“Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse: fuggiamo per paura di scoprire chi siamo?

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“La mancanza di obiettivi ci porta alla deriva verso desideri amorosi.” Questa era la frase che mi ripeteva sempre mia nonna. Non so dire dove l’avesse sentita o quante volte me l’avesse ripetuta. Forse neanche così tante volte, come invece mi sembra di ricordare. Eppure, quella frase breve, ma dalla potenza premonitrice, ogni tanto mi torna in mente.

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse
Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

Mi è tornata in mente proprio quest’estate quando ho terminato uno dei libri di Hermann Hesse: “Narciso e Boccadoro”. Pensare che avevo comprato quel libro tanti anni fa. Era rimasto nascosto tra gli altri libri sul mio comodino, in attesa di trovare il momento giusto per farsi avanti.

Chi ha la passione di acquistare una mole di libri compulsivamente sa che, a volte, ci sono libri che rimangono incustoditi sugli scaffali, in attesa di essere letti. Per alcuni è uno spreco; per me è la coltivazione di una magia. A volte, infatti, accade che si rivelano a noi nel momento perfetto: quel preciso istante della vita in cui una pagina custodisce le risposte che stavamo cercando.

È quello che mi è successo riprendendo in mano “Narciso e Boccadoro” dove Hermann Hesse ci fa strada nelle radici di un Monastero fatto di conventi e dedizione allo studio, parlando d’amore, di vocazione, di partenze e di ritorni.

La storia si basa su un’amicizia profonda e ineluttabile tra due giovani uomini nel monastero di Mariabronn. Inizialmente Hesse ci descrive Narciso: un novizio rigoroso, freddo, austero e dedito alla razionalità, alla teologia e alla disciplina dell’intelletto. Ma un giorno arriva un nuovo studente, Boccadoro. Sognatore, spirito libero, efebo affabile e intellettualmente dotato, si presenta come l’esatto opposto di Narciso: un’anima inquieta e tormentata dal richiamo interiore dell’ignoto, come un moderno Ismele di Moby Dick che si spinge alla ricerca della sua balena bianca nascosta nei mari lontani e ignoti.

Dopo aver compreso che la sua strada non è la vita in monastero, Boccadoro fugge nel mondo alla ricerca del significato della propria esistenza, perdendosi all’ombra dei boschi, delle emozioni e dei sensi. Si tratta di una ricerca dei confini dei propri limiti, dei propri sentimenti verso l’accettazione della propria identità. Paradossalmente, Boccadoro, che parte alla ricerca di se stesso, fugge in realtà per scappare dai propri sentimenti; fugge dagli occhi tristi e austeri di un Narciso che, sin dal primo giorno, gli aveva teso la mano per aiutarlo con gli studi.

Durante i primi giorni, Boccadoro non aveva certo trovato conforto nei suoi compagni, impegnati a deriderlo per il suo essere un sognatore distratto durante le ore di lezione. L’unico a riconoscere qualcosa in quel giovane era stato proprio Narciso, erudito e austero, che aveva preso a cuore quel ragazzo dalla mente smarrita nei profondi mari dell’ignoto, attratto da tutto ciò che lo attendeva oltre le mura di quel monastero. Forse è questo l’aspetto che rende le due anime opposte e, al contempo, complementari: uno cercava libertà nell’esperienza, l’altro nella dedizione allo studio.

La partenza di Boccadoro apre così la strada a quella che Friedrich Nietzsche definì la teoria dell’eterno ritorno: è l’idea che ogni evento della nostra vita, ogni gioia, ogni dolore e ogni incontro possano essere destinati a ripetersi senza fine, esattamente nello stesso modo. Non è forse un caso, allora, che Milan Kundera, ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, rifletteva proprio sul peso delle coincidenze nella nascita dell’amore. Scrive che, affinché l’amore sia autentico, devono posarsi sulle anime degli amanti le coincidenze, tante coincidenze, nello stesso modo in cui si posavano gli uccelli sulle spalle di San Francesco. In seguito, la teoria nietzschiana sembra farsi strada nel fato dei due giovani amanti. Accade, infatti, che anni dopo i due personaggi si ritrovano, ormai adulti, capendo che ‒ nonostante le strade profondamente diverse che hanno scelto ‒ l’uno non può fare a meno dell’altro: rappresentano le due metà complementari dell’anima.

Quando l’ultima pagina del romanzo “Narciso e Boccadoro” mi è scivolata tra le mani, mentre chiudevano il libro ormai finito, ho pensato a come certi incontri, nella vita reale, sembrino ricalcare la storia di certi personaggi, rendendo la tua finzione letteraria in perfetta armonia con la drammaturgia di un destino già scritto dal fato. A volte accade di incontrare persone che incarnano l’esatto opposto di noi stessi: magari tu sei concentrato sul tuo percorso già tracciato ‒ gli ultimi anni di università, la struttura mentale di chi studia i diritti, il rigore di chi pubblica libri per avere un posto sicuro in cui rifugiarsi ‒ e all’improvviso arriva qualcosa che profuma di un mondo sconosciuto o che, forse, ti eri imposto di ignorare per paura dell’ignoto per preferire la disciplina di un Narciso austero. Basta una notte passata a parlare di politica, filosofia, latino, letteratura o imperi lontani, un bacio dato un attimo prima della fuga, per rimescolare le carte che avevi accuratamente messo sul tavolo. E, così, un Narciso si sveglia e una mattina all’alba si rende conto che quel desiderio di superare confini globali e lontani lo attrae molto più della strada di studio e diligenza che aveva percorso sin da bambino. È Boccadoro, quasi involontariamente, ad avergli tracciato la strada verso quei desideri che non aveva avuto il coraggio di riconoscere come propri.

Eppure, la magia di certe frequentazioni lampo hanno radice proprio nella loro natura effimera. Ci sono persone che non arrivano per restare, ma come un fulmine a ciel sereno servono per scomporre equilibri creati come trappole per i nostri veri sogni. Ci sono persone che ti aprono una porta, ti mostrano un panorama che ignoravi e poi ripartono per la loro strada. Nessun litigio, nessun odio solo un sentimento che non basta a creare terreno fertile.

Un altro importante insegnamento si nasconde tra le pagine di questo romanzo: bisogna diffidare di chi si mostra sfuggente o, peggio, nutre invidia tacita verso i nostri scritti o successi, anche quando siamo noi a provare un’immensa ammirazione nei confronti dell’altra persona. All’inizio Boccadoro nutre una sorta di invidia mista a disagio di fronte al rigore geniale di Narciso. Ma la verità è che l’eros autentico non può basarsi sul sentirsi inferiore e invidioso della luce dell’altra persona. Da qui arriva l’insegnamento più importante: bisogna prima imparare ad inseguire i propri desideri, nutrire le proprie passioni e progetti personali, per poterli condividere e insieme alla persona che abbiamo accanto. Cosa accade, invece, se dentro di noi lasciamo vivere il vuoto?

Hermann Hesse citazioni Narciso e Boccadoro
Hermann Hesse citazioni Narciso e Boccadoro

Allora rischiamo di nutrire l’insostenibile peso di quello che desideriamo della vita altrui. È quello che accade a Boccadoro; se osserviamo la sua storia con uno sguardo più lucido e scrutatore: dietro l’amore e l’ammirazione per Narciso si nasconde anche l’invidia per quella mente che lui stesso sente di non possedere. Boccadoro finisce, così, per confondere l’invidia di ciò che non ha con l’amore di ciò che vorrebbe avere, non al proprio fianco, ma dentro di sé.

Hesse, infine, ci accompagna con sapienza letteraria verso la fine del suo capolavoro e la storia non si chiude con un addio definitivo, ossia con la partenza di Boccadoro. Negli ultimi capitoli dopo anni di perdizioni nei sentieri ignoti più selvaggi, amori e creazioni artistiche, un Boccadoro ormai stanco del suo vagabondare, comprende che Narciso lo ha sempre amato.

Ma nella vita reale non sempre si avvera la teoria dell’eterno ritorno. Non sempre c’è un Ulisse che torna da Penelope o un Boccadoro che torna da Narciso. Non siamo personaggi letterari, siamo persone reali legate ai fili del fato. Tuttavia, possiamo permetterci di paragonare le nostre vicende personali ad un romanzo ben scritto. Ed è proprio questa riflessione che mi ha portata ad immedesimarsi con una finzione letteraria, fino a comprendere che quello che sosteneva mia nonna nasconde, forse, una verità: nella vita bisogna avere il coraggio di seguire la strada delle proprie ambizioni, senza lasciarsi dirottare dalla marea delle effimere emozioni.

 

Written by Elena Giordano

 

Bibliografia

Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro, Mondadori, 2022

 

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