Contest letterario gratuito di poesia “La rosa, la cosa, l’anarchia del verso”

“Ho scritto di te stanotte/ Ho composto una poesia mal scritta/ Fatta di lettere capovolte/ Errate cieche assertive questuanti/ Ho scritto asciutto e diluviato/ Ho scritto/ dopo aver vagato come una migrante/ fra poesie non mie/ che avrei voluto scrivere io/ […]” – “Il vizio di scrivere”

Regolamento:

Contest La rosa la cosa l'anarchia del verso
Contest La rosa la cosa l’anarchia del verso

1.Il Contest letterario gratuito di poesia “La rosa, la cosa, l’anarchia del verso è promosso da Oubliette Magazine, dall’autrice Antonietta Fragnito e dalla casa editrice Tomarchio Editore. La partecipazione al contest letterario è riservata ai maggiori di 16 anni.

La partecipazione al Contest è gratuita.

Tema libero.

 

2. Articolato in una sezione:

A. Poesia (limite 100 versi)

 

3. Per la sezione A si partecipa inserendo la propria poesia sotto forma di commento sotto questo stesso bando (a fine pagina) indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con poesie edite ed inedite.

Le opere senza nome, cognome, e dichiarazione di accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via e-mail ma nel modo sopra indicato.

Importante: cliccare su Non sono un robot, è un sistema Captcha che ci protegge dallo spam. Per convalidare la partecipazione bisogna cliccare sulla casella.

Ogni concorrente può partecipare con una sola opera.

 

4. Premio:

N° 1 copia del libro “La rosa, la cosa, l’anarchia del verso di Antonietta Fragnito edito nel 2022 dalla casa editrice Tomarchio Editore.

Saranno premiati i primi tre classificati della sezione A.

 

5. La scadenza per l’invio delle opere, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per il 10 aprile 2022 a mezzanotte.

 

6. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da:

La rosa, la cosa, l'anarchia del verso
La rosa, la cosa, l’anarchia del verso

Alessia Mocci (Editor in chief)

Antonietta Fragnito (Poetessa)

Carolina Colombi (Scrittrice e Collaboratrice Oubliette)

Stefano Pioli (Studioso e Collaboratore Oubliette)

Filomena Gagliardi (Poetessa e Collaboratrice Oubliette)

Katia Debora Melis (Poetessa e Collaboratrice Oubliette)

Rosario Tomarchio (Poeta ed Editore)

 

7. Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.

 

8. Si esortano i concorrenti per un invio sollecito senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.

 

9. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione per e-mail: oubliettemagazine@hotmail.it indicando nell’oggetto “Info Contest” (NON si partecipa via e-mail ma direttamente sotto il bando), in alternativa all’email si può comunicare attraverso la pagina fan di Facebook:

https://www.facebook.com/OublietteMagazin

 

10. È possibile seguire l’andamento del Contest ricevendo via e-mail tutte le notifiche con le nuove partecipanti al Contest Letterario; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvertimi via e-mail in caso di risposte al mio commento”.

 

11. La partecipazione al Contest implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (Gdpr 679/2016). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

 

Buona partecipazione!

 

94 pensieri su “Contest letterario gratuito di poesia “La rosa, la cosa, l’anarchia del verso”

  1. Accetto il regolamento Susanna Mastino
    Stella polare
    Stella polare di rara bellezza,
    mi conquisti, mi abbagli col tuo chiarore.
    Stella polare perfetta e surreale,
    non nasconderti e fatti ammirare.
    Stella polare adorni il cielo notturno con la luce dei tuoi occhi e con gioia mi sorridi.
    Stella polare cangiante e intensa,
    cancella i miei timori e questa notte splendi fiorente e senza fine.

    1. – Accetto il Regolamento Franca Palmieri
      L’odore acre della notte

      L’odore acre della notte
      che avanza
      induce a tardare
      a non voler entrare nel sogno
      distante è lo sguardo sul mondo
      vicino il freddo che percorre le dita
      e i passi stentati provano a salire
      cercando uno spicchio di luna
      piccola luce di un’anima in pena
      scorrono suoni sfocati
      nell’aria nebulosa
      fino al vuoto che circonda
      la paura
      e lì cadono
      incapaci di dire quanto è bello
      il miracolo dell’amore.

      Inedita 24 Giugno 2020

  2. L’inviata

    E poi, non hai tempo, per truccarti e farti bella, sei in luogo di guerra, con la troupe a farci sapere, a farci vedere le atrocità di una strana umanità. Rischi d’esser presa, rischi di essere colpita, e noi seduti in salotto a fare commenti, a fare gli strateghi, quelli che capiscono e giudicano. La trincea mi è così lontana, e io mi sento vicino a te, con il cuore a pezzi e la voglia stretta nei denti nel sentirti dire che tutto è finito, e può tornare la vita.

    – accetto il regolamento

  3. Angelo Napolitano
    Accetto il Regolamento

    VENDEMMIA
    E tutte le mie fate, quella sera,
    posate le ghirlande sul gradino,
    si sono mescolate alle mie labbra,
    alle mie braccia, quasi rinverdite,
    e tutte… oh si… ma proprio tutte insieme
    le ho baciate… E prima di dormire
    ho detto loro: “Fate fare frutto
    alla mia vita, al mio sorriso vivo
    ed alle aspre lacrime cocenti;
    al seme macerato nella terra…
    Vado a dormire. E voi… non ritardate
    a scorgere il fiorire dei miei semi,
    lo scorrere del mio sorriso pieno,
    delle carezze… piano… sulla fronte…
    Vi sto nel sangue, e vivo insieme a voi.
    La buonanotte ve la do così,
    immersi tutti in un dolore antico,
    che spacca il cuore e lo sparpaglia in cielo…
    e aspetta che la pioggia della vita
    in terra lo riporti a fecondare
    quelle ghirlande messe sul gradino…”
    Così, spremuti gli acini dell’uva…
    possiamo condividere il buon vino.

    1. Stupenda poesia, bellissimo il titolo.
      “Oh sì … tutte insieme le ho baciate …
      “E tutte le mie fate, quella sera … ” di quale sera parli?

      1. Grazie. “Quella sera” è (sarà) l’ultima. Mi vado preparando, e vorrei anche preparare gli altri; dare loro una chiave di lettura positiva della “Vendemmia”.

      2. Complimenti!
        Mi piacerebbe leggere qualcos’altro di te.

      3. Anche a me farebbe piacere altro di te. Amministro il Gruppo “Arte.. parole & poesia”. Lì trovi altre mie cose. Grazie

  4. DISTANZE
    I tuoi passi sono nebbia nei miei pensieri
    Come gocce che sciolgono questo canto
    Spremo ancora il seme per l’ultima stagione
    Mentre la danza dei ricordi inizia
    E poi sento i suoni lontani e distinti
    maleodoranti di infinito amore
    con le case che si svuotano alle paure
    e la voglia scatenata che incalza

    Le poesie sono sterili amanti
    che disseminano nuove voglie
    creando il vuoto nelle distanze
    mentre il meglio deve ancora venire
    Reduce dal mio tormento
    desidero ancora e ancora
    impigionando i saggi in bottiglie di vetro
    mescolando il vespro con l’infinito.

    Potresti finire così
    con le mie note chiuse e le mani vuote
    e invece celebri nuovamente il mio amore
    con lenzuola sporche di poeti scalzi
    sulla città silente si sirene e campane
    che mordono il passo sul finire di un giorno perso.

    Patrizia Arace
    dichiaro l’accettazione incondizionata del regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (Gdpr 679/2016).

    1. PARLAMI
      Oggi che sono pronta ad ascoltare parole nude.
      Non narrarmi di capelli lunghi
      né di fianchi piccoli e sodi
      né di sguardi appassionati
      né d’impetuosi amplessi.
      Adesso
      Che un vento tenue
      accompagna questo amore
      verso la linea orizzontale
      Parlami delle rughe, dei seni cadenti,
      dell’abbraccio gelido della malattia.
      Parlami della forza dei vecchi tronchi
      che ancora tendono i rami verso la luce.
      Parlami del granello di sabbia
      che nell’ostrica si ciba di tempo
      per raggiungere la bellezza.
      Ti prego
      Lascia che il fiume del passato
      scorra nell’alveo dei ricordi.
      Adesso
      Che ho tolto tacchi a spillo
      e abiti troppo stretti
      Servono parole di seta
      per aprire nella nebbia
      percorsi di vetro.

      – accetto il regolamento

  5. Ines Zanotti
    Accetta il Regolamento

    “Grazie Natura!”
    S’alza il sole di un giorno nuovo,
    mi guardo allo specchio e chi ritrovo?
    Pelle pulita, vellutata, riposata:
    del tuo aspetto sono ammaliata.
    Se poi m’arrabbio e imbroncio
    ti abbruttisci, mi sento uno straccio.
    a volte sei vanitosa, ti metti in mostra,
    dal pennello del trucco diventi luminosa.
    Che bella sensazione accarezzarti
    coccolarti, massaggiarti e…amarti!
    Cara pelle, fai parte della mia vita
    sei il primo vestito donato alla nascita.
    Ora stai invecchiando e ti ammiro
    coraggiosa mi difendi dal tempo crumiro…
    In codesta poesia racchiudo tutto il bene:
    “Grazie di cuore alla Natura”
    per la mia pelle e il suo gene!

  6. Fanciullo di guerra
    La notte in cui tutti dovrebbero godersi
    un sogno dovunque in un sonno qualunque
    un attacco imminente paventa il nemico perso
    in un mare, in un cielo ormai non più terso
    crudele e vigliacco chi causa il tuo sguardo pietoso
    disperso nel vento di un tempo ormai uggioso
    rumore assordante di bombe malvagie
    lanciate a capocchia a colpire chiunque
    battaglia senza nome, senza lode
    perversa e avversa ad un mondo normale
    empio tiranno , tristo sciacallo che
    fai cadere lacrime ormai asciutte
    in un viso bagnato
    dalla pioggia che cade
    noi da lontano ascoltiamo il tuo urlo muto
    dalla troppa distanza ma tu non rimanere mai sordo
    al nostro pregarti di donarci il perdono
    per questo tedio gioco che gli uomini miseri adulti
    chiamano guerra.
    Alessio Asuni
    Accetto il regolamento

  7. CUORE MIO

    Se tu mi ascoltassi,
    invece di metterti i tamponi
    nelle orecchie,
    ci sarebbe intorno un dolce sussurro
    di fiori in boccio.
    Il mormorìo di ruscelli festosi.
    Un fruscìo di farfalle in volo.
    Il silenzio abbagliante dell’arcobaleno!
    Ma tu non odi,
    la tua apatia ti trascina
    in un gorgo senza uscita
    e nuoti nelle viscere pericolose
    di cascate violente
    che vogliono annegarti.
    Butta via i tamponi Cuore mio!
    Ascolta il vento
    che muove le onde
    e i fili d’erba del grano
    che sfameranno il mondo!
    Ascolta la pioggia che lava
    tutte le impurità
    e nuota nel fiume che porta
    alla riva di tutti i giorni
    costruiti nella pace e nella fraternità.
    E l’amore?
    È qui, nel cavo delle mie mani,
    prendilo e ascoltami se puoi!

    – Accetto il regolamento

    Meraviglioso concorso. Augurissimi e complimenti vivissimi!

  8. Mi hai insegnato a dire “ti amo”
    come se fossero le parole
    più semplici al mondo.
    Che l’amore nasce
    nei modi più strani,
    tra le persone
    più diverse.
    Che tutto il resto, poi,
    non conta più.
    E che, se non ti avessi trovato,
    ti avrei rimpianto
    per tutta la vita.

    © Daniela Giorgini – Accetto il regolamento

  9. Oggi (titolo)

    Si chiudon le brame del buio di chi
    dipinge la vi-
    -ta di bri-
    -vidi dolci, come l’affetto che fendi
    sui bi-
    -sogni con i grandi
    fuochi dei cupi
    custodi,
    della fi-
    -bra benché si-
    -a in
    faccia alla paura che cura sghemba gli
    abbagli
    dove vi-
    -bra in-
    -finita oggi. La vi-
    -ta umana. La in-
    -certa. Ma ancora di
    più. Sì.
    Molto in-
    -tensa in
    fondo. Tu. Oh sì.
    Questa, Conforto. Di
    più.

    – accetto il regolamento

  10. Fiorella Frandolic
    Accetto il regolamento

    Ho comprato una borsetta nuova
    è grande, con tanti scomparti,
    c’è posto per tutte le mie cose
    pettine portafoglio telefono foto.
    Ogni sera la vuoto
    per meglio sistemare
    gli oggetti da portare.
    Mi hai regalato un’agendina
    dove scrivere i miei appuntamenti
    aperitivo con le amiche
    un film dentista
    andare da mia madre.
    Ma come le giornate che scorrono
    è un ordine fittizio
    non sono brava
    a mettere punti fermi
    confondo le tasche, sbaglio le date.
    Che bello sarebbe un mondo
    senza bisogno di pesi
    da portarsi dietro
    e i giorni liberi,
    colmi solo di sorrisi e di sole.

    1. angela rosauro
      accetto il regolamento

      il peso della libertà

      ritto lo sguardo di luce riflessa
      rimbalza fendente
      di libertà mai donata
      né volge alle minute chincaglie
      memorie di tramaglio destino

      si alza in volo ha le ali e ingegno

      inciampa il coraggio e il respiro
      ad andare per rupi per lupi
      il tumido ansito s’infitta
      al passo mai domo
      di nero di sterco di ardito volo
      di tutti gli uomini soli e nudi
      puranco in india o su per le vene
      in solitario equilibrio invece stiamo

    2. Accetto il regolamento

      TVILLINGLÅGOR

      Vortice che libero trascendi
      dall’antico spazio in te previsto,
      sfiorando quei vertici che t’affiancano/
      per poi con essi ascendere 
      nel Cerchio che tutto comprende,
      sai bene di dovermi la vita,
      conosci alla perfezione quel trascorso momento/
      in cui io con lui fummo Uno,
      giocando ancora quel sapere
      che la coscienza non ignorava.
      Se ti guardo… son sola!
      Venti universali ogni memoria
      han trascinato via
      e il tuo  persistente rollio
      ora solo per me si stringe.
      Fiamma che avvolge,
      dolore che ritorna,
      certezza assoluta d’esser sì desta,
      ma disperatamente prima
      che lui lo sappia!

  11. L’IRA
    L’ira dilania cuori
    di insensibili membra
    nutrendo con rancore
    anime dimenticate.
    Sorride la tristezza
    di fronte a tal furore
    d’incenerito amore
    che il vento soffia via.
    La rabbia è il focolare
    dove l’ira si nutre
    fulcro di un sentimento
    che alla vita sfugge.
    L’ira è in ogni essere
    che la forza del cuore
    dovrebbe rinnegare
    se muove distruzione.
    L’ira è un’arma impropria
    che in mano al maligno
    attecchisce mettendo profonde radici…
    ed è la fine…

    – Accetto il regolamento

  12. FINOCCHIARO JOHANNA
    Accetto il regolamento

    LA DANZA
    Le stelle filanti danzano,
    nuotano libere di vanità
    Sono pesci in una boccia,
    un palco antico di verità
    Il vetro si è scheggiato
    ma ne riflette ancora l’ego
    Impronte di marmellata
    Calco quella terra, incantata
    E lì annego
    Senza sosta e senza veleno,
    sbattono i piedi le stelle filanti
    La testa si stacca
    Voglio danzare con loro
    il tempo di un attimo

  13. Mario Badino. La poesia è edita («Santificare le feste», END 2019). Accetto il regolamento.

    LA FRETTA

    E la lentezza sola | potrà salvarci dentro
    – credi anche tu nel mito della fretta? –
    Percorreremo a piedi | le strade cittadine
    e, superata l’ultima cintura,
    l’asfalto di campagna | sopra le buche vecchie,
    nel sole e nel rumore di cicale.

    E, misurando a piedi | lo spazio in cui viviamo,
    noi ci riapproprieremo della terra,
    portando ai nostri piedi | la pista che i furgoni
    calpestano veloci con le merci:
    gli osciàni, gli ipercòpi, | i re merlini pieni
    non sono mai sembrati così vuoti.

    Le dieci. Esterno giorno. | Riprendo dalla terra:
    l’inquadratura coglie un poco d’erba,
    appena qualche ciuffo; | più in là il parcheggio pieno
    con la sua latta colorata in mostra.
    Mi giro verso i campi, | cerco presenze amiche
    oltre lo sporco dei rifiuti sparsi

    e vado in là, testardo, | verso gli ulivi grandi,
    le strade immaginate in mezzo ai tronchi,
    i lunghi corridoi | invasi dalla luce.
    È giorno pieno come poche volte
    e, camminando, sudo | la mia insoddisfazione,
    la caccio via dai pori della pelle.

    Ora del pomeriggio. | Perché imbrunisce presto
    e il freddo di quest’ora non dispiace:
    pare che porti pace | alla mia mente scossa.
    Riporto i passi svelti verso casa
    e godo delle luci | della città vicina,

    ignara del mio affetto smisurato.

  14. VERSO IL MARE APERTO
    Come un fiume in piena
    Abbatto gli argini che il pensiero impone
    Nulla mi può fermare
    Né orgoglio, ne giudizi e pregiudizi
    Continuerò imperterrito
    verso la meta prefissata
    Giungerò sporco e insanguinato
    Ma poco importa
    Mi laverò di ciò che è stato
    sfociando in mare aperto
    E non avrò paura se non so nuotare
    Dalle onde mi lascerò trasportare
    Attraverso questo lungo viaggio
    che saprò consapevolmente affrontare

    GIAMPIERO FENU
    Accetto il regiolamento

  15. Ti ho amata
    tutta,
    dalle cime delle tue montagna
    al fondo del tuo mare.

    Ti ho amata
    sempre,
    lungo i corsi delle tue cicatrici,
    sopra i tuoi alberi
    e fin sotto le loro radici.

    Ti ho amata
    tutta,
    lungo i sentieri dei tuoi boschi
    e dentro i tuoi rifugi.

    Ti ho amata
    sempre,
    oltre le nuvole delle tue giornate,
    fino al sole delle tue risate
    e ancora oltre
    verso l’infinito nei tuoi occhi.

    Ti amo
    sui rilievi dei tuoi nei
    e nelle valli delle tue gambe
    ove cavalcano i miei fianchi.

    Ti amo
    tutta,
    oltre il clamore del successo,
    oltre il rumore degli applausi.

    Giuseppe Caristena

    Dichiaro di accettare il regolamento del presente concorso.

  16. Visione Marina
    Mormorio che suscita sana agitazione
    Audio che senza filtri solari diventa ossessione
    Ha schiuma col biglietto di sola andata
    Ma torna a casa per lavare i bianchi sassi
    Tragitto obbligato per chi è isolano
    che piange quando parte
    E quando non può partire
    Fa fuggire la tristezza dai cuori afflitti
    E vuota le tasche con i prezzi degli affitti
    Ci vado d’inverno per vederlo e sentirlo
    Però ogni volta l’anima riempie
    Che oscilla cadenzata come il suo moto
    Fino a colmarla di sale perché duri
    Il mare fa come gli amici che
    Al caffe mancano
    quando devono pagare
    invade il tuo giaciglio
    Ti allontana dallo scoglio
    Onde per cui è doveroso rispettare il mare.

    – accetto il regolamento

  17. INNO ALLA PRIMAVERA
    E la primavera si veste/
    si orna di verde ed esce/
    Di fiori si agghinda/
    meravigliosi come su tela dipinta/
    Profumi nell’ aria diffonde/
    come solo lei sa fare, d’altronde/
    È allegra, ricca, entusiasmante/
    e, dopo l’ inverno lungo e prostrante,/
    agli occhi ridona luce/
    e all’ animo distensione e pace.

    – accetto il regolamento

    1. Libertà
      Scrivo il tuo nome
      su, su nel cielo
      nei lembi d’azzurro
      dove si posano i miei occhi.
      Porgimi la mano
      lambirò le nubi,
      senza te sono un bimbo senza memoria
      con le favole sotto la cenere.
      Porgimi la mano
      quando sarò stelo d’erba
      che cerca il suo sole.
      Non fuggire
      nella profondità del mare,
      non morire nell’onda,
      l’anima mia la cavalca
      e riempie la vita col tuo nome.
      Libertà donami ti prego
      un frammento ribelle
      da mettere addosso come un vestito.
      Giuseppina Carta
      Accetto il regolamento

  18. IN FACCIA TI RIDO
    Accumulo
    croste di fiabe
    messi di melme cromate
    da inconscio manipolate
    un bene sciagurato che anela
    l’arcano della dannazione
    mentre scendo nel buco a rovescio
    con sorriso su labbra dementi
    prendimi cielo sgraziato
    la mia tinta vinaccia ti dono
    prendimi ora
    che turpe mi fotto l’aurora
    su prati di muse sfiorite
    di linfe seccate alla fonte
    in faccia ti rido.

    – accetto il regolamento

  19. l’accetto il presente regolamento e autorizzo al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (Gdpr 679/2016). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

    Risacca

    Arsura, canicola
    e plastico sudore
    in questa triste Estate.

    Se solo vi fosse filo
    d’una brezza sottile
    che arrivasse fino a te,
    a scompigliarti insolente
    i morbidi capelli
    e me ne restituisse
    il lontano profumo:
    una timida risacca
    di notturni silenzi
    forieri di verità
    al mio cuore ormai lasso.

    E mentre l’alta luna
    veglia algida sovrana,
    piano respiro incerto
    l’anelito dei tuoi sogni …

  20. IL TANGO
    Il Tango attraversò la sala e si inchinò
    davanti alla Mazurca. «Balliamo?» le chiese.
    Lei si alzò e danzò con lui un ritmo ternario,
    infilando a gancio la gamba tra le sue.
    La Foglia sentì il picciolo che tremava senza sosta
    e mentre si staccava disse al Ramo: «Ci spogliamo?»
    prima che il vento la volasse via.
    Arrivò planando a terra senza udire la risposta.
    All’Arancia del giardino, mentre il contadino
    appoggiava la scala: «Limoniamo?»
    chiese succoso e temerario il Mandarino.
    Si incontrarono, fianco a fianco, nel cestino.
    Ancora piegata, la Coperta aprì l’armadio,
    si avvicinò al letto con passo languido
    e disse al Materasso: «Mi stendo?»
    e si andava srotolando profumata, e nel frattempo
    una dietro l’altra saltavano le molle, all’impazzata.
    Il Piede destro mise un calzino di seta trasparente
    e disse alla Scarpa di camoscio: «M’infilo?»
    Anche la sinistra allentò la stringa, quando la destra
    piego la sua linguetta per l’entrata.
    Il Sassofono, mentre il maestro si accingeva
    a dare inizio al concerto, fece l’occhiolino
    alla Tuba bassa che gli stava accanto
    e le chiese col bocchino: «Trombiamo?»
    Appoggiata allo stipite della porta, la Scopa
    vide disteso il Pavimento della cucina, pronto.
    Il tavolo, le sedie e perfino il quadro
    della natura morta appeso alla parete
    trattennero il fiato. «Sono stanca»
    disse stremata la ramazza «per oggi ho dato»
    (Ah, l’amour!)

    – accetto il regolamento

    1. Francesca Giustini

      IL MARE ALLA TUA CASA

      Scenderò le pendici dei tuoi occhi
      dalle rupi dell’iride filante
      e cadranno pensieri in trasparenza
      nei veli della luce che fonde il tuo viola
      fra getti d’onde scivolerà lo sguardo le sue schiume
      e porterà i suoi fiori alle pupille

      Catturerò le stelle alle burrasche
      e dagli abissi raccoglierò le lune
      scendendo le cascate dei tuoi occhi
      e dal mio cuore cadrà acqua che canta
      e porterò sui flutti il mare alla tua casa.

      Accetto il regolamento

    2. Bellissima. Delicata, Arguta. Spiritosa. Fantasiosa. Sfugge agli schemi consueti; la mia lettura termina con un sorriso, e con una riflessione che mi è consueta: Tutto ciò che attrae e verso il quale c’è attrazione può rendersi strumento per fare esperienza col sacro. In genere mi riferisco a due corpi umani, dello stesso sesso o di sesso diverso; il più delle volte, stante il mio genere maschile, dico che Donna e Cattedrale sono luoghi sacri nei quali e per i quali si può vivere l’esperienza del sacro. A ben riflettere, è una legge universale, a cominciare dall’attrazione tra Luna e Mare.

  21. Vincenzo e Mara

    E mi si ferma l’anima,
    non più tu a battermi nel cuore,
    io, il tuo alito,
    tu, la mia pelle,
    noi, l’amore dentro la carne,
    dentro,
    dal momento in cui il cielo m’ha trafitta.

    Quella speranza, che io non sono,
    con morbide lettere ha costruito un nome,
    e tu, in me, ma lontano,
    così nascosto da poterti solo sfiorare.

    Il primo gioco segreto,
    con le mani mi carezzavo aspettando l’attesa,
    così certa di vita,
    così sottile luce,
    ma tu,
    difficile da trattenere,
    del paradiso ti sei fatto raggio
    nel distacco impossibile del sangue.
    E vorrei tenerti in grembo come un fiore.

    (Monia Minnucci, accetto il regolamento)

  22. MIRIAM BRUNI,
    ACCETTO IL REGOLAMENTO

    Quanti brutti incontri
    ci evita la sorte.
    Ma quante perle
    rigettate in mare
    per non saperne
    riconoscere il valore,
    non accettarne
    fino in fondo
    l’inedita funzione.

  23. Basta armamenti !

    Vorrei sentire qualcuno (finalmente)
    a gridare forte : “basta armamenti” !
    Vorrei vedere i capi di stato
    a fare qualcosa di giusto una volta tanto …
    a ribellarsi … ad arrabbiarsi …
    a incavolarsi come si deve
    contro coloro che creano certe porcherie …
    contro chi ammazza la gente …
    anche (e quasi sempre) quella che non c’entra niente !
    Sentir dire ancora nel duemilaventidue
    che si stanno ammazzando tra fratelli …
    gente sicuramente creata nemica senza ragione
    da un qualcuno senza cuore …
    con in testa solo interessi …
    solo denaro e solo colpi di cannone !
    Qualcuno che addirittura si diverte
    a far demolizioni !
    Poveri noi che concia …
    poveri noi in che mondo viviamo …
    e poveri i nostri giovani … che sono si il nostro “futuro”
    ma che si ritroveranno tra le mani
    un mondo rovinato da un’altra inutile guerra
    voluta da gentaglia che nella testa
    sicuramente non hanno il cervello …
    hanno dentro solamente
    (molto … ma molto sporca)
    cattiveria mischiata con solo ghiaia e terra !

    Accetto il regolamento

  24. La fine della rosa
    Ramingo peregrinavo alla ricerca del farmaco della vitalità,
    -steso all’ombra di una palma- nel mentre
    l’occhio del sole fissava le mie tenui tracce
    ed una pioggia rosa attutiva le ancestrali pene.
    Girovago andavo alla questua
    del perdono per le passate nefandezze
    con gli occhi languidi per impietosire i giudicanti.
    Ma nulla si compiva ed era giusto così.
    A tentoni mi spingevo per un universo
    ai più sconosciuto, scontrandomi immemore
    con l’azzurrità delle galassie infinite.
    Mi è capitato di vedere miriadi di stelle cadenti
    senza esprimere fatui desideri.
    Mi è capitato di cadere senza che alcuno
    mi tendesse la mano con gestualità amicale.
    Alla fine del percorso come dono
    forse impietoso urlava il vento soffiante
    della vita eterna sedotta ed inerme.
    E giunse così il destino puerile
    del pianto di dolore a decidere l’ignara sorte
    -per la vita e per la morte-
    di una turgida rosa falciata
    e sulla terra incolta abbandonata.

    Dichiaro l’accettazione del Regolamento: Michele Pochiero

  25. Un’altra primavera

    Un’altra primavera e’ nell’aria
    e dentro il cuore
    germogliano i pensieri fluttuano tutti’intorno
    e nell’anima,
    incipit di sogni e speranze
    sopiti dall’ora ingrata
    nel tempo avverso,
    rinascono ai nuovi colori
    vestiti di luce riflessa
    nella stagione promettente.
    Quanto dolore
    ingoiato con la polvere
    e quante ferite bruciano,
    mancanze, perdite, desolazione
    e fiumi di parole
    alla deriva,
    si nuota a quattro braccia
    per rimanere a galla.
    Ma verra’ presto un momento
    un ora speciale
    dove le tenebre si dilateranno
    il giorno schiarira’
    e le parole voleranno alte,
    sopra un campo variopinto,
    in un cielo terso
    attraversato solo da uno stormo di rondini.
    Accetto il regolamento

  26. CALDO

    è una notte calda
    Non riesco a dormire
    Non so dove stare.
    Provo a uscire di casa
    La notte è bellissima
    C’è un poco di fresco.
    Nonostante sia tardi
    Bambini lontani
    Gridano, giocano:
    Un ricordo mi assale.
    Guardo in alto
    Neppure una nube.
    Provo a contare le stelle
    Ma ce n’è sempre
    Una che manca.

    – accetto il regolamento

    1. Nella giornata mondiale della Poesia dedico questi semplici versi a tutti i miei amici Poeti e a tutti coloro che credono nel potere delle parole e della loro forza.
      Le parole hanno un peso sempre,nel bene e nel male…
      Le parole possono uccidere, illudere, accarezzare :facciamone sempre un buon uso,
      perché c’è ancora chi nelle parole semplicemente ci crede

      SIAMO TUTTI POETI

      Siam tutti poeti
      non lo sappiamo
      finché un bel fremito
      ci prende per mano.
      In molti mi dicono
      “Perché sprechi tempo
      a scriver parole?
      È cosa futile,
      senza valore!”.
      Altri mi guardano
      con aria smarrita
      se parlo di Sogni,
      di versi, di vita.
      Un giorno
      un signore
      con aria arrogante
      mi disse:
      “Poeta non servi,
      le ricchezze son altre!
      Non servono i versi,
      son solo utopie,
      il mondo non cambia,
      non dire eresie!
      Rassegnati e inchinati
      al Dio denaro,
      è l’arrivismo
      che porta lontano.
      Gli amori che canti
      i fremiti, il mare,
      son chiacchier scontate
      lasciale andare.
      Svegliati illuso,
      straccione, poeta,
      posa la penna,
      cambia la meta.”
      Dopo che accolsi
      con pena nel cuore
      il vuoto e l’amaro
      di quelle parole,
      notai sul suo viso
      quel brutto colore,
      di chi usa proiettili
      e non le parole.
      Così sorridendo
      con gentilezza
      l’ho ringraziato
      per tanta saggezza:
      “Mio caro amico
      sai che ti dico?
      Forse hai ragione!
      Il mondo è dei ricchi
      di chi si crede padrone.
      Adula sempre
      il tuo amato denaro
      illuditi pure
      che ti porti lontano.
      Sai caro amico
      puoi essere ricco,
      pieno di donne
      di case e profitto,
      però è tanto triste
      vedere e notare
      il tuo povero cuore
      che si affanna ad amare.
      Non vibra, non trema,
      non prova emozione,
      tu sei più povero
      di un vecchio barbone!
      Puoi comprar tutto,
      l’oro, la seta,
      ma non la bellezza
      dell’esser Poeta.
      Io preferisco
      ai tuoi ingenti guadagni
      che sia la mia penna
      ad accompagnarmi.
      Affannati pure
      col tuo guadagnare,
      a noi poeti
      basta il Sognare!
      Adesso ti lascio
      al tuo Dio padrone
      io vado a godermi
      un raggio di sole.
      Ricordati amico
      esiston le albe,
      il mare, i tramonti
      tienilo a mente
      mentre fai i conti!
      Esiste la vita
      con la sua essenza
      non farti uccidere
      dall’apparenza!

      Mariella Foggetti
      Accetto il regolamento

  27. IL COLORE DELLE NUVOLE
    E’ nell’aria,
    stagione di nuvole maestose,
    astri luminosi
    che incantano la mente,
    sognatrice temeraria.
    Tutto è in quella materia
    impalpabile, e niente.
    Nell’aria rovente
    come bianche statue
    le nuvole accarezzano
    le cime dei monti e l’orizzonte.
    Paesaggi di acqua, di mare,
    di foreste;
    nubi grevi, altissime,
    tra l’ondeggiare delle fronde.
    Cielo sfumato di rosso, o di rosa,
    gregge di pecorelle,
    nell’aria luminosa.

    Paola Cuneo
    Accetto il regolamento

  28. Accetto il regolamento, Roberto Marzano

    FIGLIO DI UN DISTICO

    Sono figlio di un distico
    d’infradiciate metafore
    particella mutante
    sinestesia persistente.

    Coniugato all’incerto
    di elegie basculanti
    sillabeggio beffardo
    scavando fosse comuni
    zeppe di anafore e accenti
    condizionali condanne
    al verseggiare perenne
    ‘ché l’aggettivo straborda
    sopra gerundi ammaestrati.

    1. ACCETTO IL REGOLAMENTO

      DAL BUIO CADENTE
      Velati gli occhi,
      già vecchia fanciulla
      dal mutile intero scolorito,
      mi lascio bagnare dal buio
      cadente, freddo e sottile,
      ai bordi di un’alba impagliata.

      Davanti a me,
      ombra scissa dal cono della vita,
      un pulviscolo d’anima,
      in vertigine, rasenta
      il cieco albore colloso di sole,
      senza far rumore.

      Vorrei essere ebbra,
      e dalla matassa nero-grigia del tempo
      scivolar via, guizzando,
      lungi dal futuro che muore con me,
      la mente sospesa,
      con te, qui e nell’ore eterne.

      Così, carta straccia vogliosa,
      svolazzo, incipriata la bocca oscena,
      sull’ossa la pelle lassa,
      sfrontata molla di carillon
      in moto per evocar magie,
      per svellere amor da torpida foschia.

  29. Il reame

    Felici sono il re e la regina nel reame
    che vivono coperti di seta e stoffe rare
    negli agi del dominio e del regime
    tra ori, gioielli e pietre pure.
    La cultura del potere e del disprezzo
    contro quella della luna dentro il pozzo.

    Felice è il servitore del padrone
    che ha imparato a viver nel disdegno,
    a chinar la testa per un po’ di pane
    e tenerla curva come il cigno nello stagno.
    È la sudditanza che dall’alto versa al basso
    vivere tra il lusso ma rosicare un osso.

    Felice è il contadino che serve il re e la regina
    fornisce cibo e vino per soddisfar le loro voglie
    versa fatica e sudore per qualche monetina
    e per aver diritto di poter picchiar la moglie.
    È la legge astrusa dei gradi superiori
    per aver autorità sui ceti ausiliari.

    Felice è la moglie percossa dal contadino
    che può picchiare i figli che hanno fame,
    non possono studiare ma loro è il destino
    d’essere felici nel poter picchiare il cane.
    Ma il cane orina nei tini con il vino pei reali
    e la storia ricomincia ad assegnare i ruoli.

    – accetto il regolamento

  30. Vorrei avere gli occhi
    solo per la bellezza
    la bocca per i baci
    le mani per le carezze
    la mente per la conoscenza
    i battiti del cuore
    per una musica di pace
    le parole per una poesia.

    Raffaele Di Palma
    accetto il regolamento

  31. Buio attorno
    rumore di mitraglia
    mi circonda.

    Ma è solo
    vento e pioggia
    che si schiantano
    sui vetri.

    Oggi mi sono svegliata
    e c’è il sole,
    ma non per tutti.

    – accetto il regolamento

  32. TRENTA DENARI
    Trenta denari
    sotto Giuda impiccato,
    trenta denari
    tra polvere e sputi,
    tenta denari d’argento
    per un piccolo bacio
    d’amore mancato.
    Ed un corpo, ora,
    dondola freddo nel vento.

    – accetto il regolamento

  33. Accetto il regolamento. Antonio CROCE

    “SensAzioni”

    Volo,
    MesSaggero d’A.more,
    Intorno al tuo Volto.
    EcCelso Monu.mento!
    Ai tuoi occhi
    atTingo la Pur.ezza,
    dalle tue la.bbra
    racColgo un Sor.riso
    Il C.U.O.R.E v i …b r ….a
    s e n s… a…..zioni
    d’ a.more. e m.orte; di r.OSE e SPI.ne.
    Tra un’Alfa e un omega, il RESPI.ro di VIT.A
    Fra un Sé ed un ma.
    Emozioni d’a.more
    soFFIano al tuo cuore
    con un ce.spuglio di rose ed
    una lacrima di ru.giada,

  34. UN MONDO NEGLI OCCHI

    Ho visto nei vitrei occhi diamante
    d’un bambino che scappa impaurito
    un mondo che lo vedeva sognante,
    in cui su un drago volava spedito.
    La sua bianca casa non era distrutta,
    una camera di giochi piena aveva,
    nel suo giardino gli alberi e la frutta,
    e soltanto il mostro sotto il letto temeva.
    Intatta e gioiosa era ancora la scuola,
    i suoi compagni col loro bel banco.
    Nessun carro armato, nessuna pistola,
    nel cortile poi giocavano in branco.
    D’un tratto quel cielo di tante speranze
    si vide privato, divenne freddo e scuro.
    Un missile, poi boati e ambulanze,
    divenne incertezza il sognato futuro.
    Ora quegli occhi non sono più accesi,
    la guerra di martiri ha riempito le tombe.
    Quel bimbo riposa, coi sogni distesi,
    nel cielo tremendo urlan le bombe.
    MARCO RIZZO
    Accetto il regolamento

  35. Fino alla fine del tempo

    Trovarti in me
    non è stata una sorpresa.
    Ci sei sempre stato
    solo me n’ ero scordata.
    Ma da un po’Ti sento
    e non ho più paura
    nemmeno nella notte più buia.
    Sei nel mio cuore
    vibrazione e calore.
    Sei aria pura
    di mattini freschi.
    Sei vita
    e sogno di riscatto.
    Luce di spade
    che difendono
    verità e giustizia.
    Rimani nel mio cuore
    che ne ho bisogno.
    Tu donami equilibrio
    e tolleranza.
    Fino alla fine del tempo.

    Vellise Pilotti
    Accetto il regolamento

    1. Che bei versi! Riecheggiano ciò che mi sento dire a mia volta; delineano una situazione che conosco da “ospitato”, mentre tu la vivi da “ospitante”. Il bello è che le posizioni sono interscambiabili. Complimenti vivissimi.

  36. E SE FOSSE SOLTANTO…?

    Disforma
    l’attesa a compièta
    fremendo
    i quietanti fonèmi di rito
    giocosa ipàllage
    lieta divaga
    ma è vera ordalìa
    de lo joco jocundo
    altroché se lo è
    se fàbula attenta
    aurate finzioni
    verbate così
    ad libitum ! Sì
    di ritorno però
    e violenta à gogò.
    Dissolta la bella
    monologa sparsa
    irrequieta di vento
    ariosa ariosa
    deambula inquieta
    apolide in situ
    glutendo la scorza
    e abboccando
    fors’anche vermiglia
    se piglia
    la preda di crudo
    e sboccando la perfida
    (oh quanto perfida
    lesta pazzigna
    ammesso comunque
    che dura così).
    E se fosse soltanto…?

    Ah ma che fragile
    gioco di stacco
    di scorcio per ogni
    propaggine a tempo
    d’un brivido a passi
    di breve cadenza
    appunto dicevo
    propaggine a tempo
    di danza fuscello.
    Ma sì che è proprio così
    tam gaudioso tam blando
    tam tam tam
    bla bla blando
    e però non so se
    e però non so quando
    e nemmanco so quanto
    di sette presenze
    di guitte sapienze
    sapienze di guitti
    smaccate finzioni
    trigrammi di noia non so
    costassù proprio no
    ma so che per ogni
    gridino-civetta
    gridaccio perdunque
    di notte mi passa
    un efèbo assonnato
    nel grembo matrigno
    tam gaudioso tam blando
    tam forse pazzigno
    da madre così.
    E se fosse soltanto…?

    LIMEN

    – accetto il regolamento

    1. Coraggiosa e dotta ripresa di un futurismo che ha lasciato il segno nel poetare italiano. Complimenti.

  37. Sere stanche
    Dovresti vederle le mie sere
    rose di lontananze
    a bermi l’anima sfrangiata
    dalle tempeste cerebrali.
    E il mio discendere insicuro
    fra le pietre disperse,
    macerie nei silenzi invasi
    dallo sciacquio
    vuoto delle piogge.
    E hai forza a dire che questo
    tempo ci compensa,
    liberati alla fine dalle sue
    maglie irridenti e dall’ostinata
    negazione della luce…
    Sto in un piccolo riparo rorido
    di stagioni sgrondate,
    senz’altra colpa che il mio cuore
    ed il suo tamburellare stanco.

    – accetto il regolamento

  38. Un’ idea di poesia,oggi

    poesia…
    parole antiche come la vita
    intrecciate per nuovi significati
    che s’insinuano sottili
    aguzze come lame
    secche come spari…

    parole d’illusioni e d’amore
    che danno voce alle emozioni
    intime palpitanti
    tenere come cuccioli d’accudire
    parole che fanno viaggiare la mente
    che non conoscono barriere

    poesia…
    sinfonia di colori e di sensazioni
    per tutti un tesoro immenso
    solo che lo si voglia…

    ma oggi è più arduo che mai
    in un mondo alieno, cinico
    sordo al richiamo della tortora
    e intriso solo del Dio Denaro…

    in un mondo dove ancora e sempre
    echeggia la parola guerra
    e molti troppi uomini infangano
    la propria dignità con disinvoltura…

    in un mondo dove chi fugge
    da violenze miseria e disperazione
    trova barriere d’odio
    di egoismocanaglia assurdo…

    in un mondo ancora straziato
    da lotte intestine per insensate autonomie
    calpestando ogni sentimento
    di solidarietà e comunità…

    in questo mondo bisogna impegnarsi
    per mantenere accesa
    e far risplendere
    la luce della poesia

    – accetto il regolamento

  39. Il cielo…
    Il cielo…

    Sono il cielo, e domino il mondo,
    da quassù lo vedo, bello e tutto tondo
    Vedo i paesi, le città, le montagne, il mare,
    non finisco mai di guardare.
    Vedo l’uomo che corre senza posa,
    fa tante cose e mai si riposa.
    Da quassù vedo tante meraviglie,
    vedo gli alberi che con il vento, muovono le foglie.
    Vedo le barche che accarezzano il mare,
    vedo i vulcani che si mettono a fumare.
    Vedo le campagne , che producono i frutti,
    vedo natura e foreste distrutte.
    Vedo la notte che rincorre il giorno,
    giocano e dicono, tu vai e io torno.
    Ma spesso la malinconia mi piglia,
    e le mie lacrime, bagnano il mondo, questa meraviglia.
    Cambiano così le quattro stagioni,
    ma il caldo e il freddo , non mi fanno impressione.
    Le nuvole quasi sempre mi fanno di contorno,
    di notte e di giorno, c’è l’ho sempre attorno.
    Cambio colori , faccio una magia,
    la notte le stelle mi fanno compagnia.
    Le stelle che della luna sembrano stregate ,
    la guardano sospirando tutti gli innamorati.
    Ma dopo il buio , arriva la luce,
    spunta il sole e porta la pace…
    L’umanità si mette in movimento,
    nasce la vita e sono contento.
    Pina Fazio.

    – accetto il regolamento

  40. Trinacria

    Io vivo nell’acqua,
    nel sole e nel vento
    di questa mia terra
    smargiassa e suadente.

    Mi nutro di stelle
    di capperi e olive,
    sdraiato su stuoie di sabbia africana
    accanto a una donna
    dagli occhi accecanti.

    Viviamo l’amore su foglie di acanto,
    giaciglio perfetto per notti lunghissime,
    miscuglio di odori che spezzano il cuore.

    Di giorno sorrido alla gente
    che pensa al futuro
    vivendo il presente,
    fra abbracci fortissimi mi libro nell’aria,
    planando leggero su chiese barocche,
    montagne di fuoco e teatri d’Oriente.

    Accetto il regolamento

  41. Accetto il regolamento
    Grazia Mastromarino

    TEMPO

    Tempo,
    vano truffatore,
    mi inganni.
    Tu
    che avanzi
    i giorni
    con l’incedere
    del tempo
    che traccia
    segni
    e segmenti
    di autore.
    Tempo
    vanità,
    speranza.
    Anche quando
    non ci sono
    mi insegni
    a respirare
    e quando
    un cuore
    si spegne
    un altro
    ne riaccendi.
    Tempo
    a te
    un sorriso
    da me
    da lei
    da lui
    da tutti
    e tutti
    domani
    saremo
    l’Universo.
    Noi
    andremo via
    Tu
    rimarrai
    nel Tempo.

  42. Sei anni

    Il diavolo seduto sul letto
    il fuoco nello stomaco
    sulla mensola
    la Bibbia e l’enciclopedia

    il mio silenzio ribelle
    la grata tra me e il mio cuore
    tra il mio broncio e il tuo sorriso
    la speranza intrecciata.

    Vuoi venire a casa
    bimba mia?

    Padre mio
    portami via!

    Fumo dietro il paravento
    non più troppo piccola
    per non capire

    e la messa al mattino
    nella piccola cappella
    panche di legno lucido
    profumo di cera

    il pennino stretto
    fra le dita incerte
    come i primi passi nel mondo
    un velo nero
    fra me e la felicità.

    Il grande cortile
    alberi maestosi
    cent’anni di stormir di cime
    cent’anni che aspetto che ritorni

    nell’angolo verde più nascosto
    lontana dai giochi
    un solo desiderio:
    andare oltre le mura

    essere edera che straborda
    essere nuvola che s’allontana
    essere fulmine che spezza
    essere fuoco che brucia.

    Chi non mi ascolta
    chi non ascolta
    la piccola anima mia ribelle?

    Finalmente tu
    la mia mano nella tua:
    portami con te
    per le vie della città.

    Il mondo non fa più paura
    e il posto più sicuro
    sta tutto stretto tra me e te

    stessa inquietudine
    nello specchio chiaro
    tu in me io in te.

    Giovanna Fracassi
    Tratta da: “ Nella clessidra del cuore” Rupe Mutevole Edizioni
    – accetto il regolamento

  43. Noli me tangere

    I

    Il seme della mia sete
    sono le tue vecchie spalle.

    Sei foglia essiccata tra le righe

    indefinito figlio del sole
    sui miei specchi imperfetti.

    Mi raggomitolo nel
    sottosuolo
    tra le mura che ho scarabocchiato.

    Di croci mi sono nutrito
    sprofondato in superficie
    oltre l’ultimo chiodo.

    Sei il legno
    della solitudine

    l’orma di un’anima che non
    muore.

    II

    Sei diventato notte
    l’essenza del silenzio

    il cielo che sposa la terra
    tra gli impenetrabili fiori.

    III

    Monade di padre nella
    solitudine di un volo

    mi hai guardato in faccia
    nel dolore e

    mi hai lasciato nel silenzio
    tra le fratture del cammino.

    IV

    Sono stato un poeta
    a volte un soffio di vento

    poi un animale raro
    o un inutile canto del gallo

    ma nella fragilità dei giorni
    ho gustato il volo.

    Ho scoperto luoghi sacri
    nel magma di una donna

    e da questo non sono mai fuggito.

    V
    Le cose nel respiro
    si piegano

    ramificano

    a volte si legano
    oltre il filo del
    vivere e del morire.

    Nel profumo della pioggia
    vivo
    tutto questo uragano.

    Sei il cuore di un bambino che
    prova a raccogliere il cielo.

    VI

    Non sei più nella carne
    ma nel morso di una poesia

    in una scheggia inzuppata
    di luce

    nella notte insonne
    tra le ore

    sugli umani giorni
    rotti dal silenzio.

    VII
    Anima impigliata
    che ha imparato a nascere

    luce leggera di un
    volto che scompare.

    VIII

    L’aria ritorna all’aria
    dove le sirene cantano ancora

    dentro una goccia

    trama di vita
    che non dà tregua.

    Sei così intimo nel mio silenzio

    IX

    Cosa racconterò
    ai miei compagni di strada?

    Forse è questa la morte?

    X

    Metà vita ho sognato
    e l’altra metà l’ho scuoiata

    dentro ogni sguardo
    che ho visto spegnersi.

    XI

    Mi muovo tra filari di giorni

    in invisibili trame
    figlie di radici

    e sanguino di terra.

  44. accetto il regolamento.

    SAPENDO DI NON AVERE PIÙ TEMPO

    Non sappiamo a cosa ci serve
    continuare a sperare nel futuro
    quando il presente è un buco nero
    il duro sentiero che ci riporta indietro

    Lungo la strada che abbiamo perso
    ci nascondiamo come peccatori
    nel labirinto di un ultimo verso
    di una dannata incredibile poesia

    Lasciamo che sia la sola bandiera
    l’inespugnabile baluardo del sogno
    il bisogno di credere che davvero
    un Dio ci possa di nuovo salvare

    Non ha più voce la nostra voce
    siamo muti come un muto silenzio
    di fronte alle lacrime del mondo
    amare come un sorso di assenzio

    In attesa dell’ultima falce di luna
    il pensiero s’infrange nel nulla
    di un gioco assurdo che stiamo vivendo
    sapendo bene di non avere più tempo.

    Italo Zingoni- In-finite soluzioni- Poesie
    T.d.r. – 01/04/2022

  45. Mi chiamo Gaetano Vergara ed accetto il regolamento.

    *Sonetto pessimista e solitario*

    Son tutti solidali da lontano
    Ma vengon meno se serv’una mano
    I più tra quelli che parean amici
    Ed eran sol’attori oppur attrici

    O più semplicemente tutti stanchi
    Di darsi e prestare poi i fianchi
    Al male che c’assale ogni momento
    E ci fa aver timore d’ogni evento

    Così sta solo ognun col suo tormento
    Trafitto da un raggio o dal vento
    Che ogni tanto ti fa compagnia
    E parti un po’ più lieve la tua via

    Finché ‘n capisci che sei sempre solo
    Dal primo pianto all’etterno volo

  46. Mario Italo Fucile ( accetto il regolamento )
    UNA RICHIESTA DALL’ANIMA

    Come puoi di dir no se un’incantevole sguardo ti supplica,
    fissandoti con estrema innocenza
    negli occhi stanchi di menzogne,
    e desideroso di purezza

    Come un cuore sensibile non può accettar la preghiera fattasi richiesta,
    scritta nella tua mentale certezza
    da una poetessa,
    con una piuma che ha la sensibilità d’una carezza.

    Difficile dir non so se lo farò
    e ancor più non vi aiuterò
    o sola ti lascerò

    Mai e poi mai ti lascerò fra gli artigli
    di rapaci eroici figli
    di un mondo che crede senza fede
    che dà sol ai più forti,
    ai ricchi e non aibisognosi o ai malati,
    i cui corpi per patologie son or contorti.

    Difficile che non scriva due righe.

    So che non me ne pentirò, ho visto il tuo volto,
    ho scrutato i tuoi occhi.

    Fari incantevoli che  fan  brillare l’intero corpo
    e a cui un’anima gentile non riesce
    a mentire.

    Celar la verità
    ai propri sentimenti, ai principi, ai ricord
    i e  che ha la sensibilità
    di assorbire l’  energia che esso  emana.

    Magnetismo che attira o respinge colui che degno non è e a cui ogni richiesta sarà  sempre vana.

  47. Maurizio Rubicone,
    accetto il regolamento

    – Maree –

    Sognate di un mare senza maree
    di una terra senza aratro
    di una notte senza stelle
    sognate di una stella senza luce
    di un cielo senza colore
    di un colore senza occhi
    sognate di un castello senza mura
    di un popolo senza eroi
    di un uomo senz’anima
    sognate di una tela senza figure
    di una donna senza amore
    di un amore senza tempo
    sognate di una folla senza bandiere
    di un esercito senz’armi
    di un’arma senza soldati.
    Sognate di sognare voi stessi
    sul ciglio di un giorno assolato
    sognate la vostra pelle profumata
    come di un libro senza pagine
    sognate di una pagina senza poesia
    sognate la primavera sotto la neve
    sognate un inverno fiorito di melograni
    sognate la libertà e sarete liberi.

  48. CONTROCANTO DELLA SFIDA

    Ingannar può il parlar di miele intriso
    ché falsità si maschera con un sorriso
    astuta verità celasi dietro correttezza
    la qual sputa fiele con gentilezza

    Affabili modi fanno buon viso
    a cattivo gioco subdolo e meschino
    un collega professa esserti vicino
    un amico millanta esserti fido

    Sempre in guardia sta il soldato
    attende il nemico dinanzi al varco
    così sta anche il simil tuo fidato
    pronto a lanciar dardi dal suo arco

    Sempre all’erta al cospetto della vita
    sorpresa incontrar puoi ad ogni uscita
    controcanto della sfida è il coraggio
    per combatter infin qualsivoglia oltraggio

    Non pensar a torto di aver sempre ragione
    reazione risponde a uguale e contraria azione
    agire non puoi senza aver confronto
    alla coscienza altresì devi dar conto

    Dalla nostra parte un dato certo
    la vita dispensa cure al colpo inferto
    tra noi, fortuna vuol, non esserci uguali
    siamo anche uomini e non solo animali

    Sì affianco al menzognero e al suo spergiuro
    c’è l’uomo sincero con cuore più puro
    sì ai giorni che ci appaion maledetti
    seguono quelli che scopriam perfetti.

    – Accetto il regolamento –

  49. Bergamo Marina
    Accetto il regolamento.

    LA TORRE

    Passi d’uomo
    Sulle tua pietre
    Guardie armate
    L’orizzonte scrutano
    Grate al balcone
    In quella blindata stanza
    Echi di pianti
    Amare lacrime
    Quei petali appassiti
    Il tuo destino han segnato
    Un amore sofferto
    Un amore perduto
    Li a giacere
    Per sempre condannata
    Tra le rotonde mura
    L’esile tuo corpo
    Lentamente svanisce,
    Nell’immenso dolore
    Solo quella torre
    La tua storia
    Narrare potrà

  50. DISUMANI GIORNI
    Parole nell’aria fumante
    restano strette
    nel bavaglio dell’orrore
    nella morsa del dolore,
    neanche più lacrime
    asciugate dal terrore.
    Occhi smarriti di bimbi
    conoscono già la morte
    e quel vuoto di mancanze
    da separazioni sofferte,
    occhi atterriti
    senza più innocenza
    avvolti dal mistero
    di sconosciuta sorte.
    Occhi disperati di vecchi
    cercano invano la speranza,
    tra le mani rugose nulla…
    meglio morire che partire,
    il tempo rimasto è ormai
    di promesse avaro.
    Occhi fieri di donne
    coraggiose sfidano il destino,
    gusci a protezione dei figli
    corazze d’amore infinito
    a cercare salvezza,
    conforto,
    rifugio…
    Parole in spettrale silenzio
    affidate al gelido vento
    da una terra ferita
    reclamano solo giustizia,
    in questi giorni
    di assurda primavera,
    reclamano pace
    in questi disumani
    giorni
    Sezione A
    Tania Scavolini – accetto il regolamento

  51. Rita Bonetti Accetto il regolamento
    IL SEGNO VERTICALE

    Il segno verticale tra sopracciglia e fronte si è fatto profondo
    come la scalfittura di un chiodo arrugginito

    dove un tempo c’era avvenenza
    diparte un reticolo di solchi
    lievi intorno agli occhi
    più vasti e profondi sulle labbra

    fiumi che si riversano
    nel cuore pervaso dai giorni

    Il corso sotterraneo a volte emerge
    e in superficie regala parole
    poi sprofonda di nuovo nella striscia sabbiosa
    dove la vita pare bastare a se stessa

  52. Giorno dopo giorno …

    La notte mi accarezza e mi sbrana l’anima
    brandello dopo brandello.
    La luce del lampione
    fuori della finestra mi consola
    Giorno dopo giorno
    vivo una vita non mia
    senza vedere una vita migliore.
    Cosciente dei miei sogni d’amore infranti
    mi consolo tra i dolori quotidiani
    che almeno loro mi ricordano
    che sono ancora vivo …
    Gente nascosta dietro le finestre
    giorno e notte che tutto vedono
    senza esser viste …
    Nessuno sa cosa si nasconde
    dietro queste finestre,
    quanto dolore,
    malinconia,
    invidia,
    gelosia …

    Accetto il regolamento

  53. IL BAGNO DEL MAGO

    Bagnandomi nudo nella vasca
    ho bevuto dell’acqua saponata
    Verdolivastra all’apparenza
    Nutriente rituale
    Magia sperimentale.
    Stupori sensoriali
    di bolle in rapporto di pressione
    mi solleticano arcane e
    qual gorgoglio di temperato magma
    mi fan trattenere la voglia d’orinare.
    Allora
    Acquezzando i voluttuari
    Sogni di banale transitorietà
    e di acidula pienezza colorati
    ridicolizzo l’immacolata umidità.
    Così mi vidi
    Occulto e riservato
    uscendo (non più in braccio)
    freddo gocciolante
    di un giorno di piacere
    di un uomo di piacere: il mio.
    Così lo vidi
    Alto taglio da sotto le ginocchia
    nella specchiera ovalizzata
    esperto bagnerciante
    di vapore saturato
    indugiante e intemerato.
    L’ora richiedeva il tempo ripressava.
    Maledicendo infine i benparlanti
    e stanco dell’abbraccio
    mi decisi e scavalcai la vasca.
    Blu nell’accappatoio
    e in procinto di spiccare il volo,
    (tarocco d’ovvietà),
    spalancai le braccia
    e nell’ora occulta
    palesai l’intimità.
    Distratto dal diletto
    Sono scivolato sul sapone
    Sono morto così
    risorgerò presto.

    – accetto il regolamento

  54. SONO UN ALBERO

    Io sono un albero
    con il corpo abbottonato alla corteccia,
    rifugio degli spettri nella notte,
    impigliato al vento il suo mantello
    ridesta ogni bimbo dal suo sonno.
    Sono un albero e una sposa,
    di fiori e di profumi un anello,
    in pegno la promessa del suo frutto.
    Sono un albero che annusa la natura circostante,
    respira l’universo della gente,
    cercando il destino e il suo disegno.
    Sono un albero che cerca nel passato la sua storia,
    affonda le radici assai bramose
    nel sangue e nella terra dei ricordi.
    Sono un albero e sono un guerriero
    che lotta contro il tempo e le stagioni,
    illusa protendo all’ infinito e all’ eterno.
    Le braccia al cielo in preghiera
    e Dio si inginocchia e spera,
    rapito dal battito di un cuore.
    Sono un albero solcato dalle rughe,
    dalle pene e dagli errori,
    è scritto che i germogli dell’amore
    l’anima del poeta desteranno.

    Accetto il regolamento

  55. Nicola Matteucci – Accetto il regolamento

    L’impressione

    Ma che ti prendo a fare quella mano che non c’è?
    Sei un’inglese mancata all’ora del tè
    Una guerra accovacciata
    in un giardino zen
    Mentre affreschi quelle cappelle sfinite in partenza
    mentre ciò che non finirai
    è un dio che sconta la sua penitenza

    Senza nemmeno un kimono davanti al sakè
    Una camicia elegante e sudata
    ti fa scordare di te
    Non esiste bacchetta
    che non fosse magica
    ma può nascere una storia
    Assenza farla tragica

    Ho imparato a fregarmene del tempo
    quando ho saputo che giorno è

  56. Accetto il regolamento
    “PANICO”
    Travaso il mio respiro
    in un sacchetto di carta.
    Si attorciglia la giostra
    delle mie insicurezze
    mi stritola la mente
    e mi incatena l’anima.
    Sul terreno,
    sporco d’indifferenza,
    crolla la mia solitudine.

  57. Accetto il regolamento – Giovanni Maffeo – Scelgo il silenzio.

    In questo autunno senza colori la guerra incombe,‭
    lascio il sole dell’estate ai silenzi e le paure‭ ‬…
    negli angoli bui ove le parole tacciono sospiri‭ ‬,
    ove non c’è pace per l’amore‭ ‬.

    Ma,‭ ‬io,‭ ‬io scelgo il silenzio per dirti‭ ‬:ti amo‭ ‬…‭
    per immaginarti tra i miei fiori‭
    nel tepore porgerti il mio destino‭ ‬,
    farti mia col sol pensiero con i tuoi sorrisi.

    Scrivo di te ad occhi chiusi e mi abbandono
    non so se serve la tanta emozione‭ ‬…
    non so nemmeno come ti chiami‭ ?
    Forse sei salvezza venuta dallo spazio‭ ;
    il tuo viso è velato da ombre scure‭ ‬e pietosi angeli.

    Scelgo il silenzio‭ ‬,l’epigrafe‭ ‬la gloria senza un nome‭
    il pasto caldo che viene concesso solo a i buoni
    ai falsi commedianti che si dimostrano teneri‭ ‬,
    assecondano il fluire della vita col crudele cuore.

    Ma poi tu,‭ ‬sempre tu vivi nel silenzio‭
    in quella rosa spinosa senti il sapore della carne‭ ‬,
    senti l’oceano della musica‭ ‬,la mia onda
    l’opulenza copiosa nell’anima s’abbonda‭ ‬.

    Giovanni Maffeo‭ ‬-‭ ‬Poetanarratore‭ ‬.

  58. Accetto il regolamento Sara Cancellara

    non potevo annegare
    quel giorno
    di notte
    nel mezzo del mare

    aiuto ho detto sottovoce
    Sarah e un’altra ragazza si tuffano

    mi permetto di innamorarmi per un istante
    sogno un tavolo con due bicchieri di vino bianco, del pane e del prosciutto
    dieci secondi, non di più

    diciassette profughi a bordo
    vocaboli trattenuti
    sbiaditi

    Domanda e risposta
    è stata
    la vertigine a darmi la spinta

    con la testa fuori
    il corpo fiacco
    ci vuole una nuotata faticosa
    per accorgersi di una sponda
    Mi emoziono
    infreddolita, la paura di non arrivare

    al
    vecchio bazar di Skopje
    con le punte della dita
    abbiamo sfiorato
    la terra

    Un uomo dai capelli voluminosi
    cerca sua moglie
    è seduta su una panchina a prendere il sole.

  59. Maria Carmela Dettori

    HO SOLO PICCOLI SOGNI CHE VOGLIONO DIVENTARE GRANDI

    Che ne so io della guerra?
    E’ roba da grandi e cattivi,
    loro odiano i peluche
    e le carezze di mamma.
    Che ne sanno loro
    dei miei piccoli sogni?
    A me basta un ovetto
    con la sua sorpresa,
    magari un triciclo
    o una bici più avanti,
    loro hanno sogni
    che spaventano i bimbi,
    di bombe e mitraglie,
    di comandare su tutti,
    loro odiano l’amore
    e le nostre risate.
    Come faccio a dirti,
    a te che sei nato bambino
    e giocavi con le lego
    e magari a nascondino,
    che la guerra non si fa?
    E’ brutta e crudele e fa bue
    che nessun bacio consola,
    tanto sangue e rumore,
    ruba i miei giochi, la casa,
    i miei amici,
    mi ruba il papà,
    non c’è silenzio là fuori,
    c’è mamma che piange,
    mi stringe e urla di terrore.
    Che ne so io della guerra?
    Ho solo piccoli sogni,
    e sono sogni d’amore,
    ma tu non lo sai,
    hai dimenticato il peluche
    e i tuoi sogni
    non hanno più un colore
    né un soffio di sole,
    hanno occhi enormi
    che vedono solo il potere.
    Se solo volessi ricordare,
    forse rivedresti quel bimbo
    che ti prende la mano
    e ti porta a giocare lontano,
    magari sul prato col cane,
    rivedresti tua madre
    che accarezza il tuo pianto
    e tuo padre
    che vi sorride accanto.
    Forse…
    è un piccolo sogno
    che vuole diventare grande,
    soltanto.

    – accetto il regolamento

  60. 05/04/2022. Ore. 22:31
    Accetto il regolamento
    L’URLO

    Tu che ne sai
    della mia follia
    Di me
    sole stanco al tramonto
    rifiuto ingombrante
    che nessuno raccoglie
    Foschia perenne
    di giorni sempre grigi
    tutti eguali
    Tu che ne sai
    del letto di contenzione
    delle mie maree mentali
    dei miei amori
    amati invano
    Tu che ne sai

  61. Giorgio Norberto Marchini
    Accetto il regolamento.

    Successione d’istanti (distanti da rasentare il cuore)

    Non riesco più a scriverti del meraviglioso niente…
    però riesco a non descrivere il silenzio urlante…
    immobili polpastrelli che sanno bene carezzare
    legati da corde vocali silenziose…
    il cuore non batte lo stesso tempo del pensiero
    e allora penso… si si, ci vuole tempo!
    Il tempo che modella e disegna il giorno e la notte
    e quando vuole li cancella con la nebbia…
    si, passerà tempo e quando,
    senza guardare il bianco, saprò riconoscere
    il chicco di grandine dal fiocco di neve,
    allora si, sarà il momento…
    certo si intuisce che a me
    piacciono gli arcobaleni
    e il sole che mi bacia…
    e allora me ne sto in alto…
    e solo…!

    G.N.M.

    1. Francesca Santucci
      MALINCONIA CHE A TE STRETTA MI TIENI
      Come schiumando sul mare il cavallone
      lentamente  avanzando mi compari
      e simile a un sudario tutta m’avvolgi.
       
      Inerme, alle tue onde più non sfuggo,
      lascio che tu m’assalga, vinta soccombo.
       
      Pallido sole sei, che non abbaglia,
      fievole filtra, eppure ancora scalda,
      malinconia che a te stretta mi tieni.
      (accetto il regolamento)

  62. Thea Matera
    – accetto il regolamento

    IPÈRMETRA

    La mano s’attarda
    in spirali d’acqua,
    perpendicola la rosa
    annega fra garze di quartzite.
    Clinato il corollino
    molce nello scompiglio di
    foglie sbriciate,
    sul testo a fronte
    frasca il mìmulo.
    Se non mi sèderai
    accanto,
    se farai ombra sul
    mio cuore di corallo,
    non sarò rosa fra le tue mani
    ma lacciòli di spine.
    Sarà vertigine
    l’ipermetra,
    cerràcchio di basalto,
    intangibile fibra,
    lène paradigma.

  63. FINALISTI:
    Claudio Di Paola con “Noli me tangere”
    Lorella Del Gesso con “Inno alla primavera”
    Angelo Napolitano con “Vendemmia”
    Johanna Finocchiaro con “La danza”
    Italo Zingoni con “Sapendo di non avere più tempo”
    Franca Palmieri con “L’odore acre della notte”
    Daniela Balestra con “Tvillinglågor”

    1. Spero che non siano già in ordine di classifica.
      Al primo posto – per me – dovrebbe figurare Angelo Napolitano con “Vendemmia”.
      Le altre sono leggibili – certo – ma da compito in classe!

      1. Grazie per il rinnovato apprezzamento. C’è una Giuria decisamente qualificata e, peraltro, ci siamo tutti rimessi alla decisione superiore. In bocca al lupo a tutti i finalisti.; il lupo… anzi, la Lupa, saprà decidere per il meglio.

      2. Eravamo soliti usare, anni fa, la chiusura con: “In bocca alla giuria, sperando che non crepi”… :) Complimenti a tutti i partecipanti: la vittoria è scrivere, dedicarsi al discorso interiore, e condividere ciò che si è scritto. La competizione, la scelta da parte di una giuria è totalmente soggettiva, non indica che una poesia sia “migliore” di un’altra. Questi contest devono essere osservati dal lato del condidere “ragionamenti in versi”.

  64. Non metto in discussione la sua preferenza, ma dire che le altre sono da compito in classe mi sembra eccessivo. Forse è il suo approccio da “lettura in classe”

  65. All'”In bocca al lupo”, per fortuna, da un po’ di tempo si risponde “Viva il lupo” e, andrebbe specificato che si tratta della Lupa, giacché pare che, tra gli animali, essa emerga per determinazione nel difendere i propri cuccioli, sicché la bocca della lupa è il posto più sicuro per i cuccioli.
    Per chi scrive versi, va benissimo “In bocca alla Giuria. Viva la Giuria”.
    Peraltro, è ovvio che chi scrive lo fa essenzialmente per se stesso e, se gli riesce di essere generoso (superando mille pudori e mille dubbi), condivide con gli altri quella parte di sé che, più o meno velatamente, è sempre tra i versi.

    1. Complimenti a tutti i vincitori, finalisti e partecipanti. É sempre piacevole partecipare ai contest di Oubliette.

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