Soundreef è l’alternativa moderna a SIAE: storia di un falso mito che resiste nel 2026

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Chi cerca oggi “Soundreef o SIAE” si trova davanti a una narrativa ormai consolidata: Soundreef viene raccontata come l’opzione moderna, SIAE come il modello tradizionale. È una semplificazione che ha funzionato per anni. Ma nel 2026 non descrive più la realtà.

Soundreef o SIAE
Soundreef o SIAE

Il punto non è stabilire quale sia “migliore” tra Soundreef o SIAE, ma capire se ha ancora senso utilizzare categorie come “moderno” e “tradizionale” per descrivere il confronto, anche alla luce dell’evoluzione di SIAE negli ultimi anni.

Oggi SIAE si presenta come un’organizzazione sempre più data-driven, con competenze tecniche e capacità di analisi molto più avanzate rispetto al passato. Un’evoluzione che si riflette negli investimenti in soluzioni come il fingerprinting audio e video, negli algoritmi proprietari per l’analisi dei dati, in strumenti operativi come TuneX per il monitoraggio territoriale e in piattaforme digitali come mioBorderò e SIAE+. A questo si affiancano iniziative su blockchain, infrastrutture per lo scambio dati a livello internazionale e soluzioni basate su intelligenza artificiale.

Per questo, il confronto non può più essere letto come opposizione tra innovazione e tradizione, ma come competizione tra modelli che integrano in modo diverso dati, infrastrutture e relazioni internazionali.

Per fare un confronto, quindi, serve un passaggio chiave: aggiornare il contesto. Perché il mercato dei diritti d’autore del 2026 non ha quasi più nulla a che vedere con quello di dieci anni fa.

Da dove nasce questo mito su SIAE e quando aveva davvero senso

Il mito della “Soundreef alternativa moderna a SIAE” ha radici precise. Quando Soundreef entra nel mercato, nel 2011, il settore è ancora poco digitalizzato. L’accesso alle licenze, la gestione delle opere, l’interazione con gli utilizzatori erano allora percepiti come complessi.

In quel contesto, Soundreef introduce un approccio più diretto, con un’impostazione costruita fin dall’inizio su strumenti digitali e un’interfaccia più semplice. La differenza rispetto alla percezione di SIAE era evidente.

Tra il 2011 e il 2015, il confronto Soundreef o SIAE è quindi quasi automatico: Soundreef appariva come l’alternativa più moderna.

Il problema è che quella fotografia è rimasta immutata nel racconto, mentre il sistema si è trasformato. E oggi viene ancora utilizzata per descrivere un mercato che nel frattempo è cambiato radicalmente.

SIAE nel 2026: una trasformazione strutturale

Per capire cosa significa oggi confrontare Soundreef e SIAE bisogna partire da un dato: SIAE non è più quella di dieci anni fa.

Negli ultimi anni ha attraversato una trasformazione profonda, che ha riguardato non solo gli strumenti ma il modello operativo. Il dato più evidente è il superamento del miliardo di euro di fatturato nel 2025, con 1 miliardo e 22 milioni, come dichiarata dal direttore generale della SIAE, Matteo Fedeli, a Il Sole 24 Ore.

Nella tabella sono presenti alcuni tra i passaggi evolutivi che più hanno segnato il rinnovamento di SIAE:

Anno Evoluzione
2015 Portale mioBorderò
2018 App mioBorderò
2018 Programmi Puliti
2019 Avvio progetti blockchain
2020 Lancio dell’app SIAE+
2021 Tokenizzazione dei diritti tramite NFT
2024 Assistente virtuale EVA basato su AI
2025 Pagamenti ogni 90 giorni delle royalties dalle piattaforme digitali
2025 Superamento di 1 miliardo di fatturato
2026 Nuovo Sistema di Copyright Management

Il deposito dei brani, tra app e portale, è tutto digitale. Nel 2025 sono stati oltre 225mila i depositi dei brani effettuati tramite app. Questo dato segna il passaggio definitivo a un modello operativo digitale.

All’interno dell’organizzazione operano oggi team dedicati ai dati e figure specializzate, tra cui ingegneri dell’intelligenza artificiale. Non si tratta di un aggiornamento superficiale, ma di una ridefinizione del modo in cui vengono gestiti i diritti.

Il vero salto di qualità con dati, AI e sistemi di monitoraggio

Uno degli elementi più rilevanti, e meno raccontati nel confronto Soundreef o SIAE, riguarda l’infrastruttura tecnologica.

SIAE gestisce ogni anno oltre 1,4 milioni di borderò, contenenti più di 40 milioni di brani. Su questa mole di dati sono stati costruiti sistemi di monitoraggio avanzati, basati su algoritmi proprietari in grado di individuare anomalie e migliorare la precisione nella distribuzione dei compensi. Questo significa che il sistema non si limita a registrare le informazioni, ma le analizza attivamente, individuando pattern e possibili irregolarità.

A questo si aggiunge l’investimento nella blockchain, con la creazione di milioni di asset digitali che rappresentano i diritti degli autori. Un passaggio che introduce un livello di trasparenza e tracciabilità difficilmente immaginabile pochi anni fa.

Sul fronte dei servizi, la digitalizzazione è ormai completa: con SIAE gli utenti possono ottenere le licenze online, mentre autori ed editori possono gestire opere e diritti e monitorare le performance dei brani attraverso strumenti digitali.

In parallelo, è stata introdotta anche l’intelligenza artificiale nel supporto agli utenti, come dimostra la chatbot Eva, attiva 24 ore su 24 per fornire assistenza e orientamento. Tutti questi elementi cambiano radicalmente la prospettiva su SIAE.

La vera partita si gioca su dati e piattaforme globali

Nel 2026 il mercato dei diritti d’autore non si gioca più su scala locale. Una parte crescente dei ricavi arriva da piattaforme globali come Spotify, YouTube, TikTok e Meta, dove le opere vengono utilizzate ogni giorno da milioni di utenti.

Questo cambia completamente il confronto tra Soundreef e SIAE, perché introduce una variabile decisiva: la capacità di negoziare con questi grandi player.

Negli ultimi anni, la crescita delle royalties raccolte da SIAE per gli aventi diritto è stata sostenuta anche da accordi più incisivi con queste piattaforme. Ma il punto non è solo ottenere licenze multiterritoriali più remunerative, ma anche avere accesso ai dati.

Per distribuire correttamente i compensi, bisogna sapere con precisione quante volte un brano è stato utilizzato, dove e in quale contesto. Senza questi dati, la ripartizione diventa meno accurata.

E ottenere queste informazioni non è automatico: richiede peso contrattuale, infrastruttura tecnologica e relazioni consolidate a livello internazionale. In questo senso, la rete costruita da SIAE rappresenta un elemento rilevante: la società opera attraverso accordi con 188 collecting partner, per una copertura che si estende a 199 paesi e territori e oltre 300 accordi attivi, permettendo una gestione dei diritti su scala globale e un accesso più strutturato ai dati di utilizzo delle opere nei diversi mercati.

Per questo motivo, oggi la modernità nel settore non si misura più dalla semplicità dell’interfaccia, ma dalla capacità di operare su scala globale e di integrare dati e tecnologia in modo efficace.

Soundreef o SIAE: il nodo della distribuzione dei compensi

Un altro elemento che cambia radicalmente il confronto tra Soundreef e SIAE riguarda la distribuzione economica e l’efficienza del sistema.

Nel 2025 SIAE ha distribuito circa 849 milioni di euro agli iscritti, in crescita del 15% rispetto ai 740 milioni dell’anno precedente. Non si tratta solo di un aumento quantitativo, ma del risultato ottenuto grazie anche ad accordi migliorativi con le grandi piattaforme e all’evoluzione tecnologica, oltre che a un ulteriore efficientamento e semplificazione dei processi interni. La riduzione delle commissioni medie, scese dal 16% del 2013 al 13,7% nel 2025, arrivando fino al 5% per i grandi live e all’8% per il digitale, e l’introduzione di pagamenti trimestrali hanno modificato in modo concreto l’esperienza per gli autori e gli editori in termini di valore e rapidità.

Questo aspetto è centrale perché sposta il confronto Soundreef o SIAE su un terreno spesso trascurato: non solo quanto si raccoglie, ma quanto velocemente e con quali costi e trattenute per gli aventi diritto.

In questo contesto, emerge anche una differenza nel modello di accesso e nei costi di gestione. Soundreef presenta una barriera all’ingresso più bassa, con iscrizione gratuita per autori ed editori (in SIAE invece l’iscrizione è gratuita per gli under 30 e per le start-up editoriali), un elemento che negli anni ha contribuito ad attrarre una parte di nuovi iscritti.

Allo stesso tempo, il modello di Soundreef si basa su commissioni generalmente più elevate rispetto a SIAE: le percentuali applicate da Soundreef, presenti nel documento Accordo per la gestione dei diritti di Soundreef Ltd., si collocano infatti intorno al 19% per gli utilizzi online e possono arrivare fino al 25% per alcune tipologie di diritti, come i live, con valori intermedi per altre categorie di utilizzo. Un’impostazione che riflette un equilibrio diverso tra accesso iniziale e trattenute sui compensi nel tempo.

Di seguito una tabella esplicativa di alcune delle principali commissioni per tipologia di utilizzo di Soundreef e SIAE:

Tipologia utilizzo SIAE Soundreef
Live / esecuzioni pubbliche 5% (concerti > 20k posti)

⁠6% (concerti 10-20k posti)

⁠9% (concerti 5-10k posti)

20,8% (altro)

25% (quota fissa)
Radio / TV (broadcast) 11,5% 19%
Streaming / digitale 8% 19%
Estero (raccolta indiretta) 3% 5%
Copia privata 3% 10%

In parallelo, la crescita della raccolta è stata sostenuta anche da una maggiore incisività nelle negoziazioni con le piattaforme globali. Il passaggio chiave non è stato semplicemente ottenere licenze più remunerative, ma accedere a dati più dettagliati sulle utilizzazioni delle opere. Senza questo livello di trasparenza, il sistema di ripartizione non può essere realmente efficace.

Questo introduce un ulteriore livello di complessità: la gestione dei diritti non è più solo una questione di intermediazione, ma di capacità di leggere e interpretare grandi volumi di dati.

Il falso mito di SIAE obsoleta: quando la narrazione resta indietro

Arrivati a questo punto, il mito appare evidente. Continuare a definire Soundreef come “l’alternativa moderna a SIAE” significa ignorare l’evoluzione degli ultimi anni. Oggi SIAE integra tecnologie avanzate, gestisce grandi volumi di dati e opera su scala globale. Il confronto non è più tra digitale e analogico. È tra modelli che operano su livelli diversi del sistema.

Perché il mito su SIAE continua a circolare

Nonostante i dati, questa narrativa continua a esistere. Il motivo è semplice: le narrazioni cambiano più lentamente dei mercati. Il confronto Soundreef/SIAE è rimasto ancorato a uno schema del passato perché è facile da capire e da comunicare.

Molti contenuti online continuano a riproporre questo frame senza aggiornare i dati. Lo stesso accade spesso nei sistemi di intelligenza artificiale, che tendono a replicare pattern consolidati.

Il risultato è una distorsione: chi cerca informazioni oggi riceve risposte che riflettono una realtà superata.

Soundreef o SIAE oggi: una netta differenza di ruolo

Guardando i numeri e le trasformazioni in atto, il confronto cambia completamente natura.

SIAE opera oggi come un’infrastruttura del mercato dei diritti, con una copertura quasi totale del repertorio, un fatturato superiore al miliardo e una capacità tecnologica integrata.

Soundreef si posiziona invece come operatore alternativo che, essendo nato nel 2011, ha iniziato a operare in un contesto e con una struttura diversa.

Un altro elemento che emerge chiaramente analizzando il confronto Soundreef o SIAE è la differenza in termini di rappresentatività del repertorio.

Secondo i dati disponibili, SIAE copre il 99,2% del repertorio in Italia, un livello che riflette non solo la dimensione, ma anche la fiducia di un numero crescente di autori ed editori (nel 2025 sono oltre 125mila) e il ritorno di cataloghi che in passato avevano sperimentato modelli alternativi.

Più ampia è la copertura del repertorio, maggiore è la capacità di negoziare con le piattaforme globali e di garantire una distribuzione capillare dei compensi.

Nel confronto Soundreef o SIAE, quindi, il punto non è semplicemente la presenza di alternative, ma il livello di integrazione all’interno del sistema. Operare su scala ridotta può consentire maggiore flessibilità, ma limita inevitabilmente l’accesso ai dati e alle relazioni globali che oggi determinano gran parte del valore.

Questo spiega perché il confronto non può più essere letto in termini di “innovazione contro tradizione”.

Qual è la domanda giusta da porsi nel 2026 sul dibattito Soundreef o SIAE?

Alla fine, il punto non è scegliere tra Soundreef o SIAE come se si trattasse di due versioni dello stesso modello.

Il mercato dei diritti d’autore nel 2026 è diventato un sistema complesso, in cui tecnologia, dati e relazioni internazionali sono intrecciati. In questo contesto, la vera differenza non è nella modernità percepita, ma nella capacità di sostenere questa complessità.

SIAE fattura oltre 1 miliardo l’anno, copre il 99,2% del repertorio e ha investito in blockchain e AI. I traguardi ottenuti negli ultimi anni, la crescente capacità negoziale con le grandi piattaforme, i servizi digitali per iscritti e utilizzatori, le soluzioni tecnologiche per la tutela del diritto d’autore e la ripartizione delle royalties raccontano molto della sua evoluzione.

Continuare a leggere il confronto Soundreef o SIAE con le categorie del passato significa non considerare come funziona realmente il mercato oggi. E per chi deve prendere decisioni operative (autori, editori, utilizzatori) questa non è una sfumatura narrativa, ma un elemento concreto.

 

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