“È sangue di noi tutti” di Valerio Varesi: i tragici eventi del 7 luglio 1960 a Reggio Emilia
Valerio Varesi viene spesso definito uno scrittore eclettico perché, accanto ai suoi celebri noir imperniati sulla figura del commissario Soneri, si è dedicato nel tempo anche a una narrativa di forte impegno civile e politico. Basti ricordare: “Trilogia di una Repubblica” ed “Estella. La vita straordinaria e dimenticata di Teresa Noce”, cinque libri di grande valore che hanno saputo coniugare rigore storico e qualità letteraria.

È sangue di noi tutti è il suo nuovo romanzo storico, dedicato ai tragici eventi del 7 luglio 1960 a Reggio Emilia. È un romanzo civile, non un saggio né un documento storico, e proprio per questo riesce ad andare oltre la semplice ricostruzione dei fatti. Varesi racconta le vicende attraverso le vite dei protagonisti, indagandone le motivazioni, i sentimenti e le contraddizioni, coinvolgendo il lettore tanto sul piano emotivo quanto su quello della riflessione politica.
Il libro rappresenta probabilmente il primo romanzo storico di ampio respiro interamente dedicato al 7 luglio reggiano, intrecciando figure realmente esistite e personaggi di invenzione. Ne nasce una narrazione corale che accompagna il lettore non solo nel clima politico dell’estate del 1960, ma anche negli anni precedenti, seguendo il percorso umano e ideale di coloro che, da parti opposte, finiranno per incrociare il proprio destino in quella tragica giornata. In questo senso Varesi colma una significativa lacuna della narrativa italiana, restituendo dignità romanzesca a uno degli episodi più drammatici e significativi della storia della Repubblica.
Non a caso il titolo riprende un verso della splendida e commovente canzone che Fausto Amodei compose all’indomani della strage: Per i morti di Reggio Emilia, destinata a diventare uno dei simboli di quella stagione: «Compagni sia ben chiaro/ che questo sangue amaro/ versato a Reggio Emilia/ è sangue di noi tutti».
Il romanzo si apre, in realtà, dall’epilogo. Il primo capitolo: La piazza e il rancore, conduce immediatamente il lettore nel cuore della tragedia consumatasi in quella che oggi è comunemente chiamata Piazza dei Teatri, ma che molti reggiani continuano ancora a ricordare con l’antico nome di Piazza d’Armi. È giovedì 7 luglio. La folla si raduna lentamente; arrivano operai, studenti, giovani con le celebri magliette a strisce, poco più che ventenni. Scrive Varesi:
«Non possono mancare quel 7 Luglio: il partito e il sindacato hanno suonato l’adunata per protestare contro i fascisti, che sono tornati in sella e a Genova, di fronte al sacrario dei caduti resistenti, vorrebbero tenere il loro congresso. I fucilatori ancora una volta davanti ai fucilati in tracotante spregio.» (p. 10)
Molti di quei giovani non avevano vissuto direttamente la lotta partigiana, ma sentivano comunque il dovere morale di difenderne l’eredità. Accanto a loro vi erano naturalmente molti ex partigiani, che non potevano accettare il ritorno sulla scena politica di forze considerate l’eredità del fascismo sconfitto appena quindici anni prima.
La ricostruzione della strage è asciutta, priva di enfasi retorica. Varesi descrive l’escalation della violenza: prima i fumogeni, gli idranti, i caroselli delle jeep della Celere; poi gli spari che provocano la morte di Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli.
Quelle morti si aggiungono a quella di Vincenzo Napoli, ucciso pochi giorni prima a Licata, e ai numerosi feriti delle manifestazioni di Genova e Roma contro il governo Tambroni.
Una fotografia scattata quel giorno con un teleobiettivo costituisce l’immagine da cui prende avvio l’intera narrazione. Varesi scrive: «Ci si genuflette per pregare, per rendere omaggio a una divinità, a un santo o a una donna. Ma il poliziotto si è genuflesso per uccidere. A volte i gesti capovolgono il loro senso. E con essi anche quello della Storia, che inverte la marcia e rigurgita il passato» (p. 7).
Così muore Afro Tondelli, ex partigiano della 76ª SAP. Da questa immagine Varesi torna indietro nel tempo e ricostruisce, con grande efficacia narrativa, le esistenze dell’ucciso e del suo assassino. Da una parte Afro Tondelli, cresciuto in una famiglia di mezzadri di Gavasseto, nella campagna reggiana, tra povertà, lavoro nei campi e la scelta dell’antifascismo. Dall’altra il poliziotto, del quale l’autore ripercorre la formazione in un ambiente permeato dalla cultura fascista e dal mito della forza.

Una vicenda emblematica che mostra come alcuni uomini abbiano attraversato quasi senza soluzione di continuità il passaggio dal regime fascista alla nuova Repubblica, sostituendo la camicia nera e il manganello con la divisa della polizia di uno Stato nato dall’antifascismo.
Il romanzo si conclude con un finale inquietante e insieme rivelatore. A Roma si incontrano un cardinale, un sottosegretario, un esponente dei servizi segreti, un ufficiale americano e il presidente di una commissione parlamentare. Tutti concordano sul fatto che una repressione sanguinosa come quella di Reggio Emilia sia ormai controproducente. Il finale assume così un evidente valore simbolico, lasciando intravedere nuove forme di gestione del conflitto politico e sociale che, negli anni successivi, avrebbero accompagnato la stagione della strategia della tensione.
È sangue di noi tutti è un romanzo coinvolgente, capace di restituire la complessità dell’animo umano, nelle sue ombre come nelle sue capacità di riscatto morale. Varesi racconta una pagina decisiva della storia repubblicana senza trasformarla in celebrazione, ma restituendole tutta la sua dimensione umana. Ed è proprio per questo che il libro ricorda al lettore come la democrazia, la libertà e la tolleranza non siano conquiste definitive, bensì valori che ogni generazione è chiamata a difendere.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Valerio Varesi, È sangue di noi tutti, Neri Pozza, 2026
