"Ore di Praga" di Nazim Hikmet

"Ore di Praga" di Nazim Hikmet

Giu 3, 2011

“Ore di Praga”

 

 

1 L’alba

Barocco

A Praga mentre biancheggia l’alba
la neve cade
liquida
plumbea.
A Praga pian piano il barocco appare
agitato, lontano,
le dorature annerite
di tristezza.
Sul ponte Carlo quarto, le statue
sono uccelli venuti
da un pianeta morto.
A Praga il primo tram ha lasciato il deposito,
coi vetri illuminati, gialli, caldi.
Ma io so
che dentro ci fa un freddo glaciale
il fiato
del primo viaggiatore non l’ha scaldato
ancora.

A Praga Pepih beve il suo caffellatte
nella cucina bianca, la tavola di legno è
ben pulita.

A Praga mentre biancheggia l’alba
la neve cade
liquida
plumbea.

A Praga passa una vettura
una carretta tirata da un solo cavallo
davanti al cimitero ebreo.
La carretta è carica di nostalgia
d’un’altra città
e il carrettiere sono io…
A Praga pian piano il barocco appare
agitato, lontano,
le dorature annerite
di tristezza.
A Praga nel cimitero ebreo silenziosa,
muta, la morte…
Ah, mio amore, mio amore,
l’esilio è peggio della morte…

 

2 il mattino

Praga ottimista

Millenovecentocinquantasette, diciassette gennaio,
suonano le nove.
Il freddo è soleggiato, sincero,
il freddo è rosa pallido
il freddo è celeste cielo.
I miei baffi rossi stanno per gelarsi.
La città di Praga è incisa su una coppa di vetro
incisa con un diamante.
Risuonerebbe se la toccassi:
striata d’oro, limpida e bianca.
Sono le nove sonanti
a tutte le torri
e al mio orologio da polso.

In questo minuto, in questo istante
a Praga nessuno ha mentito
in questo minuto, in questo istante
le donne hanno partorito
senza doglie
e in tutte le strade
non è passata una sola bara :
in questo minuto, in questo istante
tutti i diagrammi sono saliti
eccetto quelli dei malati
in questo minuto, in questo istante
le donne erano tutte belle tutti gli uomini
intelligenti
e i manichini di cera senza tristezza
in questo minuto, in questo istante
nelle scuole tutti i ragazzi han risposto
senza confondersi alle domande
in questo minuto, in questo istante
in tutte le stufe c’era carbone
tutti i termosifoni
erano caldi
e come sempre la Torre Nera dalla punta d’oro
in questo minuto, in questo istante
i ciechi han dimenticato la loro tenebra
e i gobbi la loro gobba
in questo minuto, in questo istante
non ho un solo nemico
nessuno può neanche immaginare
che i giorni passati potrebbero ritornare.
In questo minuto, in questo istante
Vastlar è sceso dal suo cavallo di bronzi
s’è mescolato alla folla
come uno sconosciuto
in questo minuto, in questo istante
mi amavi, mio amore,
come non hai mai amato nessuno

in questo minuto, in questo istante
il freddo soleggiato, sincero,
il freddo è rosa pallido
il freddo è celeste cielo.
La città di Praga è incisa su una coppa di vetro
incisa con un diamante.
Risuonerebbe se la toccassi
striata d’oro, limpida e bianca.

 

3 Mezzogiorno

L’orologio di mostro Honush

Prima ha smesso di nevicare lassù
dalla parte del castello di Praga.
Poi, d’improvviso, limpida
allegra, fresca, una luce turchina
è scesa sui castagni.
Dolcemente si espande.
Il poeta, lontano da casa sua
lacerato di nostalgia
stava nella città vecchia
sulla piazza, da solo.
In cima a un muro gotico
l’orologio di mastro Hanush
suonava mezzogiorno.
Con tuniche porporine
il santissimo Pietro in testa
dall’orologio sono usciti
i stanchi, i dodici apostoli
e Creso con la sua scarsella
e la fede e il male e la violenza.
« Ce ne andiamo come siam venuti! »
e un giannizzero di pietra

in basso, triste e sconsolato.
Le campane suonavano a morto
e sul tetto il gallo ha cantato.
Il poeta, lontano da casa sua
lacerato di nostalgia
pensoso, si è guardato attorno.
Allegra, fresca, una luce turchina
è discesa con un dondolio
sulla piazza, nel mezzogiorno…

 

4 La sera

Le vetrine di corso Vastlar

Quando sopra la sera anneriscono
le torri incappucciate della città di Praga
gli universi che invadono i sogni s’illuminano
nelle vetrine del corso Vastlar.
Stoffe cuoio cristallo e acciaio
gioia tristezza gioventù vecchiaia
appetito infinito come un corno forato
nelle vetrine del corso Vastlar.
Le nostre mani son tese oltre le vetrine
cercando di afferrare le nostre anime
ci contempliamo coi nostri propri occhi
nelle vetrine del corso Vastlar.
La nostra avarizia e la nostra generosità
la nostra dolcezza e la nostra durezza
la nostra furbizia e la nostra onestà
nelle vetrine del corso Vastlar.
Lo zoccolo pesante di ferro della nostra pazienza
il turbante del nostro orgoglio dai setti pennacchi
tutto ciò che accompagna il nostro pezzo di pane
nelle vetrine del corso Vastlar.
La nostra ammirazione per noi stessi
la nostra invidia il nostro amore per gli altri
dalla testa ai Piedi la nostra umanità
nelle vetrine del corso Vastlar .
Quando sopra la sera anneriscono
le torri incappucciate della città di Praga
gli universi che invadono i sogni s’illuminano
nelle vetrine del corso Vastlar.
Sono davanti a una vetrina:
un universo di giocattoli
orsi, lupi di un mondo magico
aeroplani che non uccidono
piroscafi dal fumaiolo giallo
autobus luccicanti…
C’è un Mehmet a Istanbul
che ha compiuto sei anni…

 

5 La notte

La casa del dottor Faust

Tardi nella notte
ai piedi delle torri, sotto gli archi ..
ho errato per Praga.
Il cielo nell’ombra è un alambicco che fa
l’oro
una storta d’alchimista
su una pianura turchina.
Sono sceso verso la piazza
e nell’ angolo, vicino alla clinica,
in un giardino, la casa
del dottor Faust
Ho bussato alla porta.
Il dottore non c’è.
Si capisce…
Due secoli fa
per un buco nel tetto
in una notte come questa
il diavolo l ‘ha portato via.
Busso alla porta.
Voglio anch’io il mio contratto col diavolo
l’ho firmato col sangue anch’io,
Non voglio né oro
né sapienza né gioventù.
La nostalgia m’ha troppo ferito,
basta!
Che mi porti per un’ora a Istanbul
lo busso, busso ancora.
Ma la porta non s’apre più.
È un desiderio impossibile,
Mefistofele?
O la mia anima a pezzi
non vale la spesa?
A Praga sorge la luna giallo limone.
Sto qua
davanti alla casa del dottor Faust.
Busso alla porta che non s’aprirà
tardi nella notte.

 

– Altre poesie di Nazim Hikmet presenti in Oubliette:

Il postino

L’ultimo autobus

“Lo specchio stregato”

Credere nell’uomo

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