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“America. Viaggio alla riscoperta di un Paese” di Federico Rampini: uno sguardo lucido sugli Stati Uniti

Vivo negli Stati Uniti, in New Jersey, dal gennaio del 2019. Non si tratta di un trasferimento definitivo ma, malgrado i regolari ritorni in Europa, attualmente non c’è dubbio che la mia vita sia qui.

America - Viaggio alla riscoperta di un Paese di Federico Rampini
America – Viaggio alla riscoperta di un Paese di Federico Rampini

Vivendo negli States – come del resto, da espatriati, in qualsiasi paese – si scoprono molti aspetti della nazione ben più complessi, e talvolta sorprendenti, di quel che ci si possa immaginare guardando “dall’esterno”, anche se si è ben informati e appassionati della sua storia e della sua cultura.

Questa premessa per poter dire che mi sono riconosciuto molto in tante analisi e descrizioni presenti nel libro più recente di Federico Rampini: America. Viaggio alla riscoperta di un Paese.

Per molti anni corrispondente dagli Stati Uniti per diverse importanti testate giornalistiche italiane, Rampini si è già da tempo trasferito in pianta stabile a New York, prendendo infine la cittadinanza americana.

La sua visione dell’America è quindi, appunto, “dall’interno”, ma con esperienza, spirito, cultura e capacità di analisi di matrice europea. È una visione molto lucida, equilibrata, equanime, anche talvolta con qualche tono di disillusione o di esasperazione rispetto a certi aspetti della way of life statunitense.

La “riscoperta” del Paese passa per una disamina di molti luoghi comuni – spesso errati – legati all’immagine della società americana quale viene percepita da chi la vede “da fuori”, magari dall’altra sponda dell’Oceano, e non la vive quotidianamente sulla propria pelle.

Una delle cose che maggiormente impressionano, in questo libro, è come, pur da intellettuale di dichiarata estrazione comunista, Rampini si scagli apertamente, e con una certa veemenza, contro le derive estremiste del politically correct, e anche contro altre – finte – aperture iperdemocratiche tipiche degli Stati Uniti attuali (anche in questo confesso di riconoscermi molto):

“Le rivoluzioni che vidi nascere con entusiasmo – MeToo, i matrimoni gay, le proteste di massa contro il razzismo della polizia – si sono trasformate nel pensiero dominante. Ciò che all’origine poteva sembrare anticonformismo oggi al contrario è una dottrina obbligatoria, oppressiva. (…) L’università americana, che era un tempio della libertà di pensiero, in molti casi è diventata l’esatto contrario. Ambientalismo apocalittico, ossessione per i diritti dei transgender e la fluidità del genere sessuale, supremazia delle minoranze etniche e colpevolizzazione dei bianchi come unici portatori di razzismo: questi sono i nuovi Vangeli per molti giovani americani.
Oggi chi incoraggia i nuovi arrivati a tenersi stretta la propria cultura d’origine sta cercando di demolire il patriottismo civico per sostituirlo con una coalizione antiamericana delle minoranze etniche.”

A proposito di quest’ultima affermazione, è illuminante la Conclusione del volume, in cui si illustra con estrema efficacia come il mosaico multietnico attualmente esistente negli States stia d’altra parte facendo naufragare il sogno di un effettivo melting pot: tanti ambienti sociali chiusi in se stessi invece di un vero confronto e mescolanza di culture.

Aggiungo a mo’ di chiosa a quanto sopra – un esempio preso da esperienze e conoscenze personali – il fatto che oggi in molte scuole americane sia proibito “imporre” la lingua americana standard ad alunni che parlino ad esempio l’African-American (o altri idiomi pidgin): uno dei tanti esempi di come il politically correct e l’apparente rispetto per le culture “altre” si trasformino in una micidiale discriminazione dissimulata – quali prospettive lavorative potrà avere un ragazzo che non sappia parlare che il proprio slang?

Sono parimenti interessanti alcuni altri distinguo che Rampini opera opponendosi al pensiero dominante, come l’analisi del difficile equilibrio, nelle comunità black, tra rivendicazioni sociali e bisogno di sicurezza all’interno delle comunità stesse: il movimento Black Lives Matter, come imprevista conseguenza, ha anche sdoganato certa criminalità comune di cui gli stessi abitanti dei quartieri black spesso rimangono vittime (finendo quindi con l’invocare loro stessi maggiore presenza della tanto vituperata polizia).

Oppure l’equilibratissima analisi dell’operato del Governatore repubblicano della Florida Ron De Santis, sbeffeggiato continuamente dai media progressisti come una sorta di trumpino – analisi che peraltro, tornando alla mia esperienza personale, coincide con quanto riferitomi da amici che vivono in quello Stato.

Il manicheismo ideologico è forse il maggior problema attuale di questa nazione, la cui tradizione democratica si è invece sempre fondata sulla civile discussione e il confronto tra i due poli politici. Come Rampini giustamente scrive:

“Le due Americhe non parlano un linguaggio comune, non cercano un’intesa sulla direzione di marcia del Paese.
La spaccatura geografica è una divisione etnica, politica, ideologica, di valori e di religiosità. L’America delle metropoli costiere ha molti più immigrati ed è segnata da questa diversità. È più progressista, vota democratico. Va meno in chiesa. Ha meno armi. L’America che sta in mezzo è tutto il contrario di quello che ho scritto qui sopra. Le due Americhe si guardano in cagnesco, ottengono le loro notizie da televisioni diverse, vivono in due realtà parallele, come due pianeti distanti anni luce.”

Perché un’altra cosa che si impara vivendo qui è che l’America non è New York o Los Angeles. New York o Los Angeles sono fenomenali mondi a sé, non rappresentativi del mosaico (ancora!) costituito da 50 Stati, ognuno dei quali ha un margine di indipendenza dallo Stato federale molto più ampio di quanto si possa pensare. Dove il Texas, ad esempio, ha un orgoglio indipendentista di tradizione secolare; il fattore o il rancher di Stati scarsamente popolati come il Wyoming, l’Idaho o lo Utah probabilmente non può non possedere armi in casa, e tende a guardare con sospetto l’immigrato, il che non impedisce loro di essere poi persone gentili e perfino ospitali (anche più degli abitanti delle città progressiste: sono in fondo i discendenti dei pionieri…); l’Oregon d’altra parte è invece uno Stato estremamente libertario, e via dicendo.

Federico Rampini
Federico Rampini

Viaggiando nelle molteplici realtà d’America si comprende meglio, sulla propria pelle, la radice sociale e psicologica degli orientamenti politico-ideologici delle diverse comunità americane. Il che del resto si inserisce nel triste momento storico globale, che vede un’esasperazione senza precedenti delle contrapposizioni politiche, un muro contro muro che pericolosamente sta attraversando tutto l’Occidente, una sorta di tribalismo di ritorno.

Tornando al libro, mi sono forse soffermato troppo, sopra, sulla sua parte destruens. Ovviamente Rampini non soffre di masochismo se ha deciso di continuare a vivere negli Stati Uniti (e neanch’io). Ma la sua visione lucida e di grande onestà intellettuale può forse contribuire a ribaltare i pregiudizi – sia quelli positivi che quelli negativi – di cui gli stessi mezzi di informazione europei sovente cadono vittima.

Nella mia esperienza di lettore, vi sono alcuni libri che riescono a cogliere l’anima (le anime) di questa nazione complessa, e America. Viaggio alla riscoperta di un Paese è certamente uno di questi.

Mi permetto di consigliarne altri: i recenti Questa è l’America e California (entrambi editi da Mondadori) di Francesco Costa, vicedirettore della testata “Il Post” e esperto viaggiatore negli States; il divertentissimo Notizie da un grande paese (Guanda) di Bill Bryson, scrittore nato e cresciuto negli Stati Uniti che, dopo aver vissuto in Inghilterra per quasi vent’anni, decide di ritornare in America con la famiglia, scontrandosi con le differenze di mentalità e i cambiamenti avvenuti nel frattempo nella sua terra d’origine; e infine l’ormai lontano (1986) ma ancora prezioso America di Jean Baudrillard (edito da SE), un bel saggio sulla psicologia di massa del popolo americano.

Illuminanti sono anche due libri di narrativa: la bellissima antologia New York Stories, a cura di Paolo Cognetti (Einaudi), con racconti che attraversano tutto il Novecento descrivendo le trasformazioni sociali della Grande Mela, e un romanzo, La vita facile di Richard Price (BEAT), bello spaccato sulle zone degradate sempre di New York. E infine il bel diario narrativo Finestre di Manhattan dello scrittore spagnolo Antonio Muñoz Molina, ex direttore dell’Instituto Cervantes newyorkese.

 

Titolo: America. Viaggio alla riscoperta di un Paese
Autore: Federico Rampini
Casa Editrice: Solferino 
Anno di pubblicazione: 2022
Pagine: 288
Prezzo: € 18
ISBN: 9788828209096

 

Written by Sandro Naglia

 

 

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