Donut Girl di Lauriane Bordenave: l’ingrediente della vittoria della Seconda guerra mondiale
La guerra è un affare da uomini, soprattutto; nel Mito e nella Storia, è raccontata attraverso lo sguardo di chi l’ha combattuta sul fronte. Sono gli uomini a vincere o a cadere; ma dietro di loro c’è una presenza discreta, tanto invisibile quanto determinante. Nel parlare di guerra, le donne non vengono menzionate; pur dimenticate dalla Storia, molte hanno contribuito a scriverla con il loro impegno morale, civile e sociale.

In Donut Girl (Elliot edizioni, 2026, pp. 201, trad. di Chetro De Carolis), Lauriane Bordenave apre uno squarcio inedito sulla Seconda Guerra Mondiale; attraverso la vicenda di Jane Pearson, ci presenta una figura femminile di cui lei stessa ignorava l’esistenza. La chiamavano donut girl; non era solo “la ragazza delle ciambelle”, ma un vero supporto per l’esercito degli Stati Uniti.
“Donut girl, chi sei stata? Per i soldati significavi tanto: confidente, sorella minore, girlfriend. […] In quanto volontaria, ti sentivi patriota, coraggiosa, determinata. Davi tutta te stessa nei gesti più elementari: fare le ciambelle e distribuirle. […] Ridere e ballare. Parlare. Confortare. Sostenere. Per gli Stati Uniti, su più ampia scala, sei stata un ingrediente della vittoria. Eppure, sei passata inosservata da tutti i libri di storia.”
La vicenda di Jane è ispirata a quella di Elizabeth Ann Richardson, una volontaria della Croce Rossa Americana; morta un anno dopo lo sbarco in Normandia, è sepolta nel cimitero di Colleville-sur-Mer.
Nel dicembre 1941, Jane Pearson vive con i genitori Matthew e Gladys; entrambi lavorano come operai presso una manifattura di Milwaukee, nello Stato del Wisconsin. Figlia unica, è cresciuta da sola; grazie al buon profitto scolastico, ha potuto aspirare agli studi secondari. Guadagnata una borsa di studio, si è iscritta all’università; ha conseguito una laurea in disegno pubblicitario al Milwaukee-Downer College, un’istituzione prestigiosa riservata a ragazze di buona famiglia. Ama tracciare schizzi a carboncino; anche se il talento è ancora acerbo, la mano nel disegno è eccezionale. Gli Stati Uniti entrano in guerra l’8 dicembre 1941, il giorno dopo l’attacco a Pearl Harbor; intanto Jane comincia una carriera da pubblicitaria, presso una piccola agenzia indipendente. Larry è l’amico di infanzia, al corrente delle sue difficoltà familiari; è con lui che Jane conosce l’intimità per la prima volta.
Donut Girl racconta che Matthew è un tipo violento; dopo dodici ore di lavoro, torna a casa stremato e di cattivo umore. Nei giorni in cui ha bevuto, alza le mani sulla moglie; smaltita la sbornia, le chiede perdono piangendo. È un copione che va avanti da tempo immemore; da bambina, Jane ha visto la situazione degenerare di anno in anno. Abituata a quelle esplosioni di collera, si tiene ai margini; lascia che il padre tormenti la madre, senza intervenire. Potrebbe andarsene, per essere indipendente; tuttavia la condizione di nubile la angustia. Alla sua età, vivere da sola sarebbe un’ammissione di sconfitta; è certa che passerebbe per una zitella non adatta al matrimonio. Potrebbe sposare Larry, a cui vuole molto bene; tuttavia intuisce di aspirare a qualcos’altro. Piuttosto che accontentarsi di una vita mediocre, sopporta la sua miseria familiare; nella solitudine della cameretta, trova la felicità nel disegno.
Donut Girl balza al 1942; come tutti gli americani, Jane ascolta con avidità le notizie alla radio. Il paese è devastato dalla morte dei marinai, colpiti a Pearl Harbor; superata la politica isolazionista, gli Stati Uniti intraprendono la difesa. Un sabato di aprile, Larry riceve una lettera; a breve, partirà per un campo di addestramento. Prima di salutarla, promette a Jane che al ritorno chiederà la sua mano; dal canto suo, la ragazza si rifiuta di pensare al futuro. Nell’agenzia pubblicitaria, progetta manifesti di propaganda; il registro degli ordini è interamente incentrato sulla guerra. Una sera si imbatte in un uomo che distribuisce volantini; la Croce Rossa recluta donne, per andare a sostenere le truppe armate nelle retrovie. Affascinata dall’immagine sull’opuscolo, Jane si immagina infermiera della Croce Rossa; forse è pericoloso, ma il rischio non la spaventa. A Milwaukee, si sente sempre più impotente; per partecipare alla Storia, bisogna andare dove si svolge. D’altra parte, l’esercito è pieno di uomini da sposare; potrebbe innamorarsi, addirittura divertirsi un po’. Come suggerito dall’annuncio, si mette in contatto telefonico con la sede della ARC più vicina; la voce la invita a recarsi l’indomani in un ufficio, nel centro della città. Quella sera, non fa parola con i genitori; darà loro la notizia all’ultimo momento.
Durante un colloquio formale, l’addetto le rivolge delle domande; in seguito, le porge la scheda descrittiva del lavoro. Le candidate devono essere nubili, senza figli, di età compresa tra i venticinque e i trentacinque anni; devono essere attraenti, spiritose e laureate; devono avere personalità e godere di buona salute. Jane firma il modulo; se la candidatura verrà accettata, inizierà la missione entro due o tre settimane. La risposta non si fa attendere; l’ARC le ordina di preparare il corredo, prima di partire per l’addestramento.
Donut Girl scivola al settembre 1942; con un telegramma, Jane è chiamata a prendere un treno per Washington. La partenza è fissata al 9 del mese; è ora di informare i genitori. In preda alla collera, Matthew la caccia di casa; la ragazza si ritrova in mezzo alla strada, senza bagagli né denaro. Porta con sé solo il taccuino, per metà pieno di disegni; è tutto il suo mondo interiore, messo a nudo su pagine bianche. Con due giorni di anticipo rispetto alla data stabilita, si mette in viaggio; arrivata a Washington, si aprono le porte del college di Hurst Hall. Maggie la presenta a Mrs Campbell; ricevute tutte le indicazioni, Jane si sottopone alla vaccinazione. Condivide la camera con Maggie e Jacqueline; taciturna e affabile, quest’ultima è una presenza rassicurante. Nel campus alloggiano circa trenta volontarie; prima di essere inviate sul fronte europeo, devono seguire sei settimane di addestramento intensivo. Per la prima volta in vita sua, Jane indossa i pantaloni; così vestita, si sente più forte. Quando la fase propedeutica volge al termine, Mrs Campbell chiede alle donne di preparare i bagagli; la loro destinazione è Londra, dove è stanziata la maggior parte delle truppe.

Donut Girl ci porta a New York; nel novembre 1942 le volontarie si imbarcano sulla RMS Queen Elizabeth, con il compito di tenere compagnia a tutti gli uomini. Trascorrono gran parte della giornata sul ponte degli ufficiali, dove l’atmosfera è rigida; per quanto cortesi, questi parlano solo della guerra. Nel tardo pomeriggio, scendono sul ponte dei sottufficiali; con loro Jane si sente più a suo agio. La navigazione dura diciassette giorni; il 9 novembre 1942 la Queen Elizabeth attracca a Greenock, nel sud-ovest della Scozia. Dopo aver pernottato a Edimburgo, le donne prendono il treno per Londra; nel vedere la città devastata dalle bombe, Jane sente il sangue gelare per la paura. Giunte alla sede della Croce Rossa, avviene la registrazione; il funzionario John Powell prende la parola, per illustrare la loro missione. Mrs Campbell assegna gli alloggi, presso famiglie del posto; Jane si stabilisce in casa di Mrs Cooper, insieme a Maggie e a Jackie. Per due mesi, le donne prestano servizio come volontarie al Rainbow; nell’ambiente allegro della sala da ballo, sono lontane dalla guerra.
Nel marzo 1943 iniziano la vera missione, che le porterà in Francia; entro una settimana, saranno assegnate all’unità dei clubmobile. Questi mezzi viaggeranno di base in base, per risollevare il morale delle truppe; poiché la Croce Rossa è un’organizzazione umanitaria, distribuiranno beni a titolo gratuito. I soldati riceveranno il caffè e le ciambelle, le sigarette e le gomme da masticare; anche la premura delle ragazze sarà per loro un conforto. Prima di iniziare la missione, è necessario che le volontarie imparino a fare i donut; Mrs Campbell le accompagna in una vecchia casa, dove è stata allestita una scuola di pasticceria. La meta della prima uscita è Hartford Bridge, una base aerea nel Surrey; al loro arrivo, la monotona routine dei soldati ha uno scossone. Sono una quarantina di giovani uomini; il sorriso di Jane li colpisce profondamente. In fila indiana, attendono di ricevere il caffè e una ciambella; divorato il primo dolcetto, uno di loro chiede il bis.
Donut Girl ci presenta James Rubber, detto Big Guy; texano, a trentatré anni è uno dei più anziani della base. Anche se è un po’ burbero, ha un carattere gradevole; invitata a ballare al Rainbow, Jane non rifiuta. Le donne hanno anche il compito di accogliere i soldati francesi fuggiti dal loro paese; nel febbraio 1943, i Free French si ritrovano nella caserma di Olympia Hall. Uno dei nuovi arrivati attira l’attenzione di Jane; la ringrazia con un cenno della testa, segno che non parla l’inglese. La ragazza non sa cosa la attragga di lui; anche se sembra piuttosto schivo, ha un fascino innegabile. Con la scusa di una partita a scacchi, lo avvicina; a fatica, l’uomo si presenta come François. Oltre che taciturno, è un maleducato; tuttavia la ragazza non abbandona l’idea di conquistarlo. A marzo le donne tornano a Hartford Bridge; riconosciuto François tra la folla, Jane lo raggiunge per salutarlo. L’uomo ha imparato un po’ di inglese, cosicché riesce a sostenere una piccola conversazione; è un navigatore-bombardiere, fa da bussola agli aerei. Sta per compiere ventisette anni; per quanto arrogante, esercita su Jane un’influenza irresistibile. In pochi mesi, le donne hanno acquistato popolarità; profumano di zucchero e latte, hanno il volto dell’America. Rifiutano l’epiteto di donut dollies, attribuito dai soldati; vogliono che le chiamino donut girls. Al Rainbow, Jane incontra François che le propone di finire la serata altrove; parlano per tutta la notte, ognuno dice la sua sulla guerra. La mano di lui si posa su quella di lei; Jane si sente come se avesse ritrovato casa dopo una lunga assenza. Da quella sera diventano inseparabili; la ragazza aspetta che faccia una mossa, che la tocchi o che la sfiori. Ma non accade niente di tutto ciò; l’uomo è ossessionato dalla guerra, tormentato dal pensiero del suo paese occupato. Il desiderio si fa insopportabile; Jane ama l’intelligenza di lui, il suo atteggiamento da combattente la attrae.
A settembre, François scompare; la sua assenza le provoca un dolore lancinante. In seguito a un disastro, le donne rimangono senza clubmobile per alcune settimane; appena prima di Natale, viene loro assegnato un nuovo veicolo. Su pressione dell’esercito, la Croce Rossa istituisce una tariffa simbolica per ogni ciambella; sdegnata, Jane rifiuta di venderne anche una sola. La voce non tarda a raggiungere Powell, che la manda a chiamare; per niente intimorita, rivendica la propria iniziativa. La scomparsa di François l’ha privata del calore e della sicurezza; forse è per questo che si rifugia tra le braccia di un altro. Il francese riappare al Rainbow; in quell’occasione Jane dovrebbe confessargli il suo amore, se non fosse che la timidezza ha il sopravvento.

Donut Girl arriva al marzo 1944, quando Rubber annuncia che sta per andare in missione; prima di partire, salva Jane da un pericolo. François le comunica che tornerà in Francia; anche se cerca di non darlo a vedere, le crolla il mondo addosso. Sa che è un guerriero; è disposto a morire per il suo paese, purché i tedeschi vengano cacciati. All’ultimo incontro, le chiede di promettergli che si rivedranno; per la prima volta, le loro labbra si incontrano. Jane giura a sé stessa che lo ritroverà; anche se dovesse attraversare il mare a nuoto. Il 6 giugno 1944 è il D-Day; due settimane dopo, le ragazze lasciano Londra per raggiungere la Normandia. La missione non è finita; c’è bisogno di loro, più che mai.
Quanto vive una farfalla? Dapprima è un bruco; poi diventa crisalide; solo dopo alcune settimane, il bozzolo si apre. Allora la farfalla è pronta a volare; la sua stagione è breve, ma è vissuta nella pienezza della libertà. Donut Girl racconta una storia di formazione; chiusa nel bozzolo di una grigia monotonia familiare, Jane aspetta la propria occasione. Aspetta che la sua vita arrivi a una krisis; sarà il momento di rottura che le consentirà di spiccare il volo altrove, per realizzare sé stessa. L’emancipazione di Jane non passa attraverso il matrimonio; a decidere la sua svolta è la Tyche, la quale si presenta nelle fattezze dell’uomo che le porge il volantino. E Jane afferra il proprio Kairos; comincia la sua stagione da farfalla, libera e splendente di vita. In terra straniera, tra le miserie della guerra, trova la propria pienezza; nel servire ogni soldato, si pone al servizio della Patria. Cresce; diventa donna; vive.
Donut Girl offre uno sguardo sul volto femminile della Seconda guerra mondiale; con un impiego e uno stipendio, Jane è un’eccezione rispetto alle altre ragazze. Pochissime lavoravano; la maggior parte si sposava poco più che ventenne, per restare relegata a un ruolo domestico. Il conflitto ha spinto milioni di donne nel mondo del lavoro, per lo più nelle fabbriche; alcune si sono arruolate nell’esercito. Altre si sono offerte volontarie nella Croce Rossa; è il caso di Elizabeth Ann Richardson, a cui si è accennato. Arrivata in Francia nel febbraio 1945, il 25 luglio si imbarca per Parigi; come Jane, non vi arriverà mai. Come Jane, è una farfalla.
Written by Tiziana Topa
