda novità è la presenza di un ospite internazionale: la poetessa Ayala Reis.
Si consolida, invece, il progetto di traduzione in sardo della poesia italiana, in questa edizione Franco Carta (Il Poeta Ibrido) propone le poetesse Alda Merini, Antonia Pozzi ed Elsa Morante.
Aldo Turnu con “Quel soffio antico che risuona” rivela il fuoco interiore dei Giardini Segreti di Damasco in un ruggito graffiante di chitarra. Inginocchiato al suo Olimpo umano, rivive un amore che il tempo non spezza ‒ in un’abitudine costante e assurda ‒ dove il verde s’estende senza confini per l’eco che giunge da sponde remote.
“Lo Zibaldone del Gusto” di Annalisa Atzeni propone il ricettario segreto della minestra che cambia con il vento e del respiro della terra che fa nascere il mondo. I fuochi purificano l’aria, i mandorli ogni primavera aprono il cuore alla luce, ricami d’oro e d’argento attraversano la seta preziosa per la storia di una donna che sta per diventare casa.
I “Pentzamentus de Sardìnnia ‒ Pensieri sulla Sardegna” proposti da Carlo Fadda raccontano della necessità che faceva l’uomo laborioso, dell’uomo d’onore che sa che la miglior vendetta è il perdono, della sorte che regala ai fortunati l’innamoramento, dei testardi che non vogliono mai sentire gli amici, della medicina del malocchio…
Eleonora Grussu con “Terra del cuore” illumina antichi nuraghi, solitarie vedette in cima al colle. La Marmilla assolata, tra le querce piegate dal maestrale, inventa forme e regala allo sguardo i campi arati e le terre brulle, sorride a chi si ferma con le braccia in preghiera e con tocco di piuma. Un meraviglioso stupore: non ha solo mare la terra di Sardegna! Nell’aria rarefatta, figure arcane in una fila ininterrotta si avvicinano e si allontanano fino al limite dell’orizzonte; il canto modulato, a ogni refolo del vento, compone uno spartito e si stende fra i tronchi, sulla cima dei monti, nelle fresche sorgenti, sulla superficie placida dello stagno, tra i fiori di menta.
I versi in campidanese di Eugenio Coni ne “Pensieri in libertà ‒ Pensamentus in libertadi” trasportano negli affanni d’amore, negli svantaggi di pensare male ed agire peggio, nel cuore palpitante dinnanzi alla bellezza femminea, nell’atteggiamento tipico del presuntuoso, nella lingua maltrattata ed offesa, nelle difficoltà che si possono superare…
I “Cantos de Ammentos ‒ Canti di Memoria” di Franco Carta cominciano con quattro uomini in cerchio simili ad antiche mura che ricordano il vento, seguono con l’uccello scrittore, le corse in Castello per scampare la morte e chiudono con il destino che colpì con l’incidente in moto in un mattino del mese di marzo.
Laura Dessì con “Stanze sottopelle”, come Leopardi dinnanzi alla luna, augura grandi benedizioni illuminando luoghi ove ha proteso le mani nel frastuono dell’attimo. Per devozione e dovere necessario, il cielo si veste di brace partorendo i versi di parole impavide, mentre attinge dalla fonte più pura per donare risveglio alle coscienze.

“La stagione dell’amore” di Leandro Porcedda rivela il presente di un sogno rapito da un dolce torpore: di fronte il mare è sereno, dalla finestra un papavero rosso ed una ginestra. Un attimo che sembra eterno: le mani si sono intrecciate, tra racconti ed un sorriso, là dove risiede l’anima oltre il tempo ed oltre lo spazio.
Luisella Pisottu con “Il raggio dorato” nuota stupita nel cosmo magistrale con l’occhio lontano tra passi di foglie e specchi d’acqua limpida. Un riverbero nell’Oltre: l’integrità del luogo è verità nella tessitura fra anime erranti. Una volta arresi, ci apre alla Visione: il sentiero e due piccoli Dei bendati rinati nel centro.
Le poesie in dialetto tabarchino de “Vaporetto bianco” di Margherita Crasto vedono ancora il fiasco vestito di paglia, le lotte con i tonni nel regno delle onde, la sabbia scura ed i pezzetti di corallo, l’estate con il nonno, le acciughe del pescatore che cantava, il caldo che picchia nelle persiane verdi delle finestre.
I “Naufraghi senza porto” di Milena Musu sono moderni corsari protetti da lettere antiche come il ritornello di una canzone sul liminare acqueo aggrappato agli alberi delle barche. L’involucro protegge: nei giorni amari i narcisi sbocciano tra i rovi mentre, nei luoghi scalzi, la terra di fiume sporca ed affonda le scarpe.
Nella silloge “Afasia d’anima” di Natascia Secchi la luce affila il filo mentre l’alchimia del caos si fa verso lucente. Vibra la soglia nel ricordo di un canto, si dissolve l’armatura del giorno ‒ fiore d’oblio ‒ mentre nella notte di ignote stelle, attorno a un cerchio d’amore, passi solitari di danzatrici con lunghi kimoni misurano il confine.
Chiude la metamorfosi della parola scavata, l’ospite internazionale Ayala Reis con il frammento polifonico intitolato “Il Mortale”, edito in originale in lingua inglese nell’aprile 2017 sulla rivista cartacea “A Vision”; la traduzione inedita, ivi rivelata, è stata curata dalla poetessa e traduttrice Hester Siler.
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Written by Alessia Mocci
Info
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Bella la prefazione e bellissima la copertina! Grazie
In bocca al lupo per l’uscita e buoni Versi a tutti
bella presentazione