“Giselle” diretto da Hugo Niebeling: Carla Fracci, un’interpretazione da sogno

“La danza è una carriera misteriosa, che rappresenta un mondo imprevedibile. Le qualità necessarie sono tante. Non basta soltanto il talento, è necessario affiancare alla grande vocazione la tenacia, la determinazione, la disciplina, la costanza” – Carla Fracci

Giselle diretto da Hugo Niebeling
Giselle diretto da Hugo Niebeling

Sono numerose le opzioni previste durante il mese di giugno da Nexo Plus, piattaforma streaming on demand della Nexo Digital, in un progetto supportato da diversi media partner. Radio Deejay, Radio Capital, Classic voice, Danza & Danza sono fra questi.

Un’offerta culturale studiata per soddisfare svariati appetiti culturali, soprattutto quelli richiesti da un pubblico esigente.

Eventi in live, musica, opera, storia, cinema, documentari dedicati a eccellenti rappresentanti del mondo dell’arte, in un’ampia panoramica di performance che abbraccia anche il balletto, con prestazioni. Fra questi, motivo di particolare attenzione è Giselle, interpretata da Carla Fracci.

Anche perché il mondo della danza è stato recentemente colpito dal lutto per la sua morte.

Lutto inaspettato quanto doloroso.

La scomparsa di Carla Fracci è dunque l’occasione, anche se malinconica occasione, di commentare Giselle e ricordare il contributo, fondamentale, che la ballerina ha dato al balletto, forma d’arte a cui spesso si dedica poca attenzione. Forse perché considerato un prodotto di nicchia.

Mentre un velo di mestizia offusca gli sguardi del suo pubblico, che ancora una volta vogliono catturare gesti e momenti indimenticabili di una delle maggiori ballerine del Novecento.

Per ricordare Carla Fracci, la Nexo propone la memorabile edizione del 1969 di Giselle diretto da Hugo Niebeling, balletto classico per definizione. Ad affiancare la prima ballerina è Erik Bruhn, con elementi coreografici ad opera di David Blair, Julios Perrot e Jean Coralli.

Come ricordato da più parti, la Fracci eccelleva in qualsiasi ruolo si cimentasse, ma i ruoli romantici erano i suoi prediletti, e Giselle è stato quello in cui si è più identificata.

Anche perché interprete dotata di quell’espressività drammatica richiesta dall’opera; e ben visibile soprattutto nella sequenza della follia da cui è colpita Giselle, in quanto preda della disperazione per la fine del suo sfortunato amore. Celebre scena che ha fatto la storia della danza.

Giselle è dunque, all’interno di Nexo Plus, oggetto di una rappresentazione spettacolare interpretata però dalla Fracci sì con passione, seppur in maniera elegante e delicata. Peculiarità proprie della grande ballerina che è stata.

Giselle, pietra miliare della danza classica, è un balletto romantico in due atti, che riunisce in una sintesi esemplare elementi tecnici e stilistici propri del balletto classico-romantico.

Nasce nel 1841 dall’idea dallo scrittore e critico d’arte Théophile Gautier che rimase affascinato dalla leggenda delle Villi, e decise di scrivere un balletto ispirato da queste leggendarie figure.

Giselle - Carla Fracci
Giselle – Carla Fracci

La saga delle Villi, dalla radice slava Vila (fata), conquistò lo scrittore, tanto da indurlo a farne una trasposizione da rappresentare attraverso la danza.

Il mito delle Villi è una narrazione che trova la sua origine nella mitologia dei popoli slavi, il quale presenta figure femminili che simboleggiano gli spiriti di fanciulle abbandonate o tradite dai loro amanti, la cui conseguenza è la morte per disperazione.

Le Villi sono rappresentate da figure spettrali che non trovano pace dopo la loro morte; e vagano inquiete in cerca di coloro che li hanno traditi volteggiando convulsamente. Fino a che, stremate, si lasciano morire.

Terminata la loro ossessiva danza, le Villi si dileguano e il fantasma delle giovani morte per amore trova pace.

Ad essere stato fonte di ispirazione per Gautier è stato un libro di Heinrich Heine, in cui si racconta di queste donne leggendarie che, spinte da un irrefrenabile amore per la danza, hanno dato all’autore la spinta per coniugare in balletto la storia di queste fantastiche creature.

La protagonista della prima rappresentazione di Giselle, 28 giugno 1841, è stata la ballerina Carlotta Grisi, professionista di grande talento. A musicare il balletto fu Adolphe-Charles Adam un musicista di fama nell’esecuzione dell’opera lirica e del balletto, quale era all’epoca.

Le musiche furono composte in tempi strettissimi, per offrire al pubblico de l’Opera National de Paris la prima rappresentazione di Giselle, che riscosse un enorme successo. Tanto che da quel momento Giselle venne ascritto come uno dei maggiori balletti classici.

Grazie soprattutto all’originalità, elemento imprescindibile che ha contribuito a fare la fortuna di Giselle.

Nel primo atto, balletto composto da due atti, si racconta la vicenda amorosa di Giselle che culmina con la sua morte a causa della fine del suo amore.

Nel secondo atto si dà ampio spazio alla leggenda delle Villi con la presenza di Giselle che si adopera affinché ad Albrecht, il suo innamorato, sia risparmiata la vita. Nonostante il suo tradimento abbia causato la morte della giovane contadina della Renania. Che nulla chiedeva, se non dare spazio alla sua passione per la danza e coronare il suo sogno d’amore con l’amato Albrecht. Che inizialmente le si era mostrato sotto mentite spoglie: in realtà era il principe di Slesia.

Giselle _ Carla Fracci
Giselle – Carla Fracci

In principio, i due, innamoratissimi, danzano spinti dalla gioia di stare insieme, nonostante l’ossessione della madre della ragazza, timorosa che la figlia possa trasformarsi in una Villi.

Il colpo di scena finale si realizza con l’arrivo del guardiacaccia del luogo che, ingelosito e desideroso di Giselle, smaschera il principe rivelandone la vera identità, oltre che i suoi progetti matrimoniali con una principessa.

Di fronte a tale verità, Giselle, con i tratti del viso alterati dalla disperazione, cede alla follia e si lascia morire per il suo amore infranto.

Sempre nel secondo atto entra in scena Myrtha, la regina delle Villi, che presso la tomba di Giselle ne evoca la figura includendola fra le creature soprannaturali impegnate in una danza ossessiva, mentre il fantasma della giovane contadina appare ad Albrecht che ne implora il perdono. Che però gli viene negato da Mirtha.

Quindi, radunate le sue discepole, la regina delle Villi costringe il giovane a danzare per punirlo del suo tradimento.

A questo punto è Giselle a intervenire per salvargli la vita, prodigandosi e danzando con lui per tutta la notte. All’alba, quando le Villi spariscono, Albrecht, grazie all’intervento di Giselle è salvo.

E la giovane danzatrice, che non fa più parte delle Villi, trova pace nel suo eterno riposo. Mentre ad Albrecht, ormai solo e prostrato dal dolore, non rimane altro che vegliare la tomba di Giselle.

Nel corso del tempo Giselle non ha subito modifiche significative da un punto di vista coreografico. Anche se in seguito è stata adattata alla tradizione della scuola russa. Cui va dato il merito del successo tributato al balletto in genere nel Novecento.

“Il mio non fu un vero e proprio bell’esordio. Fui quasi scartata. A distanza di anni di lavoro, di … sono sicura che ci debba essere qualcosa di innato che conduca a fare la ballerina” – Carla Fracci

Figura emblematica della danza classica, Carla Fracci nasce a Milano, città grigia e fumosa, ma che sarà per lei il baricentro del successo.

La sua famiglia non ha origini importanti da rivendicare, ma solo quelle della gente normale; dove la normalità, in questo caso, è un segno distintivo del tutto positivo.

Giselle - Carla Fracci
Giselle – Carla Fracci

Un aneddoto diventato famoso e riportato da molti è il ricordo che legava la Fracci al proprio padre, autista di mezzi pubblici. Un aneddoto che arricchisce la storia di una donna diventata diva che, nonostante l’enormità del suo successo, non ha mai avuto un atteggiamento da diva.

Un comportamento, il suo, che si addice alla ragazza di buona famiglia provvista di un’onestà intellettuale e di un’umanità, che l’hanno contraddistinta fino alla fine.

Si racconta, dunque, che il suo papà, a bordo del suo tram, passando sotto la scuola di danza della Scala frequentata dalla sua ragazzina scampanellava per ben tre volte: era il segno di saluto, nonché di intesa fra padre e figlia.

Nel 1958 la Fracci diventava la prima Ballerina alla Scala, ruolo assolutamente meritato che la identifica come un esemplare esponente della danza non solo italiana. Da allora ha interpretato numerosissimi ruoli, che si avvicinano ad un numero elevato prossimo ai duecento.

Memorabili sono state le sue interpretazioni de Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta, ma quello in cui si è calata con maggior passione, denotando un talento non comune, è stato Giselle.

Persona dalla vita privata ineccepibile, è il 1969 quando dà alla luce Francesco, suo figlio, dopo essere stata lontana dal palcoscenico per un anno.

Un profilo di donna e di madre esemplare, che l’ha portata ad appagare il suo desiderio di maternità in condivisione con il marito.

Ma Carla Fracci non soltanto è stata un’eccellenza tutta italiana, ma è stata l’artefice di innovazioni importanti nel mondo della danza.

Le va dato il merito, infatti, di avere infranto i confini che dividevano la danza classica da quella popolare. Mettendosi in gioco ha operato affinché la danza non occupasse un ruolo d’élite, ma fosse patrimonio di tutti coloro che volevano cimentarsi in quest’arte.

Nel merito va ricordata la sua presenza in TV anche in programmi leggeri quali il varietà. Accanto a Renato Rascel o a Heather Parisi, o ancora ballando in compagnia delle gemelle Kessler.

Dotata di humour, la Fracci ha dimostrato di essere una persona brillante, quando ha calcato le scene del palcoscenico del Festival di Sanremo accanto a una nota imitatrice.

Carla Fracci
Carla Fracci

Ostentando sempre una grazia e un’eleganza non paragonabile ad altra figura femminile. Occasioni in cui si è offerta al pubblico, anche a quello meno avvezzo ad apprezzare il balletto, al fine di far conoscere e veicolare una forma d’arte di non facile accettazione.

E che, grazie alla Fracci, invece, ha ricevuto un impulso nuovo aprendo anche orizzonti inaspettati portando la danza alla portata di molti giovani. E ciò in virtù anche del suo carisma, quello insito nella sua personalità ben determinata.

Esempio di forza e rigore, e in ciò sta anche la sua grandezza, è stata esempio del fatto che i sogni si possono realizzare. Se inseguiti con fermezza e determinazione.

Non è sufficiente, infatti, come più volte ha ribadito la ballerina, credere in essi senza fare nulla perché si esaudiscano. Dotata di costanza e volontà, Carla Fracci, grazie alla sua forza espressiva ha conquistato i teatri di tutto il mondo. Che unita alla sua forza interiore, propria della stella che è stata, ne ha fatto una brillante rappresentante del mondo femminile galvanizzando l’attenzione di una vasta platea.

E adesso che Carla Fracci non è più, si può affermare che ha lasciato un vuoto non solo negli amanti della danza classica, ma anche nel panorama culturale italiano. La sua presenza, infatti, ha ispirato intere generazioni di giovani con interpretazioni del repertorio tradizionale.

Fino a lasciare un’eredità culturale e di pensiero che rimane patrimonio di tutti, e non solo degli addetti ai lavori. La perfezione dei suoi gesti, la sua tecnica ineccepibile, elementi propri di un’abilità interpretativa fuori dal comune, hanno cambiato la concezione che si aveva del balletto prima che lei divulgasse un nuovo modo di intendere la danza. Fino a restituire al pubblico, grazie alle sue eccellenti interpretazioni, emozioni difficili da descrivere.

La sua storia verrà raccontata in un film per la TV trasmessa sulle reti RAI. Sarà l’occasione per conoscere al meglio una leggendaria figura femminile, simbolo positivo dell’eccellenza italiana.

“Un paese senza cultura e arte, senza i mezzi per fare cultura e arte, è un paese che non si rinnova, che si ferma e non ha accesso a ciò che succede in paesi più importanti, negandosi così a un futuro vero, autentico e soprattutto libero” – Carla Fracci

 

Written by Carolina Colombi

 

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