“Vertigine” di Nicola Ruganti: camminare su una terra muta?
Alla Politica, Aristotele dedica il trattato Τά πολιτικά; negli otto libri, riflette sulle forme di governo e sulle loro degenerazioni. Per i Greci, la Politica è l’arte di governare in vista del Bene comune; fine sacrosanto, troppo spesso scomodo. Quando Io prevale su Noi, la comunità si sfalda; quando il Potere seduce più del Bene, la compagine sociale si atrofizza dalla radice.

Con il romanzo Vertigine (Bordeaux edizioni, 2026, pp. 212, prefazione di Marco Damilano, postfazione di Luigi Cancrini), l’insegnante e scrittore Nicola Ruganti ci porta nella città di T.; ci conduce dentro le zone d’ombra di un potere locale, di sinistra, in disfacimento.
Attraverso la vicenda di Anna e Paolo, Vertigine intreccia la politica ad altri temi; l’amore, l’amicizia e la memoria. Questi i fondamenti della vita individuale e collettiva; pilastri di un intero Paese, fragile ma ancora capace di sperare.
Settembre 2021. A pochi mesi dalle elezioni amministrative, Paolo annuncia che Ernesto Fulci scenderà in campo per il partito; vecchio compagno di militanza, gli ha proposto di candidarsi per il consiglio comunale. Paolo Corzi ha quarantaquattro anni, una laurea in Giurisprudenza, una vita senza infamia e senza lode; convocato l’attivo in casa sua, otto persone siedono intorno al tavolo. Con loro ha condiviso documenti, proposte, iniziative; anche i testi degli attacchi alla classe dirigente del suo partito.
All’annuncio della candidatura, tutti esprimono parole di incoraggiamento; negli ultimi anni, T. è diventata una città difficile da governare. Ottenuto il pieno sostegno, Paolo scioglie la seduta; Irene si trattiene per parlargli in privato. Ventisette anni, infermiera, ha iniziato a fare politica grazie a lui; lo apprezza perché lo giudica colto e concreto. Nonostante lo abbia appoggiato, la donna esprime dei dubbi; gli fa notare che non si è per niente ripreso.
Nel 2001 ha vissuto una difficile situazione familiare; più avanti si è laureato, senza conseguire l’abilitazione. Ha fatto solo politica; si mantiene con gli affitti di due appartamenti e con le consulenze per il partito. Se andasse in consiglio comunale, la sua vita si bloccherebbe del tutto. Paolo non nega la propria frustrazione; ma la sua unica dote è parlare, in modo da affacciare speranza.
Ha l’impressione di camminare su una terra muta; vede le persone vivere e lottare. Deve succedere qualcosa di più; anche se sarà dura, vuole fare il consigliere. L’uomo custodisce il ricordo del nonno; fu lui a condurlo per la prima volta in un posto speciale della città. Era un palazzo antico; una delle sezioni storiche del Partito comunista italiano. Nonno Giuseppe gli aveva raccontato la Storia, quella che lui stesso aveva vissuto; gli anni difficili che seguirono il 1948, quando entrò in vigore la Costituzione. I partigiani, trattati come terroristi; la carneficina avvenuta a Modena nel 1950. “Pensaci”, gli aveva raccomandato il nonno; e Paolo avrebbe continuato a pensarci.
Vertigine ci porta nel cortile di una scuola; tutto è pronto per l’assemblea convocata dal collettivo studentesco. Paolo prenderà la parola dopo l’intervento di Anna; mentre la osserva, nota quanto sia diversa dalla sorella Irene. Ha i capelli corti, una grande frangia eccentrica a coprirle tutta la fronte; diciassettenne, sembra di specie felina. Uno scroscio di applausi conclude il suo intervento; al contrario, Paolo non coinvolge la platea. Non sente lo stesso calore riservato alla ragazza; insoddisfatto, riflette su cosa avrebbe dovuto dire o fare di diverso. Anna è brutalmente sincera; non l’ha convinta.

Rincara la dose; non sa come farà Irene a procurargli i voti. La ragazzina dice bene; per raggiungere il consenso necessario, Paolo deve ritrovare la capacità di catturare l’attenzione. Sa che il suo partito non lo aiuterà; e nemmeno il candidato Sindaco, nonostante l’amicizia e la militanza.
“Vedi Anna, la politica è un mestiere difficile: tutti credono di avere la soluzione perché pensano a sé stessi: per i propri bisogni le parole si trovano sempre. Quando si deve rispondere a tante necessità diverse, […] a quel punto il politico non lo invidia più nessuno. […] Io cerco di non promettere, di non illudere troppo.”
Anna taglia corto; i giovani esigono politici preparati, in grado di dare risposte. Le domande, sono loro a farle; ne hanno tante, soprattutto dopo il lockdown. Ottobre 2021. Quando riceve il messaggio, Anna rimane stupita; non ha più pensato a quell’incontro. Paolo la invita a passare a trovarlo, presso la sezione del partito; auspica la possibilità di una collaborazione, in vista delle elezioni. Per convincerla, le racconta la questione di cui si sta occupando; è un problema che affligge la città dopo la pandemia. Anna ricorda bene un episodio; all’epoca della tragedia, aveva otto anni. Colpita dalla condotta del responsabile, aveva preso un impegno; mai come lui, mai come chi non aveva fatto niente insieme a lui. Ha imparato la Storia attraverso le morti o le dimissioni; erano i tempi della fuga dalle responsabilità. Aiuterà Paolo, convinta che sia finito un mondo vecchio; è fiduciosa che le cose possano cambiare. Diffida di chi imbroglia, di chi è viscido e manipola; da questa gente non viene nulla di buono. L’uomo la rassicura; Fulci è una persona onesta. Conosce il malaffare della città di T.; lo hanno combattuto insieme, ché hanno passato anni a denunciare l’abusivismo.
Novembre 2021. Vertigine ci porta in un pub; l’uomo al bancone è una vecchia conoscenza. Circa un’ora prima, ha visto Ernesto entrare nel portone accanto; pur non sapendone niente, Paolo finge noncuranza. Per chiarire il dubbio, si reca sul posto; all’ingresso, passa in rassegna le targhette con i nomi. Uno di questi non gli suona nuovo, ma non ricorda bene; non è un uomo del partito, né una figura istituzionale. Dopo una rapida ricerca, trasalisce; tutta la città conosce quel personaggio spregiudicato. A distanza di pochi minuti l’uno dall’altro, escono Ernesto e l’imprenditore; Paolo sente un pugno allo stomaco, come se assistesse a un tradimento. In testa un groviglio di pensieri; domande febbrili, a cui non sa rispondere. Mentre cammina lungo il fiume, lo invade un forte senso di rassegnazione; Ernesto è come quelli che lo hanno preceduto. Si sente uno sciocco; una pedina manovrata da un disonesto. Non denuncerà in modo diretto i traffici di Fulci; raccoglierà prove, cercherà di andare fino in fondo.
Luciano Cassi è un dirigente del partito, scaltro ed esperto; è l’unico da cui ottenere le informazioni necessarie. Il confronto si rivela un buco nell’acqua; con quelle domande, Paolo si è spinto troppo oltre. Cassi lo avverte; le raccomandazioni suonano come velate minacce. Ernesto vuole Corzi nel consiglio, per via dei suoi stretti rapporti con il mondo dell’avvocatura; tuttavia deve abbassare la cresta. Vertigine racconta che Paolo assiste a un incidente; con prontezza, documenta il disastro. Dalle ricerche emergono affari torbidi e nomi scottanti; è tempo che la delusione diventi azione.
Gennaio 2022. Paolo ha raccolto materiale, da solo e con discrezione; con tali prove, può descrivere in modo credibile la trama criminosa in atto. Vertigine introduce Tessa, una giornalista prossima alla pensione; è l’unica persona che possa garantire riservatezza e suggerimenti. Le sue indicazioni sono inequivocabili; prima l’inchiesta, poi la denuncia. Nel pieno delle sue funzioni, il Sindaco sarà il principale accusatore di sé stesso; con tanto di prove di dominio pubblico. Paolo è impaziente; vuole che lo scandalo scoppi prima delle elezioni, per bloccare Ernesto. Tessa lo esorta a rimettersi al lavoro; dal canto suo, farà la propria parte con discrezione. Pare che Fulci sostenga un progetto, relativo alla realizzazione di un monumentale poligono di tiro; in questo senso, ha elargito molte promesse. Non si limita a strizzare l’occhio alla destra; apre anche a un rapporto disinvolto con la realtà criminale della città. Nonostante il colloquio con Tessa sia stato proficuo, Paolo si sente smarrito; insoddisfatto, sembra presagire una sconfitta.
Vertigine racconta una notte di gennaio; uno scoppio, il suono di un allarme, un altro scoppio. Al terzo boato, la consapevolezza; con un’imprecazione, Paolo scende le scale a precipizio. Luciano lo convoca d’urgenza, con tono particolarmente funesto; lontano da orecchie indiscrete, lo affronta con durezza. Corzi è un militante; consulente di molte realtà che rispondono al partito; uomo di sinistra affidabile, candidato al consiglio comunale. Peccato che manchi di coerenza; un nome di donna suona minaccioso sulle labbra del dirigente. Atterrito, Paolo cerca di difendersi; l’altro lo incalza. Sarà meglio che si metta in regola, in tutti i sensi; altrimenti ogni mezzo sarà valido, pur di aiutarlo a rigare dritto. Corzi è lontano dal potere; sa di non poter chiedere aiuto. Si sente in torto, ché le minacce di Cassi hanno colpito nel segno; tuttavia, non vuole rinunciare a candidarsi. Dal rimuginio, prende forma un piano; quell’idea gli dà sollievo.
Febbraio 2022. L’evento è di quelli lussuosi; mentre si intrattiene con il padrone di casa, Paolo sente una voce che lo fa trasalire. Durante l’inaugurazione del poligono, Cassi lo mette nei guai; il dirigente stesso è un problema, per quello che rappresenta. Lo ha ridotto in una situazione claustrofobica; quella di dover tacere, pur sapendo molto. Paolo decide di andare a sparare, per sfogare la rabbia; anche se non la sente, prova a immaginarla.
Maggio 2022. Prigioniero dei ricatti, è chiuso nelle sue fragilità; sente di aver perso sicurezza ed equilibrio. Hanno cospirato per distruggerlo; d’altra parte, ha condotto una vita disordinata e attaccabile. Una certezza lo annienta; dietro questa manovra c’è Ernesto, con tutte le sue colpe e responsabilità. Vede tramontare la speranza di fare politica per davvero; cioè in modo libero, come ha sempre pensato.
Giugno 2022. Appresa la notizia, Anna è al settimo cielo; tuttavia, non ha voglia di partecipare ai festeggiamenti. È impaziente di seguire le mosse di Tessa e Paolo; le hanno accennato ad azioni coordinate, per smascherare Fulci. Pur con una certa ritrosia, Claudio ha accettato la nomina da Vicesindaco; al corrente dell’indagine di Corzi contro l’amministrazione, vuole capirne le intenzioni. Senza fare parola di ciò che ha scoperto, avvisa Ernesto; non affonderà con lui. Vertigine racconta l’insediamento del consiglio comunale; Anna non ha voluto perdere la cerimonia. Tocca a Paolo prendere la parola; confessa di aver vissuto mesi difficili, dopo aver scoperto quanto le cose non vanno. Denuncia; le minacce, le lettere anonime, le pressioni.
Si autodenuncia; poi punta il dito contro Ernesto Fulci. È una durissima requisitoria; lo sfogo di un uomo tradito; l’ultimo atto di un dramma personale e collettivo. “Resistenza è quando faccio in modo che ciò che non mi sta bene non succeda ancora”; conclude, citando Ulrike Meinhof. Dopo le ultime parole, l’allarme; le grida, il caos. La scena si congela davanti agli occhi e nel cuore di Anna, che la rivedrà per sempre; e sempre si sentirà addosso il peso di una colpa non sua.
Vertigine parla di tradimento; questo è un vero e proprio lutto. Sia Paolo che Anna ne sono colpiti; tuttavia, scelgono strade diverse per elaborarlo. L’uno ha dedicato anni a costruire un edificio che credeva incrollabile; lo ha visto cedere, fino a rimanerne schiacciato. Il tradimento di Fulci è uno schiaffo agli ideali; una macchia sull’immagine del partito; la recidiva di un potere malato, incorreggibile. Paolo vede crollare anche l’immagine di sé; come politico, credeva di vedere e sapere. Non ha saputo riconoscere il marcio che combatteva; in quel politico cieco, non riconosce più sé stesso. Sceglie la strada della violenza; è convinto che da quell’azione radicale possa venire il cambiamento. Vuole mostrare l’esito estremo di un potere arrogante e iniquo; esasperato, un individuo può arrivare a farsi giustizia da solo. Compiuta la propria missione, si sente così; un giustiziere.

La morte è un castigo troppo grande per un uomo solo; ma è una giusta condanna, se quell’uomo incarna un potere personale e incorreggibile. Agli occhi di Anna, Paolo è un traditore; con il suo gesto, ha vanificato il loro comune impegno, ha ridotto a zero il valore delle sue parole e della lotta per la verità. Accanto ai buoni maestri, è facile imbattersi in quelli cattivi; Anna cerca di orientarsi nel riconoscerli e distinguerli. È la storia dei maestri veri a ispirarla; sono quelli che gettano i semi delle cose giuste e durevoli. Uno di loro è Mario Amato, che indagava sul terrorismo nero; il suo impegno per la Verità gli costò la vita. La vicenda del magistrato rappresenta una costola del filone principale; in modo analogo, Vertigine racconta altri fatti di politica e sangue del nostro recente passato.
Anna sa che il seme del cambiamento non è la violenza, che genera solo morte; spezzare la coazione a ripetere è possibile, con un impegno comunitario.
“Io penso che la forza delle persone e anche dello Stato è quella di fermare la catena di morte. […] E io voglio vivere in una città, in un mondo, in cui l’impegno individuale e collettivo è quello di sapersi fermare davanti alla furia della vendetta e della punizione.”
Sta a ognuno di noi scegliere e agire, per estirpare l’erba infestante della sopraffazione; per poter vivere in un Paese dove Verità e Giustizia non siano chimere.
Written by Tiziana Topa
