“Il principe” di Niccolò Machiavelli: manifesto di una politica materialista

La formazione culturale di Niccolò Machiavelli (Firenze 1469-1527) sembra rimandare alla cultura aristotelica piuttosto che a quella platonica imperante all’epoca a Firenze.

Il principe di Niccolò Machiavelli
Il principe di Niccolò Machiavelli

Ne consegue il radicale disaccordo con l’ideologia di Girolamo Savonarola che invece collimava con le posizioni platoniche.

Il suo capolavoro, Il Principe, che può certamente essere ritenuto un autorevole corrispettivo della cultura moderna, conferisce al trattato non più la parvenza di dissertazione filosofica bensì di saggio attraverso cui l’autore propone, appurandone e dimostrandone la veridicità, la propria ideologia.

Quest’ultima si basa non più su precetti di una moralità (soprattutto religiosa) precostituita, bensì si articola intorno a leggi naturali e storiche che che imponendosi comportano la crisi dell’autorità religiosa.

Il titolo dell’opera, Il Principe, denota il genere letterario adottato che come abbiamo detto pocanzi è quello del trattato, incentrato sulla caratterizzazione del prototipo di sovrano ideale.

Pur essendo suddiviso in ventisei capitoli, si presenta come un’opera armonica dedicata a Lorenzo di Piero de’ Medici, duca di Urbino.

Ulteriore suddivisione può essere ravvisata nelle quattro macro sezioni che disciplinano i capitoli:

Prima sezione: cap. I-XI riguardanti i diversi tipi di principato;

Seconda sezione: cap. XII-XIV riguardanti il problema delle milizie;

Terza sezione: cap. XV-XXIII inerente alle virtù di cui il principe ideale dovrebbe godere;

Quarta sezione: cap. XXIV-XXVI consistente in una esortazione rivolta al casato dei Medici.

La lettera dedicatoria, scritta intorno al 1516, chiarisce la posizione di Machiavelli nei confronti del potere e gode di una valenza programmatica in quando contiene il giudizio dell’autore sulla propria opera e fornisce delle chiavi di lettura per cogliere l’intento di fondo.

“Sogliono, el più delle volte, coloro che desiderano acquistare grazia appresso uno Principe, farsegli incontro con quelle cose che infra le loro abbino più care, o delle quali vegghino lui più delettarsi; donde si vede molte volte essere loro presentati cavalli, arme, drappi d’oro, pietre preziose e simili ornamenti degni della grandezza di quelli. Desiderando io, adunque, offerirmi alla Vostra Magnificenzia con qualche testimone della servitù mia verso di quella, non ho trovato, intra la mia suppellettile, cosa quale io abbi più cara o tanto esistimi quanto la cognizione delle azioni degli uomini grandi, imparata da me con una lunga esperienzia delle cose moderne e una continua lezione delle antique; le quali avendo io con gran diligenzia lungamente escogitate ed esaminate, è ora in uno piccolo volume ridotte, mando alla Magnificenzia Vostra.

Portrait of Niccolò Machiavelli - Painting by Santi di Tito
Portrait of Niccolò Machiavelli – Painting by Santi di Tito

E benché io giudichi questa opera indegna della presenzia di quella, tamen confido assai che per sua umanità li debba essere accetta, considerato come da me non gli possa essere fatto maggiore dono che darle facultà a potere in brevissimo tempo intendere tutto quello che io, in tanti anni e con tanti mia disagi e periculi, ho conosciuto e inteso. La quale opera io non ho ornata né ripiena di clausule ample, o di parole ampullose e magnifiche, o di qualunque altro lenocinio o ornamento estrinseco con li quali molti sogliono le loro cose descrivere e ornare; perché io ho voluto, o che veruna cosa la onori, o che solamente la varietà della materia e la gravità del subietto la facci grata. Né voglio sia reputata presunzione se uno uomo di basso ed infimo stato ardisce discorrere e regolare e’ governi de’ principi; perché, così come coloro che disegnano e’ paesi si pongono bassi nel piano a considerare la natura de’ monti e de’ luoghi alti, e per considerare quella de’ bassi si pongono alti sopra e’ monti, similmente, a conoscere bene la natura de’ populi, bisogna essere principe, e a conoscere bene quella de’ principi, bisogna essere populare.

Pigli, adunque, Vostra Magnificenzia, questo piccolo dono con quello animo che io lo mando; il quale se da quella fia diligentemente considerato e letto, vi conoscerà dentro uno estremo mio desiderio, che Lei pervenga a quella grandezza che la fortuna e le altre sue qualità gli promettano. E se Vostra Magnificenzia dallo apice della sua altezza qualche volta volgerà gli occhi in questi luoghi bassi, conoscerà quanto io indegnamente sopporti una grande e continua malignità di fortuna.[1]

La particolarità dell’ideologia machiavelliana consiste nell’aver reso autonoma la politica dalla religione e dalla morale, prospettiva questa che converge in una visione materialista in senso lato: venendo meno ogni fede trascendente, l’essere umano viene integralmente calato nel mondo materiale.

Di conseguenza la stessa morale del principe è correlata al successo di ogni sua singola azione, coincidendo di fatto con la sorte stessa dello Stato.

 

Written by Manuela Muscetta

 

Note

[1] N. Machiavelli, Il Principe, Lettera dedicatoria, in Tutte le opere, a cura di M. Martelli, Sansoni Editore, Firenze 1971.

 

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