“Quaderni di prigionia” di Alfredo Piccinini: vivere sette anni in un lager

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“All’alba incominciò a delinearsi all’orizzonte il profilo di Alessandria d’Egitto, chiamata nel gergo inglese Alex.”

Quaderni di prigionia di Alfredo Piccinini
Quaderni di prigionia di Alfredo Piccinini

Opera di memoria, Quaderni di prigionia è una raccolta di appunti scritti da Alfredo Piccinini durante la Seconda guerra mondiale, e della sua detenzione in un campo di prigionia. Pubblicato da Selides edizioni nel 2025, il libro, dall’importante valenza storica, offre un resoconto diretto e personale della drammatica esperienza del Piccinini, a partire dal dicembre 1940. Momento in cui arriva in Africa Settentrionale, quando le truppe italiane cedono sotto la controffensiva inglese, e molti soldati vengono fatti prigionieri di guerra. Prigionia, che per Piccinini avrà la durata di 7 lunghi anni.

“Osservai il librarsi nell’aria di numerosi palloni frenati, usati quale sbarramento contro aerei per la difesa della città, che a eccezione delle opere militari non venne mai attaccata.”

Scritto ovviamente in condizioni estreme, Quaderni di prigionia è organizzato come un diario che riporta con dovizia di dettagli eventi spesso marginalizzati dai resoconti ufficiali. I quali assumono una rilevanza di ampio spessore: assolutamente fedeli alla realtà vissuta, da esperienza diretta assumono il potere trasformativo di universalità.

“È già noto, per averlo letto su giornali e riviste di tutti i paesi, quanto immenso sia il solco di odio secolare che divide arabi ed ebrei.”

Sono molteplici i punti nevralgici su cui si sofferma il testo, peraltro lineare e molto scorrevole. Che vanno dalle circostanze della sua cattura, nel 1940 per l’appunto, fino al suo ritorno a casa quando mette mano agli appunti raccolti durante la reclusione, e li elabora restituendo un lavoro a carattere collettivo. Che vedono le descrizioni della vita nel lager, disumanizzante, con tutte le conseguenze della detenzione, comprese le privazioni a cui erano sottoposti i prigionieri.

In un coinvolgimento fisico ed emotivo, innanzitutto, della condizione di prigioniero, la sua e quella dei suoi compagni, tratteggiata con pagine che trasmettono raccapriccio attraverso dettagli minimi: un pezzo di pane, uno sguardo, un nome pronunciato sottovoce. Inoltre, le relazioni e i rapporti che i prigionieri stabilivano fra loro, e con i loro carcerieri. E ultimo, ma elemento preponderante è il racconto della lotta per la sopravvivenza. Dove la resilienza era resa possibile da alcuni piccoli gesti di solidarietà fra detenuti.

A corollario di un racconto estremamente toccante, sono poi presenti nel testo riflessioni personali sulla libertà, sulla colpa, sulla storia e sul senso della solidarietà, tutti narrati con estrema partecipazione emotiva.

“La vita nel suo complesso era abbastanza negletta. Basta pensare che ogni tenda era occupata da venticinque persone, quando la sua capienza era solo di venti.”

Nonostante la dura tematica affrontata, a fare di Quaderni di prigionia un testo interessante, sono alcuni punti di forza, più di altri. La genuinità narrativa, ad esempio, che non gode di alcun elemento retorico, che altrimenti ne avrebbe fatto un testo non originale.

Altro aspetto compreso in Quaderni di prigionia, quale contributo alla memoria collettiva, è la descrizione di episodi meno noti di quelli tipicamente legati alla detenzione. Comunque, rappresentativi del presente dell’autore, e alieni dall’idea di passato come di futuro.

Dove, il deterioramento mentale a cui erano sottoposti i prigionieri, compresa la nostalgia per gli affetti familiari, la speranza di un futuro e purtroppo la disperazione dei detenuti dovuta alla loro terribile condizione, non trova alcuna giustificazione. Il tutto, raccontato da una prospettiva psicologica.

Ulteriore elemento da estrapolare da una narrazione coinvolgente è la critica all’ideologia totalitaria, così come alla macchina dell’oppressione, da cui si evincono sentimenti dell’autore che, dotato di grande umanità, non ha esitato a scavare in se stesso per portare alla luce circostanze dolorosissime. Le cui conseguenze hanno avuto su di lui un potere trasformativo, sia da un punto di vista personale come ideologico.

“Camminavamo da quasi un’ora quando ad una svolta della strada ci si presentò il campo di concentramento: file di baracche in legno dall’accogliente presenza comparvero ai nostri occhi che ancora non credevano di aver visto bene.”

In definitiva, ciò che il libro riesce a comunicare con ampia dovizia di particolari è un’esperienza umana intrisa di sofferenza. Nonché della resistenza a tale condizione, che seppur resa in prima persona assume i contorni di esperienza universale. Preservando però, fino alla fine, il proprio modo identitario di guardare ai fatti. Con obiettività, con umanità e senza lasciarsi andare alla brutalità. La cui funzione principale è fare in modo che certi eventi non siano dimenticati e non vengano avvolti dall’oblio.

“Non so cosa passasse nel mio cervello quando nacque in me l’idea di scrivere un libro. Quale libro? Con quale soggetto? Lo decisi una notte che non potevo dormire; avrei scritto delle immoralità, tutte sui desideri dei sensi e delle depravazioni umane. Mi misi all’opera e nel giro di quindici giorni terminai il mio manoscritto.”

Se qualche stigma lo si può fare a Quaderni di prigionia è la durezza di alcuni contenuti; che, descritti in maniera cruda, non sempre sono di facile accettazione per la sensibilità di alcuni lettori. Da giustificare comunque con il fatto che essere protagonisti di una realtà durissima, e darne atto è frutto di estremo coraggio. Oltre che un dovere civile.

E scrivere per non ignorare, così come ha fatto Piccinini, è un impegno che merita assoluto rispetto. Tanto più che l’autore ha tramandato la verità storica con grande onestà intellettuale.

“Ogni parola veniva riportata, ogni opinione espressa controllata e vagliata, al solo scopo di indovinare di quale tendenza fosse.”

Come già detto, Quaderni di prigionia gode di uno stile narrativo prossimo alla cronaca, non romanzato. Ma per apprezzare la tipicità di un testo piuttosto arduo, occorrerebbe conoscere il vedere contesto cronologico dei fatti narrati. Sarebbe dunque utile, per comprendere la portata storica del testo, una conoscenza di base del periodo in questione.

Lo stile adottato dall’autore è inevitabilmente asciutto, a volte frammentario, tipico della scrittura in condizioni di emergenza. Non c’è intento letterario ornamentale nel registro di scrittura di Piccinini. Ma proprio la sobrietà con cui è stato realizzato il testo aumenta la sua potenza testimoniale in direzione della conservazione della memoria storica.

Dunque, documento di grande valore Quaderni di prigionia, che unisce il rigore della testimonianza storica alla forza di un racconto esistenziale. Che, senza essere un’opera ‘letteraria’ nel senso estetico del termine, raggiunge una profondità che poche narrazioni romanzate potrebbero eguagliare.

“Il sole frattanto si era alzato alto nel cielo riscaldando la zona con i suoi cocenti raggi. Eravamo in settembre, a fine mese, e nel Texas faceva un caldo tropicale con ondate di aria fredda alla mattina presto.”

Testo doveroso, quindi, Quaderni di prigionia, specialmente oggi in cui molti testimoni diretti di eventi del passato sono scomparsi. Da leggere, conservare e tramandare alle nuove generazioni.

“Passando i mesi e non essendovi indizio alcuno di una imminente fine del conflitto, l’esasperazione si impadroniva lentamente di ognuno, costringendo i cervelli a trascurare le vicende che non davano alcun esito concreto, ma solo polemiche inconcludenti…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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