“La parlate de ‘na vóte a Nerito” di Anna M. Cortellini: la ricerca di un tesoro linguistico nel Gran Sasso
L’opera ‒ altamente pregevole ‒ per la passione che la caratterizza è nata dall’urgenza e prende forma nella mente di Anna M. Cortellini prima ancora di essere concepita come libro.

La stessa autrice lo conferma nell’introduzione del libro “La parlate de ‘na vóte a Nerito nel Parco del Gran Sasso”: “[…] Ho intrapreso questo lavoro sul dialetto neritano perché ho constatato, con tristezza, che stava perdendosi per sempre a causa dello spopolamento sempre più evidente del nostro territorio. Di conseguenza la lingua madre di Nerito rischia di non avere più parlanti e quindi destinata a morire. Da questa preoccupazione sono sorte la necessità e l’urgenza di recuperare la nostra parlata […]”
Il libro dal titolo: “La parlate de ‘na vóte a Nerito” edito da Verdone Editore nel 2025, nasce dopo una lunga gestazione e ‒ pagina dopo pagina ‒ consente al lettore di tornare indietro nel tempo, agli anni dell’infanzia in cui il linguaggio era spontaneo e carico di magnetismo e per questo, il recupero del dialetto come manifestazione dell’identità, non deve rappresentare solo un procedimento sulla conservazione della memoria e sulla ricerca storica ma fare in modo di restituire al futuro una lingua viva e vitale piena di significati con tutta la sua potenza narrativa.
I capitoli abbracciano molteplici tematiche a volte emozionanti, come nel caso delle poesie altre, descrivono pezzi di vita molto divertenti: “[…] ‘Ndonie Lunghe, l’asculane, va’nnenze a la Croce;/ cummanne, motte’n file e azz la voce:/ Cammenete apprisse a li Sande,/ San Paule arrete e San Pitre avande.” (da “La Precissione de San Pitre e Paule”, un episodio realmente accaduto).
Questo dizionario è un vero e proprio viaggio alla ricerca del tesoro linguistico del nostro dialetto. Dentro lo scrigno dei ricordi di Anna M. Cortellini ci sono 30 anni di trascrizione dei termini, all’inizio di tipo archivistico, successivamente ripresa con più vigore, dopo aver compreso di non avere più interlocutori parlanti a causa dello spopolamento del territorio e dal bisogno di preservare la sua lingua mediante un dizionario che testimoniasse una traccia della sua esistenza. A tal proposito, l’autrice, nel suo lungo e paziente lavoro di ricerca volto a salvare il patrimonio linguistico si racconta nell’introduzione: “[…] Mentre scrivevo mi accorgevo che le stesse parole trasudavano significati che andavano oltre il vocabolo, quasi un concerto in cui si fondevano ricordi, orizzonti, sensazioni, paure. Ero affascinata e annotavo tutto su una vecchia rubrica. […]”
Nel sommario, dopo l’introduzione di Anna M. Cortellini e la presentazione di Berardina Clemente, seguono: “Il fuoco di Natale di Nerito”, “La Precissione de San Pitre e Paule”, il “Dizionario”, “Il cantastorie dei soprannomi e casati” della generazione novecentesca di Nerito, “Detti e proverbi”, “Esercizi commerciali” fino agli anni ’60 circa, “Artigiani”, “Le vie del sudore”, “Il bosco di San Pietro”, “Fonetica e Grammatica”, un CD di 30 minuti in cui viene spiegata la pronuncia dialettale e le illustrazioni grafiche, realizzate da Martina Di Felice.
Un recente passato ci ricorda quanto, per molti anni, il dialetto sia stato escluso dalle scuole perché segno di miseria, ignoranza e mancanza d’istruzione. Durante gli anni della migrazione interna ci sono testimonianze di esperienze traumatiche di bambini che arrivavano nelle scuole completamente dialettofoni, saturi di una cultura tradizionale locale corredata di usi e credenze.
Anna M. Cortellini lo narra nell’introduzione a pag. 9: “[…] da giovane il dialetto era ‘il parlare sporco’ di cui bisognava liberarsi! Ricordo ancora quando fui iscritta in prima media alla G. Carducci a L’Aquila. Che sofferenza! In italiano non sapevo parlare, in dialetto mi deridevano; allora tacevo!” Fortunatamente oggi le cose sono cambiate e l’inversione di tendenza restituisce un senso al rapporto lingua, cultura e memoria. Si torna a dibattere sull’importanza della conservazione del dialetto e dell’insegnamento dello stesso nelle scuole.

Prima di concludere vorrei ricordare che musica, teatro e poesia hanno da sempre offerto protezione e diffusione al dialetto in quanto divulgano un linguaggio universale, dimostrando che per salvarlo bisogna celebrarlo e pensare, talvolta, come affermava Italo Svevo che “La nostra vita avrebbe tutt’altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto”.
Nel giorno della presentazione del Dizionario di Anna M. Cortellini le parole sottoposte all’attenzione dei partecipanti hanno riscosso un grande interesse ed hanno unito la comunità tutta. Questa notevole partecipazione di popolo in fondo cos’è se non tutto l’amore per le proprie origini e dal forte legame per il dialetto?
Written by Carina Spurio
