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Donne contro il Femminicidio #66: le parole che cambiano il mondo con Marianna Loredana Sorrentino

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

Jakub Schikaneder, Omicidio in casa (1890) - Femminicidio
Jakub Schikaneder, Omicidio in casa (1890) – Femminicidio

Ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Nelle loro parole, in risposta a mie specifiche domande o nella libertà di definire alcuni lemmi, tutte si sono espresse in una pluralità di voci e sfumature d’opinione, senza mai tradire l’obiettivo primo, ossia una lotta coesa contro la degenerazione della cultura patriarcale che può sfociare nel femminicidio.

Insieme si cambia il mondo. Insieme donne e uomini. Insieme, partendo anche da assunti diversi, ma che condividono il medesimo fine, nell’accoglienza di ogni forma di alterità.

Oggi è il turno, per Donne contro il Femminicidio, di Marianna Loredana Sorrentino, poliziotta, nasce in Svizzera da emigranti calabresi. Inizia la sua carriera artistica da giovanissima, prima nella danza, poi nel teatro, nella pittura e nella musica. Attualmente vive e lavora a Roma da oltre trent’anni, laureata in scienze giuridiche, cofondatrice dell’associazione culturale CiRCe, ideatrice del premio letterario “Perseide”, conduttrice di laboratori di scrittura e lettura, organizzatrice di eventi culturali, collaboratrice di testate giornalistiche, percussionista, atleta di discipline aeree circensi, artigiana del benessere. Con La Caravella Editrice ha pubblicato il romanzo “In un giorno come questo”. La trama si articola come un viaggio attraverso la storia, la religione, la società e le relative rappresentazioni della donna e si sofferma sul delitto d’onore. Nel 2021 pubblica con la stessa casa editrice “C’era una volta e ancora c’è il delitto d’onore – Nei tempi e nei luoghi della storia e dell’arte”.

 

E. F.: La storia delle donne è costellata di emarginazione, violenza, bramosia di possesso. Come è nato il suo interesse per la condizione femminile fin dai tempi arcaici?

Marianna Loredana Sorrentino: È stato un interesse spontaneo e inevitabile, d’altronde è anche la mia storia. A un certo punto è diventata quasi un’urgenza cum-prehendere il significato e le motivazioni di quel “codice” entro il quale l’universo femminile è stato costretto a muoversi dal paleolitico in poi, periodo storico fino al quale ha dominato un’impostazione sociale prettamente “matrifocale”. Ma ancora più necessario è stato analizzare il processo delle interazioni tra ciò che si aspetta la società dalla donna e la donna stessa, che mi ha consentito di capire il perché la donna abbia acquisito e accettato determinati schemi normativi, scritti e non scritti, per allontanarsi inesorabilmente dalla sua identità originale.

 

E. F.: Il delitto d’onore diventa simbolo del corpo della donna come campo di battaglia e oggetto di contesa fra maschi. Oggi si può parlare ancora di delitto d’onore?

Marianna Loredana Sorrentino: Il delitto d’onore come fattispecie giuridica è stata abrogata nel 1981, molto è stato fatto sia dal punto normativo che culturale, ma c’è ancora parecchio da fare. Certamente non esiste più la caccia alle streghe, donne perseguitate per il solo fatto di non volersi conformare al potere dominante dell’epoca, ma se vogliamo contestualizzarla, la dinamica della persecuzione è comparabile a quella che si innesca tra la vittima di violenza e il suo carnefice: al centro c’è sempre il rifiuto dell’assoggettamento e la pretesa del controllo, causato da un errato, e non ancora risanato, processo di identificazione del maschile e del femminile, con una concezione collettiva che tale fenomeno riguardi tendenzialmente solo gli altri e, inoltre, relegando erroneamente il significato di “violenza” quasi esclusivamente all’atto omicida e all’abuso. Per cui, se il delitto d’onore è la rappresentazione di una guerra che reitera l’antico concetto del dualismo, allora si può dire che oggi ha solo cambiato d’abito, ma continua a esistere travestito nelle “quote rosa” o nell’imbarazzo, più o meno latente, che scatta quando si parla pubblicamente delle proprie mestruazioni, per esempio.

 

E. F.: Cosa è cambiato nel corso dei secoli? L’evoluzione ha coinvolto le donne? Esiste un Rinascimento al Femminile (annosa domanda)?

Maria Loredana Sorrentino
Maria Loredana Sorrentino

Marianna Loredana Sorrentino: Nel libro si può trovare un excursus dall’epoca preistorica fino ai giorni d’oggi, dal punto di vista storico, sociologico, giuridico e anche artistico che ho trovato particolarmente intrigante perché, come dice il filosofo russo Plechanov “Non è l’uomo fatto per il sabato, ma il sabato per l’uomo, non è la società fatta per l’artista, ma l’artista per la società”, ossia la rappresentazione artistica è il reale specchio della società in cui viene realizzata. L’evoluzione femminile in alcuni contesti è stata addirittura prepotente, come in Francia, quando a fine ‘800 Olympe de Gouges pubblica “La dichiarazione dei diritti delle donne e della cittadina”. In altri si è ritratta miseramente, si veda il periodo fascista, quando le donne perdono molti diritti acquisiti con fatica, come l’insegnamento, e si inventa la parola “casalinga”, facendolo diventare addirittura un mestiere, affinché potessero riconoscersi, in qualche modo, anch’esse in una categoria, ma con il solo scopo di allontanarle dalla vita pubblica e produttiva.

 

E. F.: Quali sono a suo avviso le cause scatenanti del femminicidio?

Marianna Loredana Sorrentino: Le cause restano fondamentalmente culturali, in cui “onore” e “potere” assumono significati distorti. È impressionante verificare come sia ormai diventato un fenomeno trasversale che non distingue livello d’istruzione, provenienza e condizioni economiche. Nuovi fattori che non fanno alcuna distinzione sono legati ai moderni stili di vita, costruiti su esigenze materialistiche e fortemente narcisistiche, che ha innescato una competizione tra mondo maschile e quello femminile.

 

E. F.: E quali i mezzi per la reale soluzione della questione di genere?

Marianna Loredana Sorrentino: Non posso certo dare io la soluzione, ma ciò che mi sento di affermare è che dobbiamo puntare sulla nostra capacità di trasformazione. Siamo dunque metalli preziosi e se la storia ci ha costrette alla duttilità, facciamone una risorsa e soprattutto, senza mai cadere nel vittimismo. Dobbiamo partire da noi stesse, amare il nostro femminile e accogliere il nostro maschile, perché come Platone insegna, la forza dell’Uomo sferico, dell’Humanitas, sta nell’unione delle due parti. Nella bandella della copertina ne ho racchiuso il senso: “Sentirsi donna nella forma, esserlo nell’essenza. In una storia che ha diviso ora è tempo di alleanza col maschile fuori e il femminile dentro restando tua per sempre in un ritrovato equilibrio sulla via di mezzo”. Questo non vuol dire agire come un uomo, ma integrare il nostro essere donna in ogni ambito della vita, credendoci con convinzione, perché se non lo facciamo noi in primis, cosa possiamo aspettarci dagli altri?

 

E. F.: Crede nell’educazione sentimentale di bambini e adolescenti?

Loredana Sorrentino: È fondamentale e a supportarla dovrebbero esserci in primis i media, che hanno la grande forza e responsabilità di influenzare la formazione delle opinioni. Fino a quando il cinema lancerà l’immagine di donne necessariamente bellissime per poter attrarre, eroi salvatori di principesse in pericolo e un oceanico di maschi, in cui Nemo trova una Dori sciocchina e smemorata, si trasmetterà l’idea che la donna sia meno preziosa e utile e le nuove generazioni troveranno normale che il loro capo sia un uomo.

 

E. F.: Quali sono i suoi prossimi progetti?

Marianna Loredana Sorrentino: Sto portando avanti un progetto nelle scuole superiori, in cui dialogo con i ragazzi sulla libertà e sui diritti e, facendoli diventare protagonisti nelle vesti di deputati, si simula una seduta del Parlamento nella formazione di una legge. Il mio contributo per “educarli al sentimento”, avendo anche un figlio di quasi 20 anni. Inoltre sto lavorando su un nuovo libro, un ritorno al romanzo.

 

Written by Emma Fenu

 

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