Pistoia Blues Festival: Paul Gilbert, quando la chitarra canta e racconta
Certe serate non si raccontano. Si vivono, si assorbono con la pelle, con i timpani, con la memoria emotiva.

Il 10 luglio 2025, al Pistoia Blues Festival, è andata così. Un lungo rito elettrico tra giovani promesse e leggende, chitarre urlanti, groove che sanno di Sud e il pubblico, sempre lui, che diventa parte integrante della scena.
Ecco com’è andata.
Ore 19:30 – Drum N Jack: l’amicizia fa rock
Apre il sipario la band vincitrice del concorso Obiettivo BluesIn: Drum N Jack, fratelli di suono e di cuore, Riccardo e Giacomo, rispettivamente batterista e frontman. Al loro fianco, Simone alla chitarra e Armando al basso, tra l’altro anche videomaker, perché oggi la musica vive anche d’immagini.
Toscani e fieri di esserlo, i Drum N Jack portano sul palco l’energia del rock alternativo, quello che non cerca mode ma identità. Il brano “Millennials” è una dichiarazione d’intenti generazionale: malinconica, vera.
Ore 19:45 – Roomates: fedeli al verbo del rock
È il turno dei Roomates, che sembrano usciti da un garage degli anni ’90, in senso buono. La band ligure propone un rock solido, testardo, sanguigno. Niente compromessi, niente fronzoli.
Solo chitarre vere, voci vissute e la sensazione, meravigliosa, che il rock non sia morto affatto. Il loro motto è chiaro: “Suoniamo ciò che amiamo, senza piegarci ai trend.” E lo fanno con un sound che picchia duro ma suona sincero. Sudore e verità.
Ore 20:15 – Black Banjo: fuoco blues e pedigree d’acciaio
I Black Banjo non sono solo una band, sono una macchina da guerra blues-rock. Alex Alessandrini alla voce e chitarra porta con sé anni di palco e chilometri macinati con gli EZ Riders (non è un caso se ha aperto per i Deep Purple e Slash), mentre Francesco “The Captain” Caporaletti al basso è garanzia assoluta: il suo curriculum parla chiaro, da Ian Paice a Uli Jon Roth.
Il loro set è un incrocio tra potenza e precisione, con riff che sembrano venire da Muscle Shoals e dinamiche da power trio alla Gov’t Mule. Esperienza al servizio del groove.

Ore 20:54 – Paul Gilbert: quando la chitarra canta e racconta
Poi arriva lui: Paul Gilbert.
Camicia a fiori, sorriso da eterno ragazzo e una chitarra che parla, letteralmente. L’assolo iniziale su Rock Me Baby è una dichiarazione d’amore al blues di B.B. King, ma è solo l’inizio. Parte un medley zeppeliniano da levare il fiato: Good Times Bad Times, Dazed and Confused (con l’archetto, alla Page), All of My Love, Houses of the Holy, Your Time Is Gonna Come, fino a Whole Lotta Love.
Alle 21:22 cala il buio, perfetto per Stairway to Heaven e lì succede qualcosa di magico. Gilbert fa cantare la chitarra come fosse una voce umana: Baby I’m Gonna Leave You, Heartbreaker, Rock’n’Roll… Un viaggio, più che un concerto. Ci infila anche Heard It on the X degli ZZ Top e un frammento poetico di A Whiter Shade of Pale. Un’ora che scivola via come una lezione di storia e passione rock. Standing ovation.
Ore 22:06 – BlackBerry Smoke: il Sud che danza
Chiude la serata la southern rock band per eccellenza degli ultimi anni: BlackBerry Smoke. Platea piena, gente in piedi che balla, mani al cielo. E loro, impeccabili, come sempre.
Si parte con Little Bit Crazy, Hammer And The Nail, poi la bellissima Let It Burn e due classici che infiammano la folla: Waiting For The Thunder e Sleeping Dogs, con il pubblico che canta a squarciagola.
A un certo punto spunta l’acustica per Ain’t Got The Blues e Charlie Starr chiede: “Do you feel like singin’ it?”, la risposta del pubblico è un coro. Seguono One Horse Town, Run Away From It All e l’atmosfera diventa quasi intima. Ma il finale è ancora rock: Flirtin’ With Disaster, e poi Ain’t Much Left Of Me. Tutti sotto il palco, tutti uniti. Una chiusura epica.
Pistoia si conferma tempio della musica viva, vissuta e suonata. Nessun effetto speciale, solo la verità delle mani sugli strumenti e delle voci che spingono l’anima oltre le casse. Questa è la bellezza del blues, del rock, della musica che non ha bisogno di spiegazioni. Solo di esserci.
E noi di Oubliette Magazine c’eravamo.
Written by Cinzia Milite

