Enzo Favata racconta la tredicesima edizione del Festival Jazz “Musica sulle Bocche”, Santa Teresa Gallura

Enzo Favata racconta la tredicesima edizione del Festival Jazz “Musica sulle Bocche”, Santa Teresa Gallura

Ago 29, 2013

Intervista della giornalista di NotizieTiscali, Paola Pilia, del 29 agosto 2013.

 

 

L’ultimo tramonto sarà quello di Santa Teresa Gallura, trait-d’union perfetto tra la rassegna che ha anticipato il festival, portando i concerti all’imbrunire in quattordici angoli della Sardegna, e la manifestazione principale.

Ultimo per ora. “Poi chissà, certo l’entusiasmo del pubblico è stato tanto”, spiega Enzo Favata, musicista ed anima di Musica sulle Bocche che debutta oggi con l’edizione numero tredici.

Un programma articolato, con concerti, produzioni originali, seminari e, come sempre con la natura protagonista.

Partito dalle famose albe sulla candida battigia di Rena Bianca, il festival ha aggiunto di edizione in edizione, performance musicali sulle spiagge, in strade, nelle piazze, a bordo dei traghetti, nelle banchine dei porti, nelle piazze, sulle scalette, nelle chiese e nei fari.

Tanti gli ospiti di quest’anno da Corrina Hewat, la raffinata arpista collaboratrice di Sting in duo con l’arrangiatore e grande talento scozzese Dave Milligan, il pianista svedese Bobo Stenson, alla stella nascente del jazz nostrano Enrico Zanisi fino alle coproduzioni firmate con l’Edimburg Jazz and Blues Festival.

P.P.:
Favata, pronto a partire?

Enzo Favata: Pronti, praticamente siamo già in moto da settimane. Non ci siamo mai fermati con i Tramonti di Musica sulle Bocche. In queste ore stiamo facendo le prove del progetto originale con Eivild Aarset, Jan Bang e Paolo Vinaccia che debutterà il 30. Si ispira alle musiche del profondo nord Europeo tra suoni ancestrali e melodie mediterranee.

 

 

P.P.: Cosa le lasciano i tramonti?

Enzo Favata: Splendida esperienza. Siamo andati in giro per tutta la Sardegna, il format funziona e raccoglie il pubblico estivo. Non solo turisti, ma anche gente locale che ama andare in giro, in orari non impossibili. Farsi tanti chilometri di notte per vedere gli spettacoli non è sempre facile. Alle otto di sera è più semplice, anche dal punto di vista del tempo.

 

 

P.P.: Come ha trovato la Sardegna?

Enzo Favata: Sempre bella, straordinaria. Anche se vedere il territorio ferito dagli incendi mi ha colpito molto. Nei primi giorni di agosto abbiamo attraversato le campagne bruciate e abbiamo sentito l’odore della morte. L’odore della terra bruciata è proprio l’odore della morte.

 

 

P.P.: Un colpo

Enzo Favata: Ci siamo trovati male, perché con il nostro progetto volevamo testimoniare anche la bellezza della natura. E nello stesso momento c’era qualcuno che voleva ucciderla. Una cosa assurda. Mi ha veramente toccato.

 

 

P.P.: Dalla valle di Antas a Barisardo, fino alla casa di Garibaldi. Come avete scelto i posti?

Enzo Favata: Lasciandoci guidare dalle suggestioni. Sono tutti posti magnifici, penso anche a Bosa o ad Alghero. Quando eravamo a Barisardo, ho detto proprio al sindaco che mi sembrava di essere in una spiaggia brasiliana. Copa Cabana da un lato della torre e e Ipanema dall’altra. La valle di Antas ci ha regalato colori straordinari. Prima il cielo era rosa, poi è diventato tutto più scuro. Alle otto meno venti non c’era nessuno a parte noi. Ho pensato: faremo un concerto più intimo. Nell’arco di dieci minuti sono venute seicento persone.

 

P.P.: Chi ha incontrato in questo viaggio?

Enzo Favata: Intanto dei sindaci straordinari. Amministrazioni che ci hanno aiutato molto. Ci siamo messi spesso in viaggio con pochissime risorse. È stato davvero un viaggio low cost.

 

 

P.P.: E le persone comuni?

Enzo Favata: La gente è stata affettuosissima, c’era persino chi ci portava i pasticcini. Le nostre proposte musicale sono rodate, siamo andati in giro con proposte conosciute e portando in giro anche la garanzia di Musica sulle Bocche. Credo che il segreto delle mie iniziative stia nel fatto che partono un’idea artistica di fondo. E non di speculazione. 

 

 

P.P.: Il rapporto con la natura resta centrale, anche nella nuova edizione di Musica sulle Bocche?

Enzo Favata: Sì, è cominciato tutto anni fa. Vai in un posto dove non esistono spazi, ti guardi intorno e dici: dove suoniamo? A Santa Teresa siamo partiti nella piazza principale poi ci siamo allargati. È fondamentale avere uno sguardo diverso anche sui luoghi. Guardare con l’occhio del viaggiatore a piedi.

 

 

P.P.: Come sarà questa edizione?

Enzo Favata: Musica sulle bocche è sempre stata una grande partitura musicale. Sarà così anche quest’anno, è pensata proprio come un grande concept musicale. Stiamo preparando una produzione originale importante, quando abbiamo iniziato a fare le prove insieme è scattata una molla. Sono musicisti con cui parliamo la stessa lingua.

 

P.P.: C’è un rapporto sempre più stretto con il Nord-Europa”

Enzo Favata: Vado spesso in Norvegia. Mi trovo benissimo lì e con gli scozzesi . In generale ho un grande feeling con la gente di frontiera. Quando vai nel Circolo polare artico ti rendi conto delle distanze. Una volta l’areo non è arrivato e ci hanno portato a prenderne un altro a 600 chilometri di distanza. Nessuno ha detto nulla. Poi sono arrivato a Roma ed il volo aveva un’ora di ritardo. È successo il finimondo. Allora mettendo le esperienze a confronto impari a ridimensionare tutto e anche a vivere le frontiere.

 

Written by Paola Pilia

 

Info

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Fonte

Tiscali

 

 

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