Meditazioni Metafisiche #15: idee di psicologia sulle esperienze personali pregresse

La mente umana è in collegamento tanto a fattori interni (corpo) quanto a fattori esterni (ambiente). Oggi i modelli più importanti che cercano di spiegare la mente, la osservano in entrambe le direzioni.

Neuromarketing
Neuromarketing

Nel passato il modello sistemico riguardava la famiglia di origine e quella attuale, oggi prende in considerazione anche tutto questo (nello specifico dell’obesità):

  1. Psiche individuale;
  2. Fisiologia;
  3. Amici;
  4. Lavoro;
  5. Ambito cittadino;
  6. Ambito economico;
  7. Comunicazione della comunità;
  8. Norme sociali;
  9. Consumazione del cibo;
  10. Attività fisica.

Lo stesso concetto di emozione come qualcosa di innato, quindi facente capo solo all’individuo, è stato messo ampiamente in discussione. Ogni emozione ha indubbiamente una base innata, ma, come evidenziano gli studi di Feldman Barrett, una emozione è influenzata anche da esperienze personali pregresse e da indici contestuali (come l’illuminazione). L’emozione a sua volta influenza anche il pensiero cognitivo, che le sta dopo.

L’ambiente sociale è molto complesso. Tutti noi abbiamo basi biologiche ci predispongono alla relazione. Pensiamo solo alla Teoria Polivagale di Porges: il nervo Vago, che è il X nervo cranico, ha una parte dorsale più arcaica, meno evoluta, responsabile delle funzioni biologiche di base, e una parte ventrale, più evoluta, che ci prepara all’azione sociale.

Ma il mondo sociale è talmente complesso da non poter essere inquadrato esclusivamente entro strutture cerebrali. La capacità relazionale risente di dinamiche mentali. Secondo la psicoanalisi oggettuale, all’inizio il neonato e la madre vivono una unione simbiotica, nella quale il figlio considera le cure materne come derivanti dalla propria onnipotenza e la madre riconosce le reazioni del figlio come proprie. Quando la madre, anche grazie alla presenza paterna, torna ad allargare la sua mente nella realtà sociale e smette di identificarsi completamente con il figlio, questi reagisce in maniera aggressiva perché vede venire meno il suo controllo onnipotente sulla madre. A questo punto, se la madre non si distanzia (alimentando l’iniziale unione) o reagisce in maniera aggressiva, viene meno quell’equilibrio tra autonomia e dipendenza che è alla base dei legami maturi futuri. Ma se la madre, anche se si dimostra indipendente e non reattiva agli attacchi aggressivi del figlio, gli dimostra ancora amore, il bambino elabora costruttivamente l’aggressività e riconosce la madre come oggetto distinto da sé. Allora questi acquisisce fiducia in sé e si sente un soggetto autonomo: è questa la base di ogni relazione matura.

Tuttavia il cervello è importantissimo. È la base su cui tutto si fonda, anche se non in maniera esclusiva. Secondo Ariely, gli esseri umani sono irrazionali ma prevedibili nella loro irrazionalità. Il cervello ha dei bug che permettono di raggirarlo.

L’illusionismo e il neuromarketing si basano su tecniche che consentono di sabotare momentaneamente il sistema nervoso. Entriamo in un negozio e vediamo un grande muro rosso con la offerta in lettere grandi e una bella padella esposta; dietro il muro c’è in uno scatolone un altro prodotto, poco in vista. Il rosso e le lettere grandi, assieme al prodotto esposto, servono per sabotare la nostra percezione e invitarci inconsciamente ad acquistare il prodotto meno in vista.

Psoas e diaframma - Photo by L'Altra Riabilitazione
Psoas e diaframma – Photo by L’Altra Riabilitazione

Dalla salute del corpo dipende la salute della nostra mente. Lo psoas, un muscolo sacrale, viene chiamato “muscolo dell’anima” dalle varie filosofie orientali, in quanto il suo stato di salute è fortemente influenzato dalla nostra quotidianità, e la sua relazione con la nostra condizione psicofisica è profondissima. Questo succede in quanto lo psoas è il ricettore di molte delle nostre abitudini: dal modo che abbiamo di sederci, di contrarci, perfino di camminare. Col tempo, soprattutto a causa di uno stile di vita sedentario, capita che lo psoas si irrigidisca e che di conseguenza possa causare problemi alla schiena, alle anche, alle ginocchia, ma anche all’apparato digerente e respiratorio, condizionando in questo modo anche il nostro stato emotivo.

L’intestino è detto “secondo cervello” perché ha una serie di neuroni autonomi in grado di influenzare tutto il corpo e la mente senza la mediazione dell’encefalo. Attraverso la produzione di serotonina l’intestino influenza cervello e quindi stati mentali.

Il nostro corpo non funziona come una macchina che ha bisogno di carburante. Il cibo non è come il carburante di una automobile che serve a dare energia, perché i vari alimenti vengono processati in maniera molto diversa tra di loro. Se mangiamo un piatto di pasta o del formaggio o una bistecca il nostro corpo compie processi totalmente differenti.

Il corpo ha due principali vie metaboliche. Una è quella dei carboidrati (anabolica): favorisce la replicazione cellulare. È la via usata soprattutto dal bambino in crescita che deve espandersi cellularmente e della donna in gravidanza che deve far crescere il bambino. Da 0 a 18 usiamo principalmente la via anabolica, che ha anche degli svantaggi, in quanto è infiammatoria. Che la via anabolica favorisca l’immunità si spiega perché in caso di infezione le cellule immunitarie devono replicarsi. Questa via è vantaggiosa solo nell’infiammazione acuta. Ma se noi mangiamo troppi carboidrati, sosteniamo la via anabolica e l’infiammazione si produce anche quando non ce n’è bisogno, generando danni per l’organismo. Oggi mangiamo troppo, quindi stiamo peggio rispetto alle persone di una volta.

La seconda via metabolica principale è quella dei grassi (catabolica), che favorisce la destrutturazione dei grassi con produzione di una gran quantità di ATP, l’energia che ci serve per funzionare e per riparare le cellule. La prima via sfrutta l’energia per la replicazione, la seconda via per le varie funzioni, anche del cervello. Dopo i 18 anni, finito di crescere cioè di replicare le cellule, abbiamo bisogno di funzionare e di riparare le cellule. La notte funzioniamo con il catabolismo: stiamo in uno stato di digiuno fisiologico, soprattutto di carboidrati, abbiamo l’insulina molto bassa, e in questa condizione ripariamo le cellule del nostro corpo. Per questo mangiare la notte non è sbagliato ma disastroso: creiamo un forte squilibrio nei ritmi biochimici del corpo.

Se mangiamo un eccesso di proteine, qualunque esse siano, vanno a finire nel metabolismo dei carboidrati. Ma se ne mangiamo giuste e le abbiniamo ai grassi di qualità, noi attiviamo la via catabolica.

Quando facciamo una buona dieta, si fa il passaggio dal metabolismo dei carboidrati al metabolismo dei grassi: se subentra quest’ultimo non bruciamo solo i grassi alimentari ma anche quelli depositati nel corpo, cioè dimagriamo. Quando mangiamo troppi carboidrati o troppe proteine, il fegato prende gli zuccheri che gli servono e usa le proteine che gli servono per le attività dell’organismo, ma converte tutto ciò che è in eccesso in grassi che si accumulano nel sangue e corpo: nella pancia e tra i visceri (il grasso viscerale è pericolosissimo perché è infiammatorio; se è troppo il fegato lo accumula anche dentro di sé e si ingrandisce).

Quando mangiamo, la glicemia sale: abbiamo più zuccheri nel sangue, che però non devono rimanere troppo in circolo perché sono dannosi, allora il pancreas secerne più insulina, che li fa assorbire dalle cellule limitandoli nel sangue. Ogni volta che attiviamo l’insulina, accumuliamo grassi, perché l’insulina è un fattore di crescita, è favorevole alla replicazione cellulare accumulare grassi quando serve. Se attiviamo l’insulina, non attiviamo le lipasi, che invece bruciano i grassi agendo con la via catabolica. Se ingeriamo meno carboidrati, l’insulina non sale, si attivano le lipasi e bruciamo grassi.

Alimenti - Omega 3
Alimenti – Omega 3

L’uomo primitivo andava a caccia, ma non sempre riusciva. Potevano passare anche molti giorni prima che avrebbe mangiato di nuovo. Allora la via del catabolismo gli permetteva di sopravvivere anche senza mangiare: mentre aspettava di prendere la preda, bruciava i grassi. Non solo, ma è stato dimostrato che egli mangiava di preferenza grassi animali buoni, che hanno omega 3. Quindi si può dire che il suo organismo si basava sul catabolismo. Il boom cognitivo del cervello dell’homo sapiens è dipeso da questa dieta ricca di omega 3. Ora, il nostro organismo non è diverso da quello dell’uomo primitivo, ma noi mangiamo un eccesso di carboidrati, quindi la via anabolica ci crea molti grassi nel sangue e nel corpo. L’eccesso di grassi e la infiammazione determinano conseguenze disastrose sull’intero organismo, anche sul cervello e sulla nostra mente.

Quando mangiamo cibo infiammatorio o abbiamo il cortisolo elevato per via dello stress produciamo lo stato di infiammazione cronica (dovuto anche a frequenti pensieri negativi e persino a alcune posture sbagliate) a causa del fatto che la membrana intestinale svolge male il suo lavoro. Si dice che la membrana diventa permeabile alle sostanze, che, passando oltre gli strati inferiori (microbioma, mucosa intestinale, epitelio intestinale), raggiungono il sistema immunitario che sta dietro.

La mente è collegata al metabolismo e al cervello. Le sostanze prodotte dalla infiammazione superano la barriera emotoencefalica e intaccano il cervello. Se raggiungono l’ipotalamo ma anche l’amigdala, si possono attivare i meccanismi dello stress e dell’allerta simpatica continua. Se raggiungono la corteccia prefrontale, si alterano i circuiti della decisione e della pianificazione comportamentale. Non solo, ma il cervello ama i grassi come fonte principale di energia: quindi una alimentazione basata sull’anabolismo decrementa l’organismo di energia, con la conseguenza che ci sentiamo sempre stanchi.

Nello stress abbiamo la iperattivazione dell’asse corticoadrenoipotalamico con conseguente aumento delle catecolamine nel sangue: un loro aumento fa precipitare le malattie del cuore. Nei processi proinfiammatori vi è alterazione della funzionalità immunitaria, come aumento di interleuchina-6, il cui legame è stato dimostrato per la depressione. Nella depressione vi è un disturbo della funzione piastrinica, che può portare a malattie del cuore e dei vasi. Anche per la schizofrenia vi è un collegamento con lo stato proinfiammatorio. In questa patologia psichiatrica, infatti, vi è una attivazione della microglia, che aumenta in caso di infezione. Inoltre, gli inibitori della cicloossigenasi-2 (un enzima infiammatorio) sembrano avere successo nel trattamento della schizofrenia.

Il sostrato biologico è la causa principale dell’aggressività. È correlata a attivazione dell’amigdala con la mediazione della serotonina, il neurotrasmettitore più importante di questa struttura sottocorticale. Non solo in senso ontogenetico, ma anche filogenetico la biologia è importante. Infatti il nostro corpo è la evoluzione di una storia passata nella quale l’aggressività era funzionale all’accoppiamento. Ancor oggi nella maggior parte degli animali i comportamenti aggressivi sono concomitanti a quelli sessuali. Lo stupro sarebbe una eredità diretta di questo atteggiamento sviluppato nei secoli: la maggior parte delle donne stuprate è in età fertile.

Il nostro comportamento sociale risente dei “tre cervelli”, che hanno una evoluzione filogenetica diversa:

  1. Il più antico è il complesso R, responsabile dei comportamenti basilari (nello specifico dell’aggressività, la difesa del territorio);
  2. Più recente è il complesso limbico, responsabile dell’emozione dell’aggressività;
  3. Ancora più recente è la neocorteccia, responsabile del sentimento dell’odio.
Madre incinta
Madre incinta

Nello stress prenatale, quando la madre ha sofferto mentre portava in grembo il figlio, questi dimostra di avere una alterazione permanente dell’asse dello stress, che durerà tutta la vita anche se vive in un ambiente sano, con aspetti tra cui irritabilità, iperattività e minore aggressività. Nella separazione materna invece il bambino diventerà un adulto con forte aggressività.

Sotto stress acuto l’adulto funziona neurologicamente in questo modo: si ritira dalle relazioni e diventa più aggressivo. Nella esclusione sociale l’aggressività tende a ridursi, anche se si attuano comportamenti antisociali, come il ritiro.

La nostra neurobiologia prevede che, nella relazione tra persone, l’atteggiamento aggressivo abbia una risposta dall’altra parte. È il concetto di “sincronia relazionale”. Negli scambi relazionali se una persona ci insulta noi dobbiamo reagire: un ipercontrollo è disfunzionale. Poi vengono le norme sociali, che sono delle superstrutture che seguono vie neurali più evolute.

La nostra neurobiologia distingue tra tre risposte aggressive:

  1. Stimolo dolorifico: che aumenta l’aggressività al livello minore;
  2. Stimolo del nemico entro la stessa specie: aggressività maggiore, ma un cane non arriva quasi mai a uccidere un proprio simile;
  3. Stimolo del nemico di un’altra specie: che arriva fino alla morte del nemico, nessun animale si sente in colpa se uccide una preda.

Ma ci sono anche spiegazioni ambientali dell’aggressività. La nostra psiche risente delle varie situazioni e reagisce di conseguenza. La frustrazione è collegata molto profondamente all’insorgenza dell’aggressività (Dollard, Miller). Un’altra componente è la provocazione, specie se costante nel tempo. Un’altra ancora è la presenza di oggetti atti ad offendere: l’aggressività è una delle varie risposte a un ambiente ostile, è più probabile che essa scatti alla presenza di un’arma o di qualche altro strumento. Pensiamo poi alla imitazione del gruppo. Alla esposizione alle scene violente nei media.

Freud identifica nell’uomo due pulsioni comprimarie: sessualità e aggressività. Quindi abbiamo una quota innata di aggressività, ma essa dipende anche dalla frustrazione ambientale. Per Freud le pulsioni sono qualcosa di distinto sia dalla mente, dalla quale esigono gratificazione, sia dall’oggetto, con il quale vengono casualmente associate. Invece per Klein le due pulsioni sono modalità assolute di vivere sé stessi in termini di “buono” o “cattivo”. Per Freud la meta delle pulsioni è la scarica e l’oggetto ne è il mezzo. Invece per Klein gli oggetti fanno parte della pulsione. L’aggressività è concepita per Klein come l’eterna distruttività verso coloro che amiamo e rappresenta una fonte continua di angoscia e senso di colpa.

William R. D. Fairbairn
William R. D. Fairbairn

Per Fairbairn il bambino diventa come gli aspetti insensibili dei genitori, è attraverso l’assorbimento di questi tratti caratteriali patologici che si sente unito al genitore, che non diviene accessibile altrimenti. Questa interiorizzazione del genitore crea necessariamente una scissione dell’Io: parte rimane orientata verso i genitori reali nel mondo esterno, un’altra parte è indirizzata verso i genitori immaginari (oggetti interni). Una volta che le esperienze con i genitori sono state scisse, si verifica una ulteriore scissione tra gli aspetti seducenti dei genitori (oggetto eccitante) e gli aspetti frustranti (oggetto rifiutante), a cui segue una corrispondente scissione dell’Io: l’Io libidico è quella parte che sperimenta desideri e speranze continui (è legato all’oggetto eccitante), invece l’Io antilibidico è la parte aggressiva di sé identificata con l’oggetto rifiutante.

Per Jacobson esiste anche una aggressività costruttiva, quella tesa ad affermare sé stessi nel mondo e a stabilire i confini e le gerarchie. Essa può essere usata a tali fini costruttivi se è stata disponibile nella psiche del bambino in una forma nella quale è stato possibile gestirla. La moderazione dell’aggressività è il risultato della conquista evolutiva della capacità di tollerare la separazione e di gestire i sentimenti buoni e cattivi verso sé e verso gli altri.

Il tipico branco che aggredisce e poi può anche uccidere, molto probabilmente proietta sulla vittima il malessere dei singoli componenti del gruppo. In questo modo la vittima diviene il capro espiatorio mediante il quale il gruppo esorcizza il proprio strazio interiore. Nel gruppo poi vi è un processo di de-individuazione, per il quale le norme morali egoiche e sociali vengono meno. Questo spiega ulteriormente tanta ferocia dei gruppi delinquenziali verso persone innocenti e inerme.

Il trauma è un evento psicologico che altera le funzioni mentali con destrutturazione della personalità. Il trauma può dipendere da un conflitto edipico che, rimosso nell’inconscio, da lì crea sintomi psicologici. Può dipendere da esperienze terribili, come nei traumatizzati di guerra, ma anche il mobbig può traumatizzare una persona.

Il cervello traumatizzato è diverso da quello normale perché presenta deficit di attivazione della corteccia prefrontale e della corteccia cingolata anteriore e iperattivazione dell’amigdala.

Chi sa resistere agli eventi negativi dimostra una forte coesione interna. Spesso questo stato è associato alla presenza di una famiglia forte che dà sostegno ai propri membri. Quindi anche la sfera del trauma ha una pluridimensionalità: l’evento prettamente psicologico è correlato a una crisi relazionale con conseguenze neuronali. Per autoproteggersi dal ricordo negativo dell’evento avviene spesso una dissociazione: il ricordo è separato dalla coscienza e dal resto della personalità. In termini tecnici, possiamo dirlo con le parole di Bromberg:La dissociazione come difesa, anche in una struttura di personalità relativamente normale, limita l’autoriflessione a ciò che è sentito come sicuro o necessario per la sopravvivenza del senso del Sé, mentre negli individui in cui il trauma è stato più grave la capacità di autoriflessione viene profondamente limitata per far sì che la capacità di riflettere non crolli completamente, determinando un collasso nel senso di sé.  Quello che chiamiamo ansia di annichilimento rappresenta questa ultima possibilità. Così, paradossalmente, la divisione difensiva del Sé in parti separate tra loro preserva l’identità stabilendo dei confini più sicuri tra Sé e non-Sé per mezzo di disconnessioni dissociative tra gli stati del Sé, ognuno con dei suoi confini e una ben definita esperienza di non-Sé”.

Quando c’è un evento negativo, noi siamo predisposti a valutare il pericolo. Secondo gli studi di Craig, l’insula è quella parte del cervello responsabile della valutazione pericolo/risorse: quante risorse ho per affrontare questo pericolo? Oltre ai cinque sensi, noi abbiamo anche la propriocezione (degli organi interni non cavi) e la enterocezione (dagli organi interni cavi, come muscoli e cervello). La percezione del pericolo e delle risorse non è solo cognitiva, ma la fa l’insula inconsciamente. La valutazione delle risorse corporee è la più importante perché salva la vita: nell’insula ci sono una serie di circuiti che processano informazioni grezze (come la stanchezza) e informazioni più evolute (lo stato del muscolo specifico o il senso di amaro di un cibo che può essere nocivo alla salute).

Meditazioni Metafisiche #15
Meditazioni Metafisiche #15

Quando il processo raggiunge la consapevolezza, abbiamo una certa visione e facendo qualcosa ci sentiamo più sicuri perché abbiamo l’illusione di controllare in questo modo la situazione: è un meccanismo psicologico legato al nostro senso di sopravvivenza. Se ci concentriamo solo sul pericolo, ci sentiamo deboli e esposti al mondo esterno. Ci sentiamo impotenti. Se invece ci concentriamo sulla nostra capacità di rispondere, siamo più sicuri. Agendo nella giusta maniera tendiamo a risolvere il problema o comunque ricaviamo dall’esperienza un significato positivo.

Invece la persona traumatizzata non riesce a trovare un senso dall’esperienza negativa, risultando danneggiata dalla cosa. Chi sa superare il trauma cresce positivamente in seguito ad esso, rafforza la capacità di gestire le crisi, chiarisce i valori e ne ridefinisce la scala, si sente più forte. Perché? Perché si sente o impara a sentirsi in coesione con sé stesso. Chi ha un senso di coesione presenta queste caratteristiche:

  1. Impegno: Valgo abbastanza per poter affrontare l’avversità, ce la posso fare;
  2. Controllo: Ho la capacità di influenzare l’esito della crisi;
  3. Sfida: Affrontare questa crisi mi permetterà di sviluppare ulteriormente le capacità che già ho.

 

Written by Marco Calzoli

 

Bibliografia

  • D. Ariely, Perché. La logica nascosta delle nostre motivazioni, Milano 2019;
  • P. M. Bromberg, Clinica del trauma e della dissociazione, Milano 2007;
  • A. D. Craig, How Do You Feel?, Princeton 2014;
  • L. Feldman Barrett, How Emotions Are Made, Londra 2018;
  • E. Fromm, Anatomia della distruttività umana, Milano 2011;
  • S. W. Porges, La guida alla teoria polivagale, Roma 2018.

 

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Rubrica Meditazioni Metafisiche

 

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