Intervista di Emma Fenu a Giovanna Pandolfelli, autrice del romanzo “Il respiro dell’isola”

“Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama.” Alessandro Baricco

Giovanna Pandolfelli
Giovanna Pandolfelli

Anche l’isola ha un cuore di roccia nel centro, un battito che ritma le danze, una linfa vitale di acqua salata.

Anche l’isola è viva, è un qui e un altrove, un adesso, un prima e dopo.

Anche l’isola è donna, utero accogliente di storie, aromi, idiomi e nenie.

Anche l’isola ha un respiro: è il vento dell’anima.

Giovanna Pandolfelli, scrittrice, linguista specializzata in bilinguismo, traduttrice e insegnante di italiano per stranieri, è nata a Roma ed espatriata in Lussemburgo.

Ha pubblicato “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima”, “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue, “Terra mare e altrove” e “Il respiro dell’isola”, edito da Kalos nel 2020, un romanzo che racconta l’intrecciarsi della vita di tre donne a Lampedusa.

Ho invitato Giovanna a raccontarsi e a raccontare in un’intervista atipica, basata esclusivamente sulla definizione dei lemmi portanti che ricorrono e costruiscono la sua opera: isola; mare; altrove; donna.

 

Giovanna Pandolfelli: Isola, mare, altrove donna: mai quattro parole e concetti potrebbero essere più legati, intrecciati, aggrovigliati tra loro. Allora, cominciamo con mare che, secondo me, racchiude e abbraccia anche gli altri tre termini. Il mare è una presenza forte nei miei scritti.

Mare: colore bianco

“Ognuno ha il proprio mare, chi per pescare e strappargli i pesci per mangiare, chi per sfidarlo e attraversarlo verso una nuova vita, chi per goderne l’immensità.” Il respiro dell’Isola

Mare è per me infinito, ma un infinito piccolo, interno, intimo, mare è acqua in mezzo a terre, un soffio vitale all’interno di un corpo fisico. Mare è ventre creativo, è vita brulicante, è la pace del che attutisce i rumori esterni, è filtro del sole cocente e scudo del vento. Come un ventre materno il mare ci nutre, ci accoglie ma può anche soffocarci, sopraffarci con la sua ira, scosso dal respiro del mondo e dalle viscere della terra. Un mare vigoroso, possente, un Nettuno che vigila ma che è anche padre amorevole. Penso all’origine latina in cui mare era neutro: intuitivo e creativo come il femminile, maestoso e forte come il maschile.

Il mare è in ognuno di noi, nel nostro destino, nei nostri sguardi che riflettono la realtà come uno specchio liquido, deformandone i contorni e interiorizzandone le emozioni.

Mare è ninfa che blandisce, maroso che umilia, spuma che lusinga, corrente che inghiotte, mare è mostro da sfidare, fondali da toccare con un dito, sale da leccare sulle labbra, coraggio di guardarci dentro e paura di perdere la partita con noi stessi. Mare è ciò che ci portiamo dentro e temiamo di guardare, è sbirciare nelle nostre paure e allungare una mano tremante per toccarle e scoprire che possiamo affrontarle.

 

Isola: colore rosso.

Giovanna Pandolfelli
Giovanna Pandolfelli

“L’isola non permette tradimenti né distanze, chi la abita, la calpesta, la vive deve accettare tutto di lei, le sue regole, la sua terra, la polvere, i suoi cromatismi, le assenze.” Il respiro dell’Isola

Un lembo di terra in mezzo al mare, ognuno di noi nell’universo. L’Isola con la maiuscola è

protagonista del mio ultimo romanzo e raccoglie in sé tutti i significati metaforici di cui è carica. L’Isola è terra strappata al mare, è zolla emersa prepotentemente, è una scheggia scagliata nel vuoto. L’Isola sei tu, sono io. Un avamposto e una frontiera, una suggestione, un’allusione, un’illusione. L’Isola parla di sé, è un microcosmo di opposti e contrasti. L’Isola è singolare e plurale, è unica e mille, l’isolitudine è la sua identità, intesa come impronta identica solo a se stessa. Isolitudine è ciò che proviamo dentro prima ancora di renderci conto dei nostri confini esterni. Isolitudine è la condizione di ciascuno di fronte alla vita, soli eppure insieme, limitati eppure senza confini. Solo noi stessi siamo in grado di valicare quella linea invisibile che ci definisce e che fa dell’Isolitudine un ostacolo per cogliere la sfida dell’Isola a generare, a respirare all’unisono con lei, a ritirarci dentro di lei e a farci condurre da lei. Isola è il leviatano che ci abita, Zaratan che ci accoglie sul suo dorso, l’isola-balena che ci inganna, il miraggio che ci illude, il confine che ci confonde, il magnete che ci attira, Isola sono io che ti guardo e vedo oltre, tu che mi guardi e vedi oltre, isola è lo specchio del nostro io, la viscera senza radici, la polvere che non trova riposo.

 

Altrove: colore indaco.

“Si diceva persino che la luna fosse una stella più fiera delle altre che, in tempi lontani, aveva bruciato il faro andando a incastonarsi nella volta celeste per sostituirlo.” Il respiro dell’Isola

Cos’altro può essere l’altrove se non mare e isola, cielo e stelle? Altrove è soffio a pelo d’acqua e abisso, altrove è fuori e dentro, altrove è qui adesso. Altrove non ha confini, non ha forma, non ha luogo, non ha pensiero, non ha emozione. Altrove è un non-luogo che accoglie speranze, idee, fantasie, incubi, timori. Altrove è una direzione, ma può anche non essere lontana. Altrove è il mare in cerca di scogli su cui infrangersi, vento in cerca di un angolo dove riposare, polvere in cerca di interstizi da riempire, sabbia in attesa di essere calpestata, conchiglia desiderosa di sussurrare il mare. L’altrove è, l’altrove sta. Chiunque può trovarlo. Ognuno ha il proprio altrove, si insinua ovunque e “novunque”, altrove è un “dove altro”, un “dove dell’altro”, un altro dove, altro. Dalla mia finestra si scorge l’altrove, la mia lingua risuona come un altrove. La mia cucina profuma di altrove, casa mia è l’altrove. I miei pensieri si affacciano sull’altrove, i miei incubi blandiscono l’altrove. Mi guardo dentro e vedo l’altrove. L’isolitudine è il mio altrove, il mare è il mio altrove, perdermi è il mio altrove, ritrovarmi è il mio altrove. Dovunque si poggi il mio sguardo è altrove, dovunque si poggi il tuo sguardo è altrove. Il consiglio è di non ignorarlo, di non lasciarselo scappare.

 

Donna: colore azzurro.

Giovanna Pandolfelli
Giovanna Pandolfelli

“Angela prese il fagotto senza ringraziare, si sentì profondamente umiliata da quel gesto in cui lesse tutto il disprezzo per quello che lei era diventata e che non aveva saputo essere. Una donna colta, con una professione, con dei sogni e non una moglie capace di stare al proprio posto, di cucinare e, non ultimo, di procreare.”  – Il respiro dell’Isola

La parola più ovvia e la più difficile del quadrinomio. Sono donna e non so definire il concetto di “donna”. Me ne rendo conto subito e per questo la lascio per ultima. Donna, chi sei? Donna, cosa sei? Mi sforzo di spogliarla di tutti i superstrati di cui il tempo e l’umanità l’ha rivestita. Madre, amante, affascinante, ripugnante, giovane, vecchia, brillante, limitata, spudorata, onesta, pura, impudente, audace, intraprendente, sfacciata. Via tutto! semplicemente Donna. Donna-isola, donna-mare, donna-altrove.

Cosa vuol dire “donna”? Cosa è “donna”? Donna è intuito, creazione, luce, donna è crescita, è forza interiore, meditazione, azione. Donna è essere. Donna sei tu, maschio o femmina, perché, non puoi negarlo, ti riconosci in tutto questo, dentro di te conservi un altrove dove sbocciano i fiori dell’intuito, della creazione, della luce, della crescita, della forza interiore. Donna è pensiero positivo, ma anche smarrimento, donna è un felino con gli artigli che ti si aggrappa dentro quando non rispetti il tuo altrove. Donna è quando tu – uomo – ti guardi dentro e ti sorprendi di fronte al tuo giardino segreto. Donna è dentro, donna è ansia, donna è paura, donna è fragilità, donna è sfida. Il tuo sguardo verso l’altrove è donna.

La donnitudine è l’essere donna, vivere con la donna che è in noi, vivere con tutto ciò che è donna intorno a noi. Donnitudine è sedersi in riva al mare, donnitudine è starci vicini, è collettività e isolitudine, è far coincidere i propri confini con l’isolitudine degli altri e camminare insieme verso l’altrove. Io sono Donna, io sono Isola, io sono Mare, io sono Altrove. Donna-corda che risuona, donna-vento che respira, donna-acqua che si espande, donna-fiore che si schiude, donna-albero che si radica, donna-capanna che protegge, donna-pesce che si inabissa, donna-felino che aggredisce, donna-tempo che trascorre, donna memoria che salva dall’oblio, donna-velo che traspare. Senti la fragranza della donna dentro di te, uomo, donna che tu sia? Lascia che si espanda e riempia le narici, lasciala vivere, non negarle la libertà! Dedicato a tutte le donne.

 

Written by Emma Fenu

 

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