“L’ultimo autobus” di Nazim Hikmet

“L’ultimo autobus”

 

 

Nazim Hikmet

Mezzanotte. L’ultimo autobus.
Il fattorino ha staccato il biglietto.
A casa non mi aspettano brutte notizie
né una tavola apparecchiata:
a casa mi aspetta
il distacco.
Ci vado,
senza tristezza,
senza paura.
Già la gran notte mi si è fatta incontro.
Posso guardare il mondo
senza agitarmi,
sereno.
Non ha più il potere di sorprendermi
la viltà dell’amico,
né il coltello ch’egli mi ficca in un fianco
mentre mi stringe la mano.
Il nemico
non ha più il potere di braccarmi.
Ho attraversato foreste di idoli,
aprendomi il varco con l’ascia.
Come crollavano!
Ho vagliato
tutto ciò che un tempo stimavo,
e grazie al cielo
è rimasto molto, che è solido.

1957

 

Nâzım Hikmet in italiano è spesso scritto Nazim Hikmet ma all’anagrafe si trova Nâzım Hikmet-Ran (Salonicco, 20 novembre1901 – Mosca, 3 giugno 1963).

È stato un poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito “comunista romantico” o “rivoluzionario romantico”, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell’epoca moderna. Viene citato nei film Le fate ignoranti del regista Ferzan Özpetek e citato nel libro “Alcatraz, i pensieri di Jack Folla” scritto da Diego Cugia.

 

– Altre poesie di Nazim Hikmet presenti in Oubliette:

Ore di Praga

Il postino

Lo specchio stregato

Credere nell’uomo

 

5 pensieri su ““L’ultimo autobus” di Nazim Hikmet

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