La casa dei tarocchi #4: L’Imperatore come impresa di coscienza

Scrive Giordano Berti nella prefazione aVit(amor)te che senza dubbio “nelle arti tutto si rinnova sistematicamente a partire da ciò che preesiste: nella musica, nella danza, nelle arti visive, nella letteratura. Tra gli esempi più mirabili di questo continuo rinnovarsi, il Gioco dei Tarocchi è assolutamente emblematico”, e rimescolando le carte comprendiamo il Gioco della Vita.

La casa dei tarocchi 4 - L'Imperatore
La casa dei tarocchi 4 – L’Imperatore

Da dove arrivano i 22 passaggi di questa danza immaginale?

Volendo datare un oggetto in una forma ben definita” scrive ancora Berti “si può dire con assoluta certezza che i Tarocchi nacquero nell’Italia del Nord nei primi decenni del Quattrocento.

Erano un raffinato gioco di Corte, perché quelle immagini evocavano pensieri lontani dalla gente del popolo. Ben presto divennero un gioco d’azzardo e tuttavia i giuristi lo definivano in modo ambiguo dato che nel gioco dei Tarocchi si può vincere anche con pessime carte… come in guerra”.

Non abbiamo bisogno di un altro eroe – we don’t need another hero. Così cantava Tina Turner nel 1984 – ed erano le parole del brano che fungeva da colonna sonora di Mad Max, film distopico del quale la stessa Tina era protagonista insieme a Mel Gibson.

Attualmente, tra una pandemia e un disastro naturale, lo scenario apocalittico è all’ordine del giorno ed è ‘normale’ per noi tutti fruire quotidianamente di immagini e parole che possono facilmente generare angoscia nelle persone più fragili.

Contenuti potenti dell’inconscio collettivo serpeggiano scissi qua e là nel mare magnum del web, schizzano come proiettili attraverso i social network. Avremmo bisogno di un eroe. Sì, ne avremmo davvero necessità, ma il nostro eroe dovrebbe essere un tipo capace di abbandonare le vesti del fanciullo narcisista, del bambino timoroso, del guerriero violento, del combattente tutto muscoli e poco cuore, per farsi oggi nuovo Imperatore, ovvero funzione cosciente capace di governare il caos con capacità alchemica. Dovrebbe essere, insomma, un eroe lunar-solare, elemento maschile con un’Anima integrata in dotazione.

Paura. Timore. Terrore. Fobia. Panico. Negli studi degli psicoterapeuti come me arrivano voci accese e volti spaventati, più o meno consapevoli delle concause di questi spiacevoli stati d’animo. Se osserviamo l’orizzonte della collettività, leggiamo addirittura una tendenza all’Apocalisse come futuro auspicabile o comunque meritato. Sappiamo che il termine Apocalisse cela in se stesso un potente significato: l’idea della Rivelazione, il varco che si fa porta aperta per il cambiamento possibile. È un concetto ben diverso dalla mera cancellazione dell’umanità rea di aver devastato il pianeta Terra. Di quale principio maschile, dunque, possiamo sognare adesso? A quale Io-Imperatore è il caso di rivolgere le nostre richieste?

Tra spunti di meraviglia e stupore come colori dello Spirito del Tempo, osservando Thauma che mi porta a filosofie più o meno condivisibili, io mi domando, mentre rimescolo le carte dei Tarocchi scoprendo il nostro quarto personaggio – l’Imperatore – se sia il caso di dare una svolta al tema eroico.

We need another hero. Diciamolo. Ammettiamolo.

La via eroica del futuro non è quella del classico cavaliere in armatura, personaggio pomposo votato alla sconfitta dei draghi fiabeschi, dei lupi cattivi, del mostro per conquistare il trono e la mano della Regina. Che rapporto dovrebbe avere con la sua Imperatrice un Imperatore che sia giusto per l’epoca che abitiamo?

Non è di certo un infingardo Enrico VIII, il nostro ideale. Uno che scriveva ad Anna Bolena, da lui stesso condannata a morte:

Mia signora e amica, io e il mio cuore ci rimettiamo nelle vostre mani, pregandole di raccomandarci al vostro favore, sperando che l’assenza non smorzi il vostro affetto. Lontano è pure il sole, e tuttavia il suo calore è tanto più ardente. Così accade del nostro amore, adesso che siamo lontani l’uno dall’altra. Datevi, vi prego, corpo e cuore, a me che sarò, come sono stato sin qui, vostro lealissimo servitore. Questo, dalla mano del vostro servo e amico.”

L'Imperatore - Renato Guttuso
L’Imperatore – Renato Guttuso

E ancora, solo per giustificare la prossima decapitazione della sposa che lo aveva annoiato – e per potersi liberare e unire subito in matrimonio con la moglie successiva.

Anna… Vi prego di dare una risposta a questa mia rozza lettera… Ripensando al contenuto delle vostre ultime, mi trovo stretto nella più grande angoscia non sapendo come intenderle. Se a mio svantaggio come io le intendo, a mio svantaggio come ne intesi altre, oppure no. Vi prego adesso con viva istanza di farmi conoscere tutta la vostra intenzione riguardo all’amore tra noi. Questa incertezza mi ha impedito in questi ultimi tempi di chiamarvi “mia signora”, dal momento che mi amate solo di ordinario affetto… le vostre scuse sarebbero gradite…

Ma nemmeno possiamo innamorarci di un Napoleone Bonaparte, che dal fronte scriveva alla ‘sua’ Giuseppina:

Sei una disgraziata, davvero stupida, una sciocca Cenerentola. Non mi hai mai scritto. Non ami tuo marito. Conosci bene il piacere che le tue lettere gli danno e non riesci nemmeno a scrivergli una manciata di parole. Che fai poi tutto il giorno, madame? Quale attività è così vitale da rubarti il tempo di scrivere al tuo amante devoto? Chi può essere questo meraviglioso nuovo amante, da occupare ogni vostro momento, da governare le vostre giornate e da impedirvi di dare attenzione a vostro marito? Attenta, Giuseppina: una bella notte le porte saranno abbattute… e là dietro… ci sarò io.”

In verità, sono preoccupato, mio amore, di non ricevere tue notizie. Scrivimi subito una lettera di quattro pagine di parole deliziose, che riempiranno il mio cuore di emozione e gioia. Spero di tenerti quanto prima tra le braccia, e di coprirti con un milione di baci, ardenti come il sole equatoriale.”

Il mondo contemporaneo necessita di un eroe lunar-solare che sappia unire la dolcezza alla forza, che si prenda cura della base casa, home sweet home, pur difendendo il regno, l’impero, il mondo, dall’attacco dei nemici. Non è tempo di governi dispotici fuori e dentro la psiche del singolo; sono troppo attuali le memorie che riattivano antiche tirannie – per esempio l’Imperatore di Renato Guttuso è decisamente un tipo più che autoritario.

Basta con gli Zeus davanti ai quali il principio femminile si inchina per pulire stivali, baciare piedi, sottomettersi. E qui mi viene subito in mente il gigantesco Giove dipinto da Ingres, sotto il quale una implorante Teti, la più bella delle Naiadi, prega per essere considerata, ascoltata nella propria richiesta in favore del figlio Achille.

Il mio Imperatore, io l’ho dipinto ferito. Ho tracciato un elemento che possa andare oltre Parsifal, giovanotto incapace di porre la fatidica domanda sulla via del Graal. L’ho immaginato uomo che sta curando le proprie vulnerabilità in vista dei prossimi passaggi arcani. Per raggiungere l’obiettivo bisogna essere per lo meno un po’ coscienti. Non distruttivi ma nemmeno inetti.

Ferito al costato come Cristo e al piede come il Puer citato da James Hillman, il mio Imperatore sta prendendo coscienza del ruolo e della responsabilità connessa, dell’impegno che ogni Imperatore si deve assumere. Ha viaggiato e combattuto, ha già fatto i conti con l’Oscuro Signore – ma una volta non basta, l’Io per rinnovarsi richiede imprese sempre in fieri e nuove sfide da affrontare, nonché la capacità di morire simbolicamente. Dalla ferita, la forza della guarigione.

Alcuni Imperatori si ritrovano sul trono per diritto di nascita. Non è questo però l’Io-Re che ci piace, il maschile che riteniamo degno, capace. Per diventare Imperatori occorre impegnarsi quel tanto che basta, costruire un’Io forte e chiaro ma capace di deporre le armi, di cedere il trono se occorre, di accogliere. Che il trono sia meritato.

Alto come i Re del passato, si ergeva su tutti i presenti; sembrava anziano e al tempo stesso nel fiore della virilità; e sulla sua fronte vi era saggezza, e nelle sue mani vigore e guarigione, e una luce brillava intorno a lui. E allora Faramir gridò: «Guardate il Re!»Il Signore degli Anelli, libro VI, cap. V, “Il Sovrintendente e il Re”

L'Imperatore - Painting by Valeria Bianchi Mian
L’Imperatore – Painting by Valeria Bianchi Mian

Le ferite del Puer diventano cicatrici.

In mano, il mio Re dei Re ha una coppa. Che sia l’Asso del seme o proprio quel Graal che Parsifal non aveva saputo ottenere?

Vogliamo un nuovo eroe che suoni armonia con la terra, un conquistatore di lumi che sia cosciente dell’elemento rettiliano da redimere – il drago delle fiabe o l’innocuo rospo dei trattati alchemici (come l’anfibio della quattrocentesca Cantilena di Ripley che ho inserito nella mia immagine) – di quella parte ‘bassa’ che abita fuori e dentro il mondo psichico.

Desideriamo un eroe capace di trasformare, di ri-vivificare il drago, il lupo, il mostro, il rospo che accomuna il principio maschile e femminile alla terra dalla quale entrambi provengono.

Già, perché dietro ogni principe e alle spalle di ogni principessa c’è una coda animale, una scaglia, un guizzo, un gracidare dell’inconscio che riporta l’anima all’Anima Mundi – lo vedremo nella carta numero VI.

 

Written by Valeria Bianchi Mian

 

Info

Rubrica La casa dei tarocchi

 

Bibliografia
James Hillman, Saggi sul Puer
Carl Gustav Jung, Mysterium Coniunctionis
Alejandro Jodorowsky, La via dei Tarocchi
Riccardo Mondo e Rossella Jannello, Sogno Arcano. Per un ascolto immaginativo della vita onirica
Anaïs Nin, I Diari
Silvia Rosa e Valeria Bianchi Mian (a cura di), Maternità marina
Claudio Widmann, Gli arcani della vita

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