“Voce di Donna”, poesia di Antonia Pozzi

“Voce di Donna”, poesia di Antonia Pozzi

Mar 7, 2013

“Voce di Donna”

 

 

Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.

Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo,
ma se ti penso all’addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.

Quando balena il cielo di settembre
e pare un’arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore.
Che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.

Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire sotto convogli di zingare stelle.

 

Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – Milano, 3 dicembre 1938) è stata una poetessa italiana. Nel 1930 si iscrive alla facoltà di filologia dell’Università statale di Milano, si laurea nel 1935 discutendo una tesi su Gustave Flaubert. Tiene un diario e scrive lettere che manifestano i suoi tanti interessi culturali, coltiva la fotografia, ama le lunghe escursioni in bicicletta, progetta un romanzo storico sulla Lombardia, studia il tedesco, il francese e l’inglese, viaggia, pur brevemente, oltre che in Italia, in Francia, Austria, Germania ed Inghilterra ma il suo luogo prediletto è la settecentesca villa di famiglia, a Pasturo, ai piedi delle Grigne, nella provincia di Lecco, dove si trova la sua biblioteca e dove studia, scrive e cerca sollievo nel contatto con la natura solitaria e severa della montagna. Di questi luoghi si trovano descrizioni, sfondi ed echi espliciti nelle sue poesie; mai invece descrizioni degli eleganti ambienti milanesi, che pure conosceva bene.

 

2 comments

  1. Giorgio /

    Leggerò “Voce di donna” il 18 Novembre a Cremona, con il Coro CAI presso l’Auditorium del Museo del violino.Ma ancora mi è oscuro il passo che dice:-che tu mi chiami-che tu mi usi-.Vorrei averne maggior comprensione allo scopo di leggere con la certezza di essere capito o quasi.Antonia Pozzi è parte integrante della mia esistenza da tempo e il sottoscritto è un umile messaggero della sua grandezza.Chi può,mi aiuti…grazie.

    • Ciao Giorgio, ti auguro ogni bene per il 18 e ti ringrazio per il lavoro che fai di trasmissione di questa grande poetessa.
      Premetto che non conosco tutta l’opera di Antonia Pozzi.
      Però posso darti la mia umile interpretazione: i due versi che citi “Che tu mi chiami/ che tu mi usi” li collego al verso iniziale, quel “soldato” di cui nacque sposa. Interpreto il soldato come il Cristo se ci rivolgiamo all’Occidente. Antonia dunque nacque sposa del Cristo, che la chiama a sé.
      Una chiamata che sente con fervore, e quell’essere usata nel riportare le sue parole.
      Non so se ti sono stata d’aiuto.

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