“Il corpo sbagliato” di Francesca Spanu: una storia vera oppure un romanzo di formazione?

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Forse non ero pronto per un libro che sa essere anche duro. O meglio il libro è morbido, accogliente come il salotto di casa, ma la storia è dura. È dura, e fa male, e fa commuovere, e fa scoraggiare, e fa sperare, e fa stringere il cuore da trascinarti via.

Il corpo sbagliato di Francesca Spanu
Il corpo sbagliato di Francesca Spanu

“Il corpo sbagliato” è la storia di Cecilia, una giovane donna malata di obesità. Ma l’obesità è una malattia? No, nell’immaginario collettivo è una colpa, una colpa grave: e chi ne è colpito merita il pubblico disprezzo, le battutine fatte strisciare sotto voce e le occhiate di smorfie che ti chiudono fuori. Fuori della considerazione, del diritto di amare, del diritto di buttarsi nella vita come tutti.

Ma chi è obeso tutto questo lo patisce, lo soffre, lo umilia in maniera vigliacca. Quanto possono sanguinare i sentimenti di un essere umano? Quanto, se costretto nella soffocante gabbia di un corpo troppo abbondante?

La sofferenza si infligge gratis, e forse ti proietta in un’area di confort: lei, quella sbagliata, alla presa con i suoi demoni, con le sue dipendenze, e noi, salvi per miracolo, nella soleggiata isola tropicale dei normopesi.

Ecco l’avventura di Cecilia è una storia dura, ma è anche uno straziante grido in faccia a tutti quelli che non devono fare nessuno sforzo per essere accettati.

Il romanzo “Il corpo sbagliato” è uno scontro di due mondi: quello normale e quello a taglie forti.

È la storia di una donna bellissima, ma dentro un corpo troppo appesantito, che occulta la sua bellezza interiore.

Perché non riusciamo a vedere la bellezza quando le misure sono “fuori misura”? Invece dovremmo sentirci un po’ in colpa, se siamo in linea solo per essere in linea.

Il libro inizia giocando sui sentimenti. La ragazza obesa è la ragazza al centro del bersaglio del lanciatore di coltelli. Un lanciatore sbadato che una volta colpisce l’amor proprio e una volta l’autostima.

Ma dopo un incipit così denso e travolgente la protagonista si sottopone a una complicata operazione chirurgica, che le fa attraversare il portale verso il mondo “normale”. Ammessa finalmente nel cerchio magico delle misure standard.

Ma se il corpo cambia repentinamente, la mente continua a immaginarlo un dipinto di Fernando Botero. E il tanto sospirato normopeso diventa un calvario tutto da scalare. Dipendenze, demoni, e obesità trapassata si ripresentano nel nuovo lussuoso corpo, e la tempesta è ancora lunga da attraversare.

Il libro è una discesa tra le rapide taglienti del rapporto tra quel che appare e quel che si è veramente. Il titolo “Il corpo sbagliato” (Edizioni Il Maestrale 2025) di Francesca Spanu ci parla in presa diretta di un viaggio all’inferno e ritorno, ritorno con molte cicatrici.

È una storia vera? È un romanzo di formazione? È il racconto di un amore tossico?

No, via dalle etichette, via dalle definizioni preconfezionate. Il libro è tutto questo, e molto altro, e va scoperto inoltrandosi nella lettura, come inoltrarsi in un bosco oscuro, che forse ci si perde, o forse si conquista la luce e la coscienza. Viaggio verso se stessi, perché quella bellezza esteriore che è accettazione da parte degli altri potrebbe essere doping per l’anima. Sembra che quando l’aspetto combaci con il sogno, l’anima si nutra di anfetamine. Peggio ancora se ciò che manda in fibrillazione è un amore tossico.

La dipendenza forse è dentro di noi, sempre, e se è da cibo si vede, ma se è da amore sbagliato o da altri guai, si maschera, ma ti soffoca allo stesso modo.

Però le cose possono ancora cambiare, non diciamo come per non svelare troppo, ma il percorso del romanzo cattura attenzione e sensazioni, e ti tiene con il fiato sospeso quasi come un giallo, fino all’ultima pagina.

Ma allora è un giallo? Ritornano le domande sulle etichette. Forse, perché in un cero senso c’è il delitto: Francesca Spanu infatti uccide la Cecilia obesa, e poi il colpevole è difficile da trovare.

L’unico genere letterario che l’autrice dichiara è: “Storia vera”, autentica, ma romanzata. E il resto è musica; musica di un’alta cifra di scrittura, giustamente densa, che ci fa entrare dentro le emozioni sempre forti della protagonista, e nel covo delle sue debolezze. Si soffre con lei, e il fraseggio delle sue sensazioni è sempre pieno, mai rigonfio.

E poi entriamo nelle atmosfere dei luoghi… Ecco, è lì il segreto: non entriamo nei luoghi ma nelle atmosfere… nelle atmosfere delle marine, della luce crepuscolare di Cagliari, degli interni notte, o dei momenti di passione raccontati in piano sequenza con poche, sapienti, pennellate.

 

Written by Pier Bruno Cosso

 

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