“Hannah Arendt” di Rita Corsi: essere ed apparire coincidono?

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«L’impulso all’autoesibizione – reagire con il mostrarsi all’effetto schiacciante dell’essere mostrati – sembra comune a uomini e animali. E allo stesso modo in cui l’attore dipende per il suo ingresso in scena dal palcoscenico, dalla compagnia e dagli spettatori, così ogni essere vivente dipende da un mondo che appare quale luogo per la propria apparizione, dai suoi simili per recitare la sua parte con loro, dagli spettatori perché la sua esistenza sia ammessa e riconosciuta.» ‒ (“Hannah Arendt” p.65)

Hannah Arendt saggio di Rita Corsi
Hannah Arendt saggio di Rita Corsi

Chi, leggendo queste righe senza sapere chi ne sia l’autore non penserebbe a Guy Debord o, ancor più, a Erving Goffman! Invece è proprio lei: Hannah Arendt, nel suo libro “La vita della mente” uscito postumo nel 1978.

E tuttavia, anche se la metafora del teatro e dello spettacolo richiama i succitati autori, ciò che Arendt esprime è ben altro, come ci riporta correttamente Rita Corsi in questo suo saggio dedicato alla filosofa. Per Arendt in questo mondo niente esiste che non presupponga uno spettatore.

«In termini filosofici essere e apparire coincidono» (p.65), scrive Corsi. Tuttavia, a differenza di Guy Debord, per Arendt lo spettacolo non rappresenta il dominio estremo del capitale, ma quello, semplicemente, della sfera pubblica, intesa come il luogo in cui gli uomini, attraverso l’azione e la parola, appaiono gli uni agli altri. Questo spazio pubblico, per Arendt, è, anzi, il fondamento della libertà politica.

Goffman, invece, vede la vita sociale come un teatro costante in cui ogni interazione è una performance. Non si tratta di politica, ma di microsociologia: vale a dire come gestiamo le impressioni che diamo agli altri per mantenere la nostra “faccia” ed evitare imbarazzi nella vita di tutti i giorni. Il palcoscenico di Hannah Arendt, invece, è la scena delle relazioni, lo spazio in cui gli uomini, non l’Uomo, interagiscono e danno il meglio di sé, come emerge anche nell’apertura di “Vita Activa – la condizione umana”. 

Hannah Arendt è dunque la protagonista di questo saggio di Rita Corsi, compreso nella serie dedicata al pensiero politico delle Donne dalla “Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini di Torino” (pubblicato dalla Carocci). “Donne e Pensiero Politico” è un progetto che vuole valorizzare il contributo delle donne nella storia del pensiero politico.

Hannah nasce nel 1906 in Germania, figlia unica di una famiglia ebrea benestante originaria di Köninsberg, nella Prussia orientale. Il padre è ingegnere e la madre, donna molto colta che partecipa al movimento femminista, tiene una sorta di diario dove trascrive in modo dettagliato i progressi e i cambiamenti della figlia, fin dalla sua nascita. Ambedue i genitori, di simpatie socialiste, non nutrono particolare interesse per l’ebraismo.

Scrive Rita Corsi a questo proposito: «… per cui l’essere di origine ebraica non fu per Arendt molto significativo, fino a quando l’odio che esplose in Germania nei confronti degli ebrei non la costrinse a riflettere su questa sua appartenenza» (p. 15/16). Il non dare peso alla sua origine ebraica, come scrive Corsi, considerandosi in tutto e per tutto tedesca, si rivelerà successivamente fonte di non pochi problemi.

Ho apprezzato particolarmente questo pur breve saggio, perché l’autrice ha saputo restituire un’immagine di Hannah Arendt complessa, che va al di là delle solite rappresentazioni con cui la filosofa viene descritta. Non solo quindi l’autrice del pur giustamente famoso e imprescindibile testo sulla Banalità del Male, ma anche le principali questioni che affliggono la nostra epoca. A cominciare dal nostro problematico rapporto con la terra e con l’ambiente che ci ospita.

Hannah Arendt citazioni male
Hannah Arendt citazioni male

Le esperienze estreme che Arendt si è trovata a vivere ed affrontare durante la sua vita fanno da filo conduttore alla sua opera, dal rifiuto di ogni tipo di totalitarismo all’orrore per i campi di sterminio, dalla follia della guerra alla frequente carenza di una coscienza individuale, ovvero della mancanza di una consapevolezza del proprio essere nel mondo. Tutto ciò non poteva non portare Arendt a porsi quella domanda principale che connota tutto il suo pensiero, vale a dire da dove viene il male e come potere riconoscerlo in tempo per rifuggirlo.

Ritengo questo su Hannah Arendt, davvero un libro utile a chi voglia avvicinarsi a questa figura fondamentale del Novecento e alla sua opera.

 

Written by Algo Ferrari

 

Bibliografia

Rita Corsi, Hannah Arendt, Carocci editore, 2025

 

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