Vincitori e finalisti del Contest di poesia “La rosa, la cosa, l’anarchia del verso”

“Ho scritto di te stanotte/ Ho composto una poesia mal scritta/ Fatta di lettere capovolte/ Errate cieche assertive questuanti/ Ho scritto asciutto e diluviato/ Ho scritto/ dopo aver vagato come una migrante/ fra poesie non mie/ che avrei voluto scrivere io/ […]” – “Il vizio di scrivere”

Contest La rosa la cosa l'anarchia del verso
Contest La rosa la cosa l’anarchia del verso

Si è conclusa il 10 aprile 2022, a mezzanotte, la possibilità di partecipare al Contest letterario di poesia “La rosa, la cosa, l’anarchia del verso” promosso da noi di Oubliette Magazine, dall’autrice Antonietta Fragnito e dalla casa editrice Tomarchio Editore.

La giuria del contest (Alessia Mocci, Carolina Colombi, Katia Debora Melis, Antonietta Fragnito, Stefano Pioli, Filomena Gagliardi, Rosario Tomarchio) ha decretato i sette finalisti dai quali sono stati selezionati tre vincitori ex aequo.

Oggi, vi presentiamo i tre vincitori del Contest che riceveranno a casa una copia del libro “La rosa, la cosa, l’anarchia del verso”.

Tutte le opere partecipanti al Contest possono essere lette cliccando QUI.

 

FINALISTI

Claudio Di Paola con “Noli me tangere”

Lorella Del Gesso con “Inno alla primavera”

Angelo Napolitano con “Vendemmia”

Johanna Finocchiaro con “La danza”

Italo Zingoni con “Sapendo di non avere più tempo”

Franca Palmieri con “L’odore acre della notte”

Daniela Balestra con “Tvillinglågor”

VINCITORI

Claudio Di Paola con “Noli me tangere”

I
Il seme della mia sete
sono le tue vecchie spalle.

Sei foglia essiccata tra le righe

indefinito figlio del sole
sui miei specchi imperfetti.

Mi raggomitolo nel
sottosuolo
tra le mura che ho scarabocchiato.

Di croci mi sono nutrito
sprofondato in superficie
oltre l’ultimo chiodo.

Sei il legno
della solitudine

l’orma di un’anima che non
muore.

II
Sei diventato notte
l’essenza del silenzio

il cielo che sposa la terra
tra gli impenetrabili fiori.

III
Monade di padre nella
solitudine di un volo

mi hai guardato in faccia
nel dolore e

mi hai lasciato nel silenzio
tra le fratture del cammino.

IV
Sono stato un poeta
a volte un soffio di vento

poi un animale raro
o un inutile canto del gallo

ma nella fragilità dei giorni
ho gustato il volo.

Ho scoperto luoghi sacri
nel magma di una donna

e da questo non sono mai fuggito.

V
Le cose nel respiro
si piegano

ramificano

a volte si legano
oltre il filo del
vivere e del morire.

Nel profumo della pioggia
vivo
tutto questo uragano.

Sei il cuore di un bambino che
prova a raccogliere il cielo.

VI
Non sei più nella carne
ma nel morso di una poesia

in una scheggia inzuppata
di luce

nella notte insonne
tra le ore

sugli umani giorni
rotti dal silenzio.

VII
Anima impigliata
che ha imparato a nascere

luce leggera di un
volto che scompare.

VIII
L’aria ritorna all’aria
dove le sirene cantano ancora

dentro una goccia

trama di vita
che non dà tregua.

Sei così intimo nel mio silenzio

IX
Cosa racconterò
ai miei compagni di strada?

Forse è questa la morte?

X
Metà vita ho sognato
e l’altra metà l’ho scuoiata

dentro ogni sguardo
che ho visto spegnersi.

XI
Mi muovo tra filari di giorni

in invisibili trame
figlie di radici

e sanguino di terra.

Angelo Napolitano con “Vendemmia”

E tutte le mie fate, quella sera,
posate le ghirlande sul gradino,
si sono mescolate alle mie labbra,
alle mie braccia, quasi rinverdite,
e tutte… oh sì… ma proprio tutte insieme
le ho baciate… E prima di dormire
ho detto loro: “Fate fare frutto
alla mia vita, al mio sorriso vivo
ed alle aspre lacrime cocenti;
al seme macerato nella terra…
Vado a dormire. E voi… non ritardate
a scorgere il fiorire dei miei semi,
lo scorrere del mio sorriso pieno,
delle carezze… piano… sulla fronte…
Vi sto nel sangue, e vivo insieme a voi.
La buonanotte ve la do così,
immersi tutti in un dolore antico,
che spacca il cuore e lo sparpaglia in cielo…
e aspetta che la pioggia della vita
in terra lo riporti a fecondare
quelle ghirlande messe sul gradino…”
Così, spremuti gli acini dell’uva…
possiamo condividere il buon vino.

 

Johanna Finocchiaro con “La danza”

Le stelle filanti danzano,
nuotano libere di vanità
Sono pesci in una boccia,
un palco antico di verità
Il vetro si è scheggiato
ma ne riflette ancora l’ego
Impronte di marmellata
Calco quella terra, incantata
E lì annego
Senza sosta e senza veleno,
sbattono i piedi le stelle filanti
La testa si stacca
Voglio danzare con loro
il tempo di un attimo

 

 

I vincitori saranno contattati via e-mail per l’invio del premio.

Complimenti ai vincitori, finalisti e partecipanti!

 

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