“Viaggio in Sardegna” di Michela Murgia: undici percorsi nell’isola che non si vede

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Trovare un vecchio libro un po’ impolverato nello scaffale è come trovare un vecchio amico.

Viaggio in Sardegna di Michela Murgia
Viaggio in Sardegna di Michela Murgia

Magari anche lui un po’ “impolverato” dai capelli bianchi, ma sempre ricco di storia. E le storie, come le persone e le pagine, soprattutto se datate, prendono forma in ricordi, in avventure sognate, o sognanti di vita.

È un libro sottile; e chissà perché i libri snelli mi fanno pensare a narrazioni che non fanno male, a narrazioni che portano piccoli preziosi doni. A narrazioni dentro una calma paciosa che combacia con la tua anima; o che porta la calma dentro le tue sensazioni interiori.

Osservo la copertina del colore intenso del cielo, con le rocce che arginano un mare inquieto solo un po’, perché così è tutto più totalizzante, senza che sia per forza edulcorato. Come predire che dentro il libro troverai una pace che si agita.

Lo comprai nel 2009, quando era appena uscito per Einaudi, era Viaggio in Sardegna, di una scrittrice sarda, di Cabras, già conosciuta, ma non ancora famosa: Michela Murgia. Allora, per far capire chi fosse, si doveva aggiungere che era l’autrice del Il mondo deve sapere, da cui è stato tratto il famoso film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, con un cast di alto livello come Massimo Ghini, Micaela Ramazzotti, ed altri non da meno.

Dopo quella era geologica sono successe tante cose, e Michela Murgia (ormai compianta…) ha lasciato comunque un’impronta indelebile.

Viaggio in Sardegna, forse il suo secondo libro, è un saggio dove si lancia uno sguardo in volo radente su tutta l’Isola. Più di uno sguardo, perché in ogni tappa ci sono approfondimenti storici, culturali, e analisi sociologiche. Però lo stile è narrativo, con la bellissima scrittura avvolgente della Murgia. Si scende in profondità, si cercano le origini e le motivazioni delle cose, degli atteggiamenti, dei sentimenti. Sempre molto vivi e determinanti nella nostra civiltà insulare.

Non è un viaggio turistico. È un viaggio incontro alle nostre origini, per dimostrare che per capire quello che siamo diventati bisogna scavare indietro nel tempo. Scoprire che deriva dalla nostra storia il carattere granitico e silenzioso, e quell’innata diffidenza verso gli stranieri e perfino verso il mare.

Michela Murgia tesse un racconto trasversale alle epoche, e lo fa con penna leggera che in ogni paragrafo, alla fine, parla di noi. È un saggio-specchio dove l’autrice di Cabras con le sue antiche storie ci viene a trovare. Ci specchiamo anche in quello che non avevamo capito. Il fascino del libro è che è tutto legato: fatti, luoghi, terra e persone, persone nel senso di “anche io lettore”. Una composizione che cerca la magia della nostra Isola, quella magia che ci ha forgiato.

Il libro è diviso in capitoli, argomenti a tenuta stagna, che hanno per titolo una sola parola. Una sola parola che, da scrittrice arguta quale era, risulta molto ricercata e perfettamente al centro del suo significato. E con quella parola si viaggia nel tempo e nello spazio.

I titoli, fari della narrazione, sono tutte parole pesanti e pensanti come Alterità, o Pietra, o più specifici, come Suoni, Indipendenza, o generici ma evocativi come Narrazioni o Femminilità.

I temi sono undici, perché, Michela Murgia spiega nella Premessa: “Questa storia è un viaggio in compagnia di dieci parole, dieci percorsi alla ricerca di altrettanti luoghi, più uno. Undici mete perché i numeri tondi si addicono solo alle cose che possono essere capite definitivamente. Non è così la Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando la misteriosa verginità delle cose solo sfiorate”.

Così saliamo su un immaginario torpedone dove Michela Murgia ci porta nei luoghi incontaminati e nei tempi anche remoti dove c’è sempre qualche cosa di suggestivo da raccontare. Perché il racconto non è il suo mezzo espressivo, ma il protagonista principale degli undici capitoli.

Passiamo davanti alla gigantesca roccia a forma di orso a Palau, e poi, sempre nel capitolo Pietra, si racconta delle nostre pietre per antonomasia: quelle dei nuraghi. L’autrice ricorda le tante suggestive teorie che nei vari decenni hanno cercato di spiegarne la funzione: tombe, torri difensive, simulacri religiosi, abitazione dei capi… O forse, come dicono le teorie più recenti e accreditate, sistema di avvistamento e difesa. Come diceva una leggenda tramandata nelle generazioni, che da ogni nuraghe se ne potevano scorgere altri due, anche a lunga distanza, ma in grado di recepire i segnali visivi.

Le parole di questo saggio fanno partire l’immaginazione finché trovi dentro di te le sensazioni che il luogo muove. Diventano luoghi vivi, palpitanti, virati in color seppia ma che accendono quello che siamo stati. Che siamo stati noi, qui. E il remoto è adesso.

Nell’ultimo capitolo, Femminilità, si parla di matriarcato, e della donna sarda sempre a schiena dritta per resistere a tutte le tempeste e saperle superare. Si racconta delle grandi donne della nostra storia, a cominciare da Eleonora d’Arborea, con la Carta De Logu, primo esempio di una costituzione di uno stato libero con norme scritte in sardo e dedicate al territorio. Una rivoluzione intellettuale e sociale, per l’epoca. Un nostro indimenticabile monumento.

Tra le donne non poteva mancare il nostro Premio Nobel, Grazia Deledda. Molto amata e anche discussa, riferisce Michela Murgia. Che allora non poteva mai immaginare che dopo vent’anni anche per lei ci sarebbe stato un destino di amore profondo, miscelato con qualche grammo d’astio.

Michela Murgia citazioni Viaggio in Sardegna
Michela Murgia citazioni Viaggio in Sardegna

Forse i puristi deleddiani potrebbero storcere il naso sulla ricostruzione della biografia che fa la scrittrice di Cabras. Oppure si potrebbe, meglio, lasciarsi andare al piacere della lettura di questi ultimi paragrafi considerando che quella grandine di note spericolate regalano fascino e carattere alla narrazione. Come dire la fantasia al servizio del racconto, con la licenza poetica che lampeggia sul giallo. Il saggio fa l’occhiolino al romanzo, proprio lì dove i confini non sono mai netti.

Allora la storia è il mezzo e la scrittura l’obbiettivo, e Michela Murgia, da creatrice affascinata di storie quale è, ci regala comunque una pagina da chiudere gli occhi e viaggiare con l’immaginazione.

Così la lettura di Viaggio in Sardegna è, e resta, una bellissima, emozionante, esperienza.

 

Written by Pier Bruno Cosso

 

Bibliografia

Michela Murgia, Viaggio in Sardegna, Einaudi, 2008

 

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