“La storia di Denzil Quarrier” di George Gissing: gli intrighi delle manovre elettorali della provincia inglese

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“Lilian si sedette al pianoforte e sfiorò la tastiera con la punta delle dita…”

La storia di Denzil Quarrier di George Gissing
La storia di Denzil Quarrier di George Gissing

La storia di Denzil Quarrier, romanzo di George Gissing pubblicato nella sua prima edizione nel 1892, è ritenuto uno dei lavori più moderni dell’autore. È soltanto di recente, nel 2025, che La storia di Denzil Quarrier ha ricevuto la prima traduzione in italiano grazie all’editore Marsilio, per mano di Emanuela Ettorre.

“Il suo compagno, in piedi sul tappeto dinanzi al focolare, la scrutò per un attimo; le rughe sulla fronte evidenziavano un certo disagio.”

Considerato un romanzo minore, seppur di grande interesse per comprendere l’evoluzione letteraria di Gissing, la narrazione ruota attorno a Denzil Quarrier e alla sua compagna Lilian.

Residenti in un tranquillo sobborgo londinese, la coppia conduce una vita idilliaca, nonostante il passato di Lilian sia legato a un segreto che minerà la loro felicità.

Un segreto inconfessabile: Lilian è stata invischiata in un matrimonio adolescenziale, mai consumato e mai sciolto legalmente.

Spinto dall’ambizione, il giovane e carismatico Denzil Quarrier decide di intraprendere la carriera politica, candidandosi come deputato nella cittadina di Polterham.

È inevitabile che il passato di Lilian emerga, diventando una catastrofe che si abbatte sulla vita tranquilla della coppia, con conseguenze che ricadono sull’ascesa politica di Denzil, il quale si scontra con il clamore suscitato dalla scoperta della precedente unione di Lilian.

A quel punto, la finzione della coppia legittima diventa insostenibile, e Denzil si ritrova schiacciato fra il segreto che ha sempre cercato di nascondere e il sentimento che lo lega alla sua compagna di vita, mentre la pressione di una campagna elettorale serrata e l’ombra di un ricatto offuscano la loro felicità.

A portare alla luce l’inconfessata verità è Eustace Glazzard, amico del giovane Denzil, che tale però dimostrerà di non essere. Egli si rivela infatti cinico, perfido, oltre che ingannatore, capace di tradire l’amicizia senza alcun ripensamento, con il fine di distruggere ogni aspirazione politica di Denzil.

Personaggio che occupa un posto centrale nell’opera, Eustace Glazzard è una figura costruita dall’autore con maestria, dall’indole manifesta di uomo superbo, sprezzante e capace di una malvagità oltremisura, che agisce più per una sorta di invidia che per un proprio tornaconto personale.

È con grande abilità narrativa che l’autore descrive gli intrighi e le manovre elettorali della provincia inglese, sullo sfondo di una turbolenta campagna, raccontata con una certa dose di umorismo.

La rappresentazione dei candidati, che in pubblico tuonano in cerca di consenso per poi rinfrancarsi in privato, è stata considerata dalla critica una satira molto efficace. Complice è la presenza di cortigiani e comari che gravitano attorno alla politica, conferendo alla narrazione le peculiarità tipiche della borghesia dell’epoca. Mentre la parte più brillante e vivace del romanzo è rappresentata dai dialoghi taglienti che l’autore mette in bocca alle signore del villaggio.

“Denzil prese una decisione d’impulso…”

La storia di Denzil Quarrier rappresenta una delle opere più innovative di George Gissing, che in questo romanzo si allontana dalle cupe descrizioni dei bassifondi londinesi per addentrarsi nelle dinamiche della politica di provincia con le sue leggi morali, dettate soprattutto da un’accesa ipocrisia, rivelandosi al contempo come una potente critica sociale che esplora la doppiezza dell’epoca. Confezionata dall’autore come rappresentativa del mondo della politica, è anche un dramma psicologico e sentimentale che mette a nudo le contraddizioni e il perbenismo della società vittoriana.

“A fine pasto Denzil fece un giro intorno al tavolo e si chinò appoggiando la guancia a quella di Lilian.”

Sono diversi i temi su cui l’autore pone la sua attenzione ne La storia di Denzil Quarrier, distinguendosi dalla letteratura tardo-vittoriana per realismo psicologico.

Gissing supera infatti gli schemi del romanzo sensazionale dell’epoca, pur facendo uso di alcuni elementi di suspense, per concentrarsi innanzitutto sulle contraddizioni morali dei personaggi, nonché sul loro egoismo: essi appaiono “dolorosamente umani” e privi di alcun tipo di empatia, ma vittime delle convenzioni sociali.

Inoltre, la corruzione politica e il perbenismo della borghesia di provincia volti a proteggere le apparenze sono un’altra tematica esplorata con “cinica lucidità”.

L’autore si sofferma anche a riflettere sulla condizione femminile e sul matrimonio, attraverso la vicenda di Lilian, ponendo l’attenzione sull’ingiustizia delle leggi matrimoniali del tempo e sulla vulnerabilità delle donne, prive di autonomia economica o sociale. Come già detto, l’ipocrisia politica e sociale è il focus su cui si fonda la narrazione, con descrizioni del mondo politico declinate in uno scenario di opportunismo, dove il perbenismo privato è più rilevante dell’interesse per la cosa pubblica.

Altro tema affrontato dall’autore è il conflitto tra individuo e società: Denzil incarna il desiderio di libertà e rinnovamento, ma finisce per essere schiacciato da un ambiente che non tollera digressioni dal rigorismo di facciata, in contrapposizione all’aspirazione di fare politica in modo pulito e trasparente.

Infine, in funzione di tale contesto sociale, il protagonista, per porre fine alla sofferenza che gli procura la situazione che si è venuta a creare, è costretto a riconoscere come necessaria la cosiddetta “legge sociale”. Che altro non è se non l’omologarsi ai requisiti di una società animata dai pregiudizi. Viene così messo in luce il principio riprovevole di dover riconoscere le convenzioni proprie di una mentalità comune obsoleta, intese come un obbligo necessario per essere inseriti e riconosciuti come membri di una società che si rispetti.

Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da uno scrittore progressista, Gissing non celebra la ribellione dell’individuo contro le regole soffocanti della borghesia, ma ne mette in scena la tragica sconfitta, dimostrando come, in ultima analisi, quelle stesse regole siano il fondamento della società dell’epoca.

Molti critici considerano La storia di Denzil Quarrier un romanzo vicino alle opere di Henrik Ibsen, soprattutto per il modo in cui i personaggi sono intrappolati in situazioni claustrofobiche create dalle convenzioni sociali.

La storia di Denzil Quarrier è un’opera affilata e spietata, con un’analisi dell’ipocrisia vittoriana e dei costumi politici dell’epoca di un’attualità disarmante, che si propone come modello di molte situazioni politiche già note. In essa, il ritratto di un’epoca, che vede il perbenismo una maschera per nascondere la violenza sociale, mentre la felicità individuale viene volentieri sacrificata sull’altare della rispettabilità.

La prosa di George Gissing, seguendo un ritmo lento e riflessivo, basato più sull’introspezione psicologica che sull’azione, è caratterizzata da un realismo disincantato e da un’ironia tagliente, che si offre a una lettura non solo didascalica, ma sorprendentemente attuale.

Sebbene meno noto di altri classici del XIX secolo, La storia di Denzil Quarrier è stato recentemente riscoperto dalla critica per la sua capacità di anticipare temi novecenteschi legati alla crisi dell’identità e alla manipolazione del consenso.

George Gissing citazioni La storia di Denzil Quarrier
George Gissing citazioni La storia di Denzil Quarrier

“Lo sguardo di Lilian si rivolse ancora una volta verso il tetto lontano della casetta del pero.”

In sintesi, “La storia di Denzil Quarrier” è un’opera fondamentale per comprendere la transizione tra il realismo ottocentesco e le inquietudini del moderno, perfetta per chi cerca un’analisi spietata delle fragilità umane nascoste dietro la maschera del prestigio sociale.

“Ora comprendo la necessità della legge sociale!”

È una delle frasi conclusive del romanzo, esplicitata dall’autore per mettere in luce l’ipocrisia dell’epoca vittoriana.

A questo punto, il lettore non può fare altro che domandarsi: vale la pena leggerlo oggi?

Sì, per gli appassionati di letteratura vittoriana e per chi cerca un romanzo di idee che intreccia con intelligenza politica, morale e psicologia.

 

Written by Carolina Colombi

 

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