Tragedia classica greca: l’avvento della cultura moderna

In che modo la cultura moderna ha reinventato la tragedia classica?

Tragedia classica greca - Photo by StudiaRapido
Tragedia classica greca – Photo by StudiaRapido

Quali sono le declinazioni che il genere ha conosciuto?

La forma teatrale della tragedia si esaurì e scomparve dalla cultura occidentale per un lungo periodo compreso fra l’età tardo antica e l’inizio dell’umanesimo.

Non bisogna dare per scontata una sostanziale continuità nella storia del genere tragico bensì risulta utile studiare le trasformazioni e seguire le metamorfosi di alcune storie presentate in forma tragica nel corso dei secoli.

Si può difatti lavorare al progetto di una ricerca sulla “rinascita della tragedia” in età moderna seguendo le fortune di certi episodi tragici particolarmente noti.

Nelle teorie elaborate dai moderni si tende a svincolare la categoria della tragedia dalle sue specifiche realizzazioni letterarie per farne uno strumento di riflessione filosofica più generale.

In effetti non è necessario sottolineare la “distanza” di noi moderni dalla formula aristotelica che definisce “la tragedia classica” per la completa assenza di riferimenti all’elemento mimetico e catartico.

La destinazione moderna è del “tragico” più che della “tragedia”.

Dunque questa “filosofia del tragico” sviluppatasi in epoca moderna pone la sua più acuta riflessione sulla “morte della tragedia” di cui illuminato assertore fu Friedrich Nietzsche, con la sua opera “La nascita della tragedia”.

La fine della tragedia fu individuata a ridosso della sua stessa nascita a causa del “socratismo estetico” e della “dialettica ottimistica”, incarnazione del λόγος, intravedendo una possibile rinascita nel graduale risvegliarsi dello spirito dionisiaco.

In questo modo di considerare l’oggetto tragico la pietra di paragone rimane certo la tragedia attica e soprattutto quella euripidea appunto perché il suo fu un teatro di innovazione nonché di transizione, riflesso di una soluzione di continuità.

La tragedia, dunque, nel corso della storia è diventata tante cose in ragione delle culture che hanno interpretato, in contesti e con finalità sempre nuovi, la forma che aveva avuto in Grecia.

Appropriarsi del patrimonio mitico e del suo ruolo civilizzatore è questo il modo in cui la forma tragica può essere considerata, come un contenitore di riflessioni proprie di ciascuna cultura.

Qualsiasi mito locale, così con le proprie tensioni, contraddizioni e risvolti negativi contiene di conseguenza un tasso drammatico e un valore simbolico atto al rafforzamento delle identità umane.

La “drammatizzazione del mito” è fondamento ancestrale della tragedia e l’autorità classica ereditata dalla tradizione si invera fra noi moderni mediante la sua più intima funzione civilizzatrice.

George Steiner
George Steiner

Notò George Steiner: «La tragedia greca presenta, in parole e azioni, una costellazione di donne incomparabili per autenticità e varietà. Nessuna letteratura penetra con maggiore audacia e sensibilità nella condizione della donna.»

Steiner ancor più esplicitamente aggiunge: «Può darsi che la tragedia greca, per quanto ne sappiamo, sia stato il luogo privilegiato dei personaggi femminili (anche se rappresentati da uomini maschera) per dispiegare liberamente il loro enthousiasmòs e la loro umanità. È possibile che quei diritti elementari della femminilità, e persino della supremazia femminile in certe competenze e situazioni, diritti negati alla donna nella vita quotidiana, nella legge, nella politica platonica e nella classificazione aristotelica degli esseri organici, siano stati uno stimolo per il dramma tragico greco e una delle sue licenze extraterritoriali.»

La tragedia antica non è dunque solo ed esclusivamente la storia di uomini ed eroi, ma è la storia di molte donne, ciascuna protagonista di una grande polifonia spesso tutta al femminile.

 

Written by Manuela Muscetta

 

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