“Il fattore umano. Lo spirito del lavoro”, docufilm di Giacomo Gatti: lo stimolo creativo degli italiani

“Sono le mani e i cervelli delle imprese italiane e le loro storie meritano di essere raccontate attraverso il linguaggio del cinema” – Giacomo Gatti, regista

Il fattore umano. Lo spirito del lavoro
Il fattore umano. Lo spirito del lavoro

Docufilm realizzato dal regista Giacomo Gatti nel 2018, Il lavoro e il fattore umano non è soltanto un documentario. Ma è più che altro un viaggio all’interno di alcune realtà lavorative italiane.

Presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2018, è prodotto da Inaz-Osservatorio Imprese Lavoro in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo e fruisce della consulenza scientifica di Marco Vitale.

Oggi, in cui il lavoro sembra in molti casi essere appannaggio della tecnologia, le testimonianze che partecipano a documentare le diverse realtà lavorative proposte raccontano un’altra storia.

Una storia in cui a essere protagonista non è solo la tecnica, ma artefice principale dello sviluppo è ancora l’essere umano. Uomini, le cui figure impegnate in diversi ambiti di competenza offrono punti di vista interessanti, tanto da portare l’attenzione dello spettatore su di un argomento importante come quello della professionalità, fondato sulla propria esperienza personale, sollecitando uno o più spunti di riflessione.

Con un abile e dinamico linguaggio cinematografico, che non pesa sulla narrazione, il regista propone storie ed esempi di lavoro, le quali danno la misura del progresso e del processo evolutivo messo in campo per dare impulso all’economia del paese Italia.

“Sono storie italiane che non arrivano mai alla ribalta, e invece oggi più che mai è necessario valorizzarle” – Linda Gilli, Presidente e amministratrice di Inaz-Osservatorio Imprese Lavoro

Realizzato in capitoli, 10 per la precisione, ciascuno dedicato a una diversa esperienza lavorativa, nel docufilm sono i protagonisti a raccontarsi e a raccontare della padronanza nel proprio mestiere, in riferimento all’ambito di competenza accumulata, e in relazione al background da cui hanno attinto.

Con abilità diverse fra loro e differenti, sia per territorio come per ambito di conoscenza, le testimonianze hanno un filo comune che muove il loro modo di operare: la passione, movente imprescindibile per dare lo slancio necessario a fare sempre meglio; e servendosi sì della tecnologia, oggi fattore vincolante di ogni tipo di mansione, ma non facendo affidamento soltanto su di essa.

Il fattore umano. Lo spirito del lavoro
Il fattore umano. Lo spirito del lavoro

La passione è la motivazione che spinge uomini e donne del nostro tempo a sviluppare le proprie attitudini, le quali, unite a una buona dose di creatività, si spingono oltre, lì, fin dove è possibile sperimentare le loro capacità nei settori in cui operano.

A parlare sono i viticoltori del Trentino, gli operai impegnati alla catena di montaggio, esponenti di lunga tradizione imprenditoriale. Oltre che giovani sviluppatori di start-up, figure professionali che richiedono un’alta competenza informatica e tecnologica.

Quindi, chirurghi che testano mani bio-robotiche, esponenti del mondo dell’impresa e, non ultima, ma alquanto rappresentativa è la testimonianza di Don Antonio Loffredo, sacerdote che opera a Napoli e si dedica all’inserimento di giovani disoccupati, grazie a un’idea innovativa realizzata nel quartiere Sanità.

Don Antonio ha infatti concretizzato un suo progetto che ha dato ottimi frutti in termini di occupazione e di apertura al turismo: ha gestito la riapertura delle Catacombe creando posti di lavoro ad alcuni giovani disoccupati. Ha così dato impulso alla cultura e ha offerto un’opportunità importante, anche da un punto di vista culturale a un certo numero di ragazzi senza alcuna attività.

Un testimone racconta come nella realizzazione di un trattore abbia messo un po’ di se stesso; un altro, invece, racconta del suo recupero di reti da pesca con un importante riconversione a favore di un dato settore economico. Inoltre, interventi di chi ha puntato sull’agricoltura, attività che in molti avevano abbandonato per volgere lo sguardo altrove.

Ancora, un testimone descrive il processo creativo per realizzare fumetti (Sergio Bonelli Editore) da vendersi poi in edicola, oppure chi, con un impegno che va oltre la propria attività lavorativa, ma contempla un’operosità dall’importante risvolto umano, sviluppa arti sintetici provvisti del senso del tatto.

Il fattore umano. Lo spirito del lavoro
Il fattore umano. Lo spirito del lavoro

O ancora, chi converte un lanificio in una banca, o coloro che danno sostegno a giovani particolarmente meritevoli, formulando in questo modo uno stretto legame fra giovani e mondo dell’imprenditoria, e giovani e meno giovani.

Sono dunque eccellenze italiane quelle raccontate nel docufilm realizzato da Giacomo Gatti.

Eccellenze, che in questi giorni difficili, in cui l’Italia lotta per sconfiggere un’epidemia di ampie proporzioni, con una ricaduta grave sull’economia, e che inevitabilmente si ripercuote sul mondo del lavoro, sono fonte di sostegno e di incoraggiamento.

È dunque un’ampia panoramica di realtà lavorative positive quella offerta dal docufilm, pronte a dare grande respiro all’economia italiana, spesso bistrattata, a torto o a ragione che sia.

Perché coloro che sono pronti a esprimere giudizi negativi sulla crescita economica del nostro paese, dovrebbero conoscere e apprezzare un documento come Il fattore umano. Lo spirito del lavoro di Giacomo Gatti, il quale propone una visione d’insieme di realtà che agiscono non soltanto tenendo d’occhio il profitto, ma crescono grazie a uno sviluppo intelligente e ad un imprescindibile stimolo creativo.

Quello che più si evince dalle testimonianze impiegate per realizzare il docufilm è l’aspetto emotivo, spesso trascurato e che si declina con la voglia non solo di appassionarsi al proprio lavoro, ma di svolgerlo in una prospettiva rivolta anche al campo del sociale.

Dalla visione del documentario se ne può concludere, che rappresenta le realtà italiane con un occhio attento alle abilità che ogni operatore porta con sé, nonostante i molti detrattori che vedono nell’Italia soltanto il paese dei mandolini.

“Il fattore umano si sostanzia in una concezione di impresa dove al centro c’è l’uomo considerato integralmente, nella totalità del suo essere, non solo come forza lavoro da impiegare e rispettare. Questo accade quando il luogo di lavoro viene automaticamente ‘impresa’, cioè ciascuno si sente autenticamente coinvolto in un progetto cui tutti si sentono di poter dare il proprio contributo originale” – Don Davide Milani, Presidente Fondazione Ente dello spettacolo

 

Written by Carolina Colombi

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: