Islam: origine e profeti di una religione monoteista

L’Islam è una religione monoteista abramitica, ovvero che riconosce come uno dei suoi patriarchi Abramo, manifestatasi per la prima volta nella penisola arabica, nella cittadina di Mecca, nel VII secolo dell’era cristiana ad opera di Maometto, considerato dai musulmani l’ultimo profeta portatore di legge, inviato da Dio al mondo per ribadire definitivamente la “Rivelazione”, annunciata per la prima volta ad Adamo, il primo uomo e il primo profeta.

La nascita di Maometto - Miniatura di un manoscritto ottomano del Siyar-i Nebi
La nascita di Maometto – Miniatura di un manoscritto ottomano del Siyar-i Nebi

Con circa 1,8 miliardi di fedeli, ossia il 23% della popolazione mondiale, l’Islam è la seconda religione del mondo per consistenza numerica (dopo il cristianesimo) e vanta un tasso di crescita particolarmente significativo.

Islam è un sostantivo verbale traducibile con:sottomissione, abbandono, consegna totale di sé a Dio”, che deriva dal radicale salama alla quarta forma aslama, “essere o porsi in uno stato di sicurezza”, ed è collegato a salām, in arabo pace.  Nel linguaggio religioso, il concetto è traducibile con la perifrasi: “entrare in uno stato di pace e sicurezza con Dio attraverso la sottomissione e la resa a Lui”.

L’Islam è considerato dai suoi fedeli come l’insieme delle rivelazioni elargite da Allah all’umanità fin dall’epoca del suo primo profeta, Adamo. Dal punto di vista dei musulmani, l’Islam non deve quindi essere considerata un’ulteriore “Rivelazione” rispetto alle altre due grandi fedi monoteistiche (ebraismo e cristianesimo), ma come l’ennesima riproposizione della volontà divina all’umanità.

Ma l’islam è anche una civiltà, comprendenti molti popoli e usi e tradizioni, tanto che non si può parlare di un solo islam o del vero Islam. Questo discorso è vero anche dal punto di vista della religione.

Le origini dell’Islam si possono collocare nella città di Mecca, nella Penisola Arabica, nell’attuale Arabia Saudita. Ma il mondo attuale dei musulmani, al di là della divisione statale e politico-amministrativa moderna, è fortemente diviso, si scontra e discute, sugli eventi accaduti alle origini della nascita dell’Islam. Queste polemiche ed occasioni di scontro risalgono alla nascita della religione islamica, e sono tutt’ora estremamente attuali (Sciismo, che vede come suo principale rappresentate l’Iran, e Sunnismo, che invece fa riferimento all’Arabia Saudita).

L’Islam radicale di oggi propone come fine del conflitto intramusulmano un vero e proprio ritorno alle origini, rifacendosi a Mohamed e alle politiche e società del profeta. Il mondo islamico moderno non va a cercare nel futuro un ritorno alle origini, ma ricerca un Islam puro ed originale, senza alcuna contaminazione esterna di alcun tipo.

L’Islam è una espressione variegata e variabile, che comprende le regioni dal Nord Africa, fino all’India e all’Indonesia. Non esiste un Islam “vero”, l’Islam del Niger è per ovvi motivi differente dall’Islam dell’Afghanistan.  La ricerca di un “vero” Islam è dunque antistorica.

Chi non è il vero credente verrà punito dal divino nell’aldilà, e va isolato, eliminato ed ostacolato, anche violentemente nel presente, se necessario. Dovere dei musulmani è fare ciò che è la volontà di Dio, espressa nel Sacro Corano, e negli altri testi religiosi di riferimento.

L’Islam è una religione monoteistica, profetica e salvifica. È l’ultima variante nel mondo monoteistico religioso, e come ebraismo e cristianesimo dispone di un testo sacro e di una scrittura rivelata.

Secondo l’Islam, Dio è assoluto padrone del mondo, dell’uomo e dell’universo, essendone estremo e supremo creatore, giudice, amministratore e legislatore. L’Islam è dunque una Rivelazione, in cui appunto Dio rivela attraverso l’amore le sue leggi, ponendo l’uomo in condizione di vivere la vita secondo i precetti e le regole da lui donate attraverso la Sharia.

Nell’Islam, la Sharia, la legge islamica, letteralmente “strada battuta”, è un concetto suscettibile di essere interpretato in chiave metafisica o pragmatica.

Nel significato metafisico, la Sharia è la “Legge di Dio” ed in quanto tale, rimane sconosciuta agli uomini. È la strada o cammino virtuoso dell’uomo per arrivare alla salvezza, alla quale si può giungere solo ed esclusivamente obbedendo a Dio, arrivando così nell’aldilà e alla purezza della vita. La vita terrena è vista come un passaggio, nella quale si distinguono i buoni ed i giusti dai cattivi.

Nel significato pragmatico, la Sharia, è la scienza giurisprudenziale islamica, il Fiqh, interpretata secondo la legge sacra, rappresenta lo sforzo concreto esercitato per identificare la Legge di Dio. La letteratura legale prodotta dai giuristi (faqīh/ fuqahāʾ) costituisce l’opera di Fiqh. Per quanto oggi sia applicata come ordinamento giudiziario in numerosi paesi del mondo a maggioranza islamica, in qualità di vero e proprio Diritto Positivo, come per esempio in Iran o Arabia Saudita, essa è più propriamente un codice comportamentale legato all’aspetto religioso, e che non dovrebbe avere in alcun modo potere coercitivo.

Le origini della Sharia sono da evidenziarsi nel Corano, espresse in circa 190 versi su 6236. Importante parlando di Sharia è il termine Kalām, parola che nel Corano sta a significare la volontà umana di obbedire alle leggi e alla parola di Dio.

Tali leggi e parole di Dio sono comunicate all’umanità attraverso delle creature angeliche e divine, e soprattutto tramite delle figure umane, scelte direttamente da Dio. Queste figure umane hanno il compito di essere messaggeri e comunicatori della volontà di Dio, i profeti.

Secondo l’Islam, la storia dell’umanità è scandita da un ciclo di profezie ed eventi profetici che riconoscono come figure di spicco appunto i profeti.

La morte di Maometto - Miniatura presente nel manoscritto ottomano del Siyar-i Nebi
La morte di Maometto – Miniatura presente nel manoscritto ottomano del Siyar-i Nebi

Adamo, secondo l’Islam, è il primo profeta, in quanto primo uomo sulla terra e primo testimone di conseguenza della presenza di Dio. Mohamed è il profeta per eccellenza di Allah, ed il principale e più importante nell’Islam. Come profeta ha il compito di messaggero e comunicatore in nome del Signore, appellandosi e facendo continuamente richiamo alla ricerca della verità in Dio.

La prima predicazione di Mohamed è il ribadire l’unicità di Dio, credere negli angeli e nel giorno del giudizio (Yawm al-Dīn).

L’eredità profetica islamica trova le sue radici in Adamo, come primo uomo e testimone della presenza di Dio, soprattutto in qualità di primo profeta, e in Abramo, in qualità di primo uomo monoteista della storia.

Il Dio dell’Islam è immanente e trascendente, e il suo volere si fa libro nel Corano. Allah è un Dio così lontano, eppure così vicino attraverso il testo della Rivelazione.

All’interno dell’Islam vi è una tensione continua tra le sue diverse “anime”, in cerca di risposte. Il Sunnismo è considerato più ortodosso, mentre lo Sciismo più eterodosso.

Le religioni e le fedi monoteistiche sono estremante inclini alla tensione e all’intolleranza, difatti nel monoteismo Dio è unico, e di conseguenza tutto il resto è per forza di cose falso. Tutto ciò che è falso è diverso, secondo la dottrina monoteista, va combattuto ed eliminato, isolato e sbeffeggiato.

Per Arabia intendiamo la terra degli arabi, dallo Yemen, situato nel Sud della penisola, fino al Sinai ad Ovest e la Mesopotamia ad Est. Gli Arabi sono il gruppo etnico di madrelingua araba originario della Penisola arabica che, col sorgere dell’Islam, a partire dal VII secolo ha guadagnato grande rilevanza nella scena storica mondiale, insediandosi in circa una ventina di attuali Paesi.

Oggi gli Arabi sono circa 450 milioni, la maggior parte dei quali vive nei paesi aderenti alla Lega araba, e costituiscono di fatto il secondo gruppo etnico al mondo per dimensione.

La parola non ha etimo certo, sebbene sembri stia a significare “nomadi” o “beduini”. Il concetto di Arabia subisce variazioni di carattere storico, geografico, culturale, politico e religioso, nel succedersi dei secoli. Un continuo divenire molto mutevole.

Prima della venuta dell’Islam, in Arabia, erano presenti numerosi popoli ad assetto tribale e politeista (politeismo in forma arcaica del termine), con numerose testimonianze principalmente sotto forma di graffiti, che rappresentano scene di ringraziamento nei confronti delle varie divinità. Dal III secolo in poi viene registrata nella penisola una forte e buona presenza ebraica, soprattutto nelle regioni dell’attuale Iraq e Yemen, e cristiana lungo le coste. Proprio in questi territori, attorno all’VIII e VII scolo a.C. si insediando le popolazioni arabiche. Le popolazioni arabiche furono da sempre associate ad uno stile di vita nomade e fortemente militarizzato e patriarcale, tanto da essere definiti dalle popolazioni vicine (Babilonesi, Assiri e Sumeri) come pericolosi razziatori, nomadi, senza leggi e senza governo, in poche parole tribù mercenarie. Definiti successivamente barbari, vennero inizialmente isolati, e poi confinati nelle piane desertiche.

Il termine arabo non definisce una razza, ma un’etnia, basata essenzialmente su una lingua comune di derivazione semitica, caratterizza da un alfabeto consonantico. Proprio da questo ceppo linguistico comune, l’arabo coranico di oggi, si arriva alla definizione di Arabo.

La lingua araba è una lingua semitica, del gruppo centrale. È comparsa per la prima volta nell’Arabia nord-occidentale dell’Età del Ferro e ora è la lingua franca del mondo arabo.

Oggi giorno esistono principalmente tre tipi di lingua araba:

  • La lingua liturgica, arabo classico legato al lato religioso e coranico;
  • L’arabo standard moderno (MSA), l’arabo della politica e dei documenti ufficiali;
  • I dialetti arabi, cioè quelli parlati non in occasioni ufficiali ma nella quotidianità.

Si tratta di forse ben 319 milioni di persone che la parlano (nativi e non nativi) nel mondo arabo, rendendola la quarta lingua più parlata del mondo.

Nel mondo arabo si possono individuare due grandi famiglie di dialetti, ciascuna con diverse ramificazioni:

  • I dialetti occidentali, ovvero l’arabo del Nord Africa;
  • I dialetti orientali, ovvero l’arabo delle regioni del Vicino Oriente.

Oltre a queste due differenti famiglie, varia molto la parlata urbana dalla parlata nomade, delle zone rurali.

Mohamed riceve la rivelazione presso la città di Mecca, cittadina situata tra due oasi, isolata nel mezzo della Penisola Arabica, ma non completamente sconnessa dagli eventi storici della regione e del tempo. La Rivelazione giunge al profeta in lingua araba, ovvero nel linguaggio aulico coranico. All’interno della rivelazione, il messaggio fondamentale che deve passare è che l’Islam è una religione universale, rivolta dunque a tutta l’umanità, e con l’obbiettivo di convertire al credo tutti gli esseri umani.

Questa diffusione del credo islamico, spesso forzata, ebbe luogo e fu resa possibile, anche attraverso l’interazione, scontro ed incontro, tra le popolazioni arabiche ed i popoli sottomessi. Fondamentale è l’importanza della religione islamica e della amministrazione islamica nel mondo arabo, un passaggio fisiologico, per arrivare all’autorevolezza dell’Islam moderno. Non si può parlare di Sharia, in ambito amministrativo, fino al X secolo circa, poiché essa fu un processo burocratico che avviene dopo centinaia di anni.

Il concetto di lealtà è un fondamentale nel mondo arabo islamico, poiché la lealtà politica, con la venuta dell’Islam, si schiera con la lealtà religiosa, ponendo quindi con l’avversario un conflitto non solo di tipo prettamente politico, ma traslato anche sul piano religioso e teologico, tanto che l’appartenenza religiosa diventa il primo fattore fondamentale. Proprio in questo periodo, con la venuta della dottrina islamica, e l’immagine del profeta, politica e religione tendono ad amalgamarsi, rimanendo tali tutt’ora, diventando la stessa cosa.

L’opposizione politica diventa così una vera e propria opposizione religiosa, dando vita così alle prime correnti “eretiche”, e alle prime “eresie”, in aperto conflitto con l’Islam tradizionale, professato dal profeta.

Preghiera al Cairo - Painting by Jean-Léon Gérôme - 1865
Preghiera al Cairo – Painting by Jean-Léon Gérôme – 1865

Non tutti gli Arabi erano nomadi, e non tutti vivevano nel deserto. Il nucleo di coesione e struttura sociale delle popolazioni arabiche, era ed è la tribù. La tribù è sostanzialmente un gruppo di persone, una comunità, legata da vincoli familiari, e basata sul mutuo aiuto e supporto, difesa e protezione. La base del concetto tribale e di tribù è da ritrovarsi nella famiglia, basata quindi sulla scienza genealogica.

Alcune delle figure cardine della società araba tribale sono:

  • L’Hakam, una figura politico-giuridica, la quale aveva il compito di sanare le varie dispute facendo da giudice;
  • Il Kāhin, figura religiosa di spicco, nella quale risiede un qualche spirito, e che la eleva rispetto agli altri fedeli o credenti (Cohen ebraico);
  • L’Imām, importante figura politico-religiosa, il quale titolo spettava ad un modello morale di riferimento per la comunità, modello di riferimento che non è più presente, poiché si rifaceva alla figura del profeta Mohamed: ma continua ad ispirare ed influenzare positivamente. L’Imām è colui che conduce la preghiera, o che conduce un principio o una guida, un’autorità morale e religiosa. L’Imām è colui che sa cosa è giusto, e cosa è sbagliato per il bene della comunità.

Importanti sempre nel linguaggio arabo pre-islamico prima, ed islamico poi, sono i termini:

  • Haram, parola che assume un duplice significato quasi opposto, proibito e sacro. Questo termine era già presente nel vocabolario pre-islamico, ed è tutt’ora in continuazione d’uso nell’Islam moderno, dove fin dalle origini dell’utilizzo, ha preso un significato monoteista;
  • Hānif, letteralmente inclinare verso o orientarsi verso qualcosa, elemento fondamentale della ritualità islamica, orientarsi e prostrarsi verso la città di Mecca nella preghiera.

Il mondo arabo e la società araba, isolate ma non immuni alle tendenze storiche, testimoniano attraverso varie fonti abbondantissime di particolari, ed elementi, la vita del profeta Maometto, quasi con carattere storico, sempre però traslato sul piano teologico-religioso, e proprio per questo da studiare con analisi critica.

Questi testi, che risalgono al IX e X secolo, sono di supporto al Corano, il cardine della Rivelazione dell’Islam, e alla Sunna, altro testo fondamentale dell’Islam:

  • Il Tafsīr, letteralmente “chiarire” o “spiegare”, è l’esegesi e commento coranico, con il compito di spiegare e chiarire il testo sacro nei suoi paesaggi più complessi e criptici. Il Tafsīr è un voluminoso repertorio e raccolta di commenti al Corano, raccolto negli anni dai vari studiosi e teologici islamici. Ha la funzione fondamentale d’integrazione e supporto della rivelazione coranica;
  • La Sīra, letteralmente “modo di andare”, “camminare” o “comportamento”, è un corpo voluminoso di testi e documenti, che trattano vita, morte e miracoli del profeta Mohamed;
  • La Quisas al ‘Anbiya’, è una raccolta di narrazioni storico-letterarie dei profeti, nel quale interno sono contenuti racconti e tradizioni relative ai profeti, da Adamo a Mohamed. È in sostanza un repertorio in chiave islamica monoteista delle precedenti produzioni politeiste;
  • Il Tārikh, raccolta di genere storiografico e narrazione storica.

 

Written by Marco Calzoli

 

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