“Di guerra in guerra” di Edgar Morin: dalla Seconda guerra mondiale ad oggi

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Il filosofo e sociologo francese Edgar Morin, teorico del “pensiero complesso” e tra i più influenti intellettuali contemporanei, è morto a Parigi il 29 maggio 2026. Avrebbe compiuto 105 anni il prossimo 8 giugno.

Di guerra in guerra di Edgar Morin
Di guerra in guerra di Edgar Morin

Nato a Parigi nel 1921 come Edgar Nahoum, in una famiglia ebrea sefardita di origine livornese, partecipò alla Resistenza francese contro l’occupazione nazista, adottando il cognome della moglie: Morin, che avrebbe poi mantenuto per tutta la vita. Militante del Partito Comunista Francese durante la guerra, ne fu espulso nel 1951 per le sue posizioni critiche nei confronti dello stalinismo, esperienza che avrebbe successivamente raccontato nel volume “Autocritica. Una domanda sul comunismo”.

Dopo gli studi in lettere e diritto, entrò al CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique), dove sviluppò una lunga e prestigiosa carriera di ricerca dedicata alla sociologia, alla cultura di massa, ai processi della conoscenza e alle trasformazioni della società contemporanea.

Morin è stato uno dei più autorevoli sostenitori della necessità di superare la frammentazione dei saperi. Nella monumentale opera in sei volumi “Il metodo” ha elaborato la teoria della complessità, proponendo una conoscenza capace di collegare discipline diverse e di comprendere i fenomeni umani, sociali e naturali nella loro interdipendenza.

Fondatore della rivista “Arguments” nel 1956 e, insieme a Roland Barthes e Georges Friedmann, della rivista “Communications” nel 1967, è stato autore di oltre 160 volumi tradotti in numerose lingue. Ha ricevuto 21 lauree honoris causa in università di tutto il mondo e importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Viareggio-Versilia e il Premio Scanno per la Sociologia.

Di guerra in guerra. Dal 1940 all’Ucraina invasa” (Raffaello Cortina Editore, 2023), è una delle ultime opere pubblicate da Morin. Non è soltanto un agile volume di poco più di cento pagine, è piuttosto una riflessione intensa e profonda sulla condizione umana, sulla violenza e sui rischi che incombono sul nostro tempo.

La storia dell’umanità è stata costantemente segnata dalle guerre, ma oggi, nell’era nucleare, la possibilità di un’autodistruzione della specie appare più concreta che in passato. Morin affronta questo tema anche a partire dalla propria esperienza personale: testimone diretto della Seconda guerra mondiale e delle grandi crisi internazionali che hanno segnato il Novecento e l’inizio del nuovo secolo.

Nel suo racconto non fa sconti a nessuno: né ai nazisti, né allo stalinismo, né agli alleati. Ricorda come, negli ultimi mesi della guerra, i bombardamenti strategici anglo-americani abbiano devastato numerose città tedesche, tra cui Pforzheim, Karlsruhe, Mannheim, Amburgo, Berlino e Dresda. A Pforzheim, che ho avuto occasione di visitare alcuni anni fa, la collina del Wallberg è stata costruita accumulando le macerie della città distrutta dai bombardamenti.

Anche sul processo di Norimberga Morin esprime una valutazione critica che non mette in discussione la condanna del nazismo, ma richiama l’attenzione sulle contraddizioni della storia:

«Se il nazismo fu giustamente giudicato e condannato nel processo di Norimberga, questo occultava ipso facto i crimini dello stalinismo, e ciò tanto più perché uno dei procuratori di quel tribunale fu Andrei Vyšinskij, già procuratore dei processi di Mosca del 1935-1937, che condannò non solo alla morte, ma anche all’abiezione le vittime innocenti delle sue false accuse di tradimento e di spionaggio» (p. 22).

Uno degli aspetti più straordinari di Morin non è soltanto la capacità di analizzare criticamente gli eventi storici, ma soprattutto quella di sottoporre a critica le proprie convinzioni. Questa attitudine autocritica rappresenta probabilmente una delle manifestazioni più significative del suo pensiero della complessità.

Nel saggio “Di guerra in guerra” l’autore descrive le costanti che accompagnano ogni conflitto: l’isteria collettiva, le menzogne di guerra, la ricerca ossessiva del nemico interno, la demonizzazione dell’avversario e la progressiva radicalizzazione delle ostilità. Dinamiche che, secondo Morin, continuano a manifestarsi anche nella guerra in Ucraina.

Tra gli esempi citati vi è la rappresentazione propagandistica dell’intero popolo ucraino come “nazista”: «… trovo massimamente inquietante l’odio diffuso dalla propaganda russa, che tende a trasformare gli ucraini in nazisti, generalizzando in modo improprio la collaborazione pur concreta del movimento indipendentista ucraino di Stepan Bandera alle ignominie e soprattutto alle massicce carneficine di ebrei commesse durante l’occupazione dell’Ucraina da parte della Wehrmacht» (p. 39).

Edgar Morin citazioni
Edgar Morin citazioni

La preoccupazione principale di Morin è che il conflitto russo-ucraino possa estendersi fino a coinvolgere direttamente altre potenze, trasformandosi in una nuova guerra mondiale. Quando “Di guerra in guerra” venne pubblicato non era ancora esploso il nuovo e devastante conflitto israelo-palestinese seguito agli eventi del 7 ottobre 2023, circostanza che rende oggi le sue riflessioni ancora più attuali.

A oltre ottant’anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale, la lezione di Morin conserva una sorprendente attualità. Il suo invito non è semplicemente quello di schierarsi per la pace, ma di comprendere la complessità dei conflitti senza cedere alle semplificazioni, alle propagande e agli odi che accompagnano ogni guerra.

In un’epoca in cui il rischio di un allargamento dei conflitti e della minaccia nucleare è tornato concretamente sullo sfondo della storia, questo piccolo libro assume il valore di un grande monito civile. Morin ci ricorda che la prima vittima della guerra è spesso la capacità di pensare criticamente; ed è proprio la difesa del pensiero critico, della ragione e dell’umanità comune che rappresenta oggi il più autentico impegno per la pace.

 

Written by Algo Ferrari

 

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