“La vegetariana” di Han Kang: ho fatto un sogno!
Ho donato La vegetariana di Han Kang a mia figlia Anna, che da qualche tempo desidera che mi converta al suo regime alimentare, che non prevede l’utilizzo di animali, se non per i loro derivati, quali latte, latticini e uova. Anna è anche mineraliana, in quanto non disdegna acqua, sale, zucchero e alimenti simili.

Essendo impegnata a Salonicco nel suo progetto di Erasmus, m’ha chiesto di leggere il romanzo La vegetariana in anteprima. Essendo un buon genitore e un amante della lettura, ho prontamente obbedito.
Il romanzo La vegetariana è diviso in tre sezioni. Nella prima v’è quell’io narrante. Nelle altre due è in terza persona. Spero d’essere stato abbastanza confuso. Confuso, lo sono stato durante tutta la lettura. Lo sono ancora? Mah… è come chiedere a un guastallese che è appena rincasato in una notte buia e nebbiosa se riesce a vedere dove sta camminando. Certo, risponderebbe lui, mi basta accendere la luce e posso tranquillamente spostarmi di stanza in stanza per poi infilarmi sotto le lenzuola. Dopodiché sognerò quel che sognerò.
La scelta di Yeong-Hye di non mangiare più carne scatena un vero temporale, altro che fumâna! Essa non è accettata da alcun membro della sua famiglia. Si tratta di uno scandalo che rischia d’infamare quella rispettabile casetta. Yeong-Hye è vittima di violenze verbali e anche fisiche. Il suo più spietato aguzzino è colui che forse l’ama di più (e peggio), il padre. Anche la madre la umilia, pur usando con lei dei toni affabili e delle espressioni tenere. Il marito di Yeong-Hye svolge le funzioni del due di coppe in rifiuto quando è briscola bastoni. Ad Amalfi direbbero che è nu chiachiello: uno che non conta nulla, privo d’autorità. Yeong-Hye e lui non si amano granché e presto divorziano.
Il cognato di Yeong-Hye, artista concettuale e preso da brama sessuale nei confronti della vegetariana, abusa di lei fisicamente e mentalmente, senza quasi che lei se ne avveda più di tanto. In-Hye, la sorella di Yeong-Hye, moglie di quello scellerato, il cui nome mi sfugge (e io lo lascio scorrere via), scopre quanto è avvenuto, per cui succedono tante cose, alcune delle quali oscure.
Nella seconda parte de La vegetariana, il cognato è il personaggio principale, colui che decide un po’ tutto.
Nella terza, è la sorella che assurge al ruolo di protagonista, di colei che affronta (non sempre serenamente) la situazione, diventando il personaggio più simpatico del romanzo. Mi correggo: l’unico personaggio a me simpatico del romanzo. Il suo amore sorellesco è emozionante. La sento come un mio familiare, che m’aiuta a comprendere l’altra sorella. La quale non m’è né simpatica né antipatica. Mi fa pena. È un essere sofferente. È una che comunica poco o nulla, e sempre meno. È un fiammifero che tende a smorzarsi. Tanto per sparare una battuta terribile: ognuno di noi è un fiammifero che arde e che tende a spegnersi. Pensando a ciò, in questo preciso momento, inizio a voler bene, quasi ad amare, ‘sta singolare ragazza. Ce n’è voluto, perché accadesse il miracolo.
Un altro prodigio che è avvenuto, e ancora stento a crederlo, è che, per la prima volta in vita mia, ho (quasi inconsapevolmente) redatto una sinossi esauriente (ma non esaustiva) della trama di un’opera letta. C’è voluto una premio Nobel perché succedesse. Alè!
Seguono dei riporti (tra parentesi è il numero della pagina) corredati con dei miei sapidi commenti: “Non potevo permettermi di rimuginare sullo strano comportamento della mia ancor più strana moglie.” – (21): chi o cosa non te lo consentiva? – “L’odore di carne. Il tuo corpo puzza di carne.” – (26): is this your Problem, dear? – “Non si intonavano all’impermeabile nero, ma non aveva scelta: non le era rimasto nessun paio di scarpe eleganti, perché aveva buttato tutta la roba in pelle.” – (29): fra poco butterai via il marito, di cui non rimembro ancora il nome: ma che m’importa?! – “Sicuramente era uscita senza reggiseno” – (30): dice quel bel tomo, che s’è accorto di questa tua stramba, nuova abitudine… – “Ho fatto un sogno.” – (32): lo dici ogni volta che qualcuno ti chiede il perché di quella tua regola che tanto inquieta (gli alri, non te). Perché non si fanno le carni loro, mi chiedo! – “… con lo sguardo fisso al soffitto e la faccia assente, come se lei fosse una ‘schiava del sesso’ e io il soldato giapponese che la…” – (38) anche razzista è! – “… i suoi capezzoli marroncini che trasparivano come macchie attraverso il cotone.” – (42) che belli! – “Qualcosa si è bloccato all’altezza del plesso solare.” – (54) è Yeong-Hye che pensa – “Nessuno può aiutarmi. Nessuno può salvarmi. Nessuno può farmi respirare.” – (55) sto cercando, cara, di farti la respirazione bocca a bocca, confida in me, su… – “Era un passerotto che aveva perso alcune piume qua e là.” – (58), sei un uccellino vegetariano che disdegna i vermiciattoli.
Finisce poco dopo la prima parte de La vegetariana. Nella seconda si parla di tanto di più, ahimè, anche di quella “macchia mongolica” – (59): che hai su una chiappa, e che (agli altri) sparisce nell’infanzia: e che a te è rimasta. Che tu, Yeong-Hye, non sia ancora del tutto uscita dal ventre materno? – “La situazione era innegabilmente bizzarra, eppure lei esibiva un’assenza quasi totale di curiosità…” – (89) curiosity killed the cat!, e tu non desideri che questo accada – “Quando la penetrò, una linfa verde…” – (98): da vis, forza… che se ne va! – “Io non volevo che si cancellassero…” – (99): i colori con cui tuo cognato t’ha tinteggiata. E che tu senti come naturalmente suoi.
M’inquieti, Han, per come descrivi i tinteggi del pene del partner destinato dal cognato all’accoppiamento artistico: per cui ho deciso di non commentarli. Chiedo scusa per questo, ma è più forte di me. Perché? Perché ho fatto un sogno… Che è sempre la meno falsificabile, delle risposte – “Sarebbero sembrati un corpo solo, un ibrido in cui si mescolavano il vegetale, l’animale e l’umano” – (113): non credo, non so – “Pensavo che bastasse smettere di mangiare carne per…” – (115): no, non è bastato, è rimasta lì.
La terza parte è Fiamme verdi. Perché non ho riportato i titoli delle prime due? Chi me lo spiega? – “… ma alla fine suonava storpiata, incomprensibile, il verso distorto di un animale.” – (127) nostro simile! – “… Pensavo che gli alberi stessero a testa in su.” – (146): si dice: la chioma degli alberi. – “Ho sete.” – (150), tranquilla, ora t’innaffio – “Non ho bisogno di mangiare, non più. Posso vivere senza. Ho bisogno soltanto del sole.” – (151): per la tua clorofilla? Ma va! – “Hai ragione. Le parole e i pensieri presto spariranno… Manca poco.” (151): tutto è relativo! – “Il tempo scorre.” – (152): 1 – “Perché, è così terribile morire?” – (153), si chiede Yeong-Hye – “Perché, è così terribile morire?” – (153), si chiede Han (e io con lei) – “Yeong-Hye era stata l’unica vera vittima delle percosse del padre” – (154): che Satana, nella Sua infinita cattiveria, o Chi per Lui, Lo perdoni! – “Il tempo scorre.” – (162): 2 – “Il tempo scorre.” – (165): 3 – “È solo un sogno” – (175): prima o poi anche quel rapido movimento oculare cesserà. Dopodiché…
… Punto e, spero, a capo.

Ecco che ora riappare, luminosa e lontana… Che cosa? La scrittura di Han… Chiara, delicata, immensa, micronica, sincera, madida di fiction, serena e drammatica, mai tragica. Non so se e quanto sia distante, ché non si può misurare con un metro. Né so se vi sia stata un’agnizione, una catarsi, anche perché, come accade alla maggior parte dei tuoi lettori (mia subdola ipotesi), anch’io non ho compreso del tutto come la storia sia finita, cara la mia giovane, esperta, tenera, durissima.
Chissà se ti rivedrò ancora, e non sto dicendo a te, Han (sicuramente ci sarà occasione), e non a te, piccola Yeong-Hye, ma alla tua grande ed eroica sorellina, In-Hye…
Come vorrei assaggiare il suo spirito… come vorrei che lei assaggiasse il mio…
Chissà che potrebbe pensare del tuo romanzo Ugolino della Gherardesca?
Chissà che avrei fatto io al posto di quel conte?
Non sono un integralista, io. Se Yeong-Hye lo è diventata, gli altri ne sono la causa.
Tutti noi siamo diventati quello che gli altri (fra cui ci siamo anche noi: Gli altri siamo noi, cantava quel tale) ci hanno fatto diventare.
Tutti noi siamo parti integranti e corresponsabili del Kósmo. Singolarità ed Entropia.
Written by Stefano Pioli
Bibliografia
Han Kang, La vegetariana, Adelphi, 2024
