Meditazioni Metafisiche #29: la ricerca del significato

La vita dell’animale tende ad essere unidimensionale: è ciò che fa. Invece l’uomo può fare una cosa e attribuire ad essa vari significati. L’intera vita umana si basa non solo su azioni univoche ma sul significato che diamo a tali azioni. Gli esseri umani hanno in loro ben distinto il fatto e il significato da attribuire al fatto.

Calopsite - madre (Estia) con pullo (Aphele)
Calopsite – madre (Estia) con pullo (Aphele)

L’animale è spesso guidato dall’istinto, che è un fatto che ha un rapporto univoco con il significato. Invece l’uomo ha la pulsione, la quale può scaricarsi mediante significati differenti, cioè rappresentazioni differenti. L’istinto di procreare spinge l’animale verso un unico atto sessuale, invece la pulsione sessuale spinge l’uomo a scaricarla mediante atti differenti (diretti sul partner oppure simbolici come un atto sostitutivo, pensiamo alla sublimazione).

Su questa linea possiamo dire che l’animale produce segni con un unico contenuto (abbaiare per esprimere aggressività), invece l’uomo produce fonemi (significanti) i quali collegati tra loro acquisiscono significati differenti.

Possiamo dire che il senso della vita umana sta nell’attribuire il giusto significato ad azioni che tutti fanno scegliendolo tra una molteplice gamma di significati possibili. Tutti ci alziamo e andiamo a lavorare, per esempio a fare il muratore o a insegnare, ma il senso del nostro esistere dipende dal significato che noi attribuiamo a questo gesto: prelevare la calcina con la cazzuola o costruire idee nella mente dei discenti. Per soldi? Per carriera? Per sostenere la propria famiglia? Per missione religiosa? E così via.

Animale e uomo hanno delle sensazioni. La sensazione è una esperienza somatica che nasce da una sollecitazione della pelle, dello stomaco, e così via. Quando qualcuno sfiora i recettori somatici della nostra cute, essi si attivano e scatenano una reazione la quale, passando per i nervi periferici, giunge al cervello. Così come quando abbiamo troppa acidità nello stomaco e avvertiamo quel fastidioso bruciore. Dalla sensazione nasce l’emozione, che oggi viene vista come un tentativo di dare un significato alla sensazione. Animali e uomini hanno emozioni, che sono molto simili, anche neurologicamente.

L’uomo ha anche il sentimento. Il sentimento è la razionalizzazione, passante per la corteccia, della emozione. Razionalizzare vuol dire dare all’emozione un significato profondo, duraturo nel tempo e altruistico. Un animale e un uomo provano attrazione sessuale: si tratta di una emozione. Nell’emozione dell’attrazione sessuale animale e uomo danno un significato alla sensazione prodotta dagli ormoni finalizzandola all’accoppiamento.

L’uomo possiede altresì il raziocinio puro. Esso però dipende sempre dalla sensazione. Spesso possiamo dire tante cose, applicare molte logiche, ma la ragione è data dalla sensazione. Hegel così scriveva:Riflettere significa mutare qualcosa nel modo in cui il contenuto è dapprima nella sensazione, nella intuizione, nella rappresentazione. Pertanto è solo mediante un mutamento che la vera natura dell’oggetto giunge alla coscienza[1].

René Descartes in un ritratto di Frans Hals - 1649
René Descartes in un ritratto di Frans Hals – 1649

È facile quindi usare logiche senza ragione, che si basano sulla verosimiglianza e non sulla verità. Cartesio aveva queste parole: i migliori ingegni “se vogliono saper parlare su ogni sorta di argomenti e acquistarsi la fama di dotti, vi riusciranno più facilmente contentandosi della verosimiglianza, che può essere ritrovata senza grande fatica in ogni genere di questioni, anziché ricercando la verità, che si scopre a poco a poco e solo riguardo ad alcune questioni[2].

Il vero significato è legato alla passione per la verità. I falsi significati, quelli solo apparenti, sono facili e scontati. Quindi il significato, non solo per la sua importanza, ma anche per la sua difficoltà, ha sempre affascinato l’uomo che pensa. La filosofia è una grande inchiesta sull’esatto significato che ha la nostra vita. Forse per questo Kant diceva che la vera scienza è elitaria: invece i più devono accontentarsi di seguire le dottrine elaborate dai sapienti. I più si perdono nella verosimiglianza, sono pochi coloro che attingono alla verità. Ma ecco le parole di Kant alla fine della Critica della ragion pratica: “La scienza (indagata criticamente e condotta con metodo) è la porta stretta che conduce alla dottrina della saggezza… La filosofia deve sempre essere la custode di una tale scienza, mentre il pubblico non deve prendere alcuna parte a questa così sottile ricerca, partecipando invece delle dottrine che soltanto dopo tale elaborazione possono risultargli del tutto chiare[3].

Nel Tao Te King, un classico della antica filosofia cinese, Lao Tseu proferiva queste parole:L’uomo che possiede la Via la rifiuta”. Possiamo applicarle anche alla ricerca della verità. Chi si crede dotto e vuole mettersi in mostra, si affida alla verosimiglianza senza attingere alla verità, cioè al vero significato, accontentandosi di quello apparente. Egli vuole la sapienza per mettersi in mostra ma volendola non la ha. Invece il saggio, che cerca l’esatto significato, fa un lavoro faticoso lontano dall’applauso del pubblico. Il pubblico spesso non accetta la lunga strada verso la sapienza, accontentandosi dei risultati, sempre se li accetti. Allora il sapiente si trova in quella condizione per cui è misconosciuto, come chi vede la luce ma quelli ancora dentro la caverna lo osteggiano. Ha la sapienza ma, essendo un escluso, non la vuole.

Oltretutto il significato, oltre a necessitare di un lavoro lungo, scomodo, poco appariscente, cambia nel corso del tempo. Heidegger riassumeva la storia dell’ente in tre tappe:

  1. Nell’antichità greca gli uomini si rapportavano all’ente, cioè alle cose del mondo, come a una presenza, vale a dire a qualche cosa di reale al di là di una sua rappresentazione ideativa;
  2. Nel Medioevo l’ente appare come qualcosa del mondo creato, l’ente appartiene al creato, in un rapporto strettissimo con Dio. L’ente è una parte con cui si può capire Dio, è la cosiddetta analogia entis;
  3. Nella modernità cambia ancora il significato delle cose ed esse diventano qualcosa di stabilito che sta davanti all’uomo, cioè l’ente diventa una rappresentazione, una idea, una immagine, un concetto, una categoria astratta[4].

Cassirer vedeva nella formazione progressiva della coscienza umana tre momenti, caratterizzati da altrettanti modi di ricerca del significato della realtà:

  1. Il mito era caratterizzato dalla funzione espressiva, nella quale un fenomeno appare animato, ossia sorge la dialettica tra un oggetto e un soggetto;
  2. Succedette il pensiero filosofico, caratterizzato dalla funzione rappresentativa, nella quale si compie un passaggio in avanti, la cosa diviene superiore a sé, nasce la rappresentazione della cosa, nasce il simbolo;
  3. Infine nella modernità il pensiero scientifico è caratterizzato dalla funzione significativa, nella quale i simboli cessano di essere rappresentazioni della cosa e diventano autonomi, cioè pure relazioni collegate a un universo di simboli creati dal pensiero[5].

Nelle letterature del mondo ci sono parole cariche di molti significati con una storia millenaria. Come se l’uomo non abbia mai smesso di riflettere e interrogarsi su ciò che lo circonda. Per questo nelle letterature semitiche il vino viene indicato con molti sostantivi e molte parole allusive: non tutti questi modi vanno bene in relazione al contesto. In aramaico si usava il sostantivo khamr, che di per sé vuol dire “rosso”, parola che ha dato in ebraico il significato di “asino” (probabilmente c’era una varietà di asino dal pelo rossiccio) e in arabo quello di vino d’uva.

Altre volte il significato è di ostacolo alla purezza del suono. Secondo le correnti mistiche dell’India, ma non solo, il suono delle parole nasconde una vibrazione spirituale che porta alla trasformazione del parlante o di chi sente solo la recitazione. Per questa ragione nell’induismo si presta molta attenzione alla purezza del suono nella recitazione dei Veda, i testi sacri. I maestri del canto vedico sono puristi e questo ha permesso la trasmissione orale dei Veda per millenni senza alterazioni. Mentre lo studio del sanscrito al di fuori del canto vedico ha pronunce anche molto diverse che risentono di quella della specifica lingua vernacolare parlata, il canto vedico permette l’acquisizione della antica pronuncia. Quindi chi in India già conosce il sanscrito e viene accettato da un maestro di canto vedico, deve fare un enorme lavoro per imparare tutto da principio. E per esaltare la vibrazione del suono i maestri consigliano di non pensare mai al significato delle parole durante la recitazione dei Veda. Sempre per questa ragione i partiti estremisti induisti sono assai poco tolleranti verso il musulmano che in India si approccia non solo allo studio dei Veda ma anche del sanscrito profano. In India una donna musulmana che pratica queste antiche discipline può essere ostacolata perché questa contaminerebbe la purezza vibrazionale della lingua.

Dion Fortune
Dion Fortune

Tra la ricerca del significato e la sua perdita, abbiamo in mezzo l’esperienza religiosa e poi quella iniziatica. Secondo alcuni, le religioni sono sistemi simbolici che portano alla trasformazione il non iniziato. Il simbolo ha una carica che, recepita solo dall’inconscio del non iniziato, lo porta alla trasformazione energetica. La croce veicola determinate cariche energetiche che la mente cosciente non capta, ma capta quella inconscia, la quale poi induce quella cosciente ad avere determinati pensieri. Invece l’iniziato, che conosce meglio la verità, usa il simbolo per scorgere coscientemente la carica energetica e parteciparvi con la piena consapevolezza.

Dion Fortune si esprimeva così:Vi sono molti simboli che vengono usati come oggetti di meditazione; la Croce nel Cristianesimo; le Divinità nel sistema egiziano e i simboli fallici in altre fedi. Questi simboli sono usati dai non iniziati come mezzo per permettere alla mente di concentrarsi e per far confluire determinati pensieri, richiamando alcune idee associate e stimolando determinate sensazioni. L’iniziato, invece, utilizza il sistema della simbologia in modo diverso; egli la usa come un’algebra per mezzo della quale leggerà i segreti di forze sconosciute; in altri termini usa il simbolo come mezzo per guidare il pensiero verso Invisibile e l’Incomprensibile[6].

Ogni religione e ogni cammino spirituale sarebbero una via verso il Divino. Ci sono molte vie quante sono le religioni. Sono come un ventaglio eterogeneo di modi che cercano di dare un significato a Dio, che in quanto tale è al di là di ogni pensiero umano.

Si distingue tra Essenza Divina e Spirituale. Quest’ultimo è l’opposto della Materia. Molti sentieri puntano sullo Spirituale. Ma l’Essenza Divina unisce Spirito e Materia. Su tale Essenza Divina puntano altri sentieri. Ma c’è anche chi punta sulla Materia. Il Buddhismo è del primo tipo, il rosacrocianesimo è del secondo, il satanismo è del terzo tipo. Sono tre modi per avvicinarsi al Divino. La scelta dipende dal candidato.

Ma osiamo dire che ogni cosa che l’uomo fa ha vari scopi apparenti e un solo fine che questi non vede: il riapprodare a Dio. Ogni respiro che consumiamo è un passo in più verso la morte, quindi verso Dio, che ci riassorbirà. Così ogni altra cosa che l’uomo compie. Ogni atto intellettuale è un cercare di sviscerare il significato recondito della nostra vita, la quale poggia in Dio. Addirittura Guido von List fondeva metodo antropologico e pratiche occultistiche per capire il mondo precristiano germanico. Ogni pensiero interroga l’Essenza Divina dalla quale proveniamo, alla quale ritorneremo e che dirige ogni nostro passo in questa dimensione. Ogni lavoro, dal più umile al più sofisticato, ha come fine ultimo quello di migliorare il mondo che Dio ci ha dato, quindi di unirci all’Essenza Divina, nella quale si fonde Spirito e Materia.

Alla fine la continua ricerca di significato dell’uomo deve interrompersi in Dio. La mente razionale, quando si interroga sul significato, riconoscendo alla fine Dio, dovrà porre termine alla sua ricerca. Dio, essendo infinito, è al di là di ogni significato che può contemplare la mente umana.

Cartesio (Meditationes de prima philosophia): idea enim infiniti, ut sit vera, nullo modo debet comprehendi, quoniam ipsa incomprehensibilitas in ratione formali infiniti continetur, “l’idea di infinito, per essere vera, non deve in nessun modo essere compresa, infatti l’incomprensibilità stessa è contenuta nella ragione formale dell’infinito”.

L’Islam aborrisce “associare” qualcosa di umano e terreno a Dio, sarebbe il peggior peccato. Oggi l’Islam viene rivalutato. Secoli fa i musulmani erano malvisti perché non facevano altro che attaccare le coste italiane seminando morte e distruzione: lungo le coste ci sono ancora tutte torri per difendersi dagli attacchi dei musulmani.

Nella tradizione islamica di Maometto sappiamo molte cose. Anche su Gesù sappiamo molte cose, dai vangeli canonici ai vangeli apocrifi. Questi ultimi non sono accettati nel canone cristiano ma per alcuni sarebbero storicamente attendibili.

Nel Corano abbiamo poche notizie su Maometto: dire che i musulmani sono maomettani è un errore perché Maometto non ha questa centralità come Cristo nel cristianesimo. Poi abbiamo la tradizione islamica che raccoglie i detti di Maometto, la cosiddetta Sunna. Abbiamo inoltre la Sira, cioè la biografia del Profeta Maometto, testo letterario ma non ispirato, pieno di elementi leggendari e miracolistici.

Il Corano è stato rivelato a Maometto dall’arcangelo Gabriele. È un corpus di 6.000 versetti, non in rima ma con impasti sonori che ne facilitano la memorizzazione, all’inizio tramandati oralmente. Quindi durante la vita di Maometto non abbiamo versioni ufficiali del Corano. Maometto significa in arabo “molto lodato”, il soprannome a lui conferito perché probabilmente era stimato dalla gente.

Oggi i musulmani ritengono di essere la vera religione. Essi non rifiutano la figura di Cristo, ma lo considerato un profeta, che è stato superato da Maometto. Visto il degrado morale del cristianesimo in Occidente, i musulmani sostengono che l’Islam abbia la particolare benedizione di Dio. Anche se non esiste un unico Islam, vale a dire che non c’è una autorità religiosa come il papa sotto la quale si raccolgono i fedeli.

Meditazioni Metafisiche #29 la ricerca del significato
Meditazioni Metafisiche #29 la ricerca del significato

Quindi bisogna chiedersi quale è il rapporto dell’uomo con la Natura, cioè la Materia che ci circonda. L’Islam tenta di sradicare l’uomo dalla Natura, come fanno anche l’ebraismo e il cristianesimo. Invece la religiosità degli antichi greci inseriva l’uomo nella Natura.

De Santillana scriveva: “Così nasce, credo, la chiarezza classica. Il rapporto del pensiero con la natura nei tempi classici era ben diverso dal nostro; non già ricerca di un punto di sfondamento da cui sopraffare l’avversario, ma la ricerca di un’armonia, di una proporzione, di un ritmo in cui ci si inserisce. L’uomo si concepisce come vivente in seno alla natura, non contrapposto ad essa – cittadino della grande repubblica degli dèi, degli uomini e di tutto ciò che è. Può essere un senso di focolare ritrovato, può essere disperata e grandiosa rassegnazione come in Marc’Aurelio; è sempre uno sforzo di giustificare il cosmo, di mostrarne l’ordine e la giustizia quali sono. La chiarità del vero ci salverà dal grande smarrimento, dalle orrende ambiguità che poi nel Medioevo faranno dell’uomo uno straniero al mondo[7].

Il significato della vita umana non va ricercato esclusivamente in alto, perché l’uomo non è solo Spirito, ma anche Materia. Le passioni non vanno eliminate ma trascese verso un ideale più elevato.

Un noto detto ermetico recita che ciò che è in alto è come ciò che è in basso. Il desiderio carnale del partner è una tappa che, una volta esaurita, va innalzata verso l’amore di Dio. Il desiderio non va annullato ma va trasformato.

 

Written by Marco Calzoli

 

Note

[1] G. W. F. Hegel, La scienza della logica, Torino 2010.

[2] Cartesio, Discorso sul metodo, Milano 2015.

[3] I. Kant, Critica della ragion pratica e altri scritti morali, Torino 2006.

[4] M. Heidegger, L’epoca dell’immagine del mondo, in ID., Sentieri interrotti, Firenze 1984.

[5] E. Cassirer, Filosofia delle forme simboliche, vol. III (Fenomenologia della conoscenza), Milano 2015.

[6] D. Fortune, La Qabalah Mistica, Torino 2019.

[7] G. De Santillana, Fato antico e fato moderno, Milano 1985.

 

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