“Senti il giudizio di uno stupido”, poesia in prosa di Ivan Sergeevič Turgenev

Scritta nel 1878, la poesia in prosa “Senti il giudizio di uno stupido” di Ivan Sergeevič Turgenev (Orël, 9 novembre 1818 – Bougival, 3 settembre 1883) è dedicata al poeta, saggista e scrittore russo Aleksandr Sergeevič Puškin (Mosca, 6 giugno 1799 – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837).

“Senti il giudizio di uno stupido”

Poesie in Prosa - Ivan Sergeevič Turgenev
Poesie in Prosa – Ivan Sergeevič Turgenev

Hai sempre detto la verità, o grande nostro poeta, e l’hai detta anche questa volta.

“Il giudizio di uno stupido e il riso della folla”… Chi non ha esperimentato l’uno e l’altro?

Tutto questo si può e si deve sopportare; e chi ne ha la forza, lo disprezzi!

Ma ci sono dei colpi che arrivano più dolorosamente in fondo al cuore… Un uomo ha fatto tutto quel che ha potuto; ha lavorato intensamente, amorosamente, onestamente…

E anime oneste gli voltano le spalle con ripugnanza; visi onesti arrossiscono con indignazione al suo nome.

“Allontanati! Vattene! – gli gridano voci giovani e oneste. – Né tu né il tuo lavoro ci è necessario; tu contamini la nostra abitazione; tu non ci conosci e non ci capisci… Tu sei nostro nemico!”

Cosa resta da fare allora, a quest’uomo?

Continuar a lavorare, senza tentar di giustificarsi e anche senza aspettare un apprezzamento più equo.

In altri tempi i contadini maledirono il viaggiatore che aveva portato loro, in sostituzione del pane, la patata, cibo quotidiano del povero…

Buttarono via dalle mani stese verso di loro quel dono prezioso, lo gettarono nel fango, lo calpestarono con i piedi.

Ora se ne cibano e non conoscono il nome del loro benefattore.

Sia pure! Che serve loro il suo nome? Anche anonimo, egli li salva dalla fame.

Preoccupiamoci solo che quanto noi portiamo sia proprio un cibo utile.

È amaro un rimprovero ingiusto sulle labbra di persone che ami… Ma si può sopportare anche questo…

“Battimi, ma ascolta!” – diceva il duce ateniese allo spartano.

“Battimi, ma sii sano e sazio!” – dobbiamo dire noi.

 

Senti il giudizio di uno stupido” fa parte di una raccolta edita nel 1962 da Edizioni Paoline dal titolo “Poesie in prosa”, curata e tradotta da Mino e Mario Albertini.

Ritratto di Ivan Turhenev - Painting by Il'ja Efimovič Repin
Ritratto di Ivan Turhenev – Painting by Il’ja Efimovič Repin

Turgenev nacque in una famiglia agiata e poté coltivare la sua passione letteraria, studiò all’Università di Berlino tanto che riuscì ad occidentalizzarsi, come egli spesso vantava. Aveva una mentalità che tendeva ad avvicinarsi a quella europea ma rimase profondamente russo come autore, sia come stile sia come tematiche.

Terminati gli studi universitari rientrò in Russia, per poi viaggiare tra Parigi e Baden-Baden. Le sue prime poesie non ebbero grande successo mentre i suoi racconti furono accolti positivamente dai lettori e critici per la sua capacità di comporre vicende spirituali dei personaggi senza complicanze introspettive.

Turgenev rimase molto amareggiato quando fu coperto di aspre critiche perché ritenuto conservatore (slavofilismo) mentre egli si è sempre ritenuto progressista (occidentalismo). Questi erano i due filoni che a quel tempo in Russia dettavano l’agenda politica, una parte della cultura guardava l’Europa con entusiasmo per la libertà e l’innovazione, mentre un’altra parte era sospettosa e contraria alla moda dell’Occidente.

Poesie in prosa” è una raccolta che Turgenev pubblicò nel 1882 (al lettore attento non potrà mancare un parallelismo con il poeta francese Charles Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) e la sua raccolta “Lo Spleen di Parigi”, i piccoli poemi in prosa editi postumi nel 1869 e scritti tra il 1855 ed il 1864).

Nella raccolta troveremo le riflessioni filosofiche dell’autore sotto forma di fantasia e di favole allegoriche, con alto grado di pessimismo, amarezza, scetticismo, disperazione. Ricordiamo al lettore e mettiamo in evidenza che Turgenev è morto un anno dopo la pubblicazione di questa raccolta ed al suo interno è presente una forte crisi morale di un uomo malato, lontano dalla patria e non sostenuto dal Cristianesimo che abbandonò ben presto per l’ormai di moda corrente illuminista. In una delle sue ultime lettere presentò la raccolta “per se stesso, e anche per la piccola cerchia di persone che simpatizzano con cose di tal genere” e cita Denis Diderot: “Prima della morte capita più volte a un uomo di seguire il proprio funerale”.

Eppure quest’uomo parlava di anima nel suo diario:Mezzanotte… e nella mia anima è più buio che la buia notte… Il giorno, vuoto, senza scopo e incolore, fugge come un istante… Non c’è ragione di vivere, né gusto; non far niente, niente aspettare, addirittura niente desiderare”. Ed anche questo breve testo ci riporta alla mente il poeta parigino sopracitato “Ho i miei nervi, i miei malumori. Aspiro a un riposo assoluto e ad una notte continua… non sapere nulla, non insegnare nulla, non volere nulla, non sentire nulla, dormire ed ancora dormire, è questa oggi la mia unica aspirazione. Aspirazione infame e disgustosa ma sincera.

L’Ottocento è stato un secolo di grande innovazione artistica, la società mutava di fretta così come le correnti d’avanguardia, e possiamo notare come l’allontanamento della dualità corpo-spirito abbia generato un malessere esistenziali che ancora oggi persiste aggravato dal culto dell’avatar (dal sanscrito Avatāra: ‘apparizione della divinità’ e che in lingua inglese ha preso più o meno il significato di ‘immagine’) dei social network.

Ne “Senti il giudizio di uno stupido” l’autore esorta al comportamento virtuoso da parte di coloro che vengono allontanati malgrado il bene che portano al mondo, così l’esempio della patata è calzante per far comprendere il valore del gesto anche se non lo si venera con un nome. Fu quel viaggiatore a sfamare milioni di vite, eppure il giorno in cui tutto iniziò fu malmenato per il suo atto.

Emblema XXVII - Xilografia da Atalanta fugiens di Michael_Maier, 1617
Emblema XXVII – Xilografia da Atalanta fugiens di Michael_Maier, 1617

Così il poeta, così l’essere umano, deve sopportare il giudizio e continuare ad ascoltare la grande profondità che avverte ed a cui tende.

Dal Vangelo di Tommaso (ritrovato nel 1945 fra i famosi manoscritti di Nag Hammadi, non è stato riconosciuto dalla Chiesa, è una raccolta di detti attribuiti al Cristo che circolavano in forma orale):

“Egli disse: – Signore, molti sono intorno al pozzo, ma nessuno è dentro il pozzo.

Gesù disse: – Molti si soffermano fuori della porta, ma soltanto i solitari entreranno nella camera nuziale.”

In chiusura riportiamo la dedica “Al Lettore” (ed anche in questo caso ricalchiamo il parallelismo con Charles Baudelaire la cui poesia di incipit de “I fiori del Male” è intitolata “Al lettore” e termina con la quartina: “Ha l’occhio gonfio d’involontarie lacrime,/ e sogna patiboli fumando la sua pipa./ Tu lo conosci, lettore, quel raffinato mostro,/ – ipocrita lettore, – mio simile, – mio fratello!”) presente nel libro “Poesie in Prosa”, Turgenev scrive: “Mio caro lettore, non scorrere queste poesie secondo l’ordine in cui sono disposte: probabilmente ti annoierai e il libro ti cadrà dalle mani. Leggile invece come ti capita: oggi una, domani un’altra; qualcuna di esse, forse, ti susciterà qualche cosa nell’animo.”

 

Un pensiero su ““Senti il giudizio di uno stupido”, poesia in prosa di Ivan Sergeevič Turgenev

  1. Immagina un dottore straordinario, che cura i malati in modo scrupoloso e onesto. il dottore del nostro esempio non solo è umano, uno dei migliori ma dalla povera gente non si fa pagare. Però le persone potenti e dotte lo deridono, lo trattano male.
    Un giorno, queste persone dotte lo invitano a pranzo (per metterlo alla prova con domande). Durante il pranzo, bussa alla porta un uomo con una ferita grave al braccio, il dottore lo cura e lo manda a casa. Le persone dotte che avevano invitato il dottore iniziano a pensare male ma il dottore gli pone questa domanda:
    Se vostro figlio o un bue cade in un pozzo non lo tirate fuori?
    A questa domanda non potevano rispondere nulla perché il dottore aveva paragonato il figlio a un bue e così facendo sottolineava come nel loro cuore non c’era amore e per loro. Un bue o un figlio era la stessa cosa un mezzo per portare soldi a casa. Quanta gente vive male pur essendo dotta e non ha amore? Il poeta, racconta di un viaggiatore sconosciuto che ha portato la patata che non amano fino a quando si rendono conto che la patata gli ha salvato la vita. Solo con amore puoi apprezzare un dono che ti cambia la vita.

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