“La prospettiva Nevskij” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’: il Destino ti attende sulla via principale

Anni fa lessi i Racconti di Pietroburgo e ora m’accorgo che mi sono completamente dimenticato della vicenda del primo di essi. E anche quelle degli altri, temo. Sic transit gloria lectoris.

La prospettiva Nevskij di Nikolaj Vasil'evič Gogol’
La prospettiva Nevskij di Nikolaj Vasil’evič Gogol’

Il bello della lettura è scoprire un mondo che pare tanto lontano e notare all’improvviso come può esserti vicino. Ma quel mondo, prima o poi, svanirà nel tuo Nulla.

Si colgono, talvolta, impreviste analogie tra la vicenda narrata e la tua esperienza personale, che a una prima lettura non ti era dato di scoprire.

In un minuscolo paese che oggi frequento abitualmente, se esci alle 8:00 t’imbatti in un viavai di locali, alcuni dei quali strillano senza posa il valore eccelso delle loro mercanzie, turisti incantati, molti dei quali stanno salendo o discendendo la scalinata che reca all’inclito duomo.

Se ti capita di uscire verso le tre di pomeriggio, non c’è nessuno, salvo te.

Se t’imbatti nell’Altro, ti chiedi quale potrebbe essere il motivo che l’ha distolto dal riposo pomeridiano. Anche i negozianti brillano per la loro assenza. Questo momento, che pare catartico, svanisce un’ora dopo. E la città si ricomincia a risvegliare e fino a notte tarda ci sarà burdello, come si dice colà.

Qualche differenza c’è tra quel paesino costiero e San Pietroburgo, non solo nella grandezza spaziale, nel paesaggio e nel numero dei passanti, ma: “dopo le quattro, la Prospettiva Nevskij è vuota e difficilmente vi incontrerete un solo impiegato”.

Tutto il mondo è paese, si dice: un frattale del medesimo progetto grafico.

Ma, non appena cade il crepuscolo sulle case e sulle strade, e la guardia, riparandosi sotto una stuoia, s’arrampica sulla scala ad accendere il lampione, e dalla basse vetrinette dei negozi occhieggiano quelle stampe che non ardiscono mostrarsi alla luce del giorno, allora la Prospettiva Nevskij di nuovo si rianima e si mette in movimento.”

Leggendo la prefazione scritta da Paolo Nori, scopro una verità a cui non avevo mai pensato, che però non mi sorprende, anche se non capisco bene il perché: “… il russo, per tutti i russi, da secoli, è prima una lingua parlata poi una lingua scritta (i russi hanno l’alfabeto solo nel IX secolo dopo Cristo e in Russia non esistono i dialetti, il russo di Mosca, di San Pietroburgo e di Volgograd è praticamente lo stesso).”

Si dice anche che il russo letterario sia comprensibile a un bambino, diversamente dall’italiano. Forse per questo la narrativa di quel paese all’inizio pare annoiarti e poi ti prende allo stomaco, come nessun’altra.

Il racconto inizia con una non breve descrizione del via vai della strada principale della città.

Due amici, il vanesio Pigoròv e il tremulo… al momento non viene detto il suo nome… ah… Pìskarev… intercettano con le loro antenne appassionate due ragazze la cui chioma fluisce diversamente. Il tacchinesco Pigoròv inseguirà la bionda, il titubante Pìskarev la mora, “L’ho vista, è stupenda, proprio la Bianca del Perugino.

Nikolaj Vasil’evič Gogol’ descrive le due parabole, cominciando da quella del pittore Pìskarev.

Salì volando le scale. Non nutriva alcun pensiero terreno; non era scaldato dalla fiamma di una passione terrena, no, in quel momento era puro e immacolato come un vergine adolescente che ancora respira un’indistinta esigenza spirituale d’amore.” – una passione dalla natura misteriosa.

Il luogo dov’è capitato è orrido: “… era capitato nel repugnante asilo dove ha dimora la triste dissolutezza generata da un’educazione sbagliata e dal terribile affollamento della capitale.”

Anche in quel paesino dove dimoro, una volta c’era, ora non più, un quartiere dove abitavano gli esclusi dalla vita pubblica, dove capitava di tutto, anche d’incontrare un proprio simile.

“… dove la donna, questa bellezza del mondo, questa corona della creazione, si trasforma in essere strano e ambiguo, e insieme con la purezza dell’animo, essa perde tutto ciò che è femminile, assimila in maniera repugnante i modi e le villanie dell’uomo e cessa ormai d’essere una debole creatura, così meravigliosa e così diversa da noi.”

Pìskarev “scappò via a gambe levate, come una capra selvatica, e si precipitò nella strada.” La sua mente, già incrinata dal malessere esistenziale, è rimasta sconvolta.

In cerca di qualche aiuto oppiaceo, egli talvolta uscirà, dapprima di casa e poi di sé.

La sua è una storia tragica che si nutre di sogni e di incubi, più che di realtà.

Purtroppo anche quel che si vive con gli occhi serrati è vita e diventa un terreo magazzino di ricordi.

“Com’era delizioso il suo grazioso portamento! Com’era musicale il fruscio dei suoi passi e dell’abito così semplice!” – un incanto da cui sarà ogni volta doloroso il destarsi.

“… se c’era un uomo innamorato all’ultimo stadio della follia, in modo precipitoso, spaventoso, distruttivo, tempestoso, quest’infelice era lui.”

Nikolaj Gogol' ritratto - Paintin by Otto Friedrich Theodor Moeller (1840, Tretyakov Gallery)
Nikolaj Gogol’ ritratto – Paintin by Otto Friedrich Theodor Moeller (1840, Tretyakov Gallery)

Il giovane e squattrinato Pìskarev ha finalmente l’occasione di offrire alla sua madonna una vita di onorabili stenti. Lei proprio non ci sta: “Io non sono una lavandaia o una sartina, per cui debba mettermi a lavorare!”

Mi pare sia stata sufficientemente chiara. La collega che è lì appresso accetterebbe all’istante e si offre al giovane che… “precipitò fuori senza più coscienza di sé, né pensieri.”

Aveva finito la sua personale dose di vita e di coscienza.

Ora tocca all’altro fellone.

La sua bionda “era molto stupida. Del resto la stupidità dà un fascino particolare a una donna graziosa. Io almeno ho conosciuto molti mariti che vanno in estasi per la stupidità delle loro mogli e vi vedono tutti i sogni di un’innocenza infantile. La bellezza produce dei veri miracoli. Tutti i difetti spirituali, invece di causare repulsione, in una bella donna diventano, chissà perché, stranamente attraenti; il vizio stesso, in esse, emana leggiadria, ma se la bellezza non c’è, una donna dev’essere venti volte più intelligente di un uomo per ispirare non dico amore, ma almeno della stima.”

Venti volte: come ha fatto l’autore a contarle?

Nello scorgere una donna bella ma sciocca, forse s’ipotizza che l’eventuale figlia non sarà da meno, magari ancor più graziosa e stolida.

Se sarà un maschio, invece? Sarà compito del padre educarlo a essere valoroso e dignitoso come lui. In ogni attrazione sessuale c’è sempre un residuo, più o meno vistoso, di volontà di riprodurre se stessi e la bellezza in cui ci si è imbattuti vivendo.

Il fatto che la bionda sia di origine tedesca è un incentivo: non si rischia nulla, se la si mette incinta, è sufficiente allontanarsi dal luogo del delitto. Che sia anche sposata è una seccatura e nulla di più.

Poi ogni cosa si accende e si spegne all’improvviso, quando viene a cessare l’energia.

Oh, non credete alla Prospettiva Nevskij! Quando l’attraverso, sempre io m’avvolgo quanto io posso nel mio mantello e cerco di non guardare affatto gli oggetti che mi cadono sotto gli occhi. Tutto è inganno, tutto è sogno, nulla è ciò che sembra!”

Tutto scorre, in quella via immensa, che non conduce che a se stessa.

E dove capita che “un demone in persona accende le lampade solo per mostrare ogni cosa sotto un aspetto che non è il suo.”

Assai più della realtà, l’illusione è in grado, malgrado tutti i nostri sogni, di renderci più che assurdi fratelli.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Nikolaj Vasil’evič Gogol’, La prospettiva Nevskij, Garzanti, 2021

 

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