“Estate” canzone di Bruno Martino: il canto caldo e struggente della solitudine
Lo so, ciò che sto per dire potrebbe suonare un po’ forte o fuori posto, ma è ciò che sento nel profondo: l’estate porta con sé, insieme al sole, al caldo e alla voglia di evasione, una solitudine struggente. Non è un sentire nuovo, il mio: si riconduce all’infanzia, alla chiusura delle scuole e all’inizio delle vacanze, quando in agosto le città si svuotavano letteralmente. Un imprinting che probabilmente resta indelebile nella memoria.

La canzone che, per eccellenza, evoca questo sentimento è a mio avviso “Estate”, scritta da Bruno Martino insieme a Bruno Brighetti nel 1960.
Il brano racconta la nostalgia di un amore finito durante l’estate. Il protagonista ama ancora profondamente la persona perduta, ma sa che, come la stagione calda, anche la loro storia è destinata a terminare. Il sole, la sabbia e il mare, che dovrebbero essere simboli di gioia, diventano invece lo scenario di quella solitudine struggente di cui parlo.
“Estate/ Sei calda come i baci che ho perduto/ Sei piena di un amore che è passato/ Che il cuore mio vorrebbe cancellar”
Recita così il testo, suggerendo che, quando l’estate finisce, tutto ciò che il protagonista ha vissuto se ne va con lei. E lui rimane senza poter stringere tra le braccia la sua amata, senza poterla più baciare.
Mentre il caldo opprimente e il rumore delle onde fanno da sfondo, il protagonista rivive i ricordi di un amore finito, creando un contrasto struggente tra la bellezza dell’estate e il dolore interiore. La canzone è stata reinterpretata da numerosi artisti, da João Gilberto a Mina, fino a Ornella Vanoni, diventando un classico senza tempo della musica italiana e internazionale.
L’armonia del brano è sofisticata e jazzistica. Bruno Martino, pianista e compositore di formazione jazz, inserisce accordi complessi che creano un senso di tensione e sospensione emotiva. L’armonia “gira” su cadenze lente, quasi ipnotiche, che ricordano lo scorrere pigro e opprimente di una calda giornata estiva.
La melodia, apparentemente semplice, è piena di sfumature: poche note ripetute, quasi come un sussurro o un pensiero che ritorna ossessivamente. Il ritornello sale leggermente di tono, ma senza mai esplodere in un acuto liberatorio; la melodia rimane contenuta, a rappresentare il dolore di chi non riesce a urlare.
Il ritmo evoca il caldo immobile dell’estate, ma anche l’onda del mare che va e viene, creando una sensazione perfetta per descrivere un amore che passa, ma non torna.
Sebbene sia una canzone italiana, “Estate” è spesso considerata un ponte tra la canzone d’autore italiana e la bossa nova brasiliana, non a caso João Gilberto la incise. L’atmosfera è quella di una “bossa triste”: calda, languida, ma pervasa da una sottile angoscia.
Anche se oggi, nel mese di agosto, le città non sono più completamente vuote come accadeva un tempo, rimane in me quella sensazione di cose che passano e non fanno più ritorno. Proprio come l’amore raccontato nell’Estate di Bruno Martino.
Written by Cinzia Milite
