“Il Gesù di Pasolini” di Gabriele Balestrazzi: un ateo alla ricerca del sacro?

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“È un’emozione fortissima che si moltiplica come un’eco che corra lungo la Basilicata, rilanciando la bellezza dell’Arte con la forza della Poesia.”

Il Gesù di Pasolini di Gabriele Balestrazzi
Il Gesù di Pasolini di Gabriele Balestrazzi

Nel saggio Il Gesù di Pasolini. Attualità di un ateo alla ricerca del sacro di Gabriele Balestrazzi, peraltro molto ben documentato, il filo narrativo ricostruisce la stagione artistica e intellettuale di Pier Paolo Pasolini. Stagione in cui cinema, impegno politico-civile e ricerca del trascendente si intrecciano.

Con un’indagine che si sviluppa a tutto campo attraverso una narrazione focalizzata sul film Il Vangelo secondo Matteo, uno dei progetti più ambiziosi di Pasolini.

Stagione, durante la quale Balestrazzi affronta uno dei punti più complessi e affascinanti della riflessione pasoliniana: il rapporto tra ateismo, sacralità e rappresentazione del Cristo.

“Fin dall’inizio di questa ricerca dobbiamo avvisare il lettore che la divisione in capitoli sarà funzionale all’analisi di ogni singolo passaggio dell’opera pasoliniana nel periodo che stiamo considerando.”

Nel testo, pubblicato da Selides edizioni nel 2025, l’autore mette in evidenza come la tensione verso il sacro nel cinema di Pasolini non sia da interpretarsi in chiave teistica tradizionale, ma come una ricerca profonda di senso, di umanità e di giustizia che supera la semplice adesione ad una confessione.

Articolato in più sezioni, il libro si apre ad una chiave di lettura fondata sul principio che vede Pasolini non come un autore “religioso” nel senso comune del termine, ma come un intellettuale, che a partire dalla sua posizione di non credente più di altri si è interrogato sul sacro.

Ricostruendo la genesi del progetto, Gabriele Balestrazzi intreccia il pensiero di Pasolini, pensatore controverso e poliedrico, con la sua biografia, mostrando come il Cristo dello scrittore da ‘eroe rivoluzionario’ si configuri poi come figura sofferente e marginale, annunciatore della Parola in un mondo che non sa ascoltare. Non il Cristo della teologia, né quello della devozione popolare, ma una figura assoluta, intransigente, capace di incarnare una verità che non ammette compromessi.

È un Cristo dei poveri e degli emarginati quello presentato da Pasolini nel film Il vangelo secondo Matteo; non solo i poveri economici, ma i diversi, i “reietti” (omosessuali, prostitute, emarginati sociali) in cui l’artista si identifica.

Ed è un Cristo che parla agli uomini più che a Dio.

Descritto con sguardo laico, ma profondamente rispettoso dei fondamenti sociali e spirituali del messaggio evangelico, secondo il pensiero dello scrittore, la figura cristologica, che è coerente con l’intero universo pasoliniano assume contorni politici.

Lo sguardo che Pasolini posa sul Cristo è quello che posa sui sottoproletari, sugli emarginati. Ed è lo stesso sguardo con cui filma il Cristo. Senza alcuna idealizzazione dello scrittore, ma presentando una figura intrisa di una sacralità aspra, terrena e spesso dolorosa.

Come il saggio Il Gesù di Pasolini evidenzia, è la crocifissione, nel particolare, a diventare il luogo in cui il sacro si manifesta come un’ingiustizia, come una forma di violenza che smaschera le ipocrisie del potere.

Il saggio vuole quindi mostrare come la figura di Gesù nel film di Pasolini non sia un oggetto dottrinale, ma un simbolo vivente, umano e drammaticamente capace di parlare all’uomo contemporaneo.

Tuttavia, l’indagine su cui il volume si focalizza risulta infine essere anche un paradosso che merita una riflessione: perché un regista che si dichiarava ateo come Pier Paolo Pasolini ha realizzato quello che molti considerano “il più bel film sulla vita di Cristo”?

Interrogativo a cui si può rispondere con il fatto che lo scrittore, da ateo alla ricerca del sacro, abbia avvertito l’esigenza di raccontare di un Cristo umanissimo, sollecitato in questo anche da un ‘iconografia forte e drammatica, come può essere quella della Crocifissione.

“Il Vangelo più inatteso e spiazzante irruppe nel 1964 come una deflagrazione, che ancora si espande dopo 60 anni senza perdere forza.”

Per realizzare il suo saggio Il Gesù di Pasolini, l’autore, Gabriele Balestrazzi, non si è limitato però a considerare Pasolini soltanto un anticlericale, ma un intellettuale che usa il concetto di sacro come stigma della società contemporanea. Quindi, un’idea del sacro che si intreccia alla dimensione del politico e del sociale, analizzando il “sacro” non come dogma religioso, ma come tensione esistenziale, come un’urgenza poetica di sacralità che parla ancora oggi. Che è uno degli aspetti più convincenti del saggio di Balestrazzi, soprattutto quando insiste sulla dimensione antropologica del sacro: per Pasolini, come emerge con chiarezza dall’analisi dell’autore, la sua idea di Cristo non coincide con il trascendente, ma con ciò che non cede alla mercificazione, all’omologazione e alla perdita di senso: tutti prodotti dalla società consumistica.

Nonostante l’analisi del film di Pasolini sia affrontata da Balestrazzi in maniera piuttosto teorica, il suo stile di scrittura è molto discorsivo, grazie a un registro che beneficia di chiarezza e passione, offrendosi a una riflessione fruibile anche a lettori che non sono addetti ai lavori. Il testo gode inoltre di una struttura ben articolata e suddivisa in capitoli tematici, con riferimenti a testi pasoliniani, interviste dell’epoca e analisi delle sequenze più iconiche del film.

“Fino a qui ho provato a raccontarvi il film, ma ora è tempo di ricostruirne la genesi.”

Il Gesù di Pasolini è dunque un libro che invita a una rilettura di Pasolini non come autore “scandaloso” o “provocatore”, ma come un laico pensatore del sacro, che ha trovato nella figura di Cristo non una risposta, ma un mezzo per cercare una verità.

In questo senso, il Cristo pasoliniano non è una figura del passato, ma attraverso il film si fa strumento per interrogarsi e interrogare i lettori sul tempo attuale, mettendo a nudo le contraddizioni di una società segnata dalla crisi dei valori.

Pier Paolo Pasolini citazioni
Pier Paolo Pasolini citazioni

Un elemento prezioso del saggio è l’originalità: non una semplice analisi tecnico‑cinematografica o biografica di Pasolini, ma una lettura filosofica-spirituale di una tensione verso il sacro attraversata da una sorta di inquietudine spirituale. Anche l’interdisciplinarità è un altro aspetto interessante del testo, che unisce cinema, teologia, storia sociale e critica letteraria tramite un Gesù che parla ancora oggi, come sottolineato dall’autore.

Arricchito da un’attenta selezione di fotografie, di pagine di sceneggiature e da un apparato di note e una ricca bibliografia, Il Gesù di Pasolini di Gabriele Balestrazzi è un saggio stimolante che si offre a una nuova prospettiva sulla figura di Pasolini e sul suo rapporto con il sacro, che va oltre le ideologiche interpretazioni tradizionali.

In definitiva, si può affermare che il testo di Gabriele Balestrazzi non è la semplice analisi di un film, ma un’indagine a tutto tondo sul perché Pasolini ha raccontato la vita di Cristo in un’epoca di secolarizzazione abitata da forti conflitti ideologici. Nelle intenzioni dell’autore, come ben sottolineato, il testo non pretende di essere definitivo, ma piuttosto una provocazione culturale, una suggestione, un invito a ripensare il “sacro” in chiave contemporanea.

“Se di una identificazione volessimo parlare, quindi, non è certo in un presuntuoso accostamento con Cristo, ma semmai con il suo tipo di ricerca: Gesù sbotta più volte nei confronti degli scribi e dei farisei ed è chiarissimo nel mettere in guardia la ricchezza che corrompe…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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