David Hockney: il pittore che dipinse la luce della California e l’anima dell’Inghilterra
“Il disegno non è solo una tecnica; è un modo di pensare. È l’atto di guardare qualcosa così intensamente che quel qualcosa finisce per entrare dentro di te.”

Artista fra i più influenti e celebrati dei secoli XX e XXI, David Hockney è stato un investigatore dell’arte in molti dei suoi campi di applicazione: disegno, pittura, fotografia, nonché le tecnologie digitali. È dunque un viaggio artistico proficuo la vita di David Hockney, che parte dall’Inghilterra per approdare in California. Per fare poi ritorno però alla sua terra d’origine.
“Nel momento in cui insegni a qualcuno a disegnare, gli stai insegnando a guardare. E quando impari a guardare davvero, il mondo diventa infinitamente più ricco.”
Nato il 9 luglio 1937 a Bradford (Yorkshire) in una famiglia modesta, che però incoraggia la sua evidente inclinazione artistica manifesta fin da giovanissimo un innato talento per il disegno. Che lo spinge a frequentare il Bradford College of Art, dove apprende le regole basate sul disegno dal vero. Ma è al Royal College of Art di Londra che Hockney trova la sua vera dimensione, diventando fin da subito una figura di spicco della scena artistica londinese.
Distinguendosi per il suo spirito anticonformista e la sua avversione ai principi accademici, che lo porta ad acquisire la fama di ‘ragazzo terribile’ dell’arte britannica.
A raccontare questi suoi trascorsi è un episodio, rimasto emblematico: anziché presentare un lavoro assegnato da un insegnante, Hockney presenta un dipinto satirico, mettendo alla berlina il preside del college ritratto in modo canzonatorio.
Mentre il mondo dell’arte è dominato dall’Espressionismo Astratto, Hockney sceglie la figurazione, a cui aggiunge graffiti, nonché scritti e riferimenti legati alla sua condizione di omosessuale: scelta che rivela un’audacia personale e artistica, manifestata in un’epoca in cui l’omosessualità era ancora un reato nel Regno Unito.
Nel 1961, considerato anno di nascita della Pop Art britannica, partecipa alla storica mostra Young Contemporaries, in seguito alla quale diventa uno dei protagonisti della Pop art.
Sebbene il suo stile pittorico, già ricco di riferimenti personali e autobiografici, non sia etichettabile in uno specifico movimento artistico. Ma, identificabile è il filo conduttore che attraversa tutta la sua produzione artistica che sarà sempre costante; ovvero, una profonda curiosità per la percezione visiva unita all’ambizione di comprendere la funzionalità dell’occhio umano.
“La pittura rimarrà sempre superiore alla fotografia, perché è fatta a mano. Un dipinto è la registrazione visiva di ciò che un essere umano ha provato mentre guardava qualcosa, non il freddo scatto di un otturatore meccanico.”
La svolta nella vita di Hockney è datata 1964, quando visita per la prima volta Los Angeles.
La ‘città degli angeli’ gli provoca uno shock visivo e culturale totalizzante: il cielo azzurro, il sole perenne, le piscine con le sue architetture moderne, oltre che uno stile di vita più libero rispetto alla vecchia Inghilterra, lo intrigano profondamente. Ma, a colpire l’artista è soprattutto la luce intensa della costa occidentale, che lo cattura immediatamente e lo porta a decidere di trasferirsi a Los Angeles: scenario ideale per la sua creatività, oltre che suo ‘paradiso terrestre’.
La California sarà la sua ‘casa’ per molti anni, dove Hockney partorisce le sue opere più celebri: la serie dei dipinti delle piscine, diventate poi icone dell’arte del XX secolo, e la serie del ‘doppio ritratto’.
Fra cui si distinguono opere come The Splash, A Little Splash e la monumentale A Bigger Splash. In questi quadri, Hockney non si limita a rappresentare il tempo libero e la lussuosa vita californiana, ma si concentra su un intenso studio per rappresentare l’acqua all’interno di un dipinto. Che, superficie in continuo movimento, viene riprodotta in modo rigoroso come uno spazio trasparente con riflessi che sono un capolavoro di verosimiglianza.
Per studiare come dipingere l’acqua, Hockney impiega intere settimane, con l’ambizione, assai riuscita, di catturare l’essenza dell’acqua in un tuffo, compreso il guizzo esplosivo di quel particolare momento. Per ricreare l’immagine Hockney utilizza colori stesi in modo piatto, definendo poi la scena con pennelli sottili per ricreare l’atmosfera di un’azione in movimento, altrimenti immobile. Di questa serie, il più famoso è A Bigger Splash, custodito alla Tate Gallery di Londra.
Parallelamente alla serie delle piscine, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, David Hockney si dedica a una nuova serie di dipinti, i cosiddetti ‘grandi ritratti doppi’. Così chiamati perché ritraggono coppie di amici o di semplici conoscenti dell’artista, spesso legati fra loro da una stretta relazione. Ambientati in interni domestici, i dipinti scandagliano attraverso le immagini la complessità delle relazioni umane. Raccontando, al contempo, la personalità dei soggetti attraverso giochi di sguardi, delle posture e degli spazi inseriti nella rappresentazione pittorica, i quali suggeriscono l’intimità esistente fra i soggetti, e contemporaneamente la loro solitudine.
Sebbene fra i soggetti non sia presente alcun contatto fisico, tali composizioni sono rappresentative della psicologia dei personaggi, che con la loro collocazione spaziale rivela le tensioni sotterranee e le dinamiche che guidano le loro relazioni. Complice per la resa artistica di questi dipinti, è il tipo di luminosità tesa ad eliminare le drammaticità portata dalle ombre.
Ne sono esempio opere come Mr. and Mrs. Clark and Percy, dove Hockney ritrae la coppia di designer Ossie Clark e Celia Birtwell, in seguito divorziata, in una postura che già ne prefigura la separazione.
Anche il celebre My Parents, che ritrae i suoi genitori nella loro casa, è un dipinto carico di tensione psicologica. Dipinti questi, che hanno avuto anche un enorme successo commerciale.
Basti pensare che nel 2018, Portrait of an Artist, che fonde i due temi iconici del percorso artistico di Hockney (Il doppio ritratto e La piscina) è stato battuto all’asta da Christie’s per la cifra record di oltre 90 milioni di dollari, consegnando alle opere di Hockney quotazioni altissime.
Un altro celebre dipinto ritrae l’ex amante di Hockney, Peter Schlesinger, in piedi a bordo piscina mentre l’artista nuota sott’acqua: rappresentazione plastica di una relazione ormai finita, e dipinto che racchiude in sé una sorta di malinconica riflessione su di un legame già esaurito.
Instancabilmente curioso, mosso dal desiderio di rinnovarsi continuamente, negli anni ‘80 l’artista inizia a contestare apertamente la prospettiva rinascimentale a un unico punto di fuga, considerandola una gabbia artificiale che, secondo lui, non corrisponde alle modalità di osservazione dell’occhio umano, invece in continuo movimento. Per scardinare le tradizionali regole prospettiche, Hockney si dedica a creare i ‘Joiners’, photocollage realizzati unendo decine di fotografie Polaroid scattate da angolazioni diverse. Sperimentando la scomposizione di un soggetto in fotogrammi e assemblandoli poi in un’unica griglia prospettica.
Sperimentazione che si può rintracciare in opere come Pearblossom Hwy. 11-18th April 1986, all’interno della quale l’artista introduce l’idea del tempo e dello spazio. Come affermato dallo stesso artista, si tratta di un’opera in cui è evidente l’influenza dal cubismo di Picasso e Braque, avvicinandosi anche alla ‘multifocalità’ delle pennellate di Cézanne. Tecnica, che la si ritrova successivamente nella pittura dei suoi paesaggi, realizzati con punti di vista multipli. Fino ad ottenere immagini frammentate dello spazio e del tempo, che restituiscono la molteplicità di sguardi con cui l’osservatore percepisce la realtà.
“La fotografia tradizionale soffre di una grande mancanza: non c’è abbastanza tempo dentro di essa. Un photocollage, invece, contiene ore di sguardi, di movimenti e di vita.”
Hockney è stato anche uno dei primi grandi artisti ad abbracciare le nuove tecnologie. Dimostrando una straordinaria capacità di rimanere al passo con i tempi oltre che di ‘reinventarsi’.
All’età di 72 anni dà prova di ‘essere sul pezzo’, realizzando attraverso diverse app di disegno opere digitali su iPhone e iPad, al fine di catturare paesaggi e nature morte. L’iPad gli permette di imprigionare istantaneamente la luce, senza dover attendere l’asciugatura del colore. Questa immediatezza si traduce in centinaia di disegni di fiori, alberi e paesaggi della Normandia dove si trasferirà nel 2019.
Negli anni Novanta, la vita di Hockney è soggetta a un altro cambiamento significativo: lascia Los Angeles e fa ritorno nella sua amata Inghilterra, con il desiderio di dipingere i paesaggi nello Yorkshire, sperimentando un nuovo modo di fare arte. Lontano dalla luce immutabile della California, Hockney si confronta con il ciclo delle stagioni britanniche. Crea tele di dimensioni colossali, spesso composte da più pannelli uniti insieme, tese ad avvolgere metaforicamente lo spettatore. I grandi boschi, le strade tortuose e il cielo mutevole del nord dell’Inghilterra, realizzati en plein air sono nuovi input che gli arrivano dalla sua inesauribile creatività. E sono elementi rappresentativi della sua ‘ossessione’ per la resa dello spazio e della luce, che manifestano il suo profondo legame, mai sopito, con la sua terra natale.
Il culmine di questa sperimentazione è Bigger Trees Near Warter, un’opera monumentale formata da 50 tele, proiettate per catturare l’arrivo della primavera con una tavolozza cromatica intensamente satura.
“La fotografia vede il mondo da un unico punto nello spazio e nel tempo. Ma noi non guardiamo così. Noi guardiamo con due occhi, che si muovono continuamente. La nostra visione è fatta di tempo.”
Gli ultimi anni li trascorre in Normandia, dove durante il lockdown del 2020, realizza una serie di vedute della sua nuova casa, e un ornamento di 90 metri intitolato A Year in Normandy che celebra i cicli della natura, riecheggiando la struttura narrativa dell’Arazzo di Bayeux.
“Gli specchi, le lenti e la camera lucida non disegnano da soli. Richiedono un’abilità pazzesca. Usare uno strumento ottico non significa barare; significa semplicemente voler vedere meglio e in modo più nitido”
David Hockney è stato molto più di un pittore di piscine o di paesaggi. È stato altro. Innanzitutto un instancabile sperimentatore, oltre che un profondo osservatore della realtà. È stato un artista che ha sempre messo al centro della sua ricerca la percezione visiva e il rapporto tra l’occhio, il mondo e la sua rappresentazione attraverso la vista. Al fine di comprendere come l’essere umano guarda il mondo, e come la pittura possa restituire tale percezione dinamica.
Hockney ha attraversato movimenti senza mai appartenere ad alcuno. Influenzato dai maestri del passato come Picasso e Matisse, ha però sempre guardato al futuro.
Le sue opere, spesso dai toni apparentemente leggeri, in realtà sono frutto di un’indagine profonda sulla natura stessa della pittura e della sua visione della vita. I suoi scritti teorici, in particolare il libro Secret Knowledge (nel quale dimostra l’uso di strumenti ottici come la camera lucida da parte dei grandi maestri del passato), hanno scosso il mondo accademico.
Oggi, la figura di Hockney, con i suoi iconici occhiali tondi, i capelli biondo platino e gli abiti dai colori vivaci, incarna l’idea stessa dell’artista. Di un creativo che non ha mai smesso di guardare il mondo con gli occhi pieni di meraviglia di un bambino, e con la precisione geometrica di un visionario.
La sua scomparsa, l’11 giugno 2026 all’età di 88 anni, ha segnato la fine di un’era, ma la sua eredità rimane più viva che mai. Anche perché David Hockney ha permesso a molti di fruire dell’accesso all’arte contemporanea, mantenendo però un rigore intellettuale e artistico alto, rendendola fruibile anche ai non addetti ai lavori.
“La maggior parte delle persone pensa che il mondo sia là fuori, pronto per essere guardato, e che la macchina fotografica lo catturi. Io penso l’esatto contrario. Il mondo è nella nostra testa, e noi lo costruiamo pezzo dopo pezzo.”
Written by Carolina Colombi
