Intervista di Michela Zanarella a Giovanni Garufi Bozza ed al suo “Selvaggia, i chiaroscuri di personalità”

Intervista di Michela Zanarella a Giovanni Garufi Bozza ed al suo “Selvaggia, i chiaroscuri di personalità”

Mar 20, 2013

Giovanni Garufi Bozza è l’autore di “Selvaggia, i Chiaroscuri di personalità”, romanzo edito da Edizioni DrawUp. Dal 2010 è iscritto all’albo degli Psicologi del Lazio. Frequenta la scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute  ad Orvieto, per formarsi alla psicoterapia.

Dal 2011 è vice-direttore di una radio on line, Radiovortice.it, un’emittente che è nata e vive grazie al preziosissimo contributo di alcuni giovani, volontari ed appassionati.

 

M.Z.: Giovanni Garufi Bozza, laureato con lode in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione e in Psicologia del Benessere nel Corso di Vita, autore del romanzo “Selvaggia, i Chiaroscuri di Personalità”, edito da  Edizioni DrawUp, cosa ti ha fatto avvicinare alla scrittura e quanto i tuoi studi in psicologia hanno inciso nella stesura del romanzo?

Giovanni Garufi Bozza: Ciao e grazie di questa immensa opportunità, e dell’onore che mi fai a pormi queste domande. Essere intervistati da Michela Zanarella non è una cosa che capita tutti i giorni! Mi sono avvicinato alla scrittura quasi per caso, o per gioco. Fin da quando ero piccolo fantasticavo molto su storie e racconti, tentando di metterli su carta. Forse non trovando la storia giusta, o non avendo ancora incontrato dentro di me la passione vera e propria per lo scrivere, i racconti o potenziali romanzi restavano nel cassetto incompiuti. Solo in tarda adolescenza, al primo anno di università, ho trovato la trama che mi appassionasse realmente, e che mi consentisse di tornare continuamente su quanto avevo scritto, per portarlo avanti, modificarlo, in breve per arrivare alla fine della storia: sto parlando ovviamente di Selvaggia, che come risvolti ha appassionato in primis me, coinvolgendomi per i cinque lunghi anni che mi ha richiesto per terminarlo. I miei studi sono stati i cartelli stradali di questo percorso, che ha coinciso perfettamente con il periodo universitario: ho iniziato Selvaggia il giorno prima di cominciare i miei studi di psicologia, l’ho concluso scrivendo nel frattempo la tesi di laurea. Quanto hanno inciso? Indubbiamente tanto, ho dovuto più volte “aggiustare il tiro” delle personalità dei protagonisti, sulla base delle scoperte che via via facevo con i miei studi. E poi c’è la base, ovviamente: la psicologia, perché è un romanzo psicologico, e questa materia è divenuta in quegli anni la mia professione, il mio credo, la mia vita.  

 

M.Z.: Sei autore e conduttore della trasmissione “Crisalide” dedicata agli autori emergenti, come nasce la tua collaborazione con Radio Vortice? Cosa significa per te dare voce agli autori alle prime esperienze editoriali?

Giovanni Garufi Bozza: La mia collaborazione con Radiovortice nasce con la radio stessa. Assieme a un gruppo di amici decidemmo di provare, nel nostro piccolo, a sfruttare le immense potenzialità della rete per dar voce a chi non ce l’aveva, in particolare ai giovani, raccontando le loro esperienze, i loro progetti e dando loro una possibilità per cimentarsi in un mondo espressivo come quello radiofonico. Da un anno di lavoro nacque Radiovortice, di cui sono attualmente vice direttore. La prima trasmissione la registrammo tutti insieme a L’Aquila, tra le sue macerie, raccontando come la città fosse ferma, e urlasse la sua voglia di volare di nuovo. Era il 7 gennaio 2011. Da aprile iniziammo la programmazione vera e propria, e attualmente Crisalide è il mio secondo programma messo in piedi e curato, dopo il fortunato GPS, dedicato al rapporto tra i giovani, la politica e la società (da cui l’acronimo). Dar voce agli autori alle prime esperienza vuol dire dar loro una possibilità per far conoscere le loro creazioni. Da emergente so quanto ogni autore consideri la propria opera come un figlio, e quanto desideri lanciarlo nella società. Crisalide parte da questa esigenza per dare un’opportunità, basata sullo scambio reciproco e sulla collaborazione: io mi metto a servizio dell’autore, utilizzando le mie competenze per aiutare l’intervistato a presentare il suo romanzo, in cambio della promozione che egli o ella può fare del mio scritto, usando quelli che sono i suoi canali e le sue competenze. Non mi faccio pagare, perché non mi piace guadagnare sui sogni altrui… e visto il successo che sta avendo Crisalide, ci sto rimettendo parecchi soldi! Scherzo, ovviamente, il guadagno è tutti in relazioni, conoscenze, stima e aiuto reciproco, fondamentali in un momento di crisi editoriale come questo: è la filosofia dell’Antologia Crisalide, non poteva non esserlo per la trasmissione a essa ispirata.

 

M.Z.:Torniamo al tuo romanzo “Selvaggia”. Tra i personaggi c’ è Selvaggia, una ragazza dark, con i capelli lunghi e neri e gli occhi blu intenso. Ama il punk rock, veste sempre di nero e con il trucco pesante. Ci parli del suo mondo? Ci presenti anche Daniel e Martina, gli altri due personaggi cardine della narrazione? Cosa li lega tra loro?

Giovanni Garufi Bozza: Parto dicendo che Selvaggia è Martina, dato che il cardine centrale del romanzo è la doppia personalità di questa ragazza. Non si può parlare di Selvaggia senza parlare di Martina e viceversa. Sono i poli opposti di una stessa entità. Selvaggia, come hai detto, è dark, ma solo nel vestire: è una ragazza solare, aperta alla vita, anche troppo a volte, come nei momenti in cui si spinge verso il completo libertinaggio. Sa di non esistere per il mondo, di essere la maschera che Martina ha creato per stare nel mondo e in relazione all’altro, e sfrutta la situazione per concedersi ogni sregolatezza. Martina al contrario, pur essendo una ragazza bionda, con gli stessi occhi di Selvaggia, con i vestiti sempre di colore chiaro, l’immagine apparente di una ragazza aperta e solare, è vuota, alessitimica, un pezzo di ghiaccio incapace di vivere sé stessa e il mondo, da cui si distacca quasi completamente, chiudendosi a riccio in sé stessa. Daniel è il trait d’union tra le due realtà della ragazza. È un giovane studente di psicologia, che la conoscerà in situazioni diverse e in entrambe le forme, non capacitandosi della personalità spezzata di Martina-Selvaggia e cercando in tutti i modi di “ricomporre i pezzi”, e di dare un senso a questo mondo misterioso e scisso, creato da questa persona. Cosa lega i tre personaggi ? Un sentimento, sicuramente, che nasce a poco a poco, e una voglia da parte di tutti e tre di dar senso al loro essere nel mondo.  

 

M.Z.: Il romanzo mette in evidenza i tanti contrasti della personalità, ci proietta in una realtà tormentata, dove il disagio di una giovane donna alla ricerca di un’identità rispecchia molto le situazioni dei ragazzi di oggi. Un libro dunque per riflettere e per interrogarsi. Giovanni Garufi Bozza ha già trovato la sua identità o è ancora in viaggio dentro se stesso? Cosa consigli ai ragazzi che non sanno ancora chi sono e che si trovano in difficoltà?

Giovanni Garufi Bozza: Bellissima domanda, che mi fa riflettere molto. Credo di aver strutturato la mia personalità, conoscendo i miei pregi e miei difetti, ma mi piace anche non considerarla statica, ma sempre in divenire. Noi evolviamo continuamente il nostro carattere, lo facciamo dall’infanzia, lo faremo fino all’ultimo giorno della nostra vita. Solo chi perde questa visione trasformativa pietrifica il suo essere, bloccandolo, non dandosi occasione per crescere. Con questo non dico che ci trasformiamo tutti i giorni o che oggi siamo alfa e domani beta, sia chiaro, ci modifichiamo semplicemente, evolvendo, lasciando immutate le radici, e modificando le fronde del nostro essere. Spesso, nei miei tirocini, mi trovo a contatto con ragazzi che non sanno chi sono (e non sono solo ragazzi, anche diversi adulti): io li aiuto sempre a partire da loro stessi, dalle loro emozioni e dalle loro relazioni con il proprio Io e con l’altro, a trovare e prendere consapevolezza delle loro risorse, prima dei loro limiti. Anche questi ultimi possono diventare risorsa se la prospettiva con cui si guardano è positiva: il “non trovarsi” non è necessariamente un danno se spinge a una ricerca attiva, e anche gli errori che nascono da un muoversi a tentoni possono far crescere, se li si vede come trampolino di lancio e non come danno. 

 

M.Z.:Jorges Luis Borges scrisse: “Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita/Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te”. Una tua riflessione.

Giovanni Garufi Bozza: Penso sia la base del mio lavoro da psicologo. Molte volte basta un ascolto attivo, empatico, di condivisione, per aiutare una persona a cercare una soluzione a quello che vede come problema. Già il sentirsi ascoltato e accolto è la prima risorsa che un individuo può trovare in un altro, perché lo aiuta a tirar fuori i suoi dubbi, a condividerli e quindi in primis a sentirli accettati e accolti, basi di partenza per fare una meta-riflessione su sé stessi e sul problema. Uno psicologo non è uno sciamano che trova soluzioni per gli altri, ma un accompagnatore che aiuta la persona a trovare la sua strada: difatti la psicologia non è la scienza della mente, come molti pensano, ma scienza delle relazioni (con sé stessi, con la propria vita, con la società e via dicendo…)

 

M.Z.: Sogni, desideri e progetti per il futuro.

Giovanni Garufi Bozza: Sicuramente continuare a scrivere e poi fare della psicologia la mia unica professione, che mi permetta di vivere in modo dignitoso (la strada è lunga per questo sogno…). Mi piacerebbe aprirmi uno studio e perché no?, avere una cattedra universitaria. La via della realizzazione la vedo nella psicologia della salute, approccio nuovo ma già con una storia (nacque negli anni ‘70) in cui mi sto specializzando e in cui credo fermamente. Poi un piccolo sogno nel cassetto, sposare la mia bellissima ragazza albanese, con cui sto vivendo una storia a distanza, risiedendo lei a Rimini e io a Roma. E condividere la mia vita con lei ogni giorno. ;)

 

Written by Michela Zanarella

 

 

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