Prefazione di “Mancina nello sguardo”, silloge poetica di Floriana Coppola

Prefazione di “Mancina nello sguardo”, silloge poetica di Floriana Coppola

Dic 23, 2012

“Non impari niente e impari tutto.

È molto semplice.

Finisce.

Non puoi aspettarti di imparare di più”   Seamus Heaney

Pieno di travaglio l’uomo abita poeticamente su questa terra (Odisseas Elitis) trasformando la realtà in un luogo separato, trasversale ed universalmente condivisibile in cui alberga la condizione umana e in cui potenzialmente avviene lo sforzo di pianificare le sensazioni e il significato della vita nella sua complessità e ambiguità.

L’io narrante di Floriana Coppola, nel lavoro poetico Mancina nello sguardo, si muove in uno spazio modale tanto semantico che concettuale offrendo al lettore sequenze di immagini poetiche e di segretezze intime con slanci lirici e decifrabili. La poesia della Coppola, con il suo agire sensibile ed esperto, il suo fraseggio ebbro di ingegno immaginifico, ci prende e ci apre alla trasformazione lenta e meticolosa dei nostri conflitti quotidiani al fine di ampliare il divenire possibile del mondo. Attraverso la trattazione di percorsi familiari, dolorosi e soggettivi, fa riemergere la spigolosità di drammi sociali dai plurimi significati:

“centinaia di cassaintegrati/ non so quante aziende chiuse/ ventimila operai licenziati/ i laureati sperano di fare i postini/ i docenti sono gli ultimi sudditi/ vita precaria per tutti// volevo farla finita/ ma non hanno voluto/ la strada mi ha rapito/ non conosce tregue né soste/ al sovrano sconcerto del dolore.”

La denuncia del mondo assente ed indifferente non si rinchiude in un irrigidimento di tecniche consolidate: la limpidezza della forma sottende una spiritualità che comporta la solidarietà patita/condivisa. Diverse sono le intonazioni stilistiche in cui si percepisce la coscienza dell’utilità del tormento rivalutato come strumento di ricostruzione dell’ispirazione poetica:

” frantumo la scorza ruvida del pane/ misuro la distanza/ per non averne paura/ è lo steccato naturale tra gli uomini/ la poesia marca il territorio.”

La poesia diventa l’arma cruciale, Cibo parola/poesia come pane, con cui denunciare e urlare, con colori forti, che le ferite non guariscono mai del tutto/sono cicatrici … il passato scorre in vena/diventa espiazione e scrittura … meglio rimanere in credito con il passato … e grazie alla quale, nonostante tutto, bisogna resistere, guardare l’altro e l’altrove che esiste in/ognuno di noi, cercare ponti e scommettere fino a/non aver timore di perdere tutto … poesia come pane/nutrimento per pochi inabili.

Tutto può accadere in intervalli temporali in cui la parola diventa funzione pittorica di preludio alla tematica dominante della necessità interiore di ricomposizione delle cose. Coppola non intende perfezionare il campo intorno all’Ego inteso come cellula centrale, ma al contrario, parte dal senso muto e sotterraneo delle parole per avanzare costruzioni sulla a-normalità dell’interiorità soggettiva spingendosi a denudare l’emozione.

Mancina nello sguardo può rappresentare un confronto con le verità decodificate dalla realtà mutevole, quasi come una ricerca continua del possibile smarrito nei quattro angoli della ragione. L’Autore conosce, profondamente, il suo percorso poetico e definisce, agli occhi del mondo, la propria posizione filosofica:

“ricordare, memorizzare, archiviare il passato e i/ volti per farne sangue e andare avanti nel giorno/ che mi aspetta.”

I versi di Floriana Coppola fanno scattare il transfert e l’empatia che comprova la necessità di imitare, e fare propri, i codici della coscienza poetica per non sentirsi giudicati da modelli limitanti legati esclusivamente alla scrittura di genere. La poesia restituisce e sfida il mondo unico e originario con le sue innumerevoli presenze sollecitando linguaggi sperimentali e mai subordinati alle singole ambizioni personali.

Già nella dedica l’Autore decide di affidare la sua intima confessione lirica ad un lettore accorto e scrupoloso capace di osservare e bilanciare l’audacia del racconto delle esperienze personali, condotte anche esse ad una condizione di oggettività (Carte scoperte – Odisseas Elitis) come unico attore/destinatario del mistero dell’esistenza: il mio corpo e ogni cerchio racconta/è l’archivio segreto/del mondo.

 

Written by Rita Pacilio

 

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