“Con la pioggia dentro” documentario di Matteo Berruto: Giorgio Canali tra biografia e materia viva
“Attraverso il racconto di Giorgio Canali, soprattutto nel suo lato più intimo e personale, ho visto la possibilità di trattare determinate emozioni, sensazioni e un’attitudine alla vita che non hanno mediazione e guidate da un costante ed inquieto movimento interiore: la pioggia dentro. Questo film non si limita ad essere dunque solo un film biografico in cui si ripercorre una carriera: “Con la pioggia dentro” vuole raccontare anche e soprattutto il presente ed è solo attraverso gli spunti offerti dal presente che si aprono finestre sul passato. Ad un’età in cui potrebbe essere già il risultato definitivo di tutto il passato, il presente di Giorgio Canali è tuttora in continua evoluzione e mutamento.” ‒ Matteo Berruto (tratto da Note di regia)

Il documentario “Con la pioggia dentro”, diretto da Matteo Berruto e dedicato a Giorgio Canali,[1] distribuito da OpenDDB, è stato presentato in anteprima assoluta domenica 10 maggio come evento speciale di chiusura del Bellaria Film Festival, alle ore 20:30 presso il Cinema Teatro Astra di Bellaria alla quale sono stati presenti sia Giorgio Canali sia Matteo Berruto.
Sarà possibile vedere il documentario giovedì 14 maggio alle ore 21:00 (con replica il 19 maggio, ore 19:00) con la prima proiezione prevista a Bologna presso CinemaTeatroGalleria; il 18 maggio, invece, si potranno incontrare regista e protagonista presso il Cinema La Compagnia a Firenze, il 20 maggio presso il Cinema Troisi a Roma, il 3 giugno presso il Cinema Rosebud a Reggio Emilia, il 4 giugno presso il CineMancini a Monterotondo (Rimini). Seguiranno altre proiezioni itineranti.
“Con la pioggia dentro” è un progetto indipendente del regista Matteo Berruto[2] la cui produzione è infatti finanziata “dal basso” attraverso il ricavato del merchandise venduto durante i concerti del tour 2024/2025. Inoltre l’autoproduzione è stata affiancata e supportata da una campagna crowdfunding su produzionidalbasso.com[3] con la quale sono stati raccolti più di 11 mila euro. I sostenitori del progetto sono stati 347, tra quelli che hanno contribuito tramite la piattaforma e quelli che hanno aderito ad iniziative ai concerti di Giorgio Canali.
Il documentario è una linea sottile che separa racconto ‒ tra cui anche il racconto dell’ennesimo trasloco! ‒ e confessione, e sta sospeso tra biografia e materia viva, fatta di suono, caos, memoria e perdita, ma mai nostalgia… è un attraversamento emotivo che mette in scena il lato più umano, fragile, a tratti rabbioso e irrisolto di uno dei protagonisti assoluti del rock indipendente italiano.
Il titolo stesso ‒ “Con la pioggia dentro” ‒ è un omaggio diretto alla discografia di Canali, richiamando l’album del 2018 “Undici canzoni di merda con la pioggia dentro”.
“E siamo noi quelli che sbattono la testa/ Contro gli specchi, di rabbia cieca e riflessa/ Siamo noi mille pezzi ogni volta/ Mille frammenti di luce risorta.” ‒ Giorgio Canali & Rossofuoco (“Danza della pioggia e del fuoco”)
La storia di Giorgio Canali parte lontano dai riflettori, nella Romagna anarco-indipendente di fine anni ‘70. È lì che si forma come tecnico del suono, lavorando con realtà fondamentali come i Litfiba e la PFM, apprendendo linguaggi musicali diversi tra loro.
Il passaggio alla dimensione artistica avviene con i CCCP – Fedeli alla linea,[4] con cui partecipa alle ultime fasi della loro parabola, per poi diventare chitarrista dei CSI – Consorzio Suonatori Indipendenti[5] e successivamente dei PGR – Per Grazia Ricevuta,[6] dove si consolida quello stile che diventerà il suo marchio, un rock essenziale, viscerale, senza ornamenti, fino ad arrivare al progetto con i suoi Rossofuoco.
“Ho seguito e filmato la sua vita per quattro anni, nel quotidiano, nelle prove, nei concerti e nei viaggi. Filmare in solitaria e con la camera a mano (romantica, sgraziata e istintiva come la personalità e la musica di Canali) ha probabilmente favorito l’autenticità del racconto di Giorgio e del suo modo di stare al mondo. Avendo come primo riferimento il direct cinema, il pedinamento e la riduzione quanto più possibile delle sovrastrutture nella messinscena mi sono sembrati il modo più coerente ed efficace per raccontare Giorgio e il suo spirito libero. Allo stesso tempo il materiale filmico ed umano, seppur nello stile dichiaratamente documentaristico, è trattato per certi versi come fosse finzione, non concentrandosi nel fornire principalmente informazioni biografiche ma ponendo l’attenzione sulle emozioni, i legami e le attitudini delle persone/personaggi.” ‒ Matteo Berruto (tratto da Note di regia)
Parallelamente, Canali ha lasciato un segno profondissimo come produttore, lavorando con importanti artisti del rock alternativo italiano, tra cui i Verdena, Marlene Kuntz, Tre Allegri Ragazzi Morti, Bugo, Timoria, The Zen Circus, ma soprattutto collabora per anni con i francesi Noir Désir.
Tra i lavori più significativi, “Canzoni da spiaggia deturpata” (2008) di Le Luci della Centrale Elettrica,[7] che ha segnato una svolta nell’indie italiano, accompagnato da un lungo tour con Vasco Brondi, presente anche nel documentario.
Il suo marchio è sempre lo stesso, eliminare il superfluo e riportare il rock alla sua dimensione più autentica, sempre con quel pizzico di “arrogante rabbia” che lo caratterizza, infondendo in loro una sorta di “anarchica bellezza”!
“Piove sugli interessi della nazione/ Sui saldi di fine stagione/ Su mille spose fortunate/ Bagnate e poi prese a legnate/ E sbattute in tv.” ‒ Giorgio Canali & Rossofuoco (“Piove, finalmente piove”)
Nel lungometraggio “Con la pioggia dentro”, uno dei passaggi più intensi ‒ e personalmente più emozionanti ‒ è legato a Villa Pirondini,[8] luogo simbolico e quasi mitologico per i fan nella storia del rock/punk dei CCCP – Fedeli alla linea.
Si tratta di una cascina settecentesca situata nella campagna della bassa reggiana, nei pressi di Rio Saliceto. Qui, tra aprile e giugno del 1990, i CCCP – Fedeli alla linea si ritirarono per registrare il loro ultimo album in studio, “Epica Etica Etnica Pathos”.
La villa, allora disabitata, venne trasformata in uno studio di registrazione spartano, una cappella affrescata adibita a sala di missaggio, strumenti accatastati, apparecchiature mobili. Un eremo creativo immerso in una campagna fatta di vigneti, silenzi e strade sterrate, come spesso ricordato anche da Massimo Zamboni.[9]

Le immagini scattate da Luigi Ghirri[10] per la copertina del disco restituiscono perfettamente quell’atmosfera sospesa tra sacro e profano, decadenza e creazione… e con Fatur e Annarella, una non tanto sana dose di follia… “erano lì per rompere i coglioni!”, come dice lo stesso divertito Canali nel documentario.
Oggi Villa Pirondini è abbandonata, ferita dal terremoto del 2012, non è accessibile. Un rudere che resiste, inghiottito dalla vegetazione, testimone silenzioso di una stagione irripetibile.
“In quest’Emilia paralitica/ Farcita di fabbriche di plastica/ Di maiali insaccati da vivi/ E di gente che sempre mastica/ E non smette mai.” ‒ Giorgio Canali & Rossofuoco (“Emilia parallela”)
Ma nel film questo luogo non è solo memoria storica, per Giorgio Canali è anche dolore, perché Villa Pirondini è legata a un ricordo difficile, la scomparsa dell’amico e batterista Ringo De Palma.[11] Tornare con la mente a quel periodo significa riaprire una ferita, mescolare ricordo e perdita. È uno dei momenti in cui il documentario smette di raccontare la musica e inizia a parlare di ciò che resta, con una maledetto e amaro pathos, come se per un attimo la musica finisse.
Dopo l’esperienza collettiva, inizia ad emergere l’anima ‒ “d’animale”[12] ‒ e solista di Canali che intraprende un percorso solista che prende forma con “Che fine ha fatto Lazlotòz” (1998),[13] sotto la guida artistica di Bertrand Cantat[14] dei Noir Désir.[15]
Dal 2004 nasce il progetto Giorgio Canali & Rossofuoco, ancora oggi cuore pulsante della sua attività live. Una band stabile, una famiglia musicale, composta da: Giorgio Canali (voce e chitarra), Marco “Testadifuoco” Greco (basso e voce), Luca Martelli (batteria e voce),[16] Stewie Dal Col (chitarra e voce).
“Mi sono avvicinato dopo un suo concerto ad Alatri, nell’estate del 2021, e mi ha risposto letteralmente: «Non fregherebbe un cazzo a nessuno!» Io gli ho risposto: «A me sì».” ‒ Matteo Berruto (intervistato da Giuseppe Loris Ienzo risponde così alla domanda: “Che reazione ha avuto Giorgio Canali quando gli hai proposto per la prima volta il progetto?”)
Una formazione che negli anni ha costruito un linguaggio diretto, fisico. Il batterista Luca Martelli è presente nel documentario e non è una presenza marginale, anzi, parla molto e quando lo fa restituisce un ritratto concreto e diretto di Giorgio Canali, lontano da ogni mitizzazione, lo racconta per quello che è, un musicista istintivo, radicale, difficile, ma necessario.
Anche fuori dal film il loro rapporto emerge soprattutto attraverso la musica, Canali stesso ha definito Martelli il “motore” dei Rossofuoco, a conferma di un legame costruito più sul palco che nelle parole.
Nel documentario emerge chiaramente un elemento, il rifiuto ostinato della nostalgia, come dice nel documentario: “Mi è sempre stata sui coglioni la nostalgia!”.
Giorgio Canali non è un artista che ama voltarsi indietro, nemmeno quando il documentario lo porta a confrontarsi con luoghi carichi di memoria – studi improvvisati, case lasciate e traslochi, simboli come Villa Pirondini – il suo sguardo resta altrove. Il passato per Canali è materia da attraversare e non da abitare, ogni ricordo è subito controbilanciato da un’urgenza presente.
Canali vive “alla giornata”, ma non in senso passivo, con lucidità, la sua attenzione è sempre rivolta a ciò che deve ancora accadere, un concerto la sera, un nuovo disco, una produzione, un’idea sonora da sviluppare. Trova senso nella progettualità quotidiana e futura, non in ciò che è stato, illuminato da quel che resta della sua famiglia, sua sorella Monica e un nuovo amore.
In un’epoca in cui la nostalgia è spesso moneta culturale dominante, Canali sceglie la posizione di restare nel presente, anche quando fa male ed è instabile, perché è lì che la musica continua a essere necessaria.
“Con la pioggia dentro” accumula frammenti, suoni, ricordi, assenze, e anche per un anti nostalgico come lui, mosso dal costante bisogno di libertà e dalla rabbia che si porta dentro, un trasloco è sempre l’occasione per raccogliere pezzi della propria vita.

Giorgio Canali resta un artista che attraversa il tempo, portandosi dentro sempre quella pioggia che non smette di cadere.
“Questo film non si limita ad essere dunque solo un film biografico, in cui si ripercorre una carriera: Con la pioggia dentro vuole raccontare anche e soprattutto il presente ed è solo attraverso gli spunti offerti dal presente che si ripercorre il passato. Il presente di Giorgio Canali, ad un’età in cui che potrebbe essere il risultato definito di tutto il passato, è tuttora in continua evoluzione e mutamento.” ‒ Matteo Berruto (estratto da produzionidalbasso.com)
Buona visione del documentario a tutti!
Written by Aldo Turnu
Scheda Tecnica
Titolo: Con la pioggia dentro
Durata: 92′
Anno: 2026
Paesi di produzione: Italia
Scritto, diretto e prodotto da: Matteo Berruto
Con la partecipazione di: Giorgio Canali, Monica Canali, Vasco Brondi, Luca Martelli, Marco Greco, Steve Dal Col, Luana Sallicandro
Fotografia e montaggio: Matteo Berruto
Operatori di ripresa aggiuntivi: Sara Peroni, Lorenzo Baldi, Marco Napoli
Color grading: Sandra Bidoli
Suono presa diretta: Matteo Berruto
Mix audio: Tommaso Zerbini
Musiche originali: Giorgio Canali
Musiche non originali: Giorgio Canali & Rossofuoco, C.S.I., Vasco Brondi, Le Luci della Centrale Elettrica
Distribuzione: OpenDDB – Distribuzioni Dal Basso
Info
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Giorgio Canali parteciperà alla reunion dei CSI con Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco e Francesco Magnelli che vedrà come apertura Marzabotto (28 agosto) e come chiusura Catania (12 settembre 2026). Scopri le altre date ed acquista il tuo biglietto cliccando QUI.
Note
[1] Giorgio Canali Wikipedia
[2] Biografia regista: Matteo Berruto, nato nel 1995 in provincia di Roma, è un filmmaker e montatore. Si laurea nel 2018 in Cinema e nuovi media presso il DAMS di Roma Tre con tesi sul film Underground di Emir Kusturica. Ha fatto parte del collettivo indipendente di cinema Fujakkà, con cui realizza da regista e sceneggiatore due cortometraggi: Playback (2015) e Le case hanno l’odore di chi le abita (2018). Nel 2019 studia filmmaking presso la NYFA di New York: qui realizza il cortometraggio A sea of people (2019). Ha realizzato videoclip e live sessions per artisti musicali tra cui Giorgio Canali & Rossofuoco, Samuele CYMA, Kolè, Doglie blu. È tra gli organizzatori del Ceprano Film Festival, rassegna di cortometraggi giunta alla sesta edizione e ha tenuto laboratori di cinema presso associazioni e scuole pubbliche. “Con la pioggia dentro “è il suo primo lungometraggio documentario.
[3] Produzioni dal Basso
[4] CCCP Wikipedia
[5] CSI Wikipedia
[6] PGR Wikipedia
[7] Le luci della centrale elettrica Wikipedia
[8] Villa Pirondini Wikipedia
[9] Massimo Zamboni sito
[10] Luigi Ghirri Wikipedia
[11] Ringo De Palma Wikipedia
[12] Citazione dedicata ai più esperti!
[13] Che fine ha fatto Lazlotòz Wikipedia
[14] Bertrand Cantat Wikipedia
[15] Noir Désir Wikipedia
[16] Luca Martelli Facebook

Complimenti, le altre recensioni che ho letto spesso hanno citato la “nostalgia del passato”, ma la vostra analisi sottolinea proprio il rifiuto ostinato della nostalgia da parte di Canali. Siete stati molto più fedeli al pensiero reale dell’artista.
Inoltre nell’articolo citate Luigi Ghirri e l’atmosfera “tra sacro e profano”, collegando il rudere ferito dal terremoto alla ferita personale per la scomparsa di Ringo De Palma. Altre testate (come CinemaItaliano o TaxiDrivers) la citano solo come luogo di registrazione, senza coglierne il pathos amaro che invece emerge nel vostro pezzo.
Mi piacerebbe vedere questo documentario, ma non riesco a salire a Bologna! Chissà magari, capiterà anche qui a Napoli!
Salve Igor, e grazie mille per il suo commento, mi fa davvero piacere leggere queste sue parole, belle parole!
Mi fa piacere che abbia notato tutti questi dettagli, che forse hanno fatto la differenza con altri articoli magari più tecnici. Mi fa piacere che si sia soffermato sulla parte della nostalgia, e sul Grande Ringo de Palma, non potevo tralasciare una nota su di lui, sia perché è stato un gigante, sia perché è l’unica parte del docufilm dove si vede Canali veramente triste e malinconico.
Grazie ancora e consiglio assolutamente la visione, così magari dopo ritorna qui a commentare con nuove “visioni di materia e esperienza”!