Terza edizione del Contest nazionale di poesia “Free Poetry” – partecipazione gratuita

“Voce, Musica, Pittura, Poesia…/ con loro, le emozioni rivivono,/ con vigore risvegliano/ il bel ricordo di ogni passato/ che avvolgeva l’anima./ Ogni Talento rappresenta/ un poderoso ritorno/ ai tumulti del cuore/ rimasto inalterato nel tempo/ che, a dispetto degli eventi bui,/ si regala all’Eternità” – “Talenti immortali” tratta da “Pensieri” di Teresa Stringa

Terza edizione Contest Free Poetry 2022
Terza edizione Contest Free Poetry 2022

Regolamento:

1.La terza edizione del Contest nazionale di poesia “Free Poetry” è promossa dalla casa editrice Tomarchio Editore in collaborazione con il portale web Oubliette Magazine La partecipazione al contest letterario è riservata ai maggiori di 16 anni.

La partecipazione al Contest è gratuita.

Il tema è libero.

 

2. Articolato in una sezione:

A. Poesia (limite 100 versi)

 

3. Per la sezione A si partecipa inserendo la propria poesia sotto forma di commento sotto questo stesso bando (a fine pagina web su “Lascia un commento”) indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con poesie edite ed inedite.

Le opere senza nome, cognome, e dichiarazione di accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via e-mail ma nel modo sopra indicato.

Importante: cliccare su Non sono un robot, è un sistema Captcha che ci protegge dallo spam. Per convalidare la partecipazione dovrete anche voi cliccare sulla casella.

Ogni concorrente può partecipare con una sola poesia.

 

4. Premio:

“Free Poetry” vedrà un solo vincitore.

Il premio consiste nella pubblicazione di una raccolta poetica di circa 100 pagine, in modo interamente gratuito per l’autore risultato vincitore.

L’autore vincitore riceverà un contratto regolare di pubblicazione.

L’annuncio del vincitore avverrà a fine agosto 2022.

“Free Poetry” avrà cadenza annuale.

Nel 2020, la prima edizione del Contest ha visto come vincitore il poeta Francesco Paolo Catanzaro con la pubblicazione della silloge “Dal profondo dei nostri sospiri”. Nel 2021 la seconda edizione ha visto come vincitrice la poetessa Antonietta Fragnito con la pubblicazione della raccolta “La rosa, la cosa, l’anarchia del verso”.

 

5. La scadenza per l’invio delle opere, come commento sotto questo stesso bando alla voce “Lascia un commento”, è fissata per il 10 agosto 2022 a mezzanotte.

 

Tomarchio Editore
Tomarchio Editore

6. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta dall’editore Rosario Tomarchio e dallo staff della casa editrice Tomarchio Editore.

 

7. Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.

 

8. Si esortano i concorrenti per un invio sollecito senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.

 

9. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione per e-mail: segreteria@tomarchioeditore.it indicando nell’oggetto “Info Contest Free Poetry” (NON si partecipa via e-mail ma direttamente sotto il bando), in alternativa all’email si può comunicare attraverso la Pagina di Facebook: https://www.facebook.com/Tomarchio-Editore-103044724670916/

 

10. È possibile seguire l’andamento del Contest ricevendo via e-mail tutte le notifiche con le nuove poesie e racconti brevi partecipanti al Contest Letterario; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvertimi via e-mail”.

 

11. La partecipazione al Contest implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (Gdpr 679/2016). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

 

Buona partecipazione!

 

116 pensieri su “Terza edizione del Contest nazionale di poesia “Free Poetry” – partecipazione gratuita

  1. Johanna Finocchiaro
    Dicharo di accettare il regolamento

    Ispirata a Claude Monet – Le ninfee (1907)
    DITA

    Cos’è che sento?
    Osservo le dolci ninfee:
    ci vedo dita.
    Le dita divine di Dio.
    Le dita umane e affascinate dell’artista, conquistate.

    Questi colori fatti d’acido e memoria, veloci.
    Nessun tempo e nessun luogo.
    Il fotogramma di un cuore puro.
    Ecco ciò che sento.

    E la vita, a guizzi,
    che collega le dolci ninfee danzanti tutte,
    gentilmente.
    E la gioia.
    E il giallo che amo e rincorro.

    Ci trovo ciò di cui ho bisogno.
    La confusione nell’ordine naturale.
    Mi chino; troppa luce.
    Ne ammiro di gusto tanta sapienza. Muta.

    Il genio ch’esplode negl’occhi.
    Che dipinge le acque, i laghi, i monti e i loro fiori

    poi,
    tra frenetiche mani e nuvole viaggiatrici.
    Che veste infine noi,
    di quiete.
    In eterno.

    Il genio, il capolavoro che si materializza, Dio.

    1. angela rosauro
      dichiaro di accettare il regolamento

      Senza rumore

      Di zefiro profumata
      tenera foglia
      ondeggia i suoi verdi
      fin su le chiome più ardite
      per poi lumeggiare lungo gli argini ciottolosi
      di fiumane ancora gonfie
      appena nata e già raminga
      troppo esile che la sua corsa si plachi
      mugghia gagliardo vigore
      il ruggito del maestrale
      presagio d’inverno vicino
      enfia
      ombrosi marosi
      risale indomito oltre la battigia
      serpeggia mulinelli dorati
      striscia trascina sbatacchia
      ritroso granello
      appena bagnato
      s’impenna grandeggia
      sbanda poi fugge lontano
      dove il rimbombo del mare
      è solo ricordo
      pure
      il candido fiocco
      volteggia leggiadro
      le fragili trine tenute dal niente
      sembra galleggi
      al ritmo ansante del gelo di bora
      breve un istante
      fino a svanire di opaco lontano
      così
      le nostre vite
      dentro questi svogliati giorni
      rotolano
      senza far rumore

  2. Thea Matera
    Dichiaro di accettare il regolamento
    WINDSWEPT TREES(Alberi spazzati dal vento)

    Non guardi la bellezza
    che affolta svernate pólle,
    la postilla scritta in ombra
    della “Fantasia di Munari”,
    l’alchimia di silenzi
    in giri di filari,
    l’ottimismo del Balla futurista?
    In te non sussulta la vertigine
    che spezza il solco di catrame,
    nella benedizione di cieli tersi,
    di binari siderali della mente.
    Non riconosci il merito
    di estrosi ritrattisti e saltimbanchi nelle febbrili luci di Montmartre, nelle sfumature oblique
    del faubourg,
    nell’armonia Blu Dodger
    della Metafora,
    dove tremano iridi nei lampioni, dove incontro il senso
    della resa, ai piedi della Croce.

  3. IL TRENO DELLA VITA CON MIO FIGLIO
    —————————————————————-

    La tua mano, piccolissima,
    si perde nella mia

    Ti devo portare nelle strade del mondo

    Mi volto
    Un treno passa veloce, e non si ferma

    Ritorno a guardarti

    La mia mano, tornata piccola, si perde nella tua

    Mi volto
    Il treno ritorna lento, e si ferma

    È ora di andare
    Il treno non puo aspettare le nostre lacrime

    1. INCANTO ETERNO

      Ch’io fui ora non so
      s’è perso
      nella notte dei tempi

      sbocciavano le primule
      nell’abbraccio del sole

      le stelle si tuffavano
      nel mare argenteo
      baciato dalla luna

      un altro colore
      negli occhi solcati
      il tempo non concede

      lo stesso amore
      lo stesso odio
      gli stessi gemiti

      come petali nel vento
      si radunano in pensieri
      e si fermano

      dove si scioglie il nodo
      e la pioggia straripa

      nella sponda dell’anima
      seppellita da ciottoli di rena

      in un nebuloso volo
      che ha ingabbiato un arcobaleno
      nel pozzo dell’eternità.

      Antonella Vara – accetto il regolamento

  4. SINFONIA DEL GIORNO NUOVO
    ( Alla Poesia )

    Vederti uscire al mio desiderio
    da un lampo di turchese
    per mescolarti alla linea
    luminosa del mattino.

    Di smisurata meraviglia
    trovarti in questi versi
    che mi fanno chiudere le palpebre
    dischiudere le labbra

    in una sinfonia quasi d’ estate
    che dopo inverni caduti
    è così leggera nei giri della luce
    fra i campi di lavanda e le nuvole.

    Aspettarti dove il giorno raddensa in giorno
    sulle finestre già aperte,
    attraverso e sopra di me
    il futuro scolpito per l’eterno
    sui profili delle pietre al sole

    sopra il chiaro delle stelle
    del medesimo chiarore
    di questo mio sorridere bagnato
    di brina tra un refolo e il silenzio.

    Saperti ovunque e altrove
    come le voci del mondo
    che vanno e poi tornano
    nel respiro calmo dell’ alba

    come a quest’ ora un amore
    nel sonno lasciato
    ad un velo di foschia
    e al tempo dietro il tempo.

    Di là dai muri, di là dalle guerre,
    saperti qui come la vita attorno
    che rinasce in uno sguardo.
    Inatteso come il profumo dolce dell’aria.

  5. Francesca Santucci

    COME FRA I ROVI IL GIGLIO DELLA VALLE

    Da tempo, ormai, dea del mistero
    ancòra nel mio cielo oscuro orbiti, madre,
    luce e respiro nelle mie notti insonni,
    vento per l’aria nei giorni della nebbia.

    Pensiero palpitante oltre la morte,
    nel cuore inevitabile risiedi,
    placido come si giace la rugiada
    cristallina nel ventre del suo fiore.

    Viva bellezza nella mia solitudine
    fiorisci come il candido mughetto,
    araldo di primavera fra le erbe nascosto,
    alle farfalle ignoto, ma non al chiar di luna,
    che il suo profumo suscita e diffonde.

    Ombra sulla mia anima la tua assenza grava,
    stupore di sogno s’invola il tuo ricordo
    che non cancella il tempo né l’oblio
    e sfolgorante nel silenzio irrompe,
    come fra i rovi il giglio della valle.

    (accetto il regolamento)

  6. Basta armamenti !

    Vorrei sentire qualcuno (finalmente)
    a gridare forte : “basta armamenti” !
    Vorrei vedere i capi di stato
    a fare qualcosa di giusto una volta tanto …
    a ribellarsi … ad arrabbiarsi …
    a incavolarsi come si deve
    contro coloro che creano certe porcherie …
    contro chi ammazza la gente …
    anche (e quasi sempre) quella che non c’entra niente !
    Sentir dire ancora nel duemilaventidue
    che si stanno ammazzando tra fratelli …
    gente sicuramente creata nemica senza ragione
    da un qualcuno senza cuore …
    con in testa solo interessi …
    solo denaro e solo colpi di cannone !
    Qualcuno che addirittura si diverte
    a far demolizioni !
    Poveri noi che concia …
    poveri noi in che mondo viviamo …
    e poveri i nostri giovani … che sono si il nostro “futuro”
    ma che si ritroveranno tra le mani
    un mondo rovinato da un’altra inutile guerra
    voluta da gentaglia che nella testa
    sicuramente non hanno il cervello …
    hanno dentro solamente
    (molto … ma molto sporca)
    cattiveria mischiata con solo ghiaia e terra !

    Accetto il regolamento

  7. L’ASSEDIO

    Lascia che te lo dica
    questo chiasso ostile
    è un ostacolo alla luce
    l’assedio preme ogni pietra

    Ti conviene
    incamminarti nella bruma
    racimolando raggi al crepuscolo
    che sfiora la fresca notte

    Continuare a sperare
    e lasciare scalfitture di unghie
    sulla parete
    non serve ormai
    verremo espugnati prima dell’alba

    Dopo non resterà
    altro che vegliare
    accanto ai solchi
    di un autunno dai semi insonni
    verso un’inutile estate
    di terra orfana di spighe

  8. Rosamaria Manca
    Accetto io regolamento.
    Nemica è la menzogna.

    Arrivi tu, che nel mio petto rimbombi come se si alternassero passi d’uomo, e forte ed incalzante mi spezzi il fiato. Paura, abbandonami, permettimi di alleviare ogni singolo turbamento tramite la scrittura e di deliziare tramite questa dell’autenticità. Come posso adesso trovar pace se non attraverso lei? E come posso trovare verità se ogni ipocrita menzogna mi ammalia? La poesia è l’arte di rivelare preziose verità con le parole, ed io non posso più trovare salvezza se tu mi sottrai da essa.

  9. Diego Civita. Sezione A( Accetto il regolamento)

    “Dell’Amore”
    Non è bastato un nome,
    per sedermi accanto a te,
    Venere e traiettoria dei pensieri,
    son salito sul monte
    e ho ritrovato di te:
    ogni segno,
    ogni gesto,
    degno,…
    d’una natura madre,compagna e amica.
    Hai fermato il tempo
    e congelato il mio sangue
    e insieme siamo andati a dipingere la storia.
    Un epigrafe ti ho giá scritto,
    per sempre…
    sul letto dell’ amore!.

  10. Pastore di sillabe
    Quando le giornate si fanno buio
    l’ombra diserta i confini
    fa voce d’eguale
    mette i raggi al cielo
    perché pedali più in fretta

    Così tu dici
    quante parole restano sospese
    a lacrimare di solitudine
    come nuvole da ultimo si dissolvono
    se non fanno gregge

    Mi spingi
    a diventare pastore
    a riunire le sillabe disperse
    a farne corpo
    per assecondare la luce
    salvare con la bellezza il mondo

    (Accetto il regolamento)

  11. Francucci Sara
    Accetto il regolamento

    COS’E’ UNA MAMMA?

    È la mano che culla il mio lettino adorno di balocchi
    e aspetta lì finché si chiudessero i miei occhi
    cantando sino all’imbrunire nenie d’amore
    avvolgendomi col suo calore.

    È la mano che regge il mondo
    in quest’assurdo girotondo
    se cado mi rialza con quella forza ardita
    e con un bacio portentoso cura la mia ferita.

    È un mirabile esempio di benevolenza e d’umiltà
    perché mi ha insegnato che il saper pregare è la via della felicità
    soprattutto nei momenti di sfiducia
    perché infonde nel cuore la pace infusa.

    È un’ombra che si nasconde nella stanza accanto
    e io le continuo a parlare senza nessun rimpianto
    perché una mamma anche se non la vedi
    è ancora lì ai tuoi piedi.

    Una mamma è colei che vivrà sempre nel cuore di ogni figlio
    con l’eleganza e profumo di un giglio.

    Il sorriso di un figlio è la pace di una madre.

  12. POESIA

    Poesia
    magica parola antica
    agognata
    nelle varie Odissee umane

    Poesia
    parola inedita della Storia
    quando i vagiti
    apparivano lontani

    Poesia
    incanto futuro
    dell’eventuale possibile

    Intanto Poesia
    mi è guida

    Filomena Gagliardi
    (accetto il regolamento)

  13. FUOCHI D’ARTIFICIO

    Un bagliore di luce,
    il rombo di tuono,
    un bianco raggio
    irradia il suo colore,
    e come corolla
    nel cielo si apre,
    rapido passaggio.
    Se non trovi la parola
    nella notte serena,
    cerca un bagliore,
    un fragore di tuono
    un raggio verde,
    lungo, abbagliante
    che il buio disperde,
    e uno rosso a seguire
    in fuga improvvisa,
    cascata brillante,
    meteora nel cielo,
    regnante.

    Paola Cuneo
    Accetto il regolamento

  14. DOLCI RICORDI

    Oggi m’illumino di dolci ricordi,
    ricordi meravigliosi del mio Paese:
    Vizzini, bellissima cittadina
    dove è nato Giovanni Verga,
    anche il mio bisnonno si chiamava
    Giovanni Verga e una volta si sono incontrati
    a Vizzini e sono rimasti amici.
    Vizzini, con la mia stupenda famiglia.
    Mio papà, bravissimo musicista d’Opera,
    faceva concerti in tutta la Sicilia,
    anche con la banda in tutte le belle feste
    del nostro amatissimo Paese!
    Mia mamma, sempre elegantissima e bellissima,
    mi comprava sempre tanti bei vestiti,
    scarpe, borse ecc. ecc.
    Mio papà mi riempiva di libri, riviste,
    occhiali da sole, profumi e creme per il viso.
    Eravamo felicissimi,
    mio papà era il capo del pastificio,
    che forniva pasta buonissima
    in tutta la Sicilia e parte dell’Italia.
    Io per amore ho lasciato tutto,
    la scuola, i miei genitori,
    due fratelli, uno di sedici anni
    e uno di quattro anni.
    Siamo partiti per l’Australia
    in viaggio di nozze nel 1964
    e siamo ancora qui.
    Siamo ritornati tante volte,
    dopo un anno ci siamo comprati la casa
    e ormai la nostra vita era a Melbourne.
    I miei bambini non volevano tornare a casa,
    amavano tantissimo i miei genitori
    che gli compravano tutto
    e li portavano sempre a farli divertire,
    ma siamo ritornati sempre qui,
    nonostante il pianto dei nostri bambini
    che non volevano lasciare
    i carissimi nonni e gli zii!
    Ho sempre pianto per i miei tesori lontani!
    La lontananza è un dolore incredibile!

    (Accetto il regolamento)

    1. POLO ANDREA
      ACCETTO IL REGOLAMENTO

      MI CADONO DENTRO LE FOGLIE
      Mi cadono dentro le foglie
      e quando fiorisco
      Non se ne accorge nessuno
      in questo autunno del cuore
      piove così tanto adesso
      il dolore delle madri
      su entrambe le sponde
      salici in ginocchio lungo i fiumi
      con le mani nell’acqua
      per sentire l’ultima volta
      il sangue dei loro figli
      morti in battaglia che scorre.
      ANDREA POLO

  15. PRIMAVERA NELL’ ARIA
    Primavera nell’aria
    sulle ali del vento
    arriva mite e bonaria
    e il mondo, contento,
    le spalanca i suoi regni
    mentre sui rami degli alberi
    lei traccia disegni
    di fiori candidi e teneri
    come pensieri fatati
    da ammirare incantati
    Primavera nell’ aria
    ha passi timidi, esitanti
    ma una bellezza straordinaria
    e profumi e colori, tanti
    che riempiono gli occhi
    come nitidi e abbaglianti
    raggi di sole su mille specchi.

    accetto il regolamento

  16. Luciano Tarasco. accetto il regolamento

    ALLORA

    Allora non posso scordare
    quando sei stata qui
    ho visto gli oggetti spostati
    i miei occhi guardavano altrove
    disciolti nel letto del fiume
    mi hai mostrato il bagliore
    di pietre trasparenti nell’acqua
    ed ho allungato la mano
    come la pinna di un pesce
    a cercare il tuo sorriso
    sopra i filari del sole
    dove sembravi fuggire
    forse sulle ali di un cigno
    forse sulla dorsale di un satellite
    con quelle grandi antenne d’insetto
    come pertiche sulle quali m’arrampico
    invano

  17. SERENATA
    per il 79° di mia moglie

    Tremolante moccolo ormai di candela,
    se fossi Paride, solo a te darei la mela.
    Berlusconi? Uno sull’altro, cento milioni.
    Massimo Bottura? Una cena al chiaro di luna.
    Un giullare medievale? A più voci, un madrigale.
    Atropo, fra le Moire assassine? Una vita senza fine.
    Se poi fossi Renzo Piano e avessi potere,
    contro tutte le norme da osservare,
    una casa ti costruirei, sulla scogliera,
    a meno di un metro dalla riva del mare,
    con una grande veranda scoperta, dalla quale
    lanciare l’amo innescato per pescare,
    e la sera guardare affacciati le lampare
    lontane luccicare,
    accanto a un vecchio grammofono
    pieno di vecchie tue canzoni,
    da ascoltare secondo le emozioni:
    …un gusto un po’ amaro di cose perdute,
    di cose lasciate lontano da noi.
    E se infine fossi Argo, con l’aiuto di Atena
    ti costruirei una grande barca a vela,
    con la quale entrare nei porti che sognavi, e approdare
    a Corinto, a Epidauro, a Rodi, a Mitilene …
    e qui domandare dei posti dove si mangia bene,
    servita da Apollo in persona come cameriere.
    E dopo cena via a ballare su una rotonda
    del litorale del mare Egeo, tra i lampioni
    del lungomare, insieme alle figlie di Nereo.
    Ma non sono che un barbone, un miserabile
    straccione, vedo bene che ti accontenti
    di una serenata senza strumenti, sconclusionata,
    non suonata e non cantata sotto la finestra
    come si conviene,
    come fa un degno amante all’innamorata,
    lo so che ti basta il semplice saluto
    della mia anima maldestra,
    tanto tanto tanto spaventata.

    1. “Quarantena”

      Caffè bollente
      e solo una tazzina
      “ guarda che si fredda”
      così
      m’abbracci
      ti mando un bacio
      “lascia un poco aperto”
      che senta i passi
      il gatto
      il pane appena sfornato.

      – accetto il regolamento

  18. Vincenzo e Mara
    (Monia Minnucci- Dichiaro di accettare il regolamento)

    E mi si ferma l’anima,
    non più tu a battermi nel cuore,
    io, il tuo alito,
    tu, la mia pelle,
    noi, l’amore dentro la carne,
    la bellezza dentro,
    dal momento in cui il cielo m’ha trafitta.

    Quella speranza, che io non sono,
    con morbide lettere ha costruito un nome,
    e tu, in me, ma lontano,
    così nascosto da poterti solo sfiorare.

    Il primo gioco segreto,
    con le mani mi carezzavo aspettando l’attesa,
    così certa di vita,
    così sottile luce,
    ma tu,
    difficile da trattenere,
    del paradiso ti sei fatto raggio
    nel distacco impossibile del sangue.
    E vorrei tenerti in grembo come un fiore.

  19. NADIA TURRIZIANI

    L’Amore

    Una piccola finestra
    sul cortile del nostro amore
    cattura immagini d’altri tempi
    e sensazioni di antichi sapori.
    Gorgheggiano i nostri cuori
    all’unisono
    e zampillano i nostri occhi
    colmi d’amore.
    Detesto la cattiveria altrui
    propensa a giudicare
    a titolo gratuito
    l’unione indistruttibile
    che incatena i nostri cuori.
    Gli anni di differenza
    per loro un abisso insormontabile
    sono per noi
    amanti e complici
    solo il completamento
    al nostro essere
    di uomini e amanti.
    Possa il nostro amore
    essere d’esempio
    affinché
    i cuori gelidi e insensibili
    degli uomini
    possano finalmente intiepidirsi.

    – accetto il regolamento

  20. COSA RESTA
    Si disperde tra le dita la vita
    come sabbia sulla battigia
    raggiunta dal vento.
    Si eclissa tra gli anfratti
    levigati dall’acqua sulla costa.
    Si infrange come spuma
    sulle rocce e si dissolve.
    Dentro la terra ogni
    cellula del corpo svanisce.
    Si converte in polvere sottile
    in cibo che nutre
    lo stormire di foglie caduche
    che accolgono passeri più effimeri
    delle nostre membra evanescenti.
    Tutto ci sopravvive.
    Il cielo resta immutato
    al nostro scomparire.
    La terra ci accarezza e
    torna a farsi grembo
    per le nostre ceneri impalpabili.
    Si dissipa in un batter d’ali
    l’involucro di questo spirito
    indomito
    e resta un flebile fruscio
    che migra in un filo d’erba nuovo.
    Incurante dei nostri spasmi
    di visibilità
    il cammino- schivo -ricomincia
    senza il nostro consenso.
    (G.Mastromarco)
    poesia di Grazia Mastromarco
    Accetto il regolamento

  21. A TE

    Sei il mio tramonto in riva al mare.
    Sei l’aria di primavera.
    Sei il mio buongiorno.

    Sei il mio sentiero tra gli alberi,
    il mio rifugio,
    la mia sorgente.

    Sei la carezza del vento.
    Sei neve silenziosa.

    Sei sogno e canto,
    notte stellata
    e rugiada delicata.

    Sei la mimosa in fiore.
    Sei il melograno attraente
    e il primo grappolo d’uva.

    Sei il tempo
    che mi si poggia addosso
    modellandomi.

    Sei tutte le emozioni che vorrei vivere.

    ACCETTO IL REGOLAMENTO

    1. La nuova voce

      Settemila anni fa
      non c’era la scrittura
      ma esisteva la parola
      nessuno poteva rubare all’amante
      i versi che fluivano
      fuggendo come turchesi
      dal filo che li univa

      I primi segni contarono
      e compilarono
      diversamente dalle pietre scheggiate
      che disegnarono subito
      i fianchi delle donne.
      Ma ora la parola udita
      era anche vista

      Come un attore
      La linea cambiò nuovamente ruolo
      Fece diventare la mano voce

      Dopo un po’ di tempo
      l’amante capì la voce visibile
      ora c’era, lo aspettava
      pronta a portare i suoi versi a tutti
      non solo all’amata

      -Accetto il regolamento

  22. Spostamenti consentiti
    per “attività motoria all’aperto”

    Oltre una sbarra di ferro
    Arrugginita,
    Tra due quartieri
    diresti pasoliniani,
    un sentiero ti porta
    verso un luogo che non
    è un luogo,
    in un parco che non è
    un parco,
    dove c’è un bosco
    che non è un bosco,
    un rovo che non è
    un rovo.
    Tra il fango in un canneto
    ridono gialle ginestre
    s’insinuano bianche
    le pratoline
    e il lockdown dice:
    “non ti scordar di me”.
    (Roma, primo giorno di primavera 2021)

    Accetto il regolamento

  23. Il diversismo poetico

    Quella che narrare voglio stasera
    è la favola di un sogno antico
    nella speranza che divenga vera
    e ci riconsegni un mondo amico.

    A nulla serve sennò poi il sognare
    in notti uguali ma sempre magiche
    ove s’annulla il lento divagare
    nel rimembrar di storie fantastiche.

    Come un cantastorie compongo rime
    per calmare il mio demone inquieto
    spiccando voli fin sull’alte cime
    sfiorando nubi timoroso e lieto.

    Come fiori esili e profumati
    ci doniamo docili alle farfalle
    per esser qual fragranze trasportati
    incontr’ogni collina monte e valle.

    Il nettare nell’aria si dissolve
    mentre l’amore potrebbe spiegare
    come un vetusto scritto che risolve
    il significato della parola amare.

    Sarà forse tutta pura fantasia
    che con tenerezza va oltre la realtà
    oppur mera illusione o utopia
    che allontana dalla quotidianità.

    Forse son’io che sento il bisogno
    di qualcosa di nuovo nell’esporre
    al continuo mutare dell’ingegno
    che in mio soccorso talor’accorre.

    Potrà sembrare una fiaba strana
    che di tutto parla e non dice niente
    ma è questo il mistero che dipana
    ciò che proviene dall’astrusa mente.

    (Accetto il Regolamento)

  24. Miriam Bruni
    Accetto il regolamento

    “Dodecasillabi sotto-chemio”

    Una poesia per intero? Sono giorni
    che non la scrivo. La stanchezza mi vive
    aggrappata – più di un nugolo di figli
    alla coniglia. E a breve avrò un seno
    in scatola, e capelli finti, di fibra
    sintetica. Ma la luce e l’amicizia
    mi distendono la fronte – facendomi
    beata. Alle vene già chiedo di essere
    brave nelle prossime settimane. Ma
    le recisioni più lunghe da guarire, 
    le asportazioni più dure da accettare,
    non riguardano ciò che stava sopra,
    bensì dentro il cuore.

  25. Mariupol (Ukraine)- marzo 2022

    Soffro con te
    insieme ai tuoi logaritmi mentali,
    sul cuscino di cotone a fiori
    dove appoggi le ciglia finte
    di un recentissimo passato.

    E’ l’ora della guerra.

    Le bombe esplodono
    a distanze sempre più vicine,
    il sibilo assassino mi contorce le budella.

    Vorrei scappare nella notte fredda
    col mio colbacco d’aviatore
    e l’uniforme lisa accartocciata sotto il letto.

    Non c’è più ragione per vivere o morire,
    il mio domani si perde fra le stelle,
    annientato da futili pretesti e falsi arrivederci.

    Il pensiero sorvola ormai le nostre teste
    per cadere poi sconfitto
    nelle trincee delle nostre atrocità.

    Accetto il regolamento

  26. Simone Turri
    dichiaro di accettare il regolamento
    AMORE AD ALTA QUOTA

    Il viaggio più bello è l’amore
    Assapori ogni attimo di questo straordinario sentimento
    Vivi ogni istante come fosse unico, come fosse l’ultimo
    Vorresti toccare il cielo con un dito, se potessi
    Vorresti correre come la luce, se potessi
    Vorresti fermare il tempo, se potessi

    Il viaggio più bello è l’amore
    Sali ad alta quota per le vie infinite del sentimento
    Vedi ogni aspetto come fosse idilliaco, perfetto
    Vorresti invecchiare mai, se potessi
    Vorresti gridarlo all’universo, se potessi
    Vorresti esplodere di felicità, se potessi

    Il viaggio più bello, lo so, è l’amore

  27. Nicola Matteucci
    Dichiaro di accettare il regolamento

    SCHEMI

    Cosa mi sta sbaragliando?
    Il brontolio di mille stomaci,
    ruminando e ruminando?
    Il vezzeggiare delle pagine vuote?
    Sta arrivando il solito tsunami:
    son bimbi o gabbiani a gridarlo?
    M’impalano sensi di colpa antichi,
    la crudeltà dello spremiagrumi.
    Rifuggo circolare
    in questi miei noiosi universi
    dove i pianeti
    son sassolini nella scarpa fradicia.
    Lineare passo da questo a quello,
    al da fare e non fare
    in nome di gogne e pomodoricidi.
    Volo via con quest’odore di limonene e carvone:
    non si vede, che peccato!
    Ma è ancora notte:
    il preciso cosmo dei vestiti sulla sedia
    mi suggerisce
    quanto sia pericoloso pensare ora.

    1. Giovanna Fracassi

      Accetto il regolamento

      Ci sono amori

      Ci sono amori
      che nascono per una sola stagione
      giacciono poi dimenticati
      oppure sembrano sopiti
      dormono nelle illusioni
      e s’inerpicano con coraggio
      sui sentieri più sconnessi della vita
      senza neppure una meta.

      Ci sono amori
      che si cercano senza saperlo
      si vogliono scordare
      e invece restano
      nei viaggi immensi e profondi
      sulle onde intermittenti dell’anima

      e s’odono appena
      come un’eco lieve
      proprio quando il cuore
      trema di sgomento
      e di solitudine
      o palpita d’emozione.

      Ci sono amori
      che improvvisi ritornano
      si riconoscono
      e di nuovo si scelgono
      per quel per sempre
      finalmente pronunciato
      a fior di labbra
      sul ciglio dell’eternità.

  28. Sorvolo
    In cerca delle parole
    che mi facciano volare
    io e te in mezzo al mare
    come due gabbiani che
    sorvolano dall’alto.
    Silenzi assordanti e
    rumori silenziosi
    si incrociano come le onde
    che confondono i nostri pensieri.
    Ahimè io povero in questo mondo
    mi giro intorno
    ho paura di trovarmi solo con il vento.
    Quelle pietre che hanno segnato il mio cammino
    In cui sono inciampato
    siano pietre miliari per il prossimo
    per indicare quanto dista la pace,
    quell’oasi d’amore
    che in questo deserto di sabbia
    si desidera come il sonno
    dopo lunghe fatiche,
    come si desidera l’arcobaleno
    dopo la tempesta
    e la pioggia dopo l’aridità.

    Accetto il regolamento
    Alessio Asuni

  29. Accetto il regolamento
    Ti scrivo nell’Alto il mio nome
    (A Marina Cvetaeva)

    Era altro destino l’incontro d’amore.

    La vita ha il suo canto
    di strada nel buio
    – lì dove il nemico si annida
    e fende improvviso –
    o l’aria, ch’è fuori di noi.

    Sull’argine d’anima
    ci prese Pietà
    e avversa fu l’Arte: degli occhi
    non volle memoria d’eterno
    – sperai la tua mano alla mia
    nell’ultimo fiato – e tacemmo
    nei versi il “per sempre”.

    Chissà se mai Rilke sturbò
    la sua Poesia che sovente
    ci venne magnanima
    o cruda sentenza dal sangue.
    Chissà.

  30. Mantovani Gabriella
    Accetto il Regolamento

    LA FIAMMA DELLA TUA ANIMA
    Dedicata a Edgar Allan Poe

    Non ti conoscevo ,
    Matthew m’ha parlato di te
    in un mattino di primavera
    ho incontrato il tuo fantasma,
    ha preso forma e vita
    ed io t’ho veduto:
    il tuo viso scarno e pallido,
    lo sguardo vivo,
    i capelli scompigliati,
    ingessato in un abito
    vecchio ma non logoro
    come un’ombra
    uscito dalle pagine d’un libro.
    T’ho riconosciuto
    ho visto il candore machiavellico
    dei tuoi pensieri
    macchiarsi d’ardore
    e nel guizzo dei tuoi occhi
    ho visto ardere
    la fiamma della tua anima.
    Voglio provare ad immaginarti
    nell’ultimo frammento della tua vita
    dove hai lasciato ai posteri
    misteri e quesiti irrisolti
    riconciliato nei tuoi pensieri
    con l’universo.

  31. Immagini di strada.

    Un uomo corre alla stazione.
    Due sguardi tristi si abbracciano per l’ultima volta prima dell’addio.
    Un bimbo piange.
    Un vecchio, dimenticato dal mondo, tende la mano per qualche centesimo.
    Una folla di rumorosi turisti, rubano con una foto, la bellezza della città.
    Venditori ambulanti fermano passanti di fretta.
    Troppa gente, troppo rumore intorno a me.
    Forse non esisto neanche io.
    I tuoi occhi mi stanno cercando.
    Non mi importa di questo mondo.
    Continua a rincorrermi.
    È l’unica cosa che conta!

    – accetto il regolamento

  32. Porto insicuro

    Son l’uomo del caffè macchiato freddo
    l’impulso che tracanna a tutto fiato
    un cocktail poco alcolico amaranto
    dischiuso sotto il cielo a gocciolare.

    Impronte di bicchieri zuccherosi
    volano via col soffio della sera
    dal mio Porto insicuro sotto vento
    dall’angostura che langue e non dilaga
    a formidabili amori a crepapelle
    tra i tavoli di briciole e diamanti
    io, come tanti, spazzato dal maestrale
    mi avvio poi verso casa pancia a terra.

    Roberto Marzano (accetto il regolamento)

  33. “NEL METRO SMARRITO”

    Nell’ indifesa perdita
    nella ripresa di respiro
    in questo affondo vita
    dal giro occhi allo scolpito
    essere nudo marchia
    sangue.
    Questo senso immediato
    nel limite del lontano
    apprendo nostalgia.
    In questa pura verità
    affondo pelle.
    Approva la mia inquietudine
    dallo stelo che non cammina.
    Nel primo dove
    Sotto fa da base a sopra.
    Nella prima corsa al profumo
    sentirò passi di germoglio.

    – accetto il regolamento

  34. Angelo Napolitano
    Accetto il Regolamento

    FIGLI, O PEZZI DI CUORE
    Magari non ti chiamo,
    e spesso non ti chiedo…
    però son qui che ascolto
    anche quei tuoi silenzi immaginati.

    Conosco i tuoi bisogni,
    forse non proprio tutti,
    perché il mio infinito
    si è ripiegato in te che l’hai compiuto.

    Il tuo l’hai dispiegato
    proprio dal risultato
    che ho raggiunto io,
    fin dove l’ho saputo germogliare.

    Non me ne faccio un cruccio,
    anzi, ne son contento,
    e ascolto lungo il vento
    le tue avventure pazze e generose,

    mischiando all’apprensione
    un pizzico d’invidia,
    contento che tu sia
    più agile di me nell’imparare,

    nel superare i fossi,
    saltare gli steccati,
    sorridere coi fessi,
    tacere con chi ha da insegnare;

    urlare coi violenti,
    parlare con chi ascolta
    e non tenerti tutto riservato…
    Conservati così… che più mi piaci…

    Anche se non capisco,
    imparerò da te ad ascoltare.

  35. L’amore divino

    Araldo cantico
    Dell’usignolo
    Sull’amore divino
    Intessuto
    Nell’essenza
    Inebriante del
    Gelsomino e
    Caprifoglio etrusco
    Stellare dondolati dal
    Vento del giorno e
    Della notte,
    Colore, odore e
    Canto nella
    Parola adesso….

    Bogdana Trivak accetto il regolamento

  36. Donatella Ronchi
    Dichiaro di accettare il regolamento

    17 Giugno
    I suoni si aggrovigliano nella testa
    Mischiandosi con le parole,
    Così che facciano meno male.
    I ricordi tardano a scomparire
    Nonostante il giorno possa offrire
    Nuova vita.
    Corrono le note sopra il pentagramma del tempo
    Ma lasciarsi sopraffare da ciò che non c e
    Impedisce l ascolto di nuova musica.
    Afferra lo strumento appeso al chiodo
    E fa che la musica
    Prenda di nuovo a scorrere.

  37. Caterina Muccitelli – Accetto il regolamento
    ALL’IMPROVVISO
    All’improvviso la vita muta
    un momento felice
    un attimo dopo tristezza.
    L’umore gioca in altalena
    a terra si schianta
    ruzzola su terreno acuminato di sofferenza e dolore.
    Più alto il balzo maggiore il botto
    non coriandoli e stelle colorate
    solo lacrime amare, singhiozzi strozzati, urla inghiottite.
    Bruscamente poi
    una parola, un cenno, uno sguardo
    sovviene il sorriso
    il cielo plumbeo è spazzato via
    rientra lo scintillio del sole illuminante il mondo.
    Torna il momento felice.

  38. Sangue e patria

    Di morto, e morte,
    stendardo di iridescenza
    ingorda e degrado, morale, di bastioni,
    di giustizia incontaminate
    ombre di vecchia qualità baraonde,
    di pazzie da pietà,
    motivo di gioia,
    di immensi sforzi
    e di avversità in conflitto qualche
    volta hai taciuto,
    Asia,
    della arrogante
    presunzione naufragata nella compassione,
    delirio che non muore,
    incatenamento atroce, flebile
    falsità ed antiche
    sdegnose tristezze
    obbrobri torreggianti
    nel terrore, abbandono e ferocia,
    crudel obsoleta furia.
    Incandescente vergogna dilaga,
    e distrugge, chi
    è mellifluo, assorto nella fiaba.

    – accetto il regolamento

  39. INCANTO
    “Era pane un pesce
    c’era di tutto
    senza un prezzo
    su di sè”. Alza il volume
    di questa radio
    Vibrante radio
    Della tua voce. Prendi
    la perla
    Piccola e nascosta nell’angolo
    della tenda
    della donna nera
    Shhhh
    “non sai come prenderla.” Sono le macchine , Sopruso
    alle nostre mani
    ai piedi, agli orecchi
    agli occhi. Le macchine non hanno odore.
    E’ un fiore
    sul fondo di una tazzina di caffè
    la Previsione. Prevedere
    tictac
    prima fase
    tictac
    verso la consapevolezza del
    vivere quotidiano, Tictac
    Sintomo
    Tic
    dell’esistenza
    Toctoc
    della connessione
    Corpo
    Mente
    mondo. shhhh
    (“Previsione uguale pensiero tendente all’infinito e azione tendente a
    zero”. )
    E manca il fiato.
    E’ un fiore
    sul fondo di una tazzina di caffè
    una coincidenza
    una possibilità
    sintomo
    dell’ esistenza. La circolarità è un fiore
    Un accadimento, un filo d’erba che si muove al vento. Osserva il riflesso
    della luna d’argento in un pozzo, quello vicino alla tenda della donna nera che scorga
    dalla ferita
    della Terra. La circolarità è un fiore
    Un accadimento, un filo d’erba che si muove al vento. E Cervelli fioriti
    Gelsomini in fiore
    Azzurri e bianchi
    Piccoli e veloci le idee
    Nel marasma
    Delle telenovelas
    Dei giornali
    Delle conferenze
    Buie e spente. Stang!
    Cervelli luce
    Cervelli odore. Il sogno è la mente
    che si diverte
    quando non c’è alcun processo
    di
    Elaborazione
    Alberi parlate tra voi!
    è l’ aroma
    Il profumo
    informazione
    E la Telepatia vegetale
    Permea
    L’aria. Levati, Uomo interferenza
    spostati, Usa uomo
    Il nervo olfattivo
    Shhhhhhh
    Annusa
    I pensieri globali
    Nel tuo piccolo angolo craniale
    E Lo scontro
    è dramma
    Del nuovo che
    Scoperchia
    Il vecchio
    Mentre a est
    Cospirazionisti illuminati
    Gruppi rivoluzionari
    Talebani
    Bambini annegati tra la terra e il pianto
    Fiori sepolti nell’asfalto
    Silenzi spezzati da singhiozzi
    Politici corrotti
    Ora tutto a tutto questo metto un punto
    E a chi seduto sul divano guarda annoiato
    Sputo un urlo in faccia
    Cammino
    poi corro
    Verso madri
    e padri
    Torturati
    In quell’angolo di mondo
    Dimenticato
    Ad est. E le parole
    Diventan fiori
    Pianti
    Come semi piantati
    And there will be a time
    in cui non ci saranno più guerre, l’allodola abbraccerà il leone
    la manta come
    un ombrellino da sole
    alla bambina
    vestita
    da primavera
    che passeggia per le strade del nuovo mondo:
    Incanto

    Accetto il regolamento

  40. Innaffio occhi, aridi ed ingenui,
    con lo stupore primordiale
    d’andare alla ricerca dell’amore
    mentre muta forma il male,
    ma l’amore è il cavaliere vittoriso.
    Con le ali aperte attraverso il buio
    raggiungo la celeste isola calda.
    Non c’è più ombra e misura,
    la chiave bronzea della paura
    è soltanto una campanella
    a vigilare sulla stella Delirio.
    Disteso su un prato di viole
    inseguo impaziente il desiderio,
    ascolto le canzoni di Battiato,
    rivivo in me le emozioni provate
    dinanzi le drammatiche tele
    di Caravaggio e con un salto
    immagino nuove porte e
    nuove sfide per mutare
    il mondo che mi gira intorno.
    Quando la sera stanco torno
    sono il bagnino perso nel mare.

    – accetto il regolamento

  41. Andirivieni ( Dotta Ignoranza)

    Vado e torno,
    Riparto e non mi fermo.
    A pensare.
    Sarebbe la fine.
    Solo la sabbia sembra piacevole,
    con la sua ironia baciata dal sole.
    Il bacio umano è traditore,
    Il suo sorriso millantatore.
    Ed io cado nella trappola,
    ed ingoio veleno,
    di ragnetti incoscienti
    che paura non hanno
    di ferire un animo nobile.

    Stanco di questo andirivieni,
    vorrei restare.
    E stop.
    E affrontare l’incontrovertibile pena.
    Anche se non conosco il perché.
    Solo dei miei
    sono consapevole,
    in un mondo di
    Dotta Ignoranza.

    – accetto il regolamento

  42. Tardi non è per amare

    Sarà l’ombra della sera
    a farti spazio nel silenzio
    dove aspetto con ansia
    che sia tu a chiamarmi
    e provocarmi testarda
    ché arroventi i tuoi sensi.

    Sarà l’inutilità delle parole
    a soddisfarmi di te amata
    quando i passi si acquietano
    e implori un eterno piacere.

    Le nubi a cenci di viola e nero
    nascondono i rossi desideri,
    carezzi le spalle alla luna
    e mi parli della verità del domani.

    Accetto il regolamento

  43. Per ogni volta che il mare mi vedrà danzare
    spiegherò alla Terra
    che non posso correre
    ma soltanto volare
    respirando nuvole e vuoti
    in equilibrio al mediocre frastuono
    come se l’universo
    mi avesse ancora chiamata
    a comprendere silenzi e particelle
    che nessuno saprebbe raccontare.

    – accetto il regolamento

  44. UN CUSCINO DI ROSE
    Ho appoggiato la testa
    su un cuscino di petali di rosa
    trafugati dal giardino di ieri
    quando la cetonia dorata
    volava basso
    e le bambine crudeli si divertivano
    a legarle un filo
    alla zampetta verde smeraldo
    per farla roteare come una giostra
    C’era un pozzo frigo
    dove calavamo un secchiello
    di cocomero
    da consumare sotto la pergola dell’uva
    al monotono gorgheggio delle galline ovaiole
    innamorate della nonna dalla pezzola nera
    Non è la prima volta che mi introduco
    nel giardino di ieri
    a prelevare profumati petali
    e scenografiche zinnie
    per far dispetto alle farfalle
    Esso è piccolo e colorato
    Anche se una grande casa da tempo
    lo ha seppellito
    io l’ho salvato
    preservato
    ingannato
    E’ bastato un semplice copia incolla
    per farlo scivolare per sempre
    nella mia stanza interiore
    nel tempo soggettivo dei ricordi
    dove tutto rimane immutato.

    – accetto il regolamento

  45. Lenta si appresta la notte
    e lente riaffiorano le ombre
    addestrate in questo tempo
    che maneggia le sue ore
    alle carezze della prima sera
    in quel momento del dopo
    che tace
    il respiro del prima…
    la notte,
    con i suoi difetti
    con i suoi disordini
    con le sue strade buie
    e qualche passo lento
    votato alle sorti della luna…
    la notte,
    con i suoi mestieri
    che girovagano solitari
    fra piccole pause
    che innamorano
    che pregano
    o condannano
    la notte,
    che preda le sue nostalgie
    come fosse alle prime armi
    e le intinge nel silenzio
    a piccole dosi
    per distrarre la pena
    che non racconta più delle stelle…
    la notte,
    che rovista fra gli ultimi scheletri
    che cavalca le paure
    e tempra le scelte
    fra le voci imprigionate nei presagi
    la notte,
    con i suoi odori
    acri e pungenti
    sparsi in quegli angoli segreti
    dove la vita esiste
    nei suoi peccati
    e nei suoi comandamenti
    dove il paradiso ha i suoi lati oscuri
    se ne hai paura…
    e chiude poi i battenti
    sulle sue verità
    e sopisce i suoi misteri
    smarriti
    nelle trasparenze dell’alba
    quell’alba che dispensa dal freddo
    dalla luce dei lampioni
    già spenti
    mentre sparsi su una panchina
    sonnecchiano ancora
    vecchi titoli di giornali
    un pasto freddo
    e la memoria di un ultimo saluto…
    dimentica la notte
    dimentica i suoi intendimenti
    e le sue allegorie
    dimentica quel tacito accordo
    che non ha accenti
    né punteggiatura
    dimentica l’inciso sulle pietre
    d’altronde, nessun cielo
    è mai crollato sotto la sua pioggia…
    o cosi sembra.

    – accetto il regolamento

  46. APPENA DOPO

    Contavamo
    le timide stelle,
    affacciati alla finestra
    di una vita immaginata
    e appena dopo
    il rotolio dei sogni
    e le stelle promesse fulminate!
    Prima le grandi, poi le più innocenti
    Ora il sole tiene a bada la notte
    e con lei trattiene ogni spavento,
    il sole si sposta
    e l’alba ancor ci muore
    e sono già oltre i giorni
    della primavera e dell’estate,
    muta in tempesta
    il tuono brontolato
    e appena dopo
    il cielo è tutto un pianto
    Raramente andiamo insieme in due
    e le felicità, rimaste sole,
    se ne vanno dove va il bene andato a male:
    indifferenza e pietra,
    poi ognuno a rosicchiare il suo dolore
    E appena dopo
    i nostri sogni trasformati in vizi!
    …E come se da qui
    si potesse sempre e soltanto andare via,
    desiderar di nuovo e ancora ritornare
    e quando il cercare è tutto quanto resta,
    sbagliare anche i ricordi,
    e appena dopo,
    anche qui tutto è diverso!
    Volevamo essere un po’ meno nostri
    ed un poco più degli altri
    e per noi,
    che aspettavamo un Dio,
    generare
    ancora fiori
    e voci e amori e pianti
    e appena dopo di noi
    solo un ricordo,
    forse un rimpianto

    Accetto il regolamento

  47. – Accetto il regolamento

    VOLEVO PIU’ AMORE
    Volevo più amore, volevo più sole,
    per scaldare il cuore, non sapevo amare,
    tu dimmi come hai fatto in una giornata oscura
    a farmi vedere il sole mentre piove,
    dimmi come hai fatto a farmi innamorare,
    una tempesta, l’amore con solo tre ore,
    dove hai imparato in quale scuola,
    con sole tre parole, “Ti AMO AMORE”
    il resto l’ho letto negli occhi,
    ho sentito al volo il richiamo dell’amore.
    E’ Amore quando il cuore duole
    è Amore che mi spinge tra le tue braccia
    ci conosciamo appena da tre ore,
    il fulmine famoso è arrivato anche se non piove,
    col cielo sereno hai scatenato una tempesta nel mio cuore,
    ancora non so il tuo nome, mai sbaglierò,
    ti chiamerò per sempre Amore, non credevo,
    non sono più quella di ieri,
    sono un’altra, che si è innamorata al primo sguardo,
    ho avuto storie, sesso e niente amore
    il cuore ha detto sempre, NO, non è lui l’uomo,
    ora mi sta dicendo VAI è l’ora dell’Amore,
    l’inizio di una bella storia,
    uno, mille giorni tutti uguali
    vicino a lui la cura è sicura,
    mi farò curare, lui sa come fare,
    tre ore e tre parole hanno scatenato
    una tempesta nel mio cuore.

  48. Lo sconosciuto che incontrai
    Mi disse forse ti ho già visto.
    Burattinaio di vecchia stirpe
    Uomo maturo ma infine
    Solo millantatore ammiccante.
    Voleva spegnere un lumicino
    In me affamato d’amore
    Col finto boato di cattivi
    Sillabici acufeni invasivi
    Un silenzio d’ombre parlanti.
    Triste lavoro il mio d’amanuense
    Indifferente ai nuovi flagelli
    Di musici travestiti da guitti.
    Sola sopravvivente speranza
    Una lapide bianca con segnato
    Il mio nome ai più sconosciuto.
    Sbiadita la data di nascita
    Essenziale quella di morte.
    Ma la vita è un pozzo a due secchi
    Uno scende a riempirsi mentre
    L’altro sale per esser vuotato.
    Chi ha facoltà di fermare il cuore?
    Non chi agogna un carnale rifugio
    Usato per la sua vanità
    Dal giorno epifanico sino
    All’ultima notte sognata
    Scivoloso e audace rinculo.

    Accetto l regolamento

  49. – Accetto il regolamento

    Il canto di Aura

    Passi in linea
    tracciano il cammino
    sassolini bianchi
    disegnano l’anima.

    Pensieri.

    Emozioni deposte
    lungo il sentiero.
    Respiro di montagna
    nel canto di Aura.

    Stanco
    il pulsare svuota il cuore.

    Mantello
    di boschi rinati
    sulle spalle di Artemide.

    Colto il bersaglio
    la cuspide d’oro
    divide il senno
    dall’amore.

    In fondo
    siamo
    felicemente tristi.

  50. Molto bella! frasi essenziali agganciate alla vita e insieme evocatrici in un disegno molto personale.

  51. Dichiaro di accettare il regolamento e autorizzo il trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali

    L’UOMO CHE SEI

    C’erano semi da seminare.
    “Ci penserà il vento” pensò il contadino.
    Ma il vento, quel giorno, non giunse puntuale
    e i semi caddero nell’indifferenza.
    C’erano braccia da afferrare nella stazione dei dimenticati.
    “Ci penserà il prossimo che passa per caso” pensò il viandante.
    Ma il prossimo, quel giorno, non giunse puntuale
    e le braccia caddero nella miseria.
    C’era un cuore di donna da riempire,
    di gioia, d’amore, di vita vera.
    “Ci penserà un altro, non io” pensò il vigliacco.
    Ma l’altro uomo, quel giorno, non giunse puntuale
    e la donna cadde in una lacrima immensa.
    C’erano un bambino da educare,
    da forgiare bene come vaso d’argilla.
    “Ci penserà il maestro che incontra” pensò l’egoista che aveva da fare.
    Ma il maestro non giunse puntuale e il bambino divenne un uomo brutale.
    Ma un giorno un uomo vide i semi da seminare.
    “Ci penserò io” disse a se stesso,
    alzando subito la manica al cuore.
    E quel giorno giunse puntuale
    e i semi crebbero all’infinito.
    Poi quell’uomo, soddisfatto di questo,
    afferrò le braccia dei dimenticati.
    “Ci penserò io che passo per caso” pensò aprendo la propria mano.
    E quel giorno giunse puntuale,
    e quelle braccia crebbero
    e costruirono il mondo.
    Poi quell’uomo incontrò la donna
    caduta sola nella sua lacrima.
    “Ci penserò io che amo senza chiedere nulla”.
    E quel giorno giunse puntuale,
    e la donna fiorì nel suo sogno d’amore.
    Quell’uomo incontrò il bambino
    da forgiare come vaso d’argilla.
    “Ci penserò io”, affermò sorridendo,
    e il bambino diventò un uomo vero.
    Quell’uomo ora non è lontano
    ed è a un passo tra il cielo e il cuore,
    si muove in silenzio senza farsi notare,
    è in ognuno di noi quando decide di amare.

    Rosita Matera,
    23 marzo 2015

  52. Salvatore Denaro
    Dichiaro di accettare il Regolamento

    RESPIRI
    Quando siamo proiettati
    completamente fuori da noi stessi,
    i pensieri assalgono
    e diventano sofferenza del corpo
    sicché aumentano i battiti
    di disperazione, la visione si annebbia
    e si stringe il cuore…

    Torniamo al respiro, naturalmente
    Inspiriamo portando dentro,
    Lasciamo andare fuori,
    Concentràti in questo movimento,
    Prendiamo energia
    E lasciamo andare i pensieri sprecati,
    il veleno della mente triste o amara.

    Attraverso il respiro
    Attingiamo a ciò che non ha mutamento,
    Siamo tutt’uno con l’Essere,
    Eterna Coscienza di beatitudine.

  53. Italo Zingoni
    “Accetto il Regolamento”

    L’ULTIMO TRAM

    Bisogna abituarsi a fare i conti con la storia
    solo che il savoir faire di certi critici moderni
    non basta ad evitare che il nulla ci sovrasti
    né che in un attimo poi tutto si cancelli
    prima che parta l’ultimo automatico backup

    Dovrebbero imparare- almeno quelli-
    che un paio di metri sotto terra
    lavorano di nascosto gli sterminatori
    e di noi tutti -dittatori compresi-
    altro non resterà che un mucchio d’ossa
    e qualche inutile gingillo messo apposta
    nelle tasche per corrompere il portiere

    Qualcuno si distrae facendo finta di niente
    -adesso iniziano le repliche alla televisione-
    le sere si allungano -qualcosa inventeremo-
    ne abbiamo piene le tasche dei discorsi
    che lasciano il tempo che trovano
    ma anche delle guerre che non lasciano scampo
    e delle pandemie che ci sono sempre state

    Godetevi pure questo inizio d’estate precario
    -le previsioni non sempre dicono il vero-
    magari tenetevi un diario –come una volta-
    inseguite la vita e il mistero delle illusioni fasulle
    poi cercate di prendere al volo l’ultimo tram
    prima che la corsa sia per sempre finita.

  54. (Accetto il regolamento)

    Serve misura, distacco
    le pagine che non ho
    a non scrivere di te
    a tacere il monte che sei e
    le mie Pleiadi.
    Mettici ancora dell’altro
    (sul tutto già detto)
    liriche greche, non mie,
    a toccare il tuo vivo e
    perdonali tutti, gli amori,
    così impudenti
    la manutenzione monotona
    dei sentimenti che osa
    il ripetersi, nonostante.
    E non morire.

  55. Nico Gioli
    Accetto il regolamento

    Crono

    Tempo che divori tutte le cose
    torna indietro.
    Fammi tornar ragazzo
    per solo 365 giorni ancora.

    Ho avuto troppi pochi sogni
    e li hai divorati.

    Ho versato troppe poche lacrime
    e le hai divorate.

    Non ho sfruttato la mia ingenuità
    e tu l’hai divorata.

    Mi hai ingannato.

    Non sapevo per quanto a lungo si è adulti.

  56. Zorzetto
    “Accetto il regolamento ”

    “Occhi limpidi e cuore puro”
    Quel che siamo stati
    Se siamo stati qualcosa,
    Lo siamo ancora,
    Non Siamo poi così lontani,
    Di quando eravamo vicini,
    E tu lo sai.

    E allora dai,
    Occhi limpidi
    e cuore puro,
    Tu li sai,
    son sincero,
    Il cielo non è sempre nero.
    E allora, vai.
    Apri le tue braccia
    Verso il sole,
    Apri le tue braccia,
    E voleremo,
    Quel che siamo stati,
    Ancora noi saremo,
    E tu lo sai,
    E tu lo sai.

  57. Sarò passione

    Sarò amante e innamorata
    un intreccio che dà l estasi.
    Passione e amore
    il nettare
    che dolcemente sazia,
    che nutre,
    che delizia il palato.
    Sarò passione,
    tentazione
    il profumo dell’amore
    intriso di desiderio
    che inebria i sensi.
    Emozioni da desiderare
    coccole per accendersi
    Sesso da vivere
    piacere da raggiungere insieme.
    Sarò il fuoco che brucia
    di passione…..
    Susy Carraturo
    – accetto il regolamento

  58. ACCANTO A TE

    Nei taciti momenti della tua vita
    lei, muta, affiora alla tua mente.
    Quel primo momento
    ritorna come un’eco lontana,
    il suo viso tra la penombra di una radura
    è pensiero incessante,
    quel momento rivissuto mille volte,
    come dietro a un vetro osservi da lontano.
    Cammini tra i sentieri della tua storia
    bellezza di pioggia e di tramonti,
    affanno di silenzi e di lame taglienti,
    il suo viso tra le rime dorate di nuvole in fiamme
    è marmo scolpito dalle tue mani.
    Quel fotogramma nella tua mente
    sbiadito, ha perso ogni colore.
    Un altro giorno volge al termine
    ed ogni suo significato
    ti porta inevitabilmente a lei,
    quale che sia
    la tua scelta e il tuo coraggio lungo la strada
    lei, muta, ti sta accanto
    con il potere di una forza
    che non sa di possedere.

    – accetto il regolamento

  59. Accetto il regolamento
    LA CITTÀ CELESTE

    Io vedo.
    La mente non comprende,
    ne forse è in grado di recepire,
    le dimensionalità
    d’un sogno senz’ argini.

    Io vedo,
    l’orizzonte pervaso di una luce
    che a perdita d’occhio si dispiega,
    lungo le coordinate della Coscienza.

    E vedo…
    brevi accenni di dorate dimore
    che splendono armonia e pace
    dall’ infinito mare di promesse
    che ad esse conduce.
    Fuggenti contrade
    in libera espressione di potenza,
    disperse nell’ebbrezza
    dell’unica Verità ormai illusa.

    L’attuale esistenza  muterà frequenza
    e la città celeste ne diverrà allora
    vigile questione di scelta.

  60. BELLEZZA

    La bellezza …
    Non ha origini…

    A luce…

    In lume….. Si ama.

    – accetto il regolamento

  61. Alessio Romanini
    Accetto il regolamento.

    Porpora foglie come l’amor

    Dell’acero di porpora le foglie
    dipingono il ponentino serale.
    Un tramonto sul terreno di foglie

    madide, nella quiete frugale,
    come il mio cuore mesto d’amore.
    Fuggo gli sguardi, l’amore fatale.

    Si ignudano infreddolite le fronde
    sibilando; con fredda tramontana.

    Tra spogli rami, le foglie nasconde
    al suolo. Come l’amor, allontana.

  62. Calma apparente

    Il cielo è un cerchio stellato
    in preghiera
    e canta la luna, sul pentagramma
    che mi strappo nel petto.
    E sotto
    il mondo è un giaciglio distratto
    fresco spensierato,
    il rombo d’un tuono
    non scuote la terra
    che gira insolente,
    sul buio dove
    le lucciole
    con un refolo di freschezza guidano criceti
    nel cerchio d’una scommessa.
    Poi lenta,
    sommessa, la gioventù
    è l’alba sconnessa
    diadema d’un giorno qualunque. La calma apparente.

    Franco Carta
    accetto il regolamento

  63. L’orizzonte

    Se l’orizzonte potesse parlare
    di sguardi, pensieri e segreti narrare
    di sogni infranti e desideri
    di amori impossibili eppur veri
    di amori di un giorno o di una vita intera
    tra un arcobaleno e una bufera.

    Ma l’orizzonte al tramonto tace
    e dipinge ricordi di caldi colori
    all’alba invece è più loquace
    e sussurra ai sognatori.

    Se l’orizzonte potesse cantare
    seguendo le onde e i ritmi del mare
    catturando l’eco tra le montagne
    sibilando col vento tra le campagne
    frusciando piano nel sottobosco
    scrosciando e danzando nel piovasco.

    Ma l’orizzonte continua a tacere
    per custodire, protegger e celare
    al di là di ciò che si può vedere
    dove solo chi sa potrà ritrovare.
    Paola Capozzi

    Accetto il regolamento

  64. Angela Costa
    Accetto il regolamento

    Ho raccolto lacrime
    sotto salici,
    e resina dei pini
    per incollarli al cuore.
    Impigliata e la speranza
    nel pantano del cuore.
    Nella sua nudità di sangue
    ne intingo il pensiero,
    e pagine bianche si nutrono.
    Lacrime sotto salici
    ho raccolto
    per dissetare il cuore
    per darle ancora poesia,
    goccia su goccia
    per non lasciare che muoia
    nell’ultimo fuoco del sole.

  65. TORNEREMO A TIMBUCTÚ

    Il mio ricordo si confonde
    con la sabbia di mille spiagge,
    il sapore di mille amori,
    vissuti o forse solo sognati.
    Sangue della terra, sogni di bambine
    mi legano alla polvere di terre lontane.

    Se mai vorrai trovarmi
    potrai venire a Timbuctú,
    antica città sulla riva del gran fiume,
    di bianche torri e cupole dorate.
    Terra rossa d’Africa sospesa nel vento,
    sopra il mare, le steppe e i deserti.
    Terra rossa come il sangue versato
    che la sabbia asciutta assorbe.
    Vite perdute, che non genereranno altre vite,
    perché il nulla le ha assorbite
    in una tragedia insensata.

    I mostri insonni della battaglia
    ci scrutavano dalle colline.
    I bambini delle bande,
    armati di mitragliatrici,
    prendevano d’assalto le vie del paese.
    Vento di sabbia rossa come sangue
    acceca gli occhi e soffoca il respiro.
    Il cielo della notte è senza stelle,
    un aspro odore regna nelle case.
    Tre colpi alla porta, qualcuno che chiama.
    — Stanno arrivando! — Un urlo spaventoso.
    Rompe il silenzio il rombo dei motori,
    grida scomposte rompono le ombre.
    Uomini feroci con bandiere nere
    vengono a prendere le nostre vite.

    Torneremo un giorno alla città leggendaria.
    L’oro s’è spento, muto è il mercato,
    le bianche mura sentono il peso degli anni.
    Tra le onde del fiume il riflesso degli aironi,
    sagome nere nell’ultima luce rossa,
    immobili, in attesa di prede.
    C’è un’oasi nel gran deserto
    che ospita coloro che si sono ribellati
    e non vollero nessun padrone.
    Nell’oasi, un grande giardino
    con datteri, arance, melograni.

    Profumo di gelsomini intorno
    alle tombe millenarie.
    L’acqua sgorga dalla roccia,
    gelata nella luce accecante,
    tra ciuffi d’erba sensitiva,
    e bagna un albero di mango.

    Non sarà facile camminare
    sino all’oasi, nel cuore del nulla…
    quante carovane si sono perdute,
    le sabbie sono piene di ossa
    di coloro che hanno fallito.
    Procedi senza esitare, le dune alla tua sinistra.
    Il corso del gran fiume ti condurrà al porto
    tra le barche che scivolano lievi.
    Gli stagni riflettono il sole
    e il volo degli aironi.
    Il cormorano ti mostrerà la direzione.
    I manghi ti offriranno ristoro.
    All’orizzonte, il miraggio
    delle cupole dorate di Timbuctú.

    Dalle bianche terrazze
    le donne ti osserveranno,
    tra i pergolati di gelsomino.
    E dopo migliaia di miglia,
    dopo la sete e il sole cocente,
    troverai riposo nella brezza della sera.
    L’oasi ti accoglierà mentre il muezzin
    chiamerà i fedeli alla preghiera.
    A Timbuctú anche il fiume s’è fermato,
    stanco della sua corsa senza fine.
    Vento di sabbia, nel sole che nasce
    da una boscaglia arida e riarsa.
    Saremo accolti da veri amici,
    come se avessimo un appuntamento
    da lungo, troppo a lungo atteso.

    Noi rinfrescheremo quell’oro,
    ravviveremo le fontane
    che elargivano latte e miele
    e pianteremo fiori colorati
    sulle bianche tombe.
    All’orizzonte, il sole d’un nuovo giorno
    squarcia la tenebra che ci circonda.

    (Accetto il regolamento)

  66. Alessandro Alexandr Alban
    Accetto il regolamento

    Titolo: Al Mare
    Su quella spiaggia
    Di marzo
    Il vento sollevava
    Un poco la sabbia
    Del pomeriggio stanco
    Ultimo addio
    A quella calda terra
    Mentre i tuoi capelli
    Freschi come schiuma
    E oscuri come le sue profondità
    Disegnavano arabeschi
    Sulla schiena perfetta
    Ancor tremula

    1. IL FUOCO DELL‘ETNA!
      Quanti ricordi si affollano nella mia mente,
      sembra il vulcano dell’Etna in eruzione,
      e tra le fiamme brucia il mio cuore.
      Sicilia bella,
      col profumo dell’Etna ti sono vicina,
      bellissimo e indimendicabile
      è passeggiare tra le tue nere orme,
      tra i tuoi maestosi crateri,
      visitare i tuoi negozi colmi di sorprese,
      il tuo ristorante meraviglioso,
      bruciando di infinite emozioni.
      Sono tanto, tanto lontana,
      vivo in un’altra isola bella,
      grandiosa, maestosa, splendente:
      l’Australia!
      Ma non è bella come te Sicilia mia!
      Ti tengo stretta al cuore
      e ti sogno continuamente,
      sono felice di essere tua figlia
      e con te brindo alla nostra gioia
      insieme ai miei figli,
      ai miei nipoti
      e ai miei dolcissimi pronipoti.
      Siamo tutti figli tuoi e per sempre ti stringiamo forte forte al cuore!

      Giovanna Li Volti Guzzardi

  67. Accetto il regolamento.
    Antonio Croce.
    *****

    “Mezzogiorno a Kiev”

    A Kiev, spariti sono i cimiteri ed i candelabri.
    Il male, mietendo, si è insinuato tra frontiere fiorite,
    come gramigna o zizzania, in odore di verità;
    papaveri dilaniati, erbe e virgulti rasi al suolo. E rovi.
    Dal dolore dipinte sono le notti; i giorni col suono di sirene.
    Una terra pregna di sangue di corpi caduti e,
    all’improvviso, strappate alla speranza.
    Corpi ed anime; pene, dolori e amori legati con filo spinato.
    Sguardi spenti per sempre in fosse comuni.
    Fucili, in coro con l’eco dei cannoni, sulle piane gravide di grano,
    mischiano la polvere al sangue vivo.
    Di pelle di metallo si fanno le dita; d’insulti ed odii,
    come spine pungenti, i mortai.
    Al vento della morte sono dispersi cumuli di cenere e sogni.
    A kiev, a mezzogiorno, si mangia sofferenza, disperazione e companatico.
    tra polvere da sparo ed odore di bruciato.
    Un grido si speranza solamente, una preghiera, un miracolo di pace,
    le nebbie della miseria umana può dilatare.
    In una nuova primavera, germogliano i semi dei campi,
    che mani di zappa hanno coltivato e buoi giganti continuano ad arare.

  68. Dalla mia penna sonnecchiante.
    Adesso ti vedo,
    si ti vedo,
    sbuchi dall’inchiostro
    della mia penna sonnecchiante.
    Ecco stai per prendere forma,
    intravedo i tuoi capelli mossi
    sempre ordinati, adagiati
    In modo selvaggio,
    sulla tua camicia nera,
    chiusa dentro il gilet,
    che stringe il petto
    e le tue spalle muscolose,
    da far invidia ad Endimione
    del Canova.
    Tremo al solo pensiero.
    Solamente ad immaginale.
    Adesso entrano in scena
    i tuoi occhi furfanti.
    Quel tuo sguardo sensuale,
    che mi fa stramazzare a terra
    A testa in giù,
    come una gatta in calore.
    Adesso la penna delinea
    le tue carnose labbra
    Rosse fuoco , coralli preziosi.
    Mi sembra di sentire nel silenzio della mia stanza.
    Alcune tue parole ammalianti,
    che rimbalzano stelle cadenti,
    nelle notti di plenilunio.
    Mentre la luna fa capolino
    sopra la montagna cosparsa
    di abeti innevati.
    Bramiscono i cerbiatti,
    alla ricerca dell’amore puro.
    Ti vedo ,vieni incontro a me.
    Ti spalanco il sorriso.
    Ti accolgo
    tra le mie calde braccia
    Ristoro dei miei sensi
    assetati, affamati
    Ti stringo,mi stringi,
    così forte da non staccarsi.
    Come edera sui muri.
    Per un’infinità di minuti.
    Minuti preziosi.
    .Che hanno il profumo
    del tempo eterno.
    Sorniona la penna,
    mi guarda felice.
    Ha inciso nero su bianco, parole.
    Versi che ti hanno dato vita .
    Hanno dato vita ai miei occhi colmi di struggente malinconia.

    (accetto il regolamento)

  69. Cristian Luca Andrulli
    Sezione A – Dichiaro di accettare il regolamento.

    JE SUIS POUR TOI

    Io sono per te l’accendersi dimenticato anche quando arriva l’inverno,
    Io sono per te l’unico che conta anche quando ci diamo il secondo buongiorno,
    Je suis pour toi l’andare inquieto di quel silenzio che non si sazia mai di noi due,
    Io e tu toi et moi,
    Io sono per te la lunga notte che si avvicina lenta quando non arriva,
    Je suis pour toi una canzone dal dolce rincorrersi quando diventa sempre la stessa,
    Io sono per te una dolce compagnia in quel periodo che non c’è,
    Je suis pour toi lo stesso ricordo incondizionato spesso essenziale,
    Io sono per te l’unico che conta anche quando ci diamo il secondo buongiorno,
    Je suis pour toi un modo migliore di essere,
    Io sono per te l’accendersi dimenticato anche quando arriva l’inverno,
    Je suis pour toi una canzone dal dolce rincorrersi quando diventa sempre la stessa,
    Io sono per te lo stesso di sempre anche quando tu non ci sei,
    Je suis pour toi,
    Toi et moi,
    Je suis pour toi il treno incapace di fermarsi,
    Je suis pour toi l’andare inquieto di quel silenzio che non si sazia mai di noi due,
    Io e tu toi et moi,
    Io sono per te,
    Je suis pour toi

    ***

  70. BRINDO AGLI INIZI

                         La vera magia sta negli inizi,
                     hanno il fascino dell’incertezza
                     e sanno di attesa della scoperta,
                      richiedono un sacrificio al buio
                          e non garantiscono il finale
           ma hanno in sé tutta la forza delle possibilità;
                                   brindo agli inizi,               
                      perché sono pieni di nostalgia           
            e riprendono vita alla fine di ogni cammino
                    quando il disegno è ormai chiaro,
                perché racchiudono i momenti più belli,
                       quelli dell’impegno e della lotta;
                       brindo agli inizi, ai primi mattoni
               che sbiadiscono ma riacquistano colore
                      quando il pensiero si fa leggero,
             perché non c’è alcuna sicurezza in un inizio
                  ma solo una lontana, dolce promessa.
              Brindo agli inizi, anche se è difficile iniziare,
          brindo al finale perché la fine non è mai la fine
            ma solamente un nuovo, emozionante inizio.
    Enrico James Scano
    – Accetto il regolamento del concorso

  71. INVISIBILI

    Quando sono entrata c’era già
    si lavava le mani col sapone
    mi sono sentita un’intrusa
    disturbare quei momenti intimi
    dove un bagno era casa sua;
    ha preso distanza dallo specchio
    per guardarsi bene e contemplarsi
    tutta assorta nella sua immagine
    come se lo specchio le parlasse;
    si spazzola i capelli accuratamente
    ogni bianca ciocca lentamente
    li adagia sul seno, intorno al viso,
    lo guarda attenta e premurosa
    pulito, diafano, senza una ruga
    sopracciglia come l’arco di una chiesa
    l’aria di una eterna transfuga.
    Le due valigie sono linde
    ben sistemate sul carrello
    una è rossa, sangue disperso
    l’altra nera, come la sua vita;
    chi sa cosa ci ha messo dentro
    che avrà scelto come soli averi
    da far traballare in questo suo tempo.
    Sarà Chiara o Caterina
    forse Carmen o Lucia
    furtiva la guardo dallo specchio;
    sarà un delirio appena fatto
    un angelo sceso a risvegliarmi.

    Son ben discreti questi senza tetto
    dispersi nei banchi dell’università;
    all’entrata uno dormicchiava
    come un custode annoiato
    il volto nascosto dalla mascherina;
    più lontano un altro anziano
    ascolta il suo cellulare
    mentre carica la batteria;
    dall’altra parte uno con lo zaino
    giovane come uno studente.

    Son ben discreti questi senza tetto
    vigilano questi spazi enormi e caldi
    prima echeggiavano allegre risate.

    Se il mio desiderio potesse cambiare il mondo
    se le mie parole toccassero il cuore dei potenti.

    Ana Maria Andrino Botelho.
    Dichiaro di accettare il regolamento

  72. d’estate l’afa è un uomo semplicemente lo vedi
    sepolto di foglie e di solchi beh… non dice niente un quadro rosso caso mai buono a succhiare due pennellate di vernice nella brezza imperfetta noi pure sotto un cielo naturale sbucciati da Dio
    tre minuti eterni dal lampadario all’asciugamano come fanno i cookie di stagione con dentro un piccolo uovo o una piccola larva senza nome ogni giorno dieci lunghi anni
    in un angolo della casa
    insieme ai tuoi occhi ancora fottuti di sete
    un nulla intero una macchia di caffè dove il lieve contorno riluce
    ma conta meno di un pugno di neve in questo spazio fuori misura
    tutte le volte bombardato di bambini e di sigarette che si mescolano la tua roba unta da lavare
    gli ingredienti del cous cous da portare
    sul tavolo rotondo
    quanto basta per morire con un colpetto d’amore di te -amico di sempre- diffuso qui tra
    le lenzuola dei pensieri e la bocca umida di parole

    accetto il regolamento

  73. Vincenzo Giusepponi di Montecosaro (MC)
    Sezione A, Poesie. Dichiaro di accettare il regolamento.

    VOLEVO MORIRE

    Avevo 18 anni
    ed ero indiano
    dalla nascita.
    Mi ero innamorato
    segretamente
    di una ragazza

    di solo 14 anni,
    ma era promessa
    da suo padre
    a un uomo maturo
    di 50 anni
    che non l’amava

    e che gli piaceva
    soltanto
    perché era bella.
    Piansi molto per noi,
    perché sapevo
    che non potevo

    aiutarla
    e nemmeno
    sposarla io.
    Seppi che anche lei
    piangeva sempre
    e sua madre

    non riusciva
    a convincere il padre.
    Da sempre siamo poveri
    quaggiù in India
    e il ricco 50nne
    avrebbe donato

    soldi alla famiglia
    di lei e sfamato
    i suoi fratellini
    più piccoli,
    Poi si sposarono,
    ma lui non l’amava

    e la maltrattava.
    Così ebbe un parto
    molto difficile
    e morì a 15 anni
    dopo aver dato
    alla luce un figlio

    sano e robusto.
    Io credetti
    di impazzire,
    volevo morire

    e per un mese
    piansi sempre

    e poi mi consolai
    quando una frase
    di Budda
    mi risuonò forte
    nella testa.
    Diceva che niente se ne va

    prima di averci insegnato
    ciò che dobbiamo imparare,
    così capii la rassegnazione.
    Divenni adulto,
    ma non mi sposai mai
    ed ora che sono anziano

    ricordo ancora
    il dolce profumo dei
    suoi lunghi capelli
    e il colore dei
    suoi bellissimi occhi.
    Il medico del villaggio

    mi ha detto che
    presto morirò
    perché mangiamo
    poco in India
    e ho preso un male
    che non si cura.

    Per ultimo desiderio
    vorrei rivedere
    la tomba di colei
    a cui ho dedicato
    tutta la vita mia;
    la rivedo viva

    e sorridente
    con la luce
    del mio cuore
    innamorato
    che sarà suo
    per sempre.

  74. E PER QUANTO DIRANNO DI NOI

    Esposti ai venti di gloria
    per quanto il vello d’oro
    coprirà i nostri sandali
    noi sorgeremo ancora
    ai bordi dell’oblio.

    Come uomini fieri
    totalmente esposti
    assedieremo regni
    e arsenali sguarniti
    senza tregua e governo
    e per quanto diranno di noi
    dei nostri figli impuri
    e delle nostre amanti
    continueremo a scrivere
    pagine e pagine di dolore.

    Avremo si
    una mente fertile da vendere
    al mercato dell’onnipotenza
    dove financo la morte
    chiederà di noi.

    – accetto il regolamento

  75. Innamorarsi

    Fu il tuo primo sguardo
    quasi incantato,
    fu quella luce
    che brillava nei tuoi occhi,
    fu il tuo dolce sorriso
    bello come il paradiso,
    fu la tua voce
    pacata ed emozionata,
    fu il tuo cuore
    che bussava alle porte del mio,
    fu così che ci innamorammo,
    fu così che appendesti
    la tua anima sulla mia
    e fummo una sola cosa.

    -Accetto il regolamento

  76. ER BUSILLI DE L’INCONTRARIO

    Come Giano, du’ facce e ‘na capoccia,
    ciavemo drento er Bene e puro er Male,
    ‘sta legge ch’è pe tutti… univerzale,
    ce fa cresce er busilli ne la boccia.

    L’incontrario te scopre quer che vale:
    nun godi er frutto si nun c’è la coccia,
    nun cerchi pace si nun c’è chi scoccia,
    la notte more quanno er giorno sale.

    Così a ‘sto monno p’apprezzà l’Amore,
    che governa ‘sta favola infinita,
    l’omo nun pò fà a meno der dolore.

    Senza er pianto che scenne su la pelle
    nun t’accorgi der dono ch’è ‘sta vita:
    ce vò lo scuro pe vedé le stelle.
    Accetto il regolamento

    1. Lidia Peritore

      VORREI ESSERE ATTIMO
      Vorrei fermare il tempo
      renderlo eterno
      cristallizzarmi dentro
      e divagar la mente
      da assillanti pensieri.
      Fuggir potrei
      in altre dimensioni
      vivere in mondi alieni
      piccolo atomo
      inesistente, un niente
      e non subir lo smacco del destino
      disperderei le tracce
      per non tornare più!
      Serva mi sento dell’esistenza
      nulla riserva
      mercimonio soltanto
      di genti malmenate
      trattate a mo’ di stracci
      condannate a languire
      da vile tornaconto.
      Hanno violato l’anima
      violentato il corpo
      rifiuta albergo il cuore
      nei malsani luoghi
      ove la pace è assente
      e non si sente parlar d’amore
      sentimento fugace
      dura solo un giorno e dopo muore.
      Intorno il guardo volgo
      rifugio ameno cerco
      e subito mi accorgo
      quanto meschina sia l’umana gente
      dibattuta da sempre
      fra pietose bugie e odiose trame.
      E se potessi, adesso
      vorrei essere attimo,
      sublimar l’esistenza
      scevra di ogni parvenza
      di turbe esistenziali.
      Come schioccato dardo,
      veloce allor nel Cosmo
      mi immetterei
      dileguandomi tosto
      con “moto rettilineo,
      uniforme e continuo”
      puntando all’infinito
      per non fermarmi mai….
      ACCETTO IL REGOLAMENTO

  77. PROMESSA E NOSTALGIA

    Promessa e nostalgia
    giocano prendendosi per mano
    nel turbine di venti
    che ho nascosto nel mio ripostiglio:
    l’una vorrebbe che avanzassi,
    l’altra mi avvinghia a sè
    come una madre con un figlio
    appena nato.

    E in questa maniera
    io non nasco mai.

    -Francesca Castellano
    Dichiaro di accettare il regolamento

  78. Non sarà questo giorno
    non sarà tutti i giorni
    sarà per sempre
    questo amore che
    mi esplode il cuore
    e mi fa scrivere le solite
    sciocche parole d’amore.
    Saranno i pensieri
    i baci i sorrisi
    i messaggi le carezze
    i nostri visi.
    Sarà la vita
    che a volte ci va stretta
    il tempo insieme
    che scorre troppo in fretta.
    Sarà che ti amo
    come non ho amato mai
    e non è una bugia, lo sai.
    Sarà che mi ami
    più di quanto immaginavo
    e a volte ancora mi sembra strano.
    Ma per sempre sarà
    il nostro amore.
    Me lo sussurra il cuore.

    © Daniela Giorgini
    Accetto il regolamento

  79. Maria Carmela Dettori
    Accetto il Regolamento

    TI PARLERO’ ANCORA MAMMA

    Ti parlerò ancora, mamma,
    perché resti il mio cruccio irrisolto,
    il mio nodo non sciolto,
    quella pesca immatura sul ramo,
    mai pronta, mai colta,
    questo straccio d’anima, sai,
    ha cercato invano i contorni di te,
    con le ciglia socchiuse
    a scavare uno specchio indeciso,
    che a te rimandava
    un passato dai contorni di me,
    ero ciò che volevi e non eri,
    ero la tua ribellione sconfitta,
    la tua libertà e voglia d’amore
    rimaste in soffitta,
    ma rivivevi solo il dolore
    e non leggevi il silenzio
    che mi lasciavi nel cuore
    punendo i tuoi fallimenti,
    le tue rese troppo silenti,
    invece vorrei parlarti ancora
    e dirti quanto sei stata grande,
    quanto era potente
    il tuo grido di libertà inascoltato
    che dentro di me hai lasciato,
    assopendolo poi
    come abominevole peccato,
    ma nell’ombra dei tuoi ideali
    io sono il campo che si rinnova
    nel seme dimenticato della tua gioventù,
    quel sogno sfiorato ad occhi chiusi,
    quell’abbraccio che avrei voluto darti,
    le parole che avrei voluto dirti
    a dissipare le tue paure,
    lo sai ora
    che mi baci con labbra di marmo,
    ma l’estate era allora morente
    quando sulla pesca acerba
    comparve il rosso di un sole nascente.

  80. CALDO

    è una notte calda
    non riesco a dormire.
    provo a uscire di casa
    la notte è bellissima
    c’è un poco di fresco.
    Nonostante sia tardi
    Bambini lontani
    gridano, giocano:
    un ricordo mi assale.
    Guardo in alto:
    neppure una nube.
    Provo a contare le stelle
    Ma ce n’è sempre
    una ce manca.

    – accetto il regolamento

  81. MARE E CIELO

    Mare e cielo
    così è
    che si schiudono gli sguardi
    dopo tanta nebbia
    dopo tanto oblio.
    Ci riconosciamo
    fresche stelle
    d’un chiaro respiro
    d’agave succulenta
    nel giardino del mondo.

    Angelo Bonanno
    – accetto il regolamento –

  82. Passaggi

    Lasciare impronte, segni materiali di un passaggio
    che rendano testimonianza di me, della mia vita.
    Come un esploratore ho saggiato percorsi, scostato rami
    selvatici dai sentieri più ombrosi, attraversato valichi
    da città trafficate a spiagge desolate. Ho incontrato persone,
    le ho amate o rifuggite.

    Le ho lasciate sulla via della seta a scambiarsi
    perline colorate, o le ho strette nell’abbraccio dolente
    dei viaggiatori che la strada richiama.
    Camminare è guarire, per me, dei mali dell’esistere,
    sempre con lo sguardo diretto a un orizzonte
    che curva su un abisso di cielo,
    e dentro il cuore quelle parole antiche e benedette:
    “la vita è un viaggio, non ci si può fermare”.

    Ma il pensiero più bello è che il viaggio non l’ho fatto da solo
    e ho seminato, lungo il percorso, fiori che già sono traccia
    del mio lungo viandare, e quando sto per soggiacere
    alla fatica, un odore di fresco accompagna
    i miei passi a non smarrirmi.

    Silvana Sonno
    Accetto il regolamento

  83. L’illusione

    Il tempo passa
    Arrugginisce le vite
    Paura di essere felice
    Paura di esternare le paure
    Vivere senza certezze
    Coincidenze e serenità
    Essere felici in un oceano
    di lacrime non versate
    Cammino in strade conosciute
    Senza sapere
    dove sto andando a finire
    L’illusione della vita

    Accetto il regolamento

  84. “CHE L’AMORE È FORSE UNA COSA DELICATA? DIREI, INVECE, CHE È TROPPO RUDE E TROPPO ASPRA, E ANCHE TROPPO VIOLENTA: E PUNGE COME UNO SPINO ( WILLIAM SHAKESPEARE)
    Dal Pruno del tuo Amor
    s’alza la cima aspra
    come una spina:
    fiorisce al sangue del
    peccato un cimelio
    antico di rovina
    perduta nel tempo:
    dentro il fosso della
    passione il fango
    sommerge quello
    stupore,
    Ninfea del bianco tuo
    ardore, e s’avviluppa
    la carne tribolante,
    immonda, al
    vile tuo disamore,
    infangata nel dolce
    diniego,
    come Lepre nelle fauci
    del Boa……
    S’inghiotte la selvaggina,
    nell’eremo del dolore
    e del pianto……..

    accetto il regolamento

  85. Quel che resta

    Sai, rimane poco alla fine del giorno
    o forse niente delle striature violacee
    che colorano le sere dipinte all’orizzonte.
    È una marcia con ritmi incalzanti
    e i passaggi sono frecce inaspettate
    lanciate da balestre misteriose
    e oscuri e ambigui gli obiettivi.
    Resta un barlume di lampi accesi,
    scintille luminose che si spengono
    ed è energia impalpabile e scattante
    a risvegliare gli occhi dal buio.
    Sai, le foglie sfuggono i pensieri
    e accartocciate si adagiano stanche
    su un autunno che lento muore.
    È un’attesa in un tempo vuoto
    e perduto in una strana clessidra
    l’illogico fluire di diffusa evanescenza.
    É cieca lotta di elementi senza senso
    mentre danzano svuotate le parole
    e le mani disegnano cerchi, come luna,
    raccogliendo dai frammenti quel che resta.

    accetto il regolamento

  86. BACI SUL MARE di Sakya Pegoraro
    (Accetto il regolamento)

    Era il silenzio,
    che ergeva come un faro
    a rifulgere sciami di stelle
    e questi nostri baci impigliati
    fra le fitte maglie del mare
    dove un’acuto sciabordìo di sensi
    irrimediabilmente
    ci portava al largo.

    Contavamo i desideri
    sospinti da pennellate di luce
    nella tela di San Lorenzo,
    descritti con le dita
    sulla sabbia tiepida del tempo;
    cancellati dal grecale
    e da quelle fievoli note di risacca
    che ad una ad una
    aggiungevano una lacrima
    alle sfumature dell’alba.

    Sakya Pegoraro
    2022 – Tutti i diritti riservati – ©️

  87. LUNA MIGRANTE
    A te ululo, spicchio di luna.
    Là, sul mare tomba desolata
    scendi, barca in rotta di speranza
    tra le luci di schiuma salsa.
    Dietro di te lasci soltanto
    stracci ciancicati d’umanità,
    nebulosa di polvere straniera,
    preda ghermita da amore ipocrita.

    Sandra Ludovici
    Accetto il regolamento.

  88. La ragione del cuore

    Propositi di luce
    infiorano il tuo viso
    scolpito dalle ombre.
    Grida,
    che per te vorrei morire,
    Vita mia:
    sfregio, ricompensa
    e antico pianto.
    Svetto dalla
    tenerezza lacerante
    del tuo sguardo
    e t’amo
    nel respiro,
    ti sorrido nella carne,
    in ogni punto del corpo
    che si apre
    al mistero di te.

    – accetto il regolamento

  89. Vincenzo Patierno
    (Accetto regolamento)
    Terra mia
    In sogno, mi ritrovai a passeggiar
    tra familiari strade e stradine.
    Spoglio da timori
    mi sentivo.
    Arder braci non vidi.
    Artefatte nebbie
    acre l’etere
    non resero. Visi
    non gotici incrociavo.
    S’eclissarono lucchetti
    e barricate. Un gongolar
    in quel che
    di costumanza è chimera.
    Avrei voluto, vivamente,
    che quel sognar
    a rispecchiar fosse
    il respirar da desti.

  90. Non smetterai di sognare
    di perseverare nell’amore
    guardare con stupore
    dal bagliore dell’alba
    al rosso di un tramonto
    dentro i misteri della notte
    ciò che non sappiamo
    di una simulata sapienza
    l’inesauribile poesia
    di una vita.
    Raffaele Di Palma
    Accetto regolamento

  91. Dichiaro di accettare il regolamento.
    Fabiola Murri

    L’ora preferita

    L’ora preferita
    attende sotto il poggio verdeggiante,
    lambelli di luce l’attraversano
    rimandando una sottile aria tiepida
    tra le vesti ruvide dei villani,
    al centro della piazza un vecchio
    scaccia via dei cani affamati
    attaccati al bavero della sua lisa giacca,
    la campana del vespro infastidisce le orecchie
    dei giocatori al bar,
    il silenzio è a quell’ora bisbiglio e complice,
    gli altri dietro le finestre ad ascoltare
    chi lamenta la seduzione dei pensieri
    alla vergine messa al giogo…
    l’amore andava confuso,
    nascosto
    ma la giovinezza ama la nudità!

  92. CELATE IN UN FILO D’ERBA…
    Posi la piuma nel tuo calamo ed il vento calò stancamente
    sopra di noi le sue spire di salice.
    Non finimmo di stupirci neppure quando l’ultimo sole
    coprì d’ombre il nostro fuoco.
    Ora un calice porta al vento le ceneri nostre e il timore
    ci rende audaci,
    nella bocca l’odor di vaniglia di baci mai dati.

    Se e quando torneremo i giochi saranno fatti,
    lampi di cielo nel grigio di orbite vuote e stinchi di calce
    per bambini di creta!

    Ma già è coro il nostro grido, forte e liberatorio:
    dalle rime della pelle i nervi affiorano, vivi, e si nutrono
    di eloquenti silenzi.

    Quello che vogliamo, tu ed io, lontano dalla turba,
    amache, indaco e azzurro, saranno il nostro letto che
    di volta in volta ci porterà in volo.
    Sia pure in un battito di ciglia
    avremo interminabili momenti

    abbiamo soffiato via tutta la cenere ed è scoperto
    il sangue vivo ed il fuoco delle vene!
    Rammenti? Con l’ultimo sodalizio chinammo ad arco il torso
    e i nembi del sarcasmo furon corona
    mentre tendini forti ci portavano oltre il muro,
    senza suoni, quasi una preghiera disciolta
    in rivoli sulfurei di aceto e miele!

    Ma adesso…tutto è silenzio: la sera culla
    I tuoi brividi con lucida indifferenza
    mentre ogni canto si spegne in soffocati sussurri.
    I presagi della notte ti cingono il capo, e ti fanno
    Oscuro minotauro che scalpita…che scalpita,
    che scalpita di inesausti zoccoli.

    Il turbine dei pensieri ti è corona e di tanta disperazione
    ti rende sovrana !
    Da tanto or questo è il tuo regno.

    Le esternazioni del tempo s’involgono in richiami ancestrali
    che non sempre cogli, quando gli angoli più reconditi
    si distendono ad arco lungo la linea sottile del tuo pensiero!
    Eppure sappiamo cosa si nasconde nel rosapallido di una prima aurora,
    quando il sangue si fa brina ed il cuore ferma a tratti il suo andare.
    E pensare che un solo filo d’erba può celare in sé tutte le lacrime del mondo!
    ============================================================

    N.B.:Aderisco d accetto in toto quanton previsto dal regolamento del concorso così comenbandito.

  93. DEI TURNI, PROPRI E ALTRUI, CAPITANO ACHAB

    “Rokovoko è un’isola lontanissima a sud–ovest.
    Non è segnata in nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai.”
    Herman Melville: “Moby Dick”

    È un caffè ben zuccherato.
    È la mia opera prima, la sola:
    il più insperato traguardo
    della giornata sfilata,
    senza nessuno se ne avveda,
    fino alla proda.

    Zucchero filato. Croccante. Cioccolata. Per una moneta!

    M’attendono solo vecchi senz’occhi
    al riparo d’incerte pensiline.
    Con loro stanno intriganti
    consunti pensieri, stantii propositi
    che si pensava invece mai fatti.
    Eppure è giorno che brulica.
    È risacca che, nonostante,
    corre via, oltre il proprio turno.
    Tamburi battono lontano, sempre più distanti.

    Aderisco ed accetto quanto previsto dal regolamento del concorso così come bandito.

  94. Dammi tu un quotidiano riparo
    Chioma che appare ombrello
    E tronco che mi ripari dal vento
    Radici per non dimenticare
    Che la vita è già il fallimento della morte
    Mentre tutte le altre categoria del fallimento sono inventate dall’uomo
    Dammi tu un quotidiano riparo quando il sorriso si farà amaro
    E le lacrime di rugiada scenderanno al suolo senza far rumore
    Solo un rapido refrigerio nella nebbia dell’indifferenza.

    – accetto il regolamento

  95. L’inferno nel tempo di follia

    Quando eravamo stranieri nella nostra terra.
    Quando piedi scalzi danzavano sui prati arsi
    e la luna grigia
    svaniva tra la nebbia di polvere
    che la terra vomitava.
    Nuvole basse piangevano lacrime di
    piombo,
    mentre lamenti e preghiere
    si abbracciavano imprecando.

    – accetto il regolamento

  96. Annalea Vallesi, dichiaro di accettare il regolamento.

    DI DOMENICA
    Com’era la tua arte prima di me:
    era il nulla immobile
    con un sorriso di passaggio.
    Com’era allora al mio arrivo:
    era acqua nel deserto
    e tiepido sole dopo la pioggia autunnale.
    Com’è ora e come sarà domani:
    in verità, se non ci sei,
    non saprò più a chi parlare.

  97. Accetto il regolamento
    “Dall’alba al tramonto”
    Di brigida forte

    Nel giardino della mia anima
    Giorni senza guerra
    Alba e tramonto si incontrano
    Si prendono per mano
    Germogliano sogni e speranze
    Si dissolvono per sempre
    Rimpianti e rimorsi
    Non esistono più incubi e fantasmi
    Solo gioie non più paure solo gioie
    suoni di antiche nenie flautate
    Che cullano i ricordi più belli
    Sereni e felici si librano leggeri
    Senza tempo e senza confini
    I fiori più colorati e senza spine
    Le note più allegre
    sconfinano dai pentagrammi
    Sono tutti lì gli affetti più cari
    Come un giardino incantato
    Dall’alba al tramonto
    futuro e passato come un eterno presente
    Emozioni colori profumi
    Tutto è appagante leggero
    inebriante …

  98. Simona Stefani
    (Accetto il regolamento)

    All’acqua di Rosa

    Scandiscono il Tempo
    le viole ed il silenzio,
    il mio cuore è contento
    a dispetto di quel frastuono
    che echeggia nel Vento.
    Prendersi cura degli Altri
    nutre di più,
    è una virtù.
    Nell’aria solo il vile potere
    del rigattiere che vende
    scampoli di vita rubata,
    frammentata.
    Quando i nostri corpi
    non si possono più toccare
    impariamo una nuova arte di comunicare,
    senza intasare troppo l’etere virtuale,
    cambiamo canale.
    Doniamo al Cielo con il Vento
    il nostro turbamento
    i nostri desideri al Firmamento.
    Fili di perle uniscono
    ogni stella congiunta al Sentimento,
    siam più vicini di quanto pensiamo
    ogni pentacolo, una mano.
    I nostri cuori ci vogliono unire
    nel verbo sentire.
    La materia evaporata
    urla l’allarme con il richiamo
    delle Sirene che emettono
    nel vento il loro lamento.
    Non possiam più fare finta di Nulla,
    questa richiesta di Necessità
    del nostro Pianeta Terra,
    dell’Umana beltà.
    Dipingiamo la nostra Mente
    con la quiete che si sente su un lembo di sabbia
    affacciata sulla soglia infinita.
    Questa è la Vita
    anche se inscatolata in
    matriosca perlata.
    Si schiude a piccoli passi,
    cipolla odorosa
    pelarla ora si può
    Dolce ed agra la vita, oibho’!
    Esiste la guarigione in ogni tensione,
    ogni distillato effluvio
    di Rosa la nostra magica pozione.

  99. ( Accetto il regolamento)
    Nulla resta intatto
    *****
    Nulla resta intatto…
    uguale ad un istante prima
    Tutto muta inesorabilmente
    Anche l’alba e il tramonto
    saranno diversi
    ad ogni battito di ciglia
    E il respiro mi ricorda
    che sono ancora qui
    Sempre me stessa
    e allo stesso tempo
    diversa e mutata
    Come la scogliera…
    roccia dura da scalfire
    ma anch’essa erosa
    dallo sbattere perenne dell’onda
    in balia del vento
    suo grande dominatore.

    Maria Paterlini

  100. Salvatore Denaro.
    Accolgo il regolamento
    Silenzi di ammassi nuvolosi
    lontano ai margini di terre emerse.
    Sibilanti movenze di venti improvvisi
    lo scroscio del mare ne dà parvenza.
    Eppur tuona lo spirito interno
    la forza che irradia il mondo creato,
    nutre e alimenta l’intima essenza.
    Per quali dimensioni venimmo
    a essere in questo istante
    espansi nel vuoto cosmo,
    quando la materia si anima d’intenti
    e trascolorano le forme floreali della realtà, decidemmo o non decidemmo
    l’impianto, lo sviluppo e il fine
    del nostro impegno.

  101. IL TEMPO DI UN RESPIRO
    Ferma come un albero,
    in questo tempo sospeso,
    dove sappiamo che è in arrivo qualcosa
    da troppi ancora incompreso.
    Contemplo la mia chioma,
    il sole penetra tra i nostri rami intrecciati
    e anche tu cerchi tra le tue foglie un po’ d’ombra,
    per lasciare andare questa sensazione che ingombra.
    ..Il tempo di un respiro..
    Tutti i rami fieri seguono le loro vie,
    vedo anch’io i miei figli scrivere un giorno le loro biografie.
    Forti, pieni e verdi,
    pur avendo bisogno dei loro fratelli eterni.
    Ferma come un albero,
    in questo tempo sospeso,
    osservo i nostri piedi,
    sento la complicità che hanno con la terra
    e avverto come lei ci afferra,
    quando l’equilibrio traballa.
    ..Il tempo di un respiro..
    Il tempo di seguire con lo sguardo una farfalla.
    Quanta strada dovranno ancora fare,
    e quanto fermi dobbiamo ancora stare.
    Che poi guardando indietro,
    quanto tempo abbiamo perso.
    Ma ora siamo qui a capire le nostre radici,
    simili ai rami intrecciati che parlano al cielo,
    uniti a loro anche se in un mondo parallelo,
    anche loro ferme nelle loro vie
    e più le osservi a fondo,
    più riusci a sciogliere tutte le bugie.
    Ferma come un albero
    ..il tempo di un respiro..
    Rimango e sento a cosa aspiro.
    – accetto il regolamento

  102. Accetto il regolamento

    Cadere è un bellissimo verbo coniato da Dio nel giorno iniziale
    Cade il seme
    Cade la neve
    Cade il sogno e si rigenera
    Cadono i frutti della terra
    Cadono le stelle

    Cadere è universale

  103. FINALISTI “FREE POETRY”
    Angelo Bonanno con “Mare e Cielo”
    Emanuela Tolomeo con “Incanto”
    Franco Carta con “Calma apparente”
    Patrizia Stefanelli con “Ti scrivo nell’Alto il mio nome”
    Nadia Turriziani con “L’Amore”
    Roberto Marzano con “Porto insicuro”
    Rosita Matera con “L’uomo che sei”
    Sara Francucci con “Cos’è una mamma?”
    Beatrice Di Paola con “Immagini di strada”
    Luciano Gentiletti con “Er busilli de l’incontrario”

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